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LE CITTA' DEL MIELE
Fondato da dieci
Città un nuovo soggetto per la difesa della qualità con
l'obiettivo di raccogliere e coordinare i centri d'eccellenza per la promozione
e qualificazione dei mieli d'Italia.
Promuovere la valorizzazione dei mieli italiani
e in particolare del Miele vergine integrale e contribuire alla tutela
delle risorse ambientali e alla diffusione dei valori di qualità
legati all'apicoltura: sono questi gli intenti dell'Associazione italiana
"Città del miele", formalmente costituita a Castel San
Pietro Terme.
Le
città che hanno dato vita all' all'Associazione sono Ghemme (No)
e Montezemolo (Cn) per il Piemonte, Bagno di Romagna (Fc) e Castel San
Pietro Terme (Bo) per l'Emilia-Romagna, Lazise del Garda (Vr) per il Veneto,
Montalcino (Si) per la Toscana, Foligno (Pg) per l'Umbria, Tornareccio
(Ch) per l'Abruzzo, Sortino (Sr) e Zafferana Etnea (Ct) per la Sicilia,
città che vantano una tradizione apistica consolidata nel tempo
a livello regionale, nazionale e internazionale, sia sul piano produttivo
sia per la promozione del prodotto.
"Per noi amministratori - ha affermato il sindaco di Castel San Pietro
Terme, Graziano Prantoni, primo presidente della neonata Associazione
- aderire alle Città del miele significa sì tutelare un
prodotto che fa della qualità e della specificità il suo
vanto, ma è anche un impegno preciso nella difesa e salvaguardia
dell'ambiente e delle biodiversità, per il ruolo insostituibile
che l'ape svolge nell'impollinazione delle piante spontanee e coltivate.
E' l'occasione - ha proseguito Prantoni - per lavorare insieme, per creare
una rete che metta a disposizione le esperienze maturate nei singoli territori
in questi anni, a beneficio dell'intero movimento apicolo nazionale".
L'Associazione, che non ha fini di lucro, si impegnerà dunque nella
promozione e nella tutela della qualità dei mieli italiani, e in
particolare del Miele vergine integrale quale Specialità tradizionale
garantita (Stg), nella tutela delle risorse ambientali, paesaggistiche,
artistiche e storiche legate ai territori con particolare vocazione verso
l'apicoltura, nella diffusione dei valori di qualità legati all'apicoltura,
della sua tradizione, cultura e ambiente, nella promozione di manifestazioni
collettive, coordinate e pianificate, per favorire lo scambio di esperienze
e la reciproca conoscenza tra produttori e visitatori delle Città
del miele, nella collaborazione con altre associazioni europee al fine
di attivare progetti di valorizzazione e promozione dei mieli a livello
transnazionale.
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iniziativa aperta all'adesione di altri centri d'eccellenza
All'Associazione potranno aderire i
Comuni, le Province, le Comunità Montane e gli Organismi
ed Enti turistici impegnati a promuovere la qualità dei mieli
italiani e l'attività connessa ai suoi valori a carattere
ambientale, storico, di tradizione, culturale, alimentare e gastronomico.
Entro breve il consiglio definirà i criteri richiesti ed
i requisiti qualificanti per l'adesione all'associazione nonché
il marchio identificativo di cui potranno fregiarsi le città
aderenti.
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Particolarmente entusiasta dell'iniziativa
Vincenzo Pilo, Capo dipartimento delle politiche di mercato del Ministero
delle Politiche agricole: "Dopo le città del vino, del formaggio
e dell'olio, ecco nascere le città del miele. L'Italia, se vuole
crescere ed affermarsi ulteriormente nel settore agroalimentare - ha dichiarato
Pilo - deve obbligatoriamente percorrere la via della qualità,
valorizzando la specificità dei singoli prodotti, così legati
al territorio, alla cultura e alle tradizioni. Associazioni come questa
- ha proseguito Pilo - anticipano di fatto la politica del Governo, intento
alla creazione dei "Distretti alimentari di qualità",
luoghi dove le particolari condizioni di salubrità ed equilibrio
del territorio siano garanzia della qualità dei prodotti. La sede
dell'Associazione è presso il Comune di Lazise del Garda, la sede
tecnico-scientifica presso il Comune di Castel San Pietro Terme. La vicepresidenza
dell'Associazione è andata al sindaco di Lazise del Garda, Luca
Sebastiano, mentre il Consiglio direttivo è composto dai sindaci
dei Comuni che hanno aderito all'Associazione.
Le
città….i mieli…le città……d'Italia
Mieli d'abete, acacia, agrumi, castagno,
corbezzolo, erica, eucalipto, girasole, melata, rododendro, sulla,
tarassaco, tiglio e timo. Sono questi i 14 mieli uniflorali per i
quali è stata registrata la richiesta per il riconoscimento
della specificità di miele vergine integrale, ai quali vanno
ad aggiungersi decine e decine di tipi diversi di mieli millefiori:
da quelli prodotti nei pascoli d'alta montagna a quelli tipici della
macchia mediterranea. L'Italia, coi suoi 50 mila apicoltori, un milione
e 100 mila alveari, una produzione media di oltre 10 mila tonnellate
e un consumo medio di circa 20 mila tonnellate di miele l'anno, è
tra le poche nazioni al mondo che può vantare una tradizione
consolidata sul miele. Oltre al consumo fresco, i mieli migliori sono
ingredienti indispensabili delle molte
specialità dolciarie e gastronomiche tradizionali: dal torrone
di Cremona ai sebadas della Sardegna, dalla biscotteria al miele di
Modica al panforte di Siena, dal pangiallo umbro al certosino bolognese,
dagli struffoli campani alla cicerchiata umbra e abruzzese.
Ai mieli italiani, perché è al plurale che bisogna parlare
- considerata la loro grande varietà - deve essere garantita
la specificità, che mette in evidenza, sapore, aroma, colore,
profumo e la diversa origine botanica. Esattamente l'opposto dei mieli
lavorati industrialmente, che hanno sempre lo stesso colore, odore
e sapore: mieli senza storia, origine e varietà.
Nessuno si sognerebbe mai paragonare un Brunello di Montancino affinato
in botti di rovere ad un comune vino da tavola, o un olio extra-vergine
d'oliva, spremuto a freddo, a dell'olio di oliva estratto a caldo
utilizzando solventi; e così dev'essere per il miele. Il miele
vergine integrale non ha nulla in comune con i mieli industriali.
Il primo viene confezionato tal quale come le api lo producono, mentre
i mieli industriali sono lavorati, miscelati e sottoposti a riscaldamento
(fino a 80°C), per risultare sempre liquidi, con odori e sapori
standardizzati.
Fortunatamente, dopo una lunga battaglia condotta dagli apicoltori
a livello nazionale e comunitario, iniziata nel 1995, tra breve si
potrà probabilmente tornare a parlare di miele vergine integrale,
dizione che era scomparsa dalle etichette dei mieli italiani per non
contrastare con le allora vigenti norme comunitarie.
La tutela dell'apicoltura per i Comuni che hanno aderito all'Associazione
significa anche un impegno preciso nella difesa e salvaguardia dell'ambiente
e delle biodiversità, per il ruolo insostituibile che l'ape
svolge nell'impollinazione delle piante spontanee e coltivate (ammonta
a 5,6 miliardi di Euro all'anno il valore delle api per tale servizio). |
31 Luglio, 2010
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