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La rivista di Aspromiele
specializzata nel settore dell'Apicoltura


Marzo- Aprile 2010
anno XVIII - n. 3

copertina lapis 3/2010

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anno 2002 - nn: 9 - 8 - 7 - 6 - 5 - 4 - 3 - 2 - 1

anno 2001 - nn: 9

EDITORIALE

E’ scoppiata la bugna del… propoli

Sintetizzo di seguito le informazioni lanciate da varie agenzia di stampa e riprese in articoli di testate di rilievo nazionale quali La Stampa o Il Resto del Carlino:
“Bloccate dalla Forestale in provincia di Torino altre 11 mila confezioni di propoli contaminate, dopo le 2 mila scoperte alcuni giorni fa a Forlì. Le confezioni contenevano 450 mila pastiglie al propoli, contaminate con antiparassitari gravemente nocivi per la salute umana, utilizzati nella lotta al Varroa. E’ il primo risultato di una complessa indagine della Procura di Ascoli Piceno. Nell’ambito dell’operazione battezzata “Ape Maia” sono state emesse le prime otto segnalazioni all’autorità giudiziaria per il reato di contaminazione di sostanze alimentari. Uno degli antiparassitari utilizzato nella lotta al Varroa è stato ritirato dal commercio alla fine del 2003. E’ stata avviata la procedura comunitaria di allerta alimentare e i prodotti contaminati sono già stati ritirati dal mercato. Con tale attività il Corpo forestale dello Stato intende bloccare l`uso negli alveari degli antiparassitari banditi dall`Unione Europea, accertare nei prodotti apistici, miele, cera e propoli le irregolari quantità degli antiparassitari consentiti e verificare la tracciabilità della propoli se di provenienza nazionale o estera.”


La notifica comunitaria n° 0145 chiarisce che si tratta di perle gelatinose da masticare, contaminate da coumaphos (0.90 mg/kg) e chlorfenvinphos (0.03 mg/kg); prodotte in Italia, con l’utilizzazione di parte delle materie prime provenienti dalla Bulgaria. Non credo che sia il caso di soffermare più di tanto la nostra preoccupata riflessione sull’incerta origine geografica della contaminazione.
Anni or sono, lo ricordano tutti gli apicoltori, scoppiò analogo scandalo, quando furono diffusi, nell’ambito della nota trasmissione televisiva di Rai3, i risultati delle analisi, commissionate da Altroconsumo, che accertavano una diffusa contaminazione da antibiotici in mieli di varia origine, Italia inclusa.

Da allora si è fatta molta strada, sono state avviate, e sono ora pratica obbligata e diffusa, onerose e impegnative attività di autocontrollo. L’acceso dibattito ci ha, in più di un caso, visti (“senza se e senza ma”) contrapposti a sostenitori, sia apicoltori e sia importanti referenti delle politiche veterinarie, della somministrabilità di questi farmaci agli alveari. E’ in fase avanzata la modificazione radicale del mercato del miele, con l’effettuazione di analisi di routine e controlli accurati per ogni partita di miele immessa al consumo.
Procedura che comporta, tra l’altro, un aggravio di costo analitico per ogni transazione all’ingrosso con una penalizzazione proporzionale alla dimensione della partita di miele scambiata e un’obiettiva difficoltà alla commercializzazione associata all’ingrosso tra apicoltori di medio/piccole dimensioni. Di fatto è oggi “di qualità commerciale” solo il miele che risponde al prerequisito: “esente da antibiotici di sorta”.

L’U.N.A.API. si è distinta e ha proposto, sovente in desolante solitudine, la considerazione delle specificità dell’animale in questione, l’alveare, con sostanziale assenza di metabolismo che trasformi o espella le sostanze con cui entra in contatto. L’U.N.A.API. ha indicato conseguentemente l’uso prioritario di procedure gestionali apistiche sanitarie e di molecole, quando necessarie, di certa innocuità per l’uomo, tali da garantire scarsa o nulla residualità. La netta proposta per la lotta alla peste americana è stata fatta propria, alla fine, anche dall’insieme della filiera del miele europea che esclude, oggi, qualsiasi possibile utilizzo di antibiotici. Viviamo quindi una crescente e radicale divaricazione nel mercato mondiale del miele, tra l’Europa e gran parte del resto del pianeta che non solo consuma miele con antibiotici, ma anzi continua a proporne la somministrazione agli alveari. Ottenere che tutti marcino al passo dei tempi non è facile: circolano certo ancora, in Italia e in Europa, partite di miele contaminato, ma è sempre più difficile che siano irresponsabilmente proposte ai consumatori europei e tantomeno sul mercato italiano. Il miglioramento, sotto questo profilo, del mercato sia europeo e soprattutto nazionale è testimoniato da precisi segnali che monitoriamo costantemente e su cui L’Apis proporrà presto un’analisi dettagliata.

L’accertamento della contaminazione di formulati al propoli segnala un ritardo inaccettabile dell’insieme della filiera specializzata nella produzione e commercializzazione (con lauti margini economici!) di preparati consumati principalmente dall’infanzia, da soggetti debilitati e per l’attività benefica e salutare.
Segnala però anche un pesante ritardo nostro, dei produttori apistici associati e quindi dell’U.N.A.API. in primo luogo. E’ risaputo, infatti, che alcune molecole sono, come quelle in questione, lipofile (ben si legano e accumulano progressivamente in cera e propoli e “passano” con più difficoltà nel miele) mentre altre (amitraz e soprattutto suoi metaboliti) più accentuatamente sono idrofile (trasmigrano e si conservano più facilmente nel miele). Ogni sostanza e/o somministrazione lascia un’impronta incancellabile nell’alveare; il segno di una molecola lipofila sarà certo più importante, indelebile e crescente in una matrice stabile come il propoli composto di resine e che l’alveare non “consuma” e anzi riutilizza e ricicla nel suo ciclo vitale “infinito”. Qual è l’apicoltore che non ha osservato le api recuperare il propoli nelle cassette vuote accatastate presso la sede aziendale? “Avremmo dovuto occuparcene, prima che scoppiasse la bugna!” mi ha rampognato un collega e amico. Ho risposto: “hai ragione siamo in colpevole e grave ritardo, avremmo dovuto, pur con le nostre scarse se non nulle risorse umane ed economiche, farci carico per tempo anche di questo…” Oggi “chiudere la stalla quando i buoi…” non serve, serve invece “far tesoro degli sbagli”.

D’ora in avanti siamo tenuti a ricordare che per gli alveari ogni contatto e/o somministrazione di principi attivi stabili e contaminanti, inclusi alcuni legalmente utilizzabili, può comportare il degrado del propoli derivatone. D’ora in avanti la cessione e soprattutto la proposta ai consumatori di questa meravigliosa sostanza (impropriamente ancora per troppi apicoltori: “sottoprodotto”) non potrà più essere fatta a cuor leggero, ma solo dopo aver accertato, con ancor più attenzione e garanzie di quanto non si faccia oggi per il miele, che sia esente da ogni inquinante tossico e se ne possano vantare solo i plurimi e sempre più apprezzati effetti benefici. Dobbiamo promuovere e attuare, a breve anche per il propoli, una “rivoluzione” commerciale: se oggi all’ingrosso un generico propoli pulito da impurità, quali sporcizia e schegge, vale al kg intorno ai 50/60 euro, quale deve essere invece la quotazione equa del propoli pulito da molecole residuali? Quanto e come questo primo allarme comunitario si ripercuoterà nel mercato mondiale? Quali saranno al mondo gli apicoltori e le apicolture in grado di soddisfare la crescente domanda di propoli “pulito”? L’apicoltura italiana è capace, l’ha dimostrato, di accollarsi e vincere sfide complesse e “impossibili” pur di sopravvivere: i monoflora, il Regolamento U.E. per l’apicoltura (oggi 1234), l’assistenza apistica professionale, la riformulazione radicale della Direttiva CE sul miele, le vere procedure di lotta alla peste americana, l’aggiornamento e la condivisione culturale e tecnologica, il riconoscimento istituzionale del valore ambientale delle api, gli effettivi criteri distintivi per il bio, il continuo aggiornamento e aggiustamento nella lotta alla varroa, la compatibilità dei pesticidi...
L’apicoltura italiana è una delle poche, se non l’unica, che può dare nuovo impulso alla produzione di propoli solo benefico e trasformare l’attuale difficoltà in opportunità. Facciamoci sotto!


Francesco Panella Novi Ligure, 13 febbraio 2010

 


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ultima modifica: 27 Febbraio, 2010 -
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