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TERRA
MADRE
Sono lieto di poter, per una volta almeno, parlare di
un avvenimento che mi ha intensamente colpito e che
ha suscitato enormi e trasversali consensi se non addirittura
entusiasmi.
Un grande movimento si affaccia alla ribalta del mondo
per discutere della produzione, distribuzione, consumo
dell'energia primordiale ed indispensabile all'uomo:
il cibo. E' l'Onu della terra madre che si è
accampato in ottobre fra Torino, le colline delle Langhe
e del Roero, le montagne del Piemonte Cinque mani di
contadino unite da un amore, una fatica eterna, una
madre comune: la terra.
Un gesto simbolico, quasi un intrecciarsi di valori,
sfide, paure e successi attorno a questo grande messaggio
culturale partito dal Piemonte per arrivare a tutti
i confini del mondo. Una piccola babele di lingue, costumi,
esperienze, di mani che hanno scavato nella terra, l'hanno
fatta fruttare. Una grande e variegata assemblea: 4888
uomini che lavorano la terra, la vivono tutti i giorni,
la sudano e la amano, la rispettano come una madre,
come una parte di loro, come una fetta della loro vita.
I rappresentanti delle comunità del cibo di centotrenta
Paesi a discutere di agricoltura sostenibile, di commercio
equo, del diritto delle donne ad avere un ruolo nell'agricoltura.
Questa è la sfida e il messaggio: deve finire
il dualismo fra produttori e consumatori. I consumatori
diventino co-produttori, siano parte attiva nel conoscere
i cibi e sostenere l'economia agricola.
E i produttori seguano la strada senza ritorno della
qualità, delle coltivazioni sostenibili e della
giustizia sociale. Questo grande evento ha visto una
collaborazione inedita, di là degli schieramenti
e delle bandiere d'appartenenza, di una moltitudine
di soggetti sensibili all'appello di Slow Food. Si è
potuta realizzare grazie all'efficienza ed altruismo
di migliaia e migliaia di volontari in sinergica operatività
con l'investimento ed insostituibile ruolo di Regione
Piemonte, Comune di Torino e Ministero delle Politiche
Agricole e Forestali. Carlin Petrini, presidente di
Slow Food apre i lavori in una sala gremita da mille
colori:"I politici sono molto slow a capire, ma
il messaggio di "Terra madre" lascerà
segni profondi: i cinquemila contadini incontratisi
a Torino, in questi giorni hanno fatto politica, nascerà
una rete di cooperazione internazionale senza comandanti".
Dopo l'assemblea plenaria, con un ordine ed un'organizzazione
dell'ospitalità così come dell'attività
di chiaro stampo ed efficienza contadina, la reciproca
conoscenza, le discussioni, l'elaborazione proseguono
in decine e decine di gruppi di lavoro con taglio seminariale.
Al miele sono dedicati, in due successive giornate,
ben due importanti "laboratori" e vi prendono
parte svariate decine di apicoltori d'ogni parte del
mondo.
Il mondo del miele di qualità italiano è
ben presente e partecipe, la rete dell'Unione degli
apicoltori italiani è una delle oltre 1200 comunità
del cibo che contribuiscono attivamente all'individuazione
ed elaborazione degli elementi su cui costruire un'alternativa
di tradizione ed innovazione per produrre, sopravvivere
e vivere. Avremo spero modo di ritornare sui primi esiti
di un dibattito che anticipa anche per i mieli del mondo
un possibile futuro non basato sullo svilimento e l'omologazione.
Il principe Carlo d'Inghilterra, in kilt tra i coltivatori,
interviene nell'assemblea plenaria conclusiva al quarto
giorno dell'incontro mondiale delle comunità
del cibo e, fra l'altro dichiara: "Si dice che
il fast food sia economico, ma solo perché restano
fuori dai calcoli i costi sociali e ambientali. Sono
portato a dubitare che gli effetti degli OGM rappresentino
un contributo al miglioramento dell'Umanità.
Non sono convinto che si sia appresa la lezione che
manipolare la natura è nella migliore delle ipotesi
un'attività incerta. Manipolare la natura è
business pericoloso. Non sono convinto che abbiamo appreso
la lezione dal passato. È importante chiedersi
se la fiducia riposta da alcuni nelle potenzialità
delle biotecnologie sia un pio desiderio o sia generata
da interessi di parte. A lungo termine bisognerà
chiedersi se tali metodi risolveranno i problemi dell'umanità
o ne creeranno altri. Ci sono esempi di come l'uso dei
pesticidi o tentativi di miglioramento ambientale fatti
in un certo modo siano stati sbagliati. Non credo che
abbiamo imparato la lezione".
Francesco Panella
Novi Ligure, 17 novembre 2004
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