"Confini"
Spett.le Redazione
di L'Apis, sono un apicoltore hobbista che conduce, ormai da
più di dieci anni, un piccolo apiario composto da quindici
alveari situato nell'entroterra ligure. Fino ad oggi non ho
mai avuto problemi di vicinato, essendo l'apiario sistemato
nel mio orto. Fino ad oggi appunto… perché la casa confinante,
che era abbandonata, è stata affittata a dei turisti,
spesso presenti nel fine settimana, ai quali le mie api non
sono propriamente simpatiche.
Questi signori stanno pesantemente insistendo perché
io le sposti altrove.
La motivazione è che sono troppo vicine al loro cortile.
Dal punto di vista legale esiste una legge che mi obbliga a
tenere una determinata distanza dai confinanti?
Ringrazio fin d'ora per una risposta al mio quesito.
Cordiali saluti,
Posta elettronica, Dario Tacconi
Caro lettore, le norme riguardanti le distanze degli alveari
sono inequivocabilmente dettate dalla Legge Regionale 9 luglio
1984, n. 36 "Norme per la tutela e l'incremento dell'apicoltura
e degli allevamenti minori".L'articolo 8 recita: "gli
apiari devono essere collocati a non meno di dieci metri rispetto:
a) agli edifici di civile abitazione; b) agli edifici nei quali
una o più persone svolgono la propria attività
, anche temporaneamente; c) alle strade statali, provinciali
e comunali, alle autostrade e alle ferrovie; d) ai confini di
proprietà ( prospiciente l'uscita di volo delle api).
L'apicoltore non è tenuto a rispettare tali distanze
se tra l'apiario e gli immobili di cui al comma precedente sono
interposti muri, siepi o altri ripari, senza soluzione di continuità.
Tali ripari devono avere una altezza di almeno due metri ed
estendersi per almeno due metri oltre gli alveari posti all'estremità
dell'apiario. Gli apicoltori possessori o detentori d'alveari
stanziali devono adeguarsi alle norme del presente articolo,
immediatamente per i nuovi alveari ed entro un anno per gli
alveari esistenti. Agli apicoltori possessori e detentori d'alveari
nomadi, le norme del presente articolo si applicano immediatamente".
Da ciò risulta chiaro che dal punto di vista legislativo
è sufficiente che i tuoi alveari siano collocati ad almeno
dieci metri dal confine di proprietà. Resta ferma la
responsabilità civile e penale per i danni, se dimostrati,
che le tue api possono causare a terzi. Per il resto… prova
a addolcirli con qualche vasetto di buon miele. Auguri!
"Frodatori
patentati"
Spett.le redazione, sono
un vs. abbonato e mi permetto di scrivere a seguito dell'ultimo
"editoriale" scritto dal Sig. Panella sul numero
6 di Luglio-Agosto riguardo il punto 3 dove accusa i commercianti
di essersi trasformati in "frodatori patentati".
Qualche giorno prima di leggere questo articolo mi sono recato
presso un Ipercoop dove é in vendita miele di acacia
extracomunitario in vasi da 500g a marchio Coop. e in etichetta
è scritto prodotto da Conapi: questa mi sembra quantomeno
pubblicità ingannevole visto che il consumatore, convinto
di acquistare un miele prodotto da apicoltori italiani, girando
il vasetto trova l'indicazione di miele extracomunitario,
inoltre su qualche numero precedente dove c'erano diverse
pagine di pubblicità al Conapi era chiaramente scritto
che il Consorzio acquista esclusivamente miele nazionale:
e allora il vasetto a marchio Coop. ???
Un ultimo appunto: dal 2004 molti paesi dell'est Europa entreranno
a far parte della Comunità Europea, per cui la dicitura
"miscela di miele extracomunitario" non riguarderà
più, ad esempio, il miele di acacia ungherese e gli
apicoltori italiani come pensano di tutelarsi?
Vendendo la propria produzione a invasettatori, Conapi incluso,
che acquistano e potrebbero miscelare con miele non nazionale?
Spero vivamente vogliate pubblicare la presente con relative
risposte a conferma della Vs. serietà e considerando
la pesante accusa rivolta troppo genericamente ai commercianti;
inoltre è risaputo ci siano parecchi apicoltori che
fanno del commercio, di miele ed altro, l'attività
principale, più che la produzione.
Un vs. attento lettore
Non è nostra abitudine pubblicare
le lettere anonime ma questa ci fornisce due spunti interessanti:
Nell'editoriale in questione l'accusa di frodatori non è
rivolta alla categoria dei commercianti, ma a quelli che si
prestano alle triangolazioni. Come risulta evidente dalla
frase che riporto per memoria:
"Commercianti di varia tipologia e nazione si sono trasformati
in frodatori patentati con massiccie operazioni di triangolazione
dei mieli cinesi."
Sarà, nel caso del nostro abbonato, che un poco di
coda di paglia gli faccia prendere lucciole per lanterne…?
L'anonimo conferma l'abitudine tutta italiana a discolparsi
in nome delle altrui responsabilità: che vi siano apicoltori
disonesti non giustifica certo il peggior comportamento di
quei commercianti che scelgono la frode.
Tanto ogni comportamento è sempre giustificato da buone
ragioni e male che vada sarà condonato…
Francesco Panella
Per quanto attiene Conapi abbiamo
ritenuto opportuno passare la parola al suo presidente.
Ricevo la lettera da parte di L'Apis, cui volentieri rispondo
per aiutare a fare chiarezza in relazione ai mieli importati:
1) per Coop, cui siamo fornitori di 4 referenze di miele italiano
ed una (acacia) di importazione - e non potrebbe essere diversamente
viste le quantità utilizzate - il responsabile di prodotto
diviene produttore, in quanto garante della qualità.
Convengo che in questo vi sia una distorsione, anche se in
questo caso Conapi è assai più che un confezionatore:
concorda con i produttori ungheresi la qualità del
prodotto, i capitolati produttivi, le modalità terapeutiche,
le caratteristiche chimiche e fisiche del miele. Attua un
complesso sistema di tracciabilità e controllo finale
lotto per lotto.
2) Il vasetto riporta la dizione per legge corretta e responsabile
verso il consumatore, senza attuare miscele. Rilevo come Coop
sia l'unica catena che non solo utilizza miele italiano sempre
quando disponibile, ma non si compromette nella mendace -
questa sì - definizione miscela (per esempio di italiano
e ungherese), dove di italiano ve ne può essere anche
solo una goccia.
3) La nuova Direttiva comunitaria, che entrerà in vigore
a breve, obbliga tutti, comunitari e non, a porre il paese
d'origine. E lascia aperte la solita scappatoia a commercianti,
che laddove miscelino più di un miele possano riportare
miscele di mieli comunitari o extra comunitari.
Per quanto ci riguarda come Conapi, non accettiamo produzioni
per conto che prevedano miscele sia per il senso di svilimento
del prodotto in quanto tale, sia per la falsità che
tale denominazione in genere nasconde.
Cari saluti
Lucio Cavazzoni
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