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La rivista di Aspromiele
specializzata nel settore dell'Apicoltura

Ottobre 2003
anno XI - n. 8

copertina lapis 8/2003


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POSTA DEI LETTORI

"Confini"
Spett.le Redazione di L'Apis, sono un apicoltore hobbista che conduce, ormai da più di dieci anni, un piccolo apiario composto da quindici alveari situato nell'entroterra ligure. Fino ad oggi non ho mai avuto problemi di vicinato, essendo l'apiario sistemato nel mio orto. Fino ad oggi appunto… perché la casa confinante, che era abbandonata, è stata affittata a dei turisti, spesso presenti nel fine settimana, ai quali le mie api non sono propriamente simpatiche.
Questi signori stanno pesantemente insistendo perché io le sposti altrove.
La motivazione è che sono troppo vicine al loro cortile. Dal punto di vista legale esiste una legge che mi obbliga a tenere una determinata distanza dai confinanti?
Ringrazio fin d'ora per una risposta al mio quesito.
Cordiali saluti,
Posta elettronica, Dario Tacconi

Caro lettore, le norme riguardanti le distanze degli alveari sono inequivocabilmente dettate dalla Legge Regionale 9 luglio 1984, n. 36 "Norme per la tutela e l'incremento dell'apicoltura e degli allevamenti minori".L'articolo 8 recita: "gli apiari devono essere collocati a non meno di dieci metri rispetto: a) agli edifici di civile abitazione; b) agli edifici nei quali una o più persone svolgono la propria attività , anche temporaneamente; c) alle strade statali, provinciali e comunali, alle autostrade e alle ferrovie; d) ai confini di proprietà ( prospiciente l'uscita di volo delle api). L'apicoltore non è tenuto a rispettare tali distanze se tra l'apiario e gli immobili di cui al comma precedente sono interposti muri, siepi o altri ripari, senza soluzione di continuità. Tali ripari devono avere una altezza di almeno due metri ed estendersi per almeno due metri oltre gli alveari posti all'estremità dell'apiario. Gli apicoltori possessori o detentori d'alveari stanziali devono adeguarsi alle norme del presente articolo, immediatamente per i nuovi alveari ed entro un anno per gli alveari esistenti. Agli apicoltori possessori e detentori d'alveari nomadi, le norme del presente articolo si applicano immediatamente". Da ciò risulta chiaro che dal punto di vista legislativo è sufficiente che i tuoi alveari siano collocati ad almeno dieci metri dal confine di proprietà. Resta ferma la responsabilità civile e penale per i danni, se dimostrati, che le tue api possono causare a terzi. Per il resto… prova a addolcirli con qualche vasetto di buon miele. Auguri!

"Frodatori patentati"
Spett.le redazione, sono un vs. abbonato e mi permetto di scrivere a seguito dell'ultimo "editoriale" scritto dal Sig. Panella sul numero 6 di Luglio-Agosto riguardo il punto 3 dove accusa i commercianti di essersi trasformati in "frodatori patentati".
Qualche giorno prima di leggere questo articolo mi sono recato presso un Ipercoop dove é in vendita miele di acacia extracomunitario in vasi da 500g a marchio Coop. e in etichetta è scritto prodotto da Conapi: questa mi sembra quantomeno pubblicità ingannevole visto che il consumatore, convinto di acquistare un miele prodotto da apicoltori italiani, girando il vasetto trova l'indicazione di miele extracomunitario, inoltre su qualche numero precedente dove c'erano diverse pagine di pubblicità al Conapi era chiaramente scritto che il Consorzio acquista esclusivamente miele nazionale: e allora il vasetto a marchio Coop. ???
Un ultimo appunto: dal 2004 molti paesi dell'est Europa entreranno a far parte della Comunità Europea, per cui la dicitura "miscela di miele extracomunitario" non riguarderà più, ad esempio, il miele di acacia ungherese e gli apicoltori italiani come pensano di tutelarsi?
Vendendo la propria produzione a invasettatori, Conapi incluso, che acquistano e potrebbero miscelare con miele non nazionale?
Spero vivamente vogliate pubblicare la presente con relative risposte a conferma della Vs. serietà e considerando la pesante accusa rivolta troppo genericamente ai commercianti; inoltre è risaputo ci siano parecchi apicoltori che fanno del commercio, di miele ed altro, l'attività principale, più che la produzione.
Un vs. attento lettore

Non è nostra abitudine pubblicare le lettere anonime ma questa ci fornisce due spunti interessanti:
Nell'editoriale in questione l'accusa di frodatori non è rivolta alla categoria dei commercianti, ma a quelli che si prestano alle triangolazioni. Come risulta evidente dalla frase che riporto per memoria:
"Commercianti di varia tipologia e nazione si sono trasformati in frodatori patentati con massiccie operazioni di triangolazione dei mieli cinesi."
Sarà, nel caso del nostro abbonato, che un poco di coda di paglia gli faccia prendere lucciole per lanterne…?
L'anonimo conferma l'abitudine tutta italiana a discolparsi in nome delle altrui responsabilità: che vi siano apicoltori disonesti non giustifica certo il peggior comportamento di quei commercianti che scelgono la frode.
Tanto ogni comportamento è sempre giustificato da buone ragioni e male che vada sarà condonato…
Francesco Panella

Per quanto attiene Conapi abbiamo ritenuto opportuno passare la parola al suo presidente.
Ricevo la lettera da parte di L'Apis, cui volentieri rispondo per aiutare a fare chiarezza in relazione ai mieli importati:
1) per Coop, cui siamo fornitori di 4 referenze di miele italiano ed una (acacia) di importazione - e non potrebbe essere diversamente viste le quantità utilizzate - il responsabile di prodotto diviene produttore, in quanto garante della qualità. Convengo che in questo vi sia una distorsione, anche se in questo caso Conapi è assai più che un confezionatore: concorda con i produttori ungheresi la qualità del prodotto, i capitolati produttivi, le modalità terapeutiche, le caratteristiche chimiche e fisiche del miele. Attua un complesso sistema di tracciabilità e controllo finale lotto per lotto.
2) Il vasetto riporta la dizione per legge corretta e responsabile verso il consumatore, senza attuare miscele. Rilevo come Coop sia l'unica catena che non solo utilizza miele italiano sempre quando disponibile, ma non si compromette nella mendace - questa sì - definizione miscela (per esempio di italiano e ungherese), dove di italiano ve ne può essere anche solo una goccia.
3) La nuova Direttiva comunitaria, che entrerà in vigore a breve, obbliga tutti, comunitari e non, a porre il paese d'origine. E lascia aperte la solita scappatoia a commercianti, che laddove miscelino più di un miele possano riportare miscele di mieli comunitari o extra comunitari.
Per quanto ci riguarda come Conapi, non accettiamo produzioni per conto che prevedano miscele sia per il senso di svilimento del prodotto in quanto tale, sia per la falsità che tale denominazione in genere nasconde.
Cari saluti
Lucio Cavazzon
i


ultima modifica:9 Aprile, 2006 -