Prima
sconfitta BAYER nelle aule giudiziarie francesi.
Maurice Mary vicepresidente dell'Unione dell'Apicoltura Francese
UNAF era stato portato in giudizio dalla BAYER per le sue dichiarazioni
nella battaglia degli apicoltori francesi contro il Gaucho.
Il 24 giugno il tribunale di Chateauroux ha dichiarato non ricevibile
l'azione giudiziaria della BAYER ed ha ribadito che il pensiero
del dirigente sindacale è protetto dalla legge sulla
libertà di stampa che garantisce la libertà d'espressione
pubblica.
La BAYER dovrà pagare un risarcimento di 2000 euro al
dirigente apistico che aveva portato in giudizio.
Miele,
arma naturale contro i batteri
Il miele uccide alcuni batteri che resistono agli antibiotici.
La scoperta è dell'university of Wales institute di
Cardiff. Mettendo a confronto gli effetti del miele naturale
con quelli di una soluzione al miele artificiale, si è
notato che il primo è stato tre volte più efficace
nell'uccidere batteri come lo stafilococco e 1'enterococco.
Il miele rivela proprietà curative nel favorire la
cicatrizzazione delle ferite e nel bloccare la crescita di
batteri che neppure gli antibiotici "domano".
(Tratto da Viver Sani & Belli
n. 8 21/02/03)
U.N.A.API.
- Rinnovato Consiglio di Amministrazione
Il 27 giugno si è svolta a Castel San Pietro Terme
(BO) l'assemblea dell'U.N.A.API. cui ha partecipato un folto
numero di delegati delle associazioni aderenti e di osservatori
rappresentanti di realtà apistiche territoriali nonchè
i responsabili nazionali di Coldiretti e CIA.
Dal dibattito è emerso come un sempre maggior numero
di realtà associative apistiche condivide e sostiene
gli obiettivi dell'Unione degli apicoltori.
In occasione dell'assemblea è stato rinnovato il Consiglio
di Amministrazione dell'U.N.A.API. per il triennio 2003-2006
che risulta così composto:
Presidente
Francesco Panella PIEMONTE frapane@tin.it
Vice Presidente
Andrea Terreni TOSCANA codi@dada.it
Consiglieri
Roberto Barbero PIEMONTE silvcur@tin.it
Luca Bonizzoni LOMBARDIA lucaboniz@libero.it
Massimo Carpinteri PIEMONTE alberodellavitaapicoltur@tin.it
Francesco Fraulini EM. ROMAGNA
Armando Lazzati LOMBARDIA apilombardia@tiscalinet.it
Lorenzo Lorenzi LOMBARDIA lorenzo-lorenzi@libero.it
Vincenzo Panettieri UMBRIA apaumbri@tiscalinet.it
Onoratino Pannone LAZIO onoratino@tiscalinet.it
Franco Rondinella BASILICATA
Francesco Ruini EM. ROMAGNA ruini1@katamail.com
Mauro Zarri TOSCANA zarrima@tiscalinet.it
LA COOPERATIVA APITOSCANA FESTEGGIA
I SUOI PRIMI VENT'ANNI
Comoda e rilassante: la sede che
oggi la Cooperativa Apitoscana condivide con l'Associazione
Produttori Apistici della Toscana è subito fuori dall'uscita
di Firenze Sud e sulla riva dell'Arno, nel verde. Non fu sempre
così, e i soci più anziani ricordano con un
sospiro la prima sede di questa Cooperativa, nata inizialmente
per facilitare l'acquisto di prodotti per l'apicoltura: una
viuzza dietro Santa Croce, in pieno centro storico, scalcinata
e scura, ben presto inserita nella zona a traffico limitato...
L'aspetto più pregevole della Cooperativa è
stato fin dall'inizio il far circolare, insieme ai materiali
a prezzo ragionevole, informazioni e consigli. Così,
per la sua natura di piccola "piazza del mercato",
di luogo di incontro, Apitoscana è riuscita piano piano
a coordinare intorno a delle linee-guida un'apicoltura individualista
e caotica come quella toscana: basta antibiotici, con la peste
la sola medicina è il fuoco (checchè ne dicessero
persino i manuali); e la varroa si tratta tutti insieme, negli
stessi momenti, coi prodotti che trovate alla Cooperativa…
Oggi se mai si tratta di responsabilizzare di più i
soci a un'osservazione più accurata delle arnie, strappandoli
da una certa comoda tendenza a venire in Cooperativa a "prendere
le direttive" per limitarsi a eseguirle.
Apitoscana si è poi trovata a organizzare, insieme
all'ARPAT, un corso di Apicoltura, teorico e pratico, che
nel 2003 è arrivato alla sua diciannovesima edizione.
Da venti a trenta persone tutti gli anni, la maggior parte
dei quali inizia poi un'attività grande o piccola che
sia.
Un annuale Concorso Mieli Toscani è servito, col contrappunto
dei frequenti corsi di assaggio mieli, a elevare notevolmente
la tecnologia di estrazione e la capacità di invasettare
mieli di qualità da parte dei soci. Apitoscana ha poi
aperto una stanza di smelatura consortile per permettere ai
soci di lavorare il miele in un locale attrezzato a norma.
La struttura logistica e la sua "anima" formativa,
costituita da questo costante impegno alla divulgazione e
alla conoscenza, costituiscono la base per quello che è
il punto più delicato delle attività di Apitoscana:
la commercializzazione del miele prodotto dagli associati,
su cui va la scommessa presente e futura di crescita e innalzamento
di livello qualitativo.
Ecco dunque la festa per il primo di tanti ventennali a venire:
un breve toccante incontro per tributare una ringraziamento
e un riconoscimento a coloro che hanno appoggiato l'attività
di Apitoscana negli anni: da Marco Accorti a Mauro Pinzauti,
ad Anna Gloria Sabatini, per citarne solo alcuni.
Dopo il pranzo, voli in mongolfiera, una mostra fotografica
e una mostra delle attrezzature storiche, il frequentatissimo
banco per la degustazione dei mieli monofora. Questa festa
è stata organizzata non solo come incontro tra persone
legate all'apicoltura, ma anche come momento di integrazione
con l'intero quartiere. Apitoscana è infatti frequentata
dalla popolazione locale come punto vendita di miele e prodotti
dell'alveare. E molte persone esterne all'ambiente strettamente
apistico sono intervenute, apprezzando l'atmosfera cordiale
e famigliare e quel tocco di simpatica follia che fa di un
apicoltore un apicoltore.
Diverse centinaia di persone sono confluite la sera per il
concerto della gloria fiorentina Riccardo Marasco, interprete
di stupendi stornelli e socio egli stesso di Apitoscana.
Lapo Lapucci
Le api
quale mezzo ideale per scoprire se un terreno è inquinato
da pesticidi.
Ha fornito risultati interessanti l'iniziativa promossa dalla
Provincia di Pescara che, tra agosto e settembre 2002, ha
monitorato con le api la zona della Madonna della Pace di
Città Sant'Angelo, riscontrando un livello di pericolosità
ambientale media, causato dall'uso che gli agricoltori fanno
di pesticidi inquinanti.
Bastano 5.000 euro per una "stazione" di alveari
per monitorare un'area di 7 chilometri quadrati, contro i
150.000 da pagare ogni anno per una centralina fissa. "In
un alveare", ha spiegato Ghini "ci sono da 30 a
50.000 api, 10.000 delle quali escono quotidianamente per
la raccolta.
Un alveare consente quindi di ottenere 10 milioni di microcampionamenti
al giorno, attraverso l'esame del polline e delle api morte.
Dopo aver realizzato una mappa sulle culture presenti in un
raggio di 1.500 metr dalle arnie", continua Ghini "si
è passati al campionamento delle api morte.
I campioni sono stati inviati all'Università di Bologna
per i rilievi dei residui dei fitofarmaci sulle api e all'Istituto
nazionale di apicoltura per le analisi dei pollini".
Le api
che amano il caldo
Se usano gran parte della loro energia per mantenere una temperatura
costante negli alveari, una ragione ci sarà. Secondo
Jurgen Tautz, dell'Università di Wurzburg, l'obiettivo
è sfornare api particolarmente abili in quella danza
fatta di figure circolari e a otto che segnala alle compagne
dove trovare ricche fonti di cibo, a quale distanza e in quale
direzione. Tautz ha studiato le prestazioni delle api raccoglitrici
che sono state allevate a differenti temperature nella fase
della metamorfosi da pupa ad insetto adulto.
Almeno in apparenza, le condizioni termiche non sembrano influenzare
lo sviluppo generale delle api.
Ma le cose vanno diversamente per la danza e l'apprendimento:
le api che vengono dal freddo hanno ridotte capacità
di associare un odore a una fonte di cibo e fanno meno giri
di danza. Sembra quindi che l'ambiente, nello specifico la
temperatura, giochi un ruolo importante nello sviluppo delle
api.
Un ruolo da non sottovalutare per le bottinatrici, che devono
memorizzare i luoghi ricchi di nettare e polline per poi comunicarlo
attraverso il linguaggio del corpo alle colleghe.
(Tratto da "Science news"
del 25 maggio 2003)
I cibi che gli americani
mangeranno durante il pranzo del ringraziamento avranno percorso
tra i 2500 e i 4000 km...
Per la festa del Ringraziamento, negli Stati Uniti, molti
americani intraprendono lunghi viaggi per raggiungere la famiglia.
Ma i cibi che mangeranno durante il pranzo avranno probabilmente
fatto ancora più strada - e precisamente tra i 2500
e i 4000 km.
Un nuovo studio del Worldwatch Institute - un istituto di
ricerca su politiche sociali e ambientali - documenta infatti
i lunghi viaggi dei prodotti alimentari negli USA, dove la
lontananza tra luogo d'origine e consumo è sempre più
grande.
Il risultato è che il sistema alimentare statunitense,
commentano gli estensori della ricerca, diventa sempre più
vulnerabile: un'improvvisa interruzione delle comunicazioni
potrebbe addirittura affamare intere città, dipendenti
da sistemi di approvvigionamento molto lontani. Ma la tendenza
del cibo a percorrere sempre più km si riscontra in
tutto il mondo. La quantità di cibo spedito da un paese
all'altro nelle ultime quattro decadi è quadruplicata,
mentre la popolazione mondiale è solo raddoppiata.
Nella Gran Bretagna, ad esempio, il cibo viaggia il 50 per
cento più lontano di vent'anni fa.
Ma le lunghe distanze danneggiano anche le economie rurali,
le piccole imprese e i produttori locali.
Inoltre sottopongono i prodotti a maggiori rischi di contaminazione
nel corso del trasporto e richiedono un uso maggiore di conservanti
e additivi; per non dire dell'inquinamento prodotto dai mezzi
di trasporto.
|