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La rivista di Aspromiele
specializzata nel settore dell'Apicoltura
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7, 8,
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2006 - nn.
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3, 4,
5, 6,
7, 8,
9 |
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5, 6,
7, 8,
9 |
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2003 - nn: 9
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- 1
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anno
2002 - nn: 9
- 8
- 7
- 6
- 5
- 4
- 3
- 2
- 1
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anno
2001 - nn: 9
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EDITORIALE
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Primavera “Armoniosa”
terre del mais: torna il ronzio delle api
Noi italiani ci dedichiamo
con gusto particolare a lamentarci del peggioramento.
“Una volta… si!… Andava meglio…”. Per quanto riguarda
la mia lontana esperienza scolastica posso dire d’avere
fatto un’elementare con… pessimo programma. I miei figli
dopo pochi mesi di frequentazione sapevano leggere e
far di conto. A me capitò un ottimo maestro ma
il programma prevedeva, allora, un anno intero con calamaio
e pennino perso a fare… le aste.
Quando però arrivammo ai concetti fondanti matematici
l’ottimo insegnante ci inculcò il metodo consequenziale
del ragionamento matematico che ha dato l’impronta alla
mia capacità di pensiero e ragionamento critico
e autonomo.
L’insieme della crisi di api e apicoltura ci propone
un insieme di fattori, fattori che “stranamente” gran
parte del mondo istituzionale e della ricerca non vuole
siano computati e resi noti.
• Tale crisi è non solo di sopravvivenza delle
api ma soprattutto di (in)capacità produttiva
delle api, eppure questo è il normale “metro”
di misurazione dello stato di salute di un animale.
Nonostante, infatti, gli enormi investimenti pubblici,
oltre che del mondo ricco occidentale di molte nazioni,
tra cui si distinguono proprio le grandi potenze (anche
apistiche) emergenti quali Cina, Brasile e Turchia,
la produzione mondiale di miele è in calo.
• Sono molte le cause convergenti, ma ci vuol ben poco
sforzo nel metterle in ordine di priorità e “scoprire”
che solo alcune sono effettivamente recenti e che sono
proprio quelle su cui si possono fare scelte immediate
ed efficaci.
• Tale collasso si palesa nelle sue varie forme principalmente
nei paesi dove sempre più si pratica il modello
produttivo intensivo agricolo dettato dalle Holdings
dell’Agrochimica: U.S.A., Canada, Argentina, Francia,
Italia, Germania, Giappone…
E’ innegabile, hanno dovuto prenderne atto persino i
ricercatori statunitensi che pure pervicacemente hanno
cercato di “trascurare” l’importanza di questo fattore,
molte sono le cause, ma il quadro indiziario sempre
più si stringe intorno a quella più recente,
quella che “fa traboccare il vaso”: le nuove prassi
“agronomiche” e i nuovi insetticidi. Notevoli sono gli
accertamenti scientifici che confermano tale pista:
• Il professor Girolami di Padova ha dimostrato la produzione
da parte delle piante conciate di acqua inquinata da
grandi quantità di molecole velenose.
• Lo stato della California ha dovuto dar conto di un’ubiquitaria
contaminazione e di un accumulo da neonicotinoidi intollerabile
per l’ambiente sia nei suoli e sia nella vegetazione
(500 ppb nel nettare di eucalipto).
• L’Università di Tolosa ha dimostrato effetti
gravemente debilitanti del comportamento delle api a
seguito di reiterata somministrazione di microdosi di
neurotossici, coincidenti con l’osservazione degli apicoltori
di effetti subdoli e cronici nel tempo. In particolare
la perdita dell’odorato dopo l’assunzione ripetuta di
dosaggi non letali dimostra l’effetto perverso sulla
capacità delle api di contrasto delle patologie
e specificamente della covata: peste europea e americana,
varroa.
Il “campo” infine propone evidenze che “cantano”: nella
primavera 2009 nelle terre del nord Italia, dopo un
inverno particolarmente duro e difficile per l’apicoltura,
le api sono tornate a svilupparsi in buona salute e
a ronzare operose sulle fioriture da impollinare. Gli
apicoltori della padana unanimi hanno testimoniato:
“Le api sono tornate come dieci anni fa, prima dell’uso
sempre più diffuso dei neonicotinoidi, una vera,
stupenda esplosione di prorompente potenza di sviluppo
della vita”.
E’ ora di tirare le somme e la relativa “Prova del nove”,
insegnatami alle elementari, propone un risultato senza
margini d’errore.
E’ ridicolo che si debbano invocare “prove scientifiche”
per accertare questo fenomeno. Come nel caso degli effetti
letali alle api nascondersi dietro l’invocazione alla
scienza sembra utile a non vedere, a non volere vedere
e prendere atto del reale.
Molti hanno contribuito a questa battaglia trasversale:
ricercatori onesti e indipendenti, associazioni nazionali
e locali, aderenti a U.N.A.API., territoriali e autonome,
aderenti alla Fai (cito per tutte l’APAT veneta), amministrazioni
regionali ed enti locali, singoli apicoltori, cittadini
e mezzi d’informazione.
Di questa battaglia l’U.N.A.API. è stata cuore,
cervello e locomotiva e ha speso tutto quello che aveva
a disposizione e investito, indebitandosi enormemente,
moltissimo che non aveva.
La battaglia sarà purtroppo ancora lunga e impegnativa,
la sospensione delle conce è, ancora, temporanea,
ma soprattutto i micidiali insetticidi sono e saranno
sempre più proposti e utilizzati su quasi tutte
le colture e vegetazione.
L’Unione degli apicoltori ha lanciato la pubblica sottoscrizione
Ape/Ambiente, che emblematicamente si chiuderà
il 17 settembre 2009, termine di “temporanea” sospensione
delle conce killer d’api. Se per quella data vogliamo
che si tirino le somme e si adottino decisioni conseguenti
è necessario lo sforzo di tutti… Già molti
hanno investito almeno un euro ad alveare sopravissuto.
In tempo di guerra si utilizzarono i magnifici ulivi
della Liguria per le locomotive che rifornivano il fronte.
“Il momento migliore per piantare un albero è
vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso”.
Dal libro dell’economista Dambisa Moyo
Francesco Panella,11 maggio 2009, Novi Ligure
Ps: Apimondia 2009 è a Montpellier sarà
occasione per dibattere e proporre “come e cosa fare”
per il futuro di api e apicoltura. La rete di U.N.A.API.
darà il suo contributo. Per partecipare e prenotarsi
le indicazioni sul sito www.mieliditalia.it
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