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La rivista di Aspromiele
specializzata nel settore dell'Apicoltura


Giugno-Luglio 2009
anno XVII - n. 5

copertina lapis 5/2009

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anno 2001 - nn: 9

EDITORIALE

Primavera “Armoniosa”
terre del mais: torna il ronzio delle api

Noi italiani ci dedichiamo con gusto particolare a lamentarci del peggioramento. “Una volta… si!… Andava meglio…”. Per quanto riguarda la mia lontana esperienza scolastica posso dire d’avere fatto un’elementare con… pessimo programma. I miei figli dopo pochi mesi di frequentazione sapevano leggere e far di conto. A me capitò un ottimo maestro ma il programma prevedeva, allora, un anno intero con calamaio e pennino perso a fare… le aste.
Quando però arrivammo ai concetti fondanti matematici l’ottimo insegnante ci inculcò il metodo consequenziale del ragionamento matematico che ha dato l’impronta alla mia capacità di pensiero e ragionamento critico e autonomo.
L’insieme della crisi di api e apicoltura ci propone un insieme di fattori, fattori che “stranamente” gran parte del mondo istituzionale e della ricerca non vuole siano computati e resi noti.
• Tale crisi è non solo di sopravvivenza delle api ma soprattutto di (in)capacità produttiva delle api, eppure questo è il normale “metro” di misurazione dello stato di salute di un animale. Nonostante, infatti, gli enormi investimenti pubblici, oltre che del mondo ricco occidentale di molte nazioni, tra cui si distinguono proprio le grandi potenze (anche apistiche) emergenti quali Cina, Brasile e Turchia, la produzione mondiale di miele è in calo.
• Sono molte le cause convergenti, ma ci vuol ben poco sforzo nel metterle in ordine di priorità e “scoprire” che solo alcune sono effettivamente recenti e che sono proprio quelle su cui si possono fare scelte immediate ed efficaci.
• Tale collasso si palesa nelle sue varie forme principalmente nei paesi dove sempre più si pratica il modello produttivo intensivo agricolo dettato dalle Holdings dell’Agrochimica: U.S.A., Canada, Argentina, Francia, Italia, Germania, Giappone…
E’ innegabile, hanno dovuto prenderne atto persino i ricercatori statunitensi che pure pervicacemente hanno cercato di “trascurare” l’importanza di questo fattore, molte sono le cause, ma il quadro indiziario sempre più si stringe intorno a quella più recente, quella che “fa traboccare il vaso”: le nuove prassi “agronomiche” e i nuovi insetticidi. Notevoli sono gli accertamenti scientifici che confermano tale pista:
• Il professor Girolami di Padova ha dimostrato la produzione da parte delle piante conciate di acqua inquinata da grandi quantità di molecole velenose.
• Lo stato della California ha dovuto dar conto di un’ubiquitaria contaminazione e di un accumulo da neonicotinoidi intollerabile per l’ambiente sia nei suoli e sia nella vegetazione (500 ppb nel nettare di eucalipto).
• L’Università di Tolosa ha dimostrato effetti gravemente debilitanti del comportamento delle api a seguito di reiterata somministrazione di microdosi di neurotossici, coincidenti con l’osservazione degli apicoltori di effetti subdoli e cronici nel tempo. In particolare la perdita dell’odorato dopo l’assunzione ripetuta di dosaggi non letali dimostra l’effetto perverso sulla capacità delle api di contrasto delle patologie e specificamente della covata: peste europea e americana, varroa.
Il “campo” infine propone evidenze che “cantano”: nella primavera 2009 nelle terre del nord Italia, dopo un inverno particolarmente duro e difficile per l’apicoltura, le api sono tornate a svilupparsi in buona salute e a ronzare operose sulle fioriture da impollinare. Gli apicoltori della padana unanimi hanno testimoniato: “Le api sono tornate come dieci anni fa, prima dell’uso sempre più diffuso dei neonicotinoidi, una vera, stupenda esplosione di prorompente potenza di sviluppo della vita”.
E’ ora di tirare le somme e la relativa “Prova del nove”, insegnatami alle elementari, propone un risultato senza margini d’errore.
E’ ridicolo che si debbano invocare “prove scientifiche” per accertare questo fenomeno. Come nel caso degli effetti letali alle api nascondersi dietro l’invocazione alla scienza sembra utile a non vedere, a non volere vedere e prendere atto del reale.
Molti hanno contribuito a questa battaglia trasversale: ricercatori onesti e indipendenti, associazioni nazionali e locali, aderenti a U.N.A.API., territoriali e autonome, aderenti alla Fai (cito per tutte l’APAT veneta), amministrazioni regionali ed enti locali, singoli apicoltori, cittadini e mezzi d’informazione.
Di questa battaglia l’U.N.A.API. è stata cuore, cervello e locomotiva e ha speso tutto quello che aveva a disposizione e investito, indebitandosi enormemente, moltissimo che non aveva.
La battaglia sarà purtroppo ancora lunga e impegnativa, la sospensione delle conce è, ancora, temporanea, ma soprattutto i micidiali insetticidi sono e saranno sempre più proposti e utilizzati su quasi tutte le colture e vegetazione.
L’Unione degli apicoltori ha lanciato la pubblica sottoscrizione Ape/Ambiente, che emblematicamente si chiuderà il 17 settembre 2009, termine di “temporanea” sospensione delle conce killer d’api. Se per quella data vogliamo che si tirino le somme e si adottino decisioni conseguenti è necessario lo sforzo di tutti… Già molti hanno investito almeno un euro ad alveare sopravissuto. In tempo di guerra si utilizzarono i magnifici ulivi della Liguria per le locomotive che rifornivano il fronte.
“Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso”.
Dal libro dell’economista Dambisa Moyo

Francesco Panella,11 maggio 2009, Novi Ligure

Ps: Apimondia 2009 è a Montpellier sarà occasione per dibattere e proporre “come e cosa fare” per il futuro di api e apicoltura. La rete di U.N.A.API. darà il suo contributo. Per partecipare e prenotarsi le indicazioni sul sito www.mieliditalia.it


ultima modifica:3 Ottobre, 2009 -