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Questione di energia!
Mentre scrivo in questa pomeriggio
di quiete domenicale, dalla finestra vedo i boccioli
d'acacia che cominciano a sbiancare. Lo sviluppo vegetativo
della robinia al momento presenta ben poca scolarità
territoriale per cui forse, se i prossimi dieci giorni
non butteranno bene, non potrò neanche affidarmi
al miele ottenuto con i tempi supplementari delle transumanze
notturne col "salto dell'acacia". La primavera
produttiva non è certo cominciata bene, quantomeno
nella costa catanese, con la prima "non" produzione
di miele d'agrumi. Ho appena finito una chiacchierata
con un collega siciliano che mi raccontava di un traghetto
per Villa San Giovanni carico di quasi una quarantina
di autocarri apistici transumanti in un viaggio della
speranza di cui è certo un solo aspetto: i costi,
e con una nuova e importante incidenza di quelli del
carburante. L'energia fossile va lentamente, ma sicuramente,
verso l'esaurimento. Queste forme d'energia accumulate
a partire dall'energia solare in milioni e milioni di
anni hanno dato luogo ad un serbatoio che l'uomo è
riuscito a vuotare in meno di due brevi secoli. Dal
punto di vista della storia del mondo, ma pure di quella
dell'umanità: lo spazio d'un battito di ciglia.
E non a caso il consigliere per l'energia del presidente
degli Stati Uniti d'America (non certo un esaltato mestatore
ecologista quindi) dichiarava un anno fa che il prezzo
del petrolio potrebbe attestarsi fino a qualcosa come,
grosso modo, i duecento dollari a barile. La ricerca
di nuove e alternative soluzioni dovrà quindi
andare ben oltre le paludate e feroci, nonché
miopi e misere, guerre di conquista neocoloniali. Le
energie rinnovabili diverranno sempre più importanti
ed economicamente convenienti. Questa rivoluzione riguarderà
tutti gli aspetti della nostra vita e quindi necessariamente
anche il microcosmo della produzione apistica. Già
con un costo del petrolio intorno ai 75 dollari al barile
anche l'attento controllo dei costi energetici per produrre
i nostri mieli andrà attentamente monitorato,
considerando non solo lo spostamento degli alveari,
ma anche tutti i costi logistici indotti da una gestione
a distanza degli apiari.
Se una gestione apistica di breve raggio chilometrico
diverrà, forse e per chi può, una condizione
sempre più cogente, d'altra parte tale nuovo
approccio alla questione energetica potrebbe dar luogo
a nuovi e imprevisti scenari, e non tutti così
negativi per chi ricava energia zuccherina tramite l'allevamento
delle api.
Tutte le possibilità dovranno essere diversamente
esplorate e sfruttate, culture energetiche incluse.
Due sono i possibili filoni di coltivazione: barbabietola
e altri vegetali per derivarne bioetanolo, colza e girasole
(culture che fruiscono se non necessitano dell'impollinazione)
per ricavarne bio disel.
La Francia ha appena annunciato di voler triplicare
la propria già notevole capacità d'autoapprovvigionamento
di biocarburanti per raggiungere entro il 2007 l'obiettivo
di ben un milione di ettari coltivati a culture destinate
alla produzione di biocarburanti. Una estensione superiore
ben cento volte i diecimila ettari complessivi attualmente
coltivati a tale scopo in Italia. Ma si sa quanto a
capacità di assumere orientamenti tempestivi
nelle politiche energetiche il nostro paese non si distingue
certo né per capacità decisionali né
per efficienza. Ma dal prossimo luglio anche in Italia
i distributori di carburanti saranno tenuti ad immettere
al consumo biocarburanti d'origine agricola in misura
dell'1 per cento dei quantitativi immessi al consumo
nell'anno precedente. E tale percentuale dovrà
essere incrementata di un punto, per ogni anno, fino
al 2010. Per ottenere le quote preventivate limitatamente
al biodisel sarebbero quindi necessari oltre 390.000
ettari di culture dedicate per arrivare intorno ai due
milioni di ettari nel 2010 (e di questi quale sarà
la percentuale di colza e girasole?).
Se sapremo tenere duro, e i segnali di determinazione
a fronte delle difficoltà sanitarie così
come di quelle economiche che sto raccogliendo tra gli
apicoltori mi danno ragione di crederlo, forse lo stesso
scenario delle potenzialità produttive apistiche
italiane ed europee potrebbe cambiare e nel frattempo,
chissà, anche qualche altro milione se non miliardo
di cinesi potrebbe prenderci gusto a mangiare non solo
un pugno di riso, ma caso mai a gustare anche miele.
Che nell'antica tradizione di quella grande e antica
civiltà si assapora come bevanda aromatica rilassante
in una tazzina di fine porcellana con l'aggiunta di
acqua bollente… Provare per credere… Ottima mistura
rasserenante per provare a gestire l'ansia del produttore
di miele d'acacia!
Francesco Panella
Novi Ligure 7 maggio 06
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