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La rivista di Aspromiele
specializzata nel settore dell'Apicoltura


Giugno 2006
anno XIV - n. 5

copertina lapis 5/2006


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2003 - nn: 9 - 8 - 7 - 6 - 5 - 4 - 3 - 2 - 1

2002 - nn: 9 - 8 - 7 - 6 - 5 - 4 - 3 - 2 - 1

2001 - nn: 9

EDITORIALE

Questione di energia!

Mentre scrivo in questa pomeriggio di quiete domenicale, dalla finestra vedo i boccioli d'acacia che cominciano a sbiancare. Lo sviluppo vegetativo della robinia al momento presenta ben poca scolarità territoriale per cui forse, se i prossimi dieci giorni non butteranno bene, non potrò neanche affidarmi al miele ottenuto con i tempi supplementari delle transumanze notturne col "salto dell'acacia". La primavera produttiva non è certo cominciata bene, quantomeno nella costa catanese, con la prima "non" produzione di miele d'agrumi. Ho appena finito una chiacchierata con un collega siciliano che mi raccontava di un traghetto per Villa San Giovanni carico di quasi una quarantina di autocarri apistici transumanti in un viaggio della speranza di cui è certo un solo aspetto: i costi, e con una nuova e importante incidenza di quelli del carburante. L'energia fossile va lentamente, ma sicuramente, verso l'esaurimento. Queste forme d'energia accumulate a partire dall'energia solare in milioni e milioni di anni hanno dato luogo ad un serbatoio che l'uomo è riuscito a vuotare in meno di due brevi secoli. Dal punto di vista della storia del mondo, ma pure di quella dell'umanità: lo spazio d'un battito di ciglia. E non a caso il consigliere per l'energia del presidente degli Stati Uniti d'America (non certo un esaltato mestatore ecologista quindi) dichiarava un anno fa che il prezzo del petrolio potrebbe attestarsi fino a qualcosa come, grosso modo, i duecento dollari a barile. La ricerca di nuove e alternative soluzioni dovrà quindi andare ben oltre le paludate e feroci, nonché miopi e misere, guerre di conquista neocoloniali. Le energie rinnovabili diverranno sempre più importanti ed economicamente convenienti. Questa rivoluzione riguarderà tutti gli aspetti della nostra vita e quindi necessariamente anche il microcosmo della produzione apistica. Già con un costo del petrolio intorno ai 75 dollari al barile anche l'attento controllo dei costi energetici per produrre i nostri mieli andrà attentamente monitorato, considerando non solo lo spostamento degli alveari, ma anche tutti i costi logistici indotti da una gestione a distanza degli apiari.
Se una gestione apistica di breve raggio chilometrico diverrà, forse e per chi può, una condizione sempre più cogente, d'altra parte tale nuovo approccio alla questione energetica potrebbe dar luogo a nuovi e imprevisti scenari, e non tutti così negativi per chi ricava energia zuccherina tramite l'allevamento delle api.
Tutte le possibilità dovranno essere diversamente esplorate e sfruttate, culture energetiche incluse. Due sono i possibili filoni di coltivazione: barbabietola e altri vegetali per derivarne bioetanolo, colza e girasole (culture che fruiscono se non necessitano dell'impollinazione) per ricavarne bio disel.
La Francia ha appena annunciato di voler triplicare la propria già notevole capacità d'autoapprovvigionamento di biocarburanti per raggiungere entro il 2007 l'obiettivo di ben un milione di ettari coltivati a culture destinate alla produzione di biocarburanti. Una estensione superiore ben cento volte i diecimila ettari complessivi attualmente coltivati a tale scopo in Italia. Ma si sa quanto a capacità di assumere orientamenti tempestivi nelle politiche energetiche il nostro paese non si distingue certo né per capacità decisionali né per efficienza. Ma dal prossimo luglio anche in Italia i distributori di carburanti saranno tenuti ad immettere al consumo biocarburanti d'origine agricola in misura dell'1 per cento dei quantitativi immessi al consumo nell'anno precedente. E tale percentuale dovrà essere incrementata di un punto, per ogni anno, fino al 2010. Per ottenere le quote preventivate limitatamente al biodisel sarebbero quindi necessari oltre 390.000 ettari di culture dedicate per arrivare intorno ai due milioni di ettari nel 2010 (e di questi quale sarà la percentuale di colza e girasole?).
Se sapremo tenere duro, e i segnali di determinazione a fronte delle difficoltà sanitarie così come di quelle economiche che sto raccogliendo tra gli apicoltori mi danno ragione di crederlo, forse lo stesso scenario delle potenzialità produttive apistiche italiane ed europee potrebbe cambiare e nel frattempo, chissà, anche qualche altro milione se non miliardo di cinesi potrebbe prenderci gusto a mangiare non solo un pugno di riso, ma caso mai a gustare anche miele. Che nell'antica tradizione di quella grande e antica civiltà si assapora come bevanda aromatica rilassante in una tazzina di fine porcellana con l'aggiunta di acqua bollente… Provare per credere… Ottima mistura rasserenante per provare a gestire l'ansia del produttore di miele d'acacia!

Francesco Panella
Novi Ligure 7 maggio 06


ultima modifica:24 Guigno, 2006 -