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"Marcare gli alveari"
Ha qualche utilità
marcare gli alveari? Quali sono i sistemi più ricorrenti?
Giulio Brigatti
La marcatura degli alveari in alcune situazioni non solo è
utile, ma addirittura obbligatoria: Questo è il caso
delle aziende certificate ai sensi del Reg. 2092, ossia le
aziende bio, alle quali alcuni degli organismi di certificazione
chiedono di riportare il codice aziendale su tutte le arnie
ai fini della loro identificazione. Altro caso di obbligatorietà
riguarda gli alveari acquistati mediante finanziamento: la
Regione Piemonte, ad esempio, chiede agli apicoltori di riportare
il codice aziendale sulle arnie comprate con il contributo
del Reg. 1221.
La marcatura delle arnie, affinché possa essere di
qualche utilità, deve possedere due requisiti fondamentali:
visibilità e resistenza nel tempo. I metodi possono
essere molteplici: scritta con vernice, targhetta di metallo
o marcatura a fuoco. La scelta tra uno di questi metodi è
in relazione allo scopo che si vuole ottenere. Se si intende
centrare solo il primo obiettivo, ossia la visibilità,
può andare bene anche la scritta con vernice: è
rapida e semplice, anche se poco durevole (ma si fa in fretta
a ripristinarla) e velocemente cancellabile da un malintenzionato.
La targhetta è esteticamente appagante, però
costa di più ed è facilmente vandalizzabile.
La marcatura a fuoco è il sistema che richiede il maggior
lavoro di preparazione, ma il lato positivo della medaglia
è dato dalla lunga resistenza nel tempo e dalla difficoltà
di asportazione o mascheramento della scritta da parte di
ladri e quindi di garantire un minimo effetto di deterrenza
per i maleintenzionati. Il legno, naturalmente, deve essere
impresso abbastanza in profondità.
Visto il crescente malcostume che sta dilagando nel mondo
degli apicoltori, alcuni dei quali risolvono le proprie perdite
di alveari rubando le colonie altrui, la marcatura delle arnie
in caso di ritrovamento della refurtiva risulta di estrema
utilità per dimostrarne il possesso. Svariate aziende
apistiche afflitte dal crescente problema dei furti sono solite
marcare a fuoco anche le testate dei telaini; per nascondere
la traccia del reato ai ladri non basta quindi disfarsi dell'arnia
ma debbono necessariamente provvedere alla sostituzione di
tutti i telai, opzione che rende assai meno appetibile il
furto.
"Lotto nelle etichette"
Devo rifare le etichette
per il miele e vorrei capire come devo comportarmi con l'indicazione
del lotto. Alcuni mi hanno detto che non è più
obbligatorio e che è sufficiente indicare la data di
scadenza.
Luca Prato (AT)
Al momento attuale è obbligatoria in etichetta la dicitura
di identificazione del lotto di provenienza e la sua definizione
si trova nel decreto legislativo n° 109 del 1992, che
regolamenta l'etichettatura. Nello specifico la legge recita
che "(…) per lotto si intende un insieme di unità
di vendita di un prodotto alimentare, prodotte, fabbricate
o confezionate in circostanza praticamente identiche".
Il criterio per l'assegnazione di numero di lotto ai prodotti
è scelto arbitrariamente da ciascun produttore che,
pertanto, opterà per quello più opportuno, tenuto
conto della tipologia di prodotto e delle metodiche di produzione.
L'identificazione del lotto deve essere riportata in etichetta
preceduta dalla lettera L, seguita da uno spazio e null'altro
(niente puntino o trattino). E' previsto che la sigla identificativa
del lotto possa essere numerica, alfabetica o alfanumerica
(numeri e lettere) e che qualunque data espressa con la menzione
di giorno, mese, anno possa essere considerata a pieno titolo
indicazione del lotto. Per tale motivo la data di scadenza
o quella di produzione possono essere utilizzate quale numero
di lotto. Poiché la data di scadenza del prodotto miele
dipende dal valore dell'HMF, che può variare più
o meno velocemente a seconda della tipologia di miele e delle
modalità di conservazione, a mio avviso sarebbe più
corretto utilizzare eventualmente la data di produzione oppure
altri codici di fantasia. L'indicazione della data di consumo
preferenziale è invece facoltativa. La nuova direttiva
comunitaria, attualmente ancora in fase di discussione, in
futuro potrebbe apportare qualche variazione in tema di etichettatura,
ma ci sono alte probabilità che il lotto non venga
toccato. In ogni caso si saprà qualcosa di più
certo non prima del prossimo autunno.
"Api con ali deformate"
Durante le ultime
visite effettuate per il controllo della sciamatura, ho osservato
un numero di api e di fuchi con ali sfrangiate relativamente
elevato considerando che siamo solo a maggio. In un alveare
addirittura la regina presentava questi sintomi. E' solo la
varroa che provoca queste manifestazioni o vi è la
concomitanza di altre patologie? Posso fare un intervento
con acido ossalico?
Marta Giordano
Il patogeno che provoca la manifestazione da lei descritta
è un virus, in particolare il Virus delle ali deformate.
Purtroppo nei casi di forte infestazione da varroa questo
ed altri virus fanno la loro comparsa provocando deformazioni,
indebolimento della colonia e la morte più o meno rapida
delle api. Direttamente contro i virus nulla può essere
fatto, non esistono medicinali in grado di colpire ed inattivare
queste forme patogene. Quello che si può fare, invece,
è contrastare la crescita esponenziale della popolazione
di varroa entro l'alveare in quanto vettore attivo di molte
patologie. Se le sue colonie versano in questo stato già
al mese di maggio è possibile che qualcosa non abbia
funzionato nei trattamenti dell'anno precedente, e che la
carica di varroa sia stata troppo alta sin dall'inizio dei
primi cicli di covata. Si stima che la popolazione di varroa
raddoppi il suo numero ogni 30 giorni. Provi a fare due conti
partendo dal mese di gennaio con sole 10 varroe!!
Appoggio la sua soluzione di intervenire anticipatamente con
un tamponcino: levati i melari farei una passata di acido
ossalico gocciolato (100 g ac. Ossalico + 1000 g zucchero
+ 1 litro acqua) nella dose di 5 cc per favo. Questo intervento,
che non può essere ripetuto se non dopo trenta giorni,
le consente forse di arrivare fino ad agosto, ma non la esenta
dal trattamento tampone ben fatto.
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