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La rivista di Aspromiele
specializzata nel settore dell'Apicoltura

Giugno 2004
anno XII - n. 5

copertina lapis 5/2004


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SOMMARIO

"Marcare gli alveari"
Ha qualche utilità marcare gli alveari? Quali sono i sistemi più ricorrenti?
Giulio Brigatti

La marcatura degli alveari in alcune situazioni non solo è utile, ma addirittura obbligatoria: Questo è il caso delle aziende certificate ai sensi del Reg. 2092, ossia le aziende bio, alle quali alcuni degli organismi di certificazione chiedono di riportare il codice aziendale su tutte le arnie ai fini della loro identificazione. Altro caso di obbligatorietà riguarda gli alveari acquistati mediante finanziamento: la Regione Piemonte, ad esempio, chiede agli apicoltori di riportare il codice aziendale sulle arnie comprate con il contributo del Reg. 1221.
La marcatura delle arnie, affinché possa essere di qualche utilità, deve possedere due requisiti fondamentali: visibilità e resistenza nel tempo. I metodi possono essere molteplici: scritta con vernice, targhetta di metallo o marcatura a fuoco. La scelta tra uno di questi metodi è in relazione allo scopo che si vuole ottenere. Se si intende centrare solo il primo obiettivo, ossia la visibilità, può andare bene anche la scritta con vernice: è rapida e semplice, anche se poco durevole (ma si fa in fretta a ripristinarla) e velocemente cancellabile da un malintenzionato.
La targhetta è esteticamente appagante, però costa di più ed è facilmente vandalizzabile.
La marcatura a fuoco è il sistema che richiede il maggior lavoro di preparazione, ma il lato positivo della medaglia è dato dalla lunga resistenza nel tempo e dalla difficoltà di asportazione o mascheramento della scritta da parte di ladri e quindi di garantire un minimo effetto di deterrenza per i maleintenzionati. Il legno, naturalmente, deve essere impresso abbastanza in profondità.
Visto il crescente malcostume che sta dilagando nel mondo degli apicoltori, alcuni dei quali risolvono le proprie perdite di alveari rubando le colonie altrui, la marcatura delle arnie in caso di ritrovamento della refurtiva risulta di estrema utilità per dimostrarne il possesso. Svariate aziende apistiche afflitte dal crescente problema dei furti sono solite marcare a fuoco anche le testate dei telaini; per nascondere la traccia del reato ai ladri non basta quindi disfarsi dell'arnia ma debbono necessariamente provvedere alla sostituzione di tutti i telai, opzione che rende assai meno appetibile il furto.

"Lotto nelle etichette"
Devo rifare le etichette per il miele e vorrei capire come devo comportarmi con l'indicazione del lotto. Alcuni mi hanno detto che non è più obbligatorio e che è sufficiente indicare la data di scadenza.
Luca Prato (AT)

Al momento attuale è obbligatoria in etichetta la dicitura di identificazione del lotto di provenienza e la sua definizione si trova nel decreto legislativo n° 109 del 1992, che regolamenta l'etichettatura. Nello specifico la legge recita che "(…) per lotto si intende un insieme di unità di vendita di un prodotto alimentare, prodotte, fabbricate o confezionate in circostanza praticamente identiche". Il criterio per l'assegnazione di numero di lotto ai prodotti è scelto arbitrariamente da ciascun produttore che, pertanto, opterà per quello più opportuno, tenuto conto della tipologia di prodotto e delle metodiche di produzione. L'identificazione del lotto deve essere riportata in etichetta preceduta dalla lettera L, seguita da uno spazio e null'altro (niente puntino o trattino). E' previsto che la sigla identificativa del lotto possa essere numerica, alfabetica o alfanumerica (numeri e lettere) e che qualunque data espressa con la menzione di giorno, mese, anno possa essere considerata a pieno titolo indicazione del lotto. Per tale motivo la data di scadenza o quella di produzione possono essere utilizzate quale numero di lotto. Poiché la data di scadenza del prodotto miele dipende dal valore dell'HMF, che può variare più o meno velocemente a seconda della tipologia di miele e delle modalità di conservazione, a mio avviso sarebbe più corretto utilizzare eventualmente la data di produzione oppure altri codici di fantasia. L'indicazione della data di consumo preferenziale è invece facoltativa. La nuova direttiva comunitaria, attualmente ancora in fase di discussione, in futuro potrebbe apportare qualche variazione in tema di etichettatura, ma ci sono alte probabilità che il lotto non venga toccato. In ogni caso si saprà qualcosa di più certo non prima del prossimo autunno.

"Api con ali deformate"
Durante le ultime visite effettuate per il controllo della sciamatura, ho osservato un numero di api e di fuchi con ali sfrangiate relativamente elevato considerando che siamo solo a maggio. In un alveare addirittura la regina presentava questi sintomi. E' solo la varroa che provoca queste manifestazioni o vi è la concomitanza di altre patologie? Posso fare un intervento con acido ossalico?
Marta Giordano

Il patogeno che provoca la manifestazione da lei descritta è un virus, in particolare il Virus delle ali deformate. Purtroppo nei casi di forte infestazione da varroa questo ed altri virus fanno la loro comparsa provocando deformazioni, indebolimento della colonia e la morte più o meno rapida delle api. Direttamente contro i virus nulla può essere fatto, non esistono medicinali in grado di colpire ed inattivare queste forme patogene. Quello che si può fare, invece, è contrastare la crescita esponenziale della popolazione di varroa entro l'alveare in quanto vettore attivo di molte patologie. Se le sue colonie versano in questo stato già al mese di maggio è possibile che qualcosa non abbia funzionato nei trattamenti dell'anno precedente, e che la carica di varroa sia stata troppo alta sin dall'inizio dei primi cicli di covata. Si stima che la popolazione di varroa raddoppi il suo numero ogni 30 giorni. Provi a fare due conti partendo dal mese di gennaio con sole 10 varroe!!
Appoggio la sua soluzione di intervenire anticipatamente con un tamponcino: levati i melari farei una passata di acido ossalico gocciolato (100 g ac. Ossalico + 1000 g zucchero + 1 litro acqua) nella dose di 5 cc per favo. Questo intervento, che non può essere ripetuto se non dopo trenta giorni, le consente forse di arrivare fino ad agosto, ma non la esenta dal trattamento tampone ben fatto.


ultima modifica:9 Aprile, 2006 -