"Andrei
e sua moglie"
Cari colleghi, sono stato (e sono ancora) scosso dall'emozione
alla vista della copertina del vostro numero del mese di febbraio.
La foto dell'apicoltore Andrei e di sua moglie mi ha toccato
e merita uno sforzo di lettura attento. La situazione degli
alveari, la tecnica di costruzione, la qualità dei particolari
che si colgono nell'inquadratura, tutto ci riporta ad un gran
senso di povertà.
La postura stessa, umile, di questa coppia le cui mani testimoniano
una vita di lavoro e, soprattutto, la percezione di una visibile
complicità di questi due esseri, certamente indispensabile
per la loro sopravvivenza; tutto ciò m'impressiona.
Penso che tali immagini siano non solo necessarie, ma indispensabili
per ricordarci (nel nostro mondo di benestanti/insoddisfatti)
della realtà e delle situazioni vissute da persone che
vivono a due ore d'aereo da noi e che portano nello sguardo
lo stupore degli esseri che vivono come dimenticati sul cammino
del "progresso".
Cari saluti
Marchand Eric della Revue Suisse d'Apiculture
"Peste
americana: disinfezione arnie"
Considerata la vulnerabilità dimostrata dalle spore
della peste americana alla temperatura di 120 C°, vorrei
disinfettare le arnie facendole bollire in un liquido la cui
temperatura d'ebollizione sia superiore; disponendo di una
pentola a pressione d'adeguate dimensioni il problema, ovviamente,
non si presenterebbe ma, purtroppo, così non è.
Chiedo, a tal proposito se, a Vs parere, tale sistema di disinfezione
potrebbe funzionare e informazioni sull'esistenza di un prodotto
che, mescolato all'acqua, ne innalzi la temperatura di quel
tanto che basta e che non sia tossico per le api (anticongelante
per radiatori?).
Ringrazio anticipatamente per la risposta.
Antonio Vasone di Novi Ligure
Come già saprai la temperatura
in cui sono devitalizzate le spore é in funzione del
tempo e dell'umidità (alla stessa temperatura usando
il calore secco occorre più tempo). Quindi i 120°C
andranno mantenuti per almeno 20 minuti.
Probabilmente l'antigelo che si usa per i radiatori può
essere adatto allo scopo. Purtroppo non abbiamo trovato esperienze
in merito, puoi comunque fare delle prove per verificare la
quantità di glicole propilenico necessario per poter
innalzare la temperatura a 120°.
Si può comunque ricorrere ad una semplice bollitura
delle arnie per un periodo di tempo più prolungato,
30-40 minuti; alcuni apicoltori hanno così operato
con risultati positivi. Il problema è legato alla necessità
di dover smontare l'arnia, se non si è in possesso
di un contenitore di dimensioni sufficienti, ed al rischio
che il legno si svergoli.
Crediamo che il ricorso alla disinfezione dell'arnia con la
soda caustica sia alla fine il sistema più semplice.
Interessante anche il sistema sviluppato nelle americhe con
bagno in paraffina di cui avremo occasione di parlare.
"Come
curare la nosemiasi?"
Spettabile redazione, sono un apicoltore del mantovano, il
mio apiario, altimetricamente parlando, è locato nel
buco dell'Italia, esattamente sulla sponda sinistra del Po
alla foce del fiume Oglio e riva sinistra anche di quest'ultimo.
Quindi le mie api vivono costantemente in un'umidità
atmosferica altissima, dal 50 al 90%. Nonostante le precauzioni
e preoccupazioni, già nel 1995 ho avuto qualche caso
di nosema che ho curato con il Fumidil B (fumagillina bicicloesilammosio)
prodotto dalla Gellini farmaceutici. A novembre scorso ho
notato qualche segno, seppur lieve di nosema, in un'arnia
e un po' nelle due laterali. Nei giorni scorsi ho cercato
di procurarmi il Fumidil B, ma con sorpresa ho saputo che
non è più reperibile per sospesa produzione.
Ora la domanda esce spontanea: come posso curare la nosemiasi?
Oltretutto, in Maggio-Giugno dello scorso anno, in una famiglia
ho notato diverse api piccole, scure e tremolanti, che le
api normali cercavano di espellere dall'arnia. Certi patologi
sostengono che le caratteristiche di queste api, messe alla
porta dai componenti della stessa famiglia, possono essere
conseguenza della nosemiasi.
In attesa di una stimata risposta, ringrazio anticipatamente
e ben distintamente saluto.
Romolo Bulloni, Mantova
Al momento non esiste
in commercio nessun farmaco utilizzabile per la cura della
nosemiasi. Rimedi empirici in uso tra gli apicoltori con l'aggiunta
d'aceto o candeggina nello sciroppo lasciano, a mio parere,
il tempo che trovano. Le uniche possibilità di contrasto
della patologia sono di tipo preventivo/igienico e si traducono
nelle pratiche apistiche che vanno dalla scelta dell'esposizione
dell'apiario d'invernamento al restringimento dei nidi ed
in alcune zone alla sostituzione delle scorte di miele con
sciroppo di saccarosio. Ultima, ma non meno importante, la
disinfezione costante dei favi (quali importanti vettori della
patologia) che sono rimossi (durante o dopo l'inverno) e poi
riconcessi agli alveari, vale rimarcare che non sono solo
i favi con deiezioni ed imbrattamenti appiccicosi quelli che
espongono al rischio di "trasportare" l'infezione
da un inverno all'altro.
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