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Professionisti d'informazione?
Il giorno di Santo Stefano mi
scrive una e-mail l'amico e collega Guido: "Nella
popolare trasmissione televisiva "La prova del
cuoco" di giovedì 25/12/2003 alle ore 20,30,
mentre si preparava un dolce al miele, l'ospite fisso
Beppe Bigazzi afferrando il vaso di miele di acacia
utilizzato per la preparazione affermava: "questo
prodotto è certamente contraffatto in quanto
apicoltori disonesti pongono davanti agli alveari recipienti
di melassa per nutrire le api...., si comprende questa
sofisticazione dal modo come fila uscendo dal vaso";
quindi con gesto plateale rovesciava il miele nella
spazzatura affermando di farlo per l'incolumità
delle centinaia di persone che avrebbero assaggiato
quei dolci.
La trasmissione prosegue e poco dopo entra in scena
un altro vaso di miele d'acacia che dopo un rapido esame,
Bigazzi giudica: "genuino, ma aggiunto di aromi
artificiali per esaltarne il sapore".
A questo punto interrogato su come scegliere il miele
affermava: "bisogna scegliere quello con la dicitura
vergine integrale..., bisogna scegliere quello italiano
con la fascetta tricolore".
Sicuramente questo quadro dà una immagine lesiva
di tutta la nostra categoria, produce informazioni sbagliate
che generano confusione nei consumatori.
Possiamo fare qualcosa o dobbiamo subire passivamente
questa valanga di frottole?
Che dire, queste poche righe sono state sufficienti
per riempirmi di un senso di scoramento.
Uno dei problemi più seri per la pubblica sanità
è giust'appunto quello di un diverso rapporto
con i dolcificanti e gli zuccheri. L'obesità
cresce in modo impressionante anche nel nostro paese,
con tutte le conseguenti problematiche di salute, e
colpisce sempre più le nuove generazioni. Consumare
meno zuccheri e privilegiare quelli migliori per l'organismo,
imparando a conoscerli ed apprezzarli in luogo di merendine
industriali a base di grassi insaturi e saccarosio,
questo dovrebbe essere il cuore di un messaggio.
E invece il contributo d'orientamento, d'informazione
da parte del più importante organo di comunicazione
pubblica, la RAI, in un momento di massima audience
è questa misera serie di panzane macroscopiche
proposte da questo suo pseudo esperto di alimentazione.
E' pur vero che in quasi tutte le occasioni in cui si
ha conoscenza o competenza diretta di un fatto o di
fenomeno la versione che ci viene propinata dai media
ci fa dubitare addirittura che si tratti della stessa
cosa che noi abbiamo visto o di cui siamo a conoscenza
diretta. La superficialità e la panzana, se proposte
dai media, diventano nell'epoca attuale, con gran facilità,
patrimonio condiviso a meno che notevoli energie e risorse
non siano investite per affermare una visione più
critica del reale.
Cercheremo, è ovvio, con i mezzi di cui disponiamo
di porre un primo riparo al grave guasto creato, ma
dobbiamo anche prendere atto che non è attraverso
i dictat paternalistici e dall'alto (come quello sulle
dimensioni delle porzioni nelle mense) che si orientano
le modalità di consumo, ma sapendo far crescere
altrimenti la cultura e le possibilità di scelta
dei consumatori. E' necessario proporre la conoscenza
dei mieli, delle loro origini botaniche e territoriali,
delle loro caratteristiche, degli enormi elementi di
differenziazione qualitativa in comparazione allo zucchero
da cucina.
In questi anni gli apicoltori italiani molto hanno lavorato
in tal senso, ma non basta e l'augurio è che
nel 2004 si riesca a fare di meglio perchè cresca
la cultura dei mieli e non quella degli asini in cattedra.
Francesco Panella
Novi Ligure 2 gennaio 2004
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