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Doping delle api…
No grazie!
Diversi furono i motivi nell’Italia
nella seconda metà dell’ottocento, in tempi di
grandi ristrettezze e fame, che avvicinarono parte del
clero rurale alle api. Da un lato una formazione culturale
di base che distingueva e permetteva al più umile
sacerdote di cogliere, e anche di divulgare, le grandi
innovazioni in corso; dall’altro lato la ricerca di
fonti di sostentamento. Nel pieno del conflitto con
il giovane Stato italiano e la sua pretesa di gestire
il potere temporale, anche i gradi più bassi
del clero conobbero una qualche difficoltà materiale
di sopravvivenza. Ciò che facilitò e non
poco la relazione preti e api, oltre alla consolidata
tradizione monastica, fu anche una peculiarità
inerente all’aspetto e al necessario distintivo decoro.
Il buon sentore delle api non comporta l’afrore persistente
di stalla. Per il buon curato di campagna il “profumo
d’api” ben si addiceva all’altare e pure lo distingueva
come pastore dal suo umano, odoroso, gregge.
Raramente ci si ricorda e si parla della fragranza delle
api che costante accompagna l’apicoltore, ma credo sia
invece una delle radici e motivazioni della passione
e piacere per questo lavoro. L’olfatto, infatti, è
un senso molto più importante di quanto in genere
sia ritenuto in quest’epoca fatta di sovra stimolazioni
visive e uditive.
Spiacevole cambiamento è che, da un po’ di tempo
a questa parte invece, amici e conoscenti apistici si
dividono in due categorie: quelli che sono sempre circonfusi
di aromi essenziali o di acido e quelli che si portano
addosso o nell’automezzo il puzzo di micidiali coktail
di molecole chimiche.
Ovviamente tra queste due categorie estreme si collocano
poi infinite varianti e sfumature anche olfattive. Nella
mia aziendina rientriamo a pieno titolo nella categoria
degli olezzanti di acidi e aromi e purtroppo senza sapere
se in effetti, come vorremmo, sia questa la strada che
garantisce futuro alle nostre api. Certo i nostri alveari
non sono messi bene e lamentiamo perdite rilevanti.
Ma ciò che è altrettanto certo è
che a fronte delle difficoltà l’ultima cosa da
fare è smettere di provare, condividere e proporre.
Tale attitudine è ben testimoniata da questo
numero di L’Apis. E in particolare dal Dossier allegato
che esprime il diritto di discutere, e proporre di modificare,
le norme veterinarie sciocche e controproducenti. L’arma
vincente alla fine non sta, infatti, solo in questa
o quella “medicina” ma nella capacità di condividere
e costruire, insieme, vie di sopravvivenza.
Ma anche le avversità, ed è risaputo,
si danno di mano tra loro per cercare di trasformarsi
in mazzate mortali. Non bastavano: il calo di prezzi
dello scorso anno, i pesticidi neurotossici in stagione,
la siccità imperante e le carenze polliniche,
la varroa da luglio in avanti. Ora ci troviamo pure
a fronteggiare il tentativo di rendere “legali” elevati
residui di antibiotici nel miele.
L’U.e. sta, infatti, cambiando la normativa sui trattamenti
sanitari degli allevamenti. Si vuole definire la soglia
di ricerca analitica di presenza infinitesimale di sostanze
negli alimenti derivati da animali cui non sono somministrabili
molecole consentite invece per altre specie. Da anni
sosteniamo che, con le attuali capacità analitiche,
il concetto di “zero assoluto” è irrealistico
e impraticabile e che bisogna determinare livelli certi
per effettuare sia il controllo che l’autocontrollo.
Nell’ambito di tale obiettivo, per avere ad esempio
analogo livello di ricerca di anabolizzanti nelle carni,
si apre una finestra di delega ai “tecnici”. E in quel
varco “tecnico”è andata a infilarsi la spudorata
proposta della Germania, guarda caso, per ottenere di
fatto “l’autorizzazione” nei mieli di elevati quantitativi
dei vari antibiotici, e poter di conseguenza importare
liberamente da tutto il mondo senza vincoli e commercializzare
quindi senza“allarmi comunitari” di sorta.
Questo proprio mentre la gran maggioranza di apicoltori
italiani, volenti o nolenti, sta verificando che sono
ben altre le gravi difficoltà sanitarie e che
con la peste americana c’è modo molto più
efficiente ed efficace di combattere che non il doping
dell’eterna somministrazione di polverine.
L’augurio è che prevalga alla fine il senso del
limite, e soprattutto il buon senso. Speriamo che anche
su tale terreno si sappia costruire, insieme. Abbiamo
vinto battaglie anche più ardue e in effetti
c’è poi, forse, una piccola buona novella alle
porte. Si osserva una certa inversione di tendenza nei
prezzi di scambio internazionale del miele. Che si sia
entrati in un’altra onda? Che ci sia un’inversione di
tendenza anche per le avversità?
Novi Ligure 7 dicembre 2007
Francesco Panella
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