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Apicoltura produttiva:
navigazione a vista!
I lavori
della Commissione Sanitaria U.N.A.API., tenutasi nei
giorni scorsi a Rimini, cui hanno partecipato oltre
150 rappresentanti e tecnici di associazioni ed enti
ed un folto e consistente numero di apicoltori di mestiere,
ci hanno consentito una prima messa a punto della situazione
del comparto.
- Lo stato degli allevamenti apistici è gravemente
compromesso in ampie zone del paese. Calamità
climatiche, cambiamenti culturali, trattamenti fitosanitari
ed insetticidi sono gli ingredienti della micidiale
miscela che provoca in Italia e nel mondo una crescente
e sconvolgente caduta delle capacità produttive
apistiche ed il degrado della sanità degli allevamenti.
L'intersecarsi di tali malefiche variabili nei diversi
ambiti territoriali e botanici dispensa in modo imprevedibile
la disdetta e lo squilibrio delle famiglie d'api. In
molti casi solo il ricorso alla nutrizione artificiale,
già in periodo estivo, ha consentito di circoscrivere
e limitare i danni. La siccità, la carenza di
polline hanno provocato morie estese nel nord est, segnatamente
in Friuli Venezia Giulia, con paurosi fenomeni di saccheggio
e di reinfestazione. Apiari con scorte insufficienti
con popolazioni scarse ed inadeguate sono segnalati
in molte regioni e sono circoscritte le zone in cui
non vi siano apicoltori preoccupati ed in apprensione
per la ripresa primaverile.
- L'efficacia dimostrata dai diversi principi attivi
per abbassare la soglia di varroa con il trattamento
tampone lascia a desiderare in più di una situazione.
Il timolo nei suoi diversi formulati non ha, nell'insieme,
dato le performances che le medie di temperatura estiva
potevano far sperare. In più di un contesto si
ha ragione di ritenere vi sia resistenza al cumaphos.
L'Apistan ed il fluvalinate sono stati usati in molte
zone, negli ultimi due anni, ripetutamente ed a sproposito
con le ovvie conseguenze di ridotta capacità
d'abbattimento.
- In parecchi ambiti territoriali sono crescenti le
difficoltà per realizzare un piano di lotta coordinato
ed organizzato; per tale motivo molti produttori apistici
si stanno riducendo all'uso di una mistura e sovrapposizione
di più principi attivi con i rischi residuali
conseguenti.
- Non sono in corso in Italia, per quanto ci è
dato di sapere, lavori di ricerca che facciano sperare
in qualcosa di nuovo e di applicabile in campo.
A tali elementi di preoccupazione
fanno da contrappunto alcuni piccoli, ma significativi
passi in avanti.
- La somministrazione invernale dell'acido ossalico
per sublimazione con il Varrox è stata testata
e reiterata in molte aziende apistiche sparse sull'intero
territorio nazionale con un primo bilancio d'esperienze
molto positivo sia per l'efficacia e sia, soprattutto,
per la ripetibilità del trattamento senza conseguenti
apprezzabili danni alla popolazione d'api. Varie le
piccole novità tecniche fra cui un apparecchio
con 20 Varrox in serie, alimentati da un generatore
con trasformatore di corrente, il cui prototipo sperimentale
è stato predisposto e testato da Aspromiele.
Peccato che un solo Istituto di ricerca abbia ritenuto
di dedicare un poco di tempo ed energia per la verifica
in campo di questa metodica di somministrazione e per
la comparazione dei danni alle api rispetto all'acido
ossalico sgocciolato in soluzione zuccherina.
- L'attivazione di misure di sostegno per la stagione
apistica calamitosa dell'anno 2002 potrebbe, finalmente,
diventare realtà. L'U.N.A.API. con la tenacia
e la testardaggine di noi apicoltori continua a fornire
un contributo propositivo ai soggetti istituzionali
affinché la procedura possa avere una qualche
percorribilità. E' noto che nel nostro paese
la passione per la complicazione burocratica inficia
sovente le migliori intenzioni, ma anche il solo riconoscimento
del diritto dell'apicoltura ad un aiuto in caso di gravi
difficoltà, come gli altri comparti zootecnici,
è pur sempre un precedente di qualche rilievo.
- In Francia la battaglia degli apicoltori contro Imidacloprid
e Fipronil potrebbe a breve fornire alcuni primi significativi
risultati. Emergono, e sono dimostrati, sempre maggiori
rischi di persistenza e residualità (ivi compreso
nel latte di mucche alimentate con mais trattato!) e
si evidenzia, senza possibilità d'equivoco, la
mancanza d'indipendenza ed imparzialità di parte
dei ricercatori e dei pubblici poteri rispetto alle
multinazionali.
Scrivo queste note in un piacevole
agriturismo in un bel paese campano noto per il suo
eccellente olio, dopo aver partecipato ad un affollato
corso, con oltre 100 ore di docenza, organizzato con
intelligenza e propositività dalla Regione Campania
in collaborazione con la locale associazione. Ciò
che più mi colpisce è la domanda, la partecipazione,
la tenacia di una nuova leva di apicoltori che stanno
affrontando, pieni di buona volontà, di entusiasmo
e di potenzialità di crescita, i flutti di questo
universo sempre più agitato ed incerto. Molti
di questi giovani sono stati incentivati dai contributi
del regolamento 1221, dal prestito d'onore e dalle misure
per l'insediamento rurale. Nonostante le buone quotazioni
del miele, in questa congiuntura di mercato, tutta questa
nuova leva di apicoltori non riesce a portare "fieno
in cascina" per le crescenti difficoltà
del produrre. Fare apicoltura sembra, oramai, una somma
di battaglie che richiede sempre più alta capacità
imprenditoriale ed affinamento continuo del bagaglio
e dell'inventiva professionale.
L'Unione degli apicoltori sta portando il suo contributo
per cercare una rotta che consenta di navigare in questi
frangenti agitati e per costruire insieme un futuro.
Chi altri può sostenere di fare altrettanto?
Con chiunque fattivamente si prodighi in questo senso
siamo più che disponibili a collaborare.
Francesco Panella
Flumeri (Avellino) 10 dicembre 2003
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