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Israele,
un giovane stato sorto nel maggio del '48, esteso 21946 km quadrati
(poco meno della Lombardia), con più di 5 milioni e mezzo
di abitanti, per la maggior parte ebrei, arrivati da diversi posti
del mondo, e una popolazione in crescita.
Un territorio molto piccolo che comprende anche un'area desertica
eppure con un'agricoltura fiorente; i principali prodotti sono frutta
(agrumi, avocado, fragole), ortaggi e cotone, in parte destinati
all'esportazione.
E
qui subito emerge l'importante ruolo delle api: c'è un'elevata
richiesta, non soddisfatta, per l'impollinazione. Vengono richiesti
alveari completi.
Nelle zone a confine con la Siria, sull'avocado, gli agricoltori
pagano circa 50 dollari per 3 mesi; per il servizio nelle serre
pagano fino a 100 dollari per un mese, considerato lo stato pessimo
in cui le api tornano a casa.
Il giorno di Natale sono riuscita ad evitare pacchi regalo, alberi
e lunghi e assopenti pranzi. Ci sono circa 23 gradi e nemmeno a
farlo apposta c'è un convegno nazionale di apicoltura a Tel
Aviv.
Nessun segno di guerre in corso, nessun segno del Natale, sono in
un paese molto diverso e si parla di api, mi sono fatta un bel regalo,
l'unico inconveniente è la lingua ufficiale, l'ebraico, ma
qualcuno traduce in inglese per me.
La modernità in agricoltura di Israele è abbastanza
nota e capisco subito perché: un po' per l'influenza americana
che investe tutto lo stile di vita del paese, ma soprattutto c'è
un attivo ministero dell'agricoltura che fa da tramite tra i produttori
e la ricerca universitaria. Se l'apicoltore ha problemi, quesiti,
enigmi, segni di malattia non s'improvvisa stregone, è comune
prassi rivolgersi alla ricerca.
Gli argomenti del convegno sono: ricerche sull'impollinazione, in
special modo del melo; comparazione sull'efficienza di diverse linee
di regine e delle figlie prodotte in loco: buckfast svedesi, buckfast
danesi, italiane israeliane, italiane australiane, carniche dalle
Hawaii: risultato quasi comune è che le F1 locali sono tutte
meglio delle madri straniere e in generale le linee buckfast sono
soddisfacenti; infine il solito spazio varroa: si sta usando cumaphos
alla maniera americana, sulle strisce, per ora non traspare resistenza,
ma ci si aspetta il peggio e io li metto in guardia sulla base dell'esperienza
italiana e sui rischi di residui nella cera. Il problema ritorna
a galla quando dopo due giorni l'amico apicoltore mi organizza una
visita alla sezione apicoltura del ministero e un incontro con alcuni
operatori. Parlo delle esperienze abbastanza positive con l'ossalico,
anche se qui c'è un grosso "problema": siamo in
inverno e ci sono tre quattro telai di covata, questo è un
anno particolarmente positivo perché in autunno è
piovuto, la flora è lussureggiante e le api stanno importando
quantità rilevanti di polline, non hanno nemmeno smesso di
allevare maschi; anche in anni meno fortunati, comunque, non c'è
fermo di covata e, pertanto, l'uso di acidi organici potrebbe essere
poco efficace.
Ci sono anche acariosi e nosemiasi e, soprattutto con alcune linee
di regine, covata calcificata.
In Israele vi sono circa 100.000 arnie, pochissimi gli apicoltori
con più di 2000 arnie, qualche decina quelli con più
di 1000, parecchi intorno alle 500.
La produzione media di miele è all'incirca di 40 kili.
Nel paese vi sono molti immigrati dall'est europeo, grossi consumatori
di miele, la produzione interna non è sufficiente.
I
produttori vendono in fusti a compagnie di invasettamento e distribuzione,
al prezzo di 3,75 dollari circa. Il miele viene generalmente tolto
due volte all'anno, a inizio maggio e a fine luglio.
Le arnie, taglia Langstroth, sono disposte a quattro su bancali,
tutte rivolte in sensi diversi.
Questa disposizione, che facilita il trasporto con gru, agevola
anche un'operazione che è abbastanza comune: cambiare le
regine inserendo una cella.
L'abbondanza di polline, la presenza di piccole importazioni dopo
i grossi raccolti e questa disposizione sparsa delle arnie favorisce
il successo di questa operazione.
Non vi sono molti allevatori di regine, le celle sono comunque ben
pagate, 3 4 dollari. Vi è richiesta primaverile di nuclei,
date le malattie comunque la mortalità è abbastanza
elevata (20 % 25%), un po' come in Italia, almeno in base alla mia
esperienza, dato che non voglio smentire chi dice che non perde
mai una famiglia.
Il prezzo dei nuclei si aggira sui 70 dollari.
Al centro di ricerca del ministero Mr. Efrat (apicolture extension
specialist) mi fa da guida mostrandomi alcune famiglie e le poste
di fecondazione. Giunti al laboratorio per l'iseminazione strumentale
incontro Shirley, una studentessa che ha deciso di interessarsi
di regine ed è stata mandata ad imparare la fecondazione
artificiale, e che mi mostra soddisfatta i suoi risultati. Finiamo
col vedere alcune prove di svernamento in nuclei di polistirolo
fatti arrivare dal Canada, molto belli e robusti.
Mi
mostrano poi un grafico di confronto della temperatura interna nel
polistirolo e nel legno: una serie di picchi per il legno, e una
linea con lievi morbide curve per il polistirolo. Andiamo poi ad
osservare sotto i coprifavi, nel polistirolo non vi è condensa.
Con l'amico apicoltore, Menachem, vado una giornata ad alimentare
le sue api, in realtà non vi è alcun bisogno, è
più una precauzione, dato che in teoria siamo in inverno.
Versa circa un litro di sciroppo zuccherino (lo zucchero costa pochissimo)
sul coprifavo, il cui bordo ha un buchetto che consente alle api
di salire.
Le condizioni delle famiglie sono molto buone, non vi sono segni
evidenti di malattie se non un po' di varroa, polline fresco in
abbondanza, regine giovani (è consuetudine cambiarle ogni
anno).
Adesso basta api, la splendida ed affascinante Gerusalemme mi aspetta.
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