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foto reportage reportage dal mondo dell'apicoltura
PELLEGRINAGGIO IN TERRA SANTA: A TROVAR LE API D'ISRAELE
di Francesca Zacchetti (2/2001)

Israele, un giovane stato sorto nel maggio del '48, esteso 21946 km quadrati (poco meno della Lombardia), con più di 5 milioni e mezzo di abitanti, per la maggior parte ebrei, arrivati da diversi posti del mondo, e una popolazione in crescita.
Un territorio molto piccolo che comprende anche un'area desertica eppure con un'agricoltura fiorente; i principali prodotti sono frutta (agrumi, avocado, fragole), ortaggi e cotone, in parte destinati all'esportazione.
Sistemi di disposizione delle api in IsraeleE qui subito emerge l'importante ruolo delle api: c'è un'elevata richiesta, non soddisfatta, per l'impollinazione. Vengono richiesti alveari completi.
Nelle zone a confine con la Siria, sull'avocado, gli agricoltori pagano circa 50 dollari per 3 mesi; per il servizio nelle serre pagano fino a 100 dollari per un mese, considerato lo stato pessimo in cui le api tornano a casa.
Il giorno di Natale sono riuscita ad evitare pacchi regalo, alberi e lunghi e assopenti pranzi. Ci sono circa 23 gradi e nemmeno a farlo apposta c'è un convegno nazionale di apicoltura a Tel Aviv.
Nessun segno di guerre in corso, nessun segno del Natale, sono in un paese molto diverso e si parla di api, mi sono fatta un bel regalo, l'unico inconveniente è la lingua ufficiale, l'ebraico, ma qualcuno traduce in inglese per me.
La modernità in agricoltura di Israele è abbastanza nota e capisco subito perché: un po' per l'influenza americana che investe tutto lo stile di vita del paese, ma soprattutto c'è un attivo ministero dell'agricoltura che fa da tramite tra i produttori e la ricerca universitaria. Se l'apicoltore ha problemi, quesiti, enigmi, segni di malattia non s'improvvisa stregone, è comune prassi rivolgersi alla ricerca.
Gli argomenti del convegno sono: ricerche sull'impollinazione, in special modo del melo; comparazione sull'efficienza di diverse linee di regine e delle figlie prodotte in loco: buckfast svedesi, buckfast danesi, italiane israeliane, italiane australiane, carniche dalle Hawaii: risultato quasi comune è che le F1 locali sono tutte meglio delle madri straniere e in generale le linee buckfast sono soddisfacenti; infine il solito spazio varroa: si sta usando cumaphos alla maniera americana, sulle strisce, per ora non traspare resistenza, ma ci si aspetta il peggio e io li metto in guardia sulla base dell'esperienza italiana e sui rischi di residui nella cera. Il problema ritorna a galla quando dopo due giorni l'amico apicoltore mi organizza una visita alla sezione apicoltura del ministero e un incontro con alcuni operatori. Parlo delle esperienze abbastanza positive con l'ossalico, anche se qui c'è un grosso "problema": siamo in inverno e ci sono tre quattro telai di covata, questo è un anno particolarmente positivo perché in autunno è piovuto, la flora è lussureggiante e le api stanno importando quantità rilevanti di polline, non hanno nemmeno smesso di allevare maschi; anche in anni meno fortunati, comunque, non c'è fermo di covata e, pertanto, l'uso di acidi organici potrebbe essere poco efficace.
Ci sono anche acariosi e nosemiasi e, soprattutto con alcune linee di regine, covata calcificata.
In Israele vi sono circa 100.000 arnie, pochissimi gli apicoltori con più di 2000 arnie, qualche decina quelli con più di 1000, parecchi intorno alle 500.
La produzione media di miele è all'incirca di 40 kili.
Nel paese vi sono molti immigrati dall'est europeo, grossi consumatori di miele, la produzione interna non è sufficiente.
Condizioni delle api al 26 dicembreI produttori vendono in fusti a compagnie di invasettamento e distribuzione, al prezzo di 3,75 dollari circa. Il miele viene generalmente tolto due volte all'anno, a inizio maggio e a fine luglio.
Le arnie, taglia Langstroth, sono disposte a quattro su bancali, tutte rivolte in sensi diversi.
Questa disposizione, che facilita il trasporto con gru, agevola anche un'operazione che è abbastanza comune: cambiare le regine inserendo una cella.
L'abbondanza di polline, la presenza di piccole importazioni dopo i grossi raccolti e questa disposizione sparsa delle arnie favorisce il successo di questa operazione.
Non vi sono molti allevatori di regine, le celle sono comunque ben pagate, 3 4 dollari. Vi è richiesta primaverile di nuclei, date le malattie comunque la mortalità è abbastanza elevata (20 % 25%), un po' come in Italia, almeno in base alla mia esperienza, dato che non voglio smentire chi dice che non perde mai una famiglia.
Il prezzo dei nuclei si aggira sui 70 dollari.
Al centro di ricerca del ministero Mr. Efrat (apicolture extension specialist) mi fa da guida mostrandomi alcune famiglie e le poste di fecondazione. Giunti al laboratorio per l'iseminazione strumentale incontro Shirley, una studentessa che ha deciso di interessarsi di regine ed è stata mandata ad imparare la fecondazione artificiale, e che mi mostra soddisfatta i suoi risultati. Finiamo col vedere alcune prove di svernamento in nuclei di polistirolo fatti arrivare dal Canada, molto belli e robusti.
Postazione di fecondazione presso l'IstitutoMi mostrano poi un grafico di confronto della temperatura interna nel polistirolo e nel legno: una serie di picchi per il legno, e una linea con lievi morbide curve per il polistirolo. Andiamo poi ad osservare sotto i coprifavi, nel polistirolo non vi è condensa.
Con l'amico apicoltore, Menachem, vado una giornata ad alimentare le sue api, in realtà non vi è alcun bisogno, è più una precauzione, dato che in teoria siamo in inverno. Versa circa un litro di sciroppo zuccherino (lo zucchero costa pochissimo) sul coprifavo, il cui bordo ha un buchetto che consente alle api di salire.
Le condizioni delle famiglie sono molto buone, non vi sono segni evidenti di malattie se non un po' di varroa, polline fresco in abbondanza, regine giovani (è consuetudine cambiarle ogni anno).
Adesso basta api, la splendida ed affascinante Gerusalemme mi aspetta.


ultima modifica: 31 Luglio, 2010