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Report su incontro al Ministero della Salute

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3 dicembre 2014

a tumida

Pubblichiamo in estrema sintesi gli appunti sull’incontro del 1 dicembre al Ministero della Salute su emergenza A. tumida.

Report particolarmente opportuno, se non indispensabile, per l’importanza del confronto realizzatosi ed anche a seguito di “versioni” circolanti poco rispondenti a verità.

 

Premessa:

  • Il 22 settembre Sanità e Agricoltura della Regione Calabria hanno convocato le associazioni apistiche calabresi (all’incontro hanno partecipato anche i presidenti di Unaapi e Fai) e hanno comunicato la decisione di tentare l’eradicazione della nuova parassitosi. Alla riunione la gran maggioranza dei presenti, allo stato delle cose e conoscenze, ha preso atto e si è dichiarata fattivamente disponibile, ribadendo però l’importanza della continuità del confronto con tutti gli interlocutori ai fini della più efficace collaborazione.
  • Agli inizi del mese di ottobre, preso atto dell’evoluzione ed estensione dell’infestazione, Unaapi, Conapi e Consorzio Apicoltori di Calabria (Cac) hanno sollecitato l’urgenza di un incontro con Sanità e Agricoltura della Regione Calabria.
  • L’assessorato Agricoltura della Regione Calabria ha quindi espresso in una nota diverse e fondate perplessità su obiettivi e modalità delle misure attuate.
  • Il 25 ottobre Unaapi e Conapi hanno avanzato alcune circostanziate richieste e proposte.
  • Il 28 ottobre è stato quindi convocato un incontro, cui sono state invitate nuovamente e unicamente le associazioni calabresi, a Catanzaro, vedi resoconto.
  • Il 12 novembre Unaapi, Conapi si sono con forza appellati ad autorità nazionali ed europee per il blocco della mattanza d’api, per il cambiamento radicale di approccio e delle misure da attuare e per l’attivazione di differenti modalità di relazione e collaborazione con gli apicoltori e le loro rappresentanze.

 

Riunione del 1 dicembre a Roma

Lunedì mattina 1/12/014, a quasi tre mesi dall’accertamento della presenza in Calabria dell’insetto, nella sede del Ministero della Salute a Roma si è svolto l’atteso incontro tra i responsabili della Salute (D.G. Borrello, Santucci, Maroni Ponti) dell’Ambiente ( Valentini) e dell’Agricoltura (Cacopardi), le Organizzazioni nazionali degli apicoltori (Unaapi, Fai, Conapi-Alleanza Cooperative, Anai), i funzionari regionali della Sanità di Calabria e Sicilia, il funzionario dell’Agricoltura della Calabria, il CRA – API (Lodesani), l’IZS delle Venezie (Mutinelli), il professor Roversi del CRA-Agrobiologia di Firenze, le Organizzazioni Agricole Nazionali Coldiretti e Cia, i NAS.

L’Unaapi ha partecipato con una delegazione composta dal presidente e da Luigi Albo, Gaetano Mercatante, Giovanni Caronia e Michele Barbagallo.

 

Informazioni fornite

  • Al 27/11/14 è accertata un’infestazione in 59 apiari, con fitta copertura di tutta l’area del focolaio, e abbattimento e incenerimento di oltre 3.500 colonie d’api.
  • E’ in via di emanazione il decreto ministeriale, in attesa del via libera della Corte dei Conti, composto di tre articoli che prevede: 1) le misure in atto, tese all’eradicazione. 2) L’indennizzo ai sensi delle disposizioni della legge n. 218/98 per gli alveari bruciati. L’importo sarà quindi rapportato alle valutazioni Ismea (una miseria? NDR). 3) La possibilità di cambiare le misure da applicare in funzione dell’evolversi dell’infestazione e della verifica della possibilità effettiva di eradicare.
  • Le disposizioni di blocco dell’esportazione in Ue riguardano, al momento, il materiale biologico vivo (api regine, pacchi e sciami d’api), il materiale apistico usato e i prodotti apistici non destinati al consumo umano provenienti da Calabria e Sicilia
  • Nessun accenno è stato fatto a modifiche delle disposizioni Ue se dall’eradicazione si passasse a misure di contenimento, se l’estensione dell’infestazione permanesse l’attuale. Mentre tali disposizioni potrebbero ovviamente variare nel caso di estensione dell’infestazione ad altre regioni. L’unico accenno fatto in proposito è che il blocco delle movimentazioni apistiche dalla Sicilia potrebbe essere rivisto, qualora non dovessero esserci nuovi ritrovamenti nei prossimi tre/quattro mesi.
  • E’ bloccato di conseguenza qualunque movimento di uscita di alveari da Sicilia e Calabria.
  • E’ stato chiarito che il decreto della Regione Sicilia non riprende in toto quanto proposto nella precedente nota ministeriale, per cui non è in atto alcun blocco alla movimentazione apistica all’interno della Sicilia, se non nei 10 km intorno al focolaio. Non c’è attualmente alcun obbligo a operazioni estese di monitoraggio in Sicilia, fatto salvo che per gli apiari nel raggio di 10 km da Melilli e gli apiari che sono stati in Calabria.
  • L’indagine genetica in atto consentirà presto d’individuare l’origine geografica dell’A. tumida insediatasi in Italia.
  • E’ in atto il procedimento promosso dagli apicoltori calabresi d’impugnazione, al TAR, del decreto emanato dalla Regione Calabria.
  • Il CRA- Api sta organizzando per febbraio 2015 un convegno scientifico con i più importanti esperti mondiali d’ A. tumida.

 

 

 

Dibattito

Il Direttore Generale Borrello ha aperto i lavori affermando che il focolaio, in questi mesi, è rimasto circoscritto nel raggio dei 10 km. Questo dato è stato variamente contestato per la significatività dei rinvenimenti nel focolaio calabrese e nei vari punti dell’intera zona a partire dal primo rinvenimento.

Sia Borrello, sia Maroni Ponti si sono dichiarati molto stupiti e seccati delle prese di posizione espresse via via da alcune organizzazioni apistiche e da singoli cittadini/apicoltori. La reprimenda è stata molto forte in particolare per aver osato esprimere punti di vista diversi all’ attenzione di Bruxelles.

In particolare hanno reiteratamente ricordato come inizialmente ci fosse stato un assenso generale al tentativo di eradicazione.

È stato loro fatto presente che:

1) solo in data odierna si è finalmente ottenuto un confronto adeguato a quanto richiesto da mesi;

2) fin dai primi di ottobre, chiunque con competenze entomologiche ha cominciato a nutrire fondati dubbi sulle possibilità di successo di un tentativo di eradicazione, ancor più se effettuato con mezzi sproporzionati rispetto alle potenzialità riproduttive e diffusive dell’insetto. Peraltro con l’utilizzo di strumenti di monitoraggio di dubbia affidabilità.

Panella ha affermato che:

1) i rilievi mossi non hanno né fondamento né alcuna ragione d’essere. Al contrario le richieste rivolte alle autorità nazionali ed europee si sono rese non solo necessarie ma indispensabili, a seguito delle modalità operative della Veterinaria nazionale.

2) sono notevoli le criticità nello svolgimento delle attività intraprese, in particolare per assenza di un adeguato monitoraggio nelle zone circostanti il focolaio calabrese e in alcune provincie siciliane.

 

I vari interventi degli apicoltori G. Albo, G. Caronia, G. Mercatante, E. Di Chino, N.Guadagnino, S. D’Agostino (Anai), concordemente con i rappresentanti di Coldiretti (Lapiccirella) e di Cia (Sisini) hanno posto l’accento sui costi inaccettabili degli abbattimentii a fronte di aspettative troppo indeterminate e incerte, progressivamente contraddette dai fatti.

Molti degli interventi hanno ribadito la necessità di tenere presente il rapporto costi benefici: in sostanza quanta apicoltura e agricoltura si è disposti a distruggere prima di capire che non ne è valsa la pena?

Gli apicoltori siciliani hanno fatto presente l’insostenibilità di un eventuale blocco nell’isola della movimentazione, pena il crollo dell’ortofrutticoltura in serra. Hanno quindi espresso la loro preoccupazione per l’assenza dei controlli nel messinese.

Da più parti si è ripetuto che senza una contemporanea strategia di trattamenti sistematici contro l’insetto e protezione degli apiari immobilizzati nel focolaio non può esserci speranza alcuna di eradicarlo.

Solo Cirone per la Fai ha dichiarato che non si azzarda a dare consigli alla Salute. Si è quindi limitato a richiedere: gli indennizzi, un forte coinvolgimento del Corpo Forestale e delle forze dell’ordine per individuare gli sciami selvatici e gli apiari “clandestini”, e un maggior sforzo per l’individuazione della via d’ingresso in Italia del parassita.

Santucci del Ministero della Salute ha quindi affermato che, le procedure abituali della Veterinaria – “solo” 59 “casi” in un’area in ogni caso circoscritta - non consentono di dichiarare la non eradicabilità. Ha quindi continuato a sottolineare che la dichiarazione di endemicità avrebbe comportato il permanere della chiusura dei mercati europei per il commercio del materiale biologico vivo.

Gli è però stato chiarito – più volte - che il danno e la chiusura commerciale è già un dato di fatto: sono infatti già stati annullati tutti gli ordini di materiale vivo dalle due regioni colpite.

L’intervento di Lodesani (CRA-Api) ha chiarito che non esiste un piano di eradicazione, ma solo l’applicazione di una procedura standard europea, che non prende in considerazione le peculiarità dell’insetto e delle sue strategie di sopravvivenza e diffusione.

Il professor Roversi (CRA-Agrobiologia  di Firenze), con un discorso di pochi minuti, ha finalmente illuminato di scienza e conoscenza entomologica un ambito che fino a quel momento aveva fieramente rivendicato l’adozione delle “procedure standard di contrasto epidemiologico di problematiche sanitarie di altri comparti zootecnici”.

Posta una coppia di questi insetti, in sole quattro generazioni, la loro capacità riproduttiva e diffusiva teorica è di oltre trenta miliardi di individui

A fronte delle più che fondate contestazioni unanimi, con la sola eccezione dei rappresentanti della Fai, l’atteggiamento dei responsabili veterinari ha cominciato a manifestare i primi segnali di dialogo e di disponibilità di ascolto e interlocuzione.

Santucci ha, verso la fine dell’incontro, quindi:

  • Accolto la richiesta di partecipazione all’Unità di Crisi nazionale, convocata l11 dicembre a Roma, di 3-4 rappresentanti delle organizzazioni apistiche, che gli saranno indicati dal Mipaaf
  • Dato una prima disponibilità a riconsiderare una strategia diversa e al coinvolgimento nella sua elaborazione di competenze entomologiche, quali quelle del CRA-Api,
  • Ha affermato che le disposizioni possono cambiare in qualunque momento secondo l’evoluzione dell’infestazione e l’acquisizione delle informazioni.
  • Si è impegnato a verificare se è possibile mettere a punto procedure che consentano la certificazione e commercializzazione di api regine anche dalle regioni in cui è in atto o si è manifestata l’infestazione.
  • Si è impegnato a esplorare la possibilità di autorizzare in deroga preparati specifici per il contenimento e la protezione degli alveari nelle zone infestate e di quelle circostanti.
  • Ha più volte chiesto che le Associazioni si attivino maggiormente nella ricerca e denuncia degli apiari a rischio non dichiarati.

 

Conclusioni

C’è stata una prima importante presa d’atto che una politica sanitaria non si può semplicemente imporre, ma deve in primo luogo essere convincente e basarsi su fondamenti scientifici convincenti.

Nel definire strategie di intervento e porsi obiettivi, scienza e conoscenza debbono necessariamente rapportarsi a corrette valutazioni del rappoorto costi/benefici.

Avere buone motivazioni per il bene comune non basta. Se gli interventi procurano : pesanti danni ad alcuni ,bisogna, contestualmente, saper fornire adeguate e comprovate rassicurazioni che effettivamente questi potranno comportare un bene per la collettività.

La limitatezza dei mezzi realisticamente utilizzati e utilizzabili è tale da non fare assegnamento nel successo del drammatico tentativo di eradicazione.

Se anche con l’arrivo del freddo, non ci saranno più ritrovamenti, non è il caso di farsi illusioni, solo la primavera prossima ci potrà dare dimensioni e diffusione della parassitosi. Per quell’epoca, ai primi di febbraio in Meridione, sarà profuso tutto il nostro impegno affinché siano attivate le ragionevoli misure più atte al contenimento, per quanto possibile ed economicamente accettabile, della parassitosi.

Francesco Panella

Giovanni Caronia

 

 


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