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HOME SANITA' DEGLI ALVEARI Aethina tumida: Report di F. Panella su incontro a Catanzaro

Aethina tumida: Report di F. Panella su incontro a Catanzaro

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4 novembre 2014

aethina CRTDi seguito in estrema sintesi alcuni appunti sull’incontro realizzato recentemente in Calabria su emergenza A. tumida.

 
Premessa:
•Unaapi, Conapi e Consorzio Apicoltori di Calabria (Cac) avevano, da diversi giorni,  inviato lettera con sollecitazione a Sanità e Agricoltura della Regione Calabria, per aggiornamento sullo stato dell’infestazione parassitaria e sull’avanzamento degli accertamenti e provvedimenti.
•L’assessorato Agricoltura della Regione Calabria aveva espresso in una nota diverse e fondate perplessità su obiettivi e modalità delle misure attuate.
•Unaapi e Conapi avevano presentato all’insieme dei soggetti istituzionali alcune circostanziate richieste e proposte.
• Il 28 ottobre è stato quindi convocato un incontro cui hanno partecipato A. Maroni Ponti del Ministero della Salute, F. Mutinelli per il Centro di Referenza della Salute sulle api, i responsabili di Sanità e Agricoltura della Regione Calabria, F. Panella per Unaapi, Gino Albo per Cia e Cac, un rappresentante di Coldiretti, vari apicoltori e veterinari della regione.
Informazioni fornite
Al 28 ottobre sono stati visitati tutti gli apiari dell’area infestata, per un totale di circa 12.000 alveari  appartenenti a  67 apicoltori; e sono stati rinvenuti in tutto: 73 coleotteri e 3 alveari con larve.
 
In un caso, il più recente, sono state rinvenute larve ma nella trappola, fornita da Unaapi e posta sull’alveare, non c’erano insetti adulti.
In tutta la regione sono stati controllati  466 apiari di cui 43 positivi, il 1 novembre gli apiari infestati risultavano già 51la maggioranza in provincia di Reggio Calabria, solo 3 in quella di Vibo V., tutti nel raggio di pochi km.
 
Secondo le autorità sanitarie Gioia Tauro non sarebbe il focolaio iniziale.
E’ stata indicata come probabile causa  (senza peraltro fornire né prove, né indizi) una movimentazione apistica; così come è stato detto che  se il responsabile avesse tempestivamente denunciato il problema, questo sarebbe stato altrimenti risolvibile.
Le trappole sono state controllate 3 volte.
Si sono effettuati 2 sopraluoghi al termovalorizzatore e 3 alla discarica.
Sono state uccise e bruciate, sempre al 28 ottobre, 2.123 famiglie d’api allevate, 3 sciami selvatici, sono state bruciate anche tutte le arnie (compreso i contenitori in polistirolo!).
 
Sintesi dell’incontro
1)Sia il funzionario ministeriale che i responsabili sanitari regionali hanno dedicato ampio spazio della loro introduzione variamente argomentando sull’inopportunità di dichiarare allo stato attuale l’endemicità parassitaria.
Quando ho chiesto chi avesse avanzato questa richiesta hanno affermato che fosse contenuta nella lettera di Unaapi e Conapi.
Riletta con un po’ più d’attenzione la missiva si sono resi conto della cantonata e hanno così “risposto” ai quesiti proposti nella lettera:
 
•Apicoltori e veterinari locali si sono prodigati in modo encomiabile, con la massima collaborazione e iniziativa possibile.
•Il caso calabrese è unico per dimensioni dell’infestazione e al momento non è possibile né opportuno escludere la possibilità di eradicazione, che include drastiche e dolorose misure di abbattimento. Non abbiamo conoscenze sufficienti sui fattori di rischio per potere determinare/prevedere l’esito.
•L’eradicazione avrebbe grande importanza per preservare le possibilità commerciali di materiale biologico vivo apistico.
•La Ue, dopo aver precedentemente assunto una posizione meno interventista, sta invece predisponendo un provvedimento, per cui le movimentazioni d’api dalla Calabria saranno bloccate, per quantomeno un periodo di 8 mesi.
•Solo a seguito di circostanziata domanda in merito, hanno specificato che la bozza di tale provvedimento Ue prevedeva anche misure sul miele, poi eliminate, e di limitazione della movimentazione apistica per buona parte delle province di Catania e Siracusa, ancora in discussione.
•Non è possibile sapere com’è, in Calabria, il ciclo di sviluppo di Aethina, ma è realistico supporre sia presente in quel territorio da almeno 3 mesi, con almeno un ciclo di sviluppo completo.
•La Salute ha predisposto un provvedimento unico, un Decreto Dirigenziale, con indennizzi e misure (definite “flessibili”), su cui a breve si dovrebbe avere il parere delle Regioni. Provvedimento che potrebbe essere firmato dal Ministro della Salute entro la prima settimana di novembre, quindi con tempi più lunghi essere sottoposto al vaglio della Corte dei Conti.
•Gli indennizzi sono rapportati ai valori definiti da Ismea.
•L’ordinanza della Regione Calabria fa riferimento all’insieme degli articoli del RPV e non solo all’art. 155 dello stesso.
•Il Check Mite potrà essere autorizzato solo se verrà dichiarato non eradicabile il parassita.
 
2) Il dottor G. Aramini dell’Assessorato Agricoltura ha detto:
•Disconoscevamo che la strategia fosse basata sulla distruzione di interi apiari, comportando tale danno di tale entità all’apicoltura in una zona così ampia.
•La Regione sta molto investendo su questo settore, tanto da averlo inserito, unica Regione, nelle misure agroambientali del nuovo PSR 2016/2020.
•In zona  abbondano i castagneti e altri luoghi che ospitano tantissimi sciami naturali.
Non convince la base giuridica dell’ordinanza di distruzione che fa riferimento a una semplice nota ministeriale e cita una O.M. del 1984.
•Non ci sono elementi  che indichino una possibile eradicazione, al contrario si rischia  solo di mettere in ginocchio un settore che ha importanti potenzialità e su cui la regione punta.
Pertanto alla fine dei lavori ha dichiarato l’insoddisfazione dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Calabria.
 
3) Vari veterinari operanti in campo:
•Sono intervenuti descrivendo l’importanza delle operazioni svolte, solo uno ha colto la necessità di fare scelte che garantiscano il permanere dell’attuale e indispensabile livello di collaborazione da parte degli apicoltori.
 
4) Il rappresentante di Coldiretti:
•Non si era capito che l’abbattimento avrebbe interessato  interi apiari e non i singoli alveari infestati. Quando e quali indennizzi per gli alveari abbattuti? Com’è possibile pensare che tutte le varie tipologie di colonie sociali presenti sul territorio siano adeguatamente controllate nel tempo?
 
5) G. Albo di Cia e Cac:
•Qual è la definizione di “focolaio”, in questo caso? Come possono sopravvivere quanti colpiti nella zona rossa? E’ indispensabile consentire ai produttori apistici calabresi di potersi muovere quantomeno in ambito regionale, senza tempistiche e aggravi sanitari inaccettabili. Dobbiamo sapere subito come impostare la prossima stagione.
 
6) Apicoltore F. Massara:
•Sono l’unico che ha dichiarato la propria contrarietà dall’inizio all’impostazione di sterminio delle api. Quest’anno abbiamo avuto una sciamatura da paura, come li ritroviamo? Solo nel mio paese ci sono due Santi, corredati entrambi da debito sciame selvatico! Se anche riuscissimo a eleminare tutte le api in quella vasta zona che conseguenze ci sarebbero per l’agricoltura? In un mio apiario è stata trovata Aethina ed è stato distrutto, in un altro no, ma è stato distrutto anche questo perché vicino al primo. Cosa e come si misura il “vicino”?  la nostra attività e l’impegno di anni e anni sono andati letteralmente in fumo. Cosa ci aspetta? Quale futuro per noi? Dobbiamo emigrare?
In conclusione ai lavori i rappresentanti della Sanità calabra hanno garantito la riconvocazione di  2 nuovi incontri, entro fine novembre e fine dicembre.
 
Mie personali note e conclusioni
Abbiamo avanzato richieste precise, che riporto in corsivo data la scarsa capacità di comprensione da parte di vari soggetti istituzionali e associativi, e la  sfrenata fantasia di tanti improvvisati commentatori. 
Purtroppo la maggior parte delle richieste, avanzate da Unaapi, Conapi e gran parte degli apicoltori calabresi presenti, non sono state neppure considerate degne di risposta.
 
1)Evitare misure improvvide che, pur incapaci di bloccare o rallentare la diffusione della parassitosi, siano tali da causare danni economici al comparto apistico, a quello agricolo, nonché all'insieme degli equilibri ecoambientali.
 
Nessuna risposta. Le misure sono elaborate e decise in osservanza delle norme vigenti, a prescindere dalla loro sensatezza. Oltre al rischio di diffusività e del pericolo di una “brutta figura” in Europa, non è stata fornita alcuna valutazione sulle conseguenze delle misure che saranno adottate e prescritte dalla sanità. Nessuno si è espresso sulle varie ricadute di ordine sociale ed economico: apistiche, agricole e ambientali.  Ho fornito informazioni sui possibili esiti disastrosi di un eventuale blocco di movimentazione di api e bombi, oltre alla Calabria, in altre Regioni, per i milioni e milioni di euro di produzione agricola dipendenti dal servizio di impollinazione, così come per la sopravvivenza del settore apistico… sono cadute in un silenzio assordante.
 
2)Sospendere immediatamente la distruzione  di alveari in Calabria.
 
Nessuna risposta. E’ di tutta evidenza che allo stato attuale sarebbero possibili altre misure di contenimento oltre all’incenerimento, in attesa di capire celermente, entro dicembre, se l’ eradicazione è una percorso praticabile. 
 
3)Acquisire con massima urgenza il parere  dei Centri di Referenza Nazionale e Comunitario per l’apicoltura (avvalendosi, se del caso, di consulenza e pareri di esperti internazionali su A. tumida) sulle reali, percorribili e sostenibili possibilità/probabilità di poter eradicare la parassitosi e quindi sulla sensatezza di perseverare con le attuali misure.
Le conoscenze che abbiamo sono effettivamente insufficienti anche se molti indizi ci indicano l’improbabilità di un successo di eradicazione, continuiamo pertanto ad affrontare quanto avviene giorno per giorno.  Diversamente da altri paesi europei eravamo, e siamo tutt’ora, senza un piano e criteri per questa eventualità. 
 
4) Definire criteri oggettivi, scientificamente fondati, quindi condivisibili, che motivino e giustifichino sia l’adozione e sia la gestione di misure tese all’eradicazione piuttosto che misure tese al contenimento della parassitosi. La motivazione deve essere accompagnata dalla valutazione in termini economici dei costi/benefici di eventuali ulteriori abbattimenti di apiari e/o di blocchi di movimentazione di alveari, sia nella Regione Calabria, sia nel caso, malaugurato ma assai probabile, di accertamento nei prossimi mesi di altri focolai in altre regioni d’ Italia.
5)Promuovere con la massima celerità incontri di condivisione e confronto con: gli altri dipartimenti ‐ Agricoltura e Ambiente ‐ direttamente e fortemente interessati, e le associazioni apistiche e agricole nazionali e regionali.
6)Pervenire al più presto alla costituzione, con tali realtà istituzionali e associative, di una cabina di regia sulle scelte da adottare rispetto ad A. tumida.
 
Risposta (non verbale, ma non per questo meno chiara): la collaborazione degli apicoltori è stata finora molto buona, contiamo prosegua allo stesso modo, nell’osservanza delle decisioni che spettano alla Salute e unicamente alla Salute, che non è adusa a consultazioni/valutazioni preventive e partecipate.
Non vi sarà alcun coinvolgimento strutturato né delle altre istituzioni, né delle realtà associative (agricole, apistiche ecc…).
Tant’è che non sono state richieste informazioni più dettagliate su le varie tipologie di movimentazioni di api e bombi.
Tant’è che lo stesso provvedimento in via di approvazione rimarrà “secretato”, fino a quando sarà pubblicato e quindi obbligatoriamente applicato.
 Unica “concessione”: riconvocazione  a fine novembre. 
 
Dopo l’esperienza ultra decennale della varroa, temo fondatamente il rischio di poterci ritrovare in un nuovo incubo normativo, che rischia, come nel caso della varroa, di fomentare la diffidenza e comportamenti  non collaborativi tra sanità e apicoltori.
Conto e spero che riusciremo a operare affinché si riesca a costruire ben altra modalità di procedere, condividere e mettere in campo percorsi efficaci e praticabili.
 
Francesco Panella 
4 novembre 2014 
 


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