Dicembre 2011
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Ole’
E’ il coro, nell’arena mortale, che omaggia e onora il valore del toro che non soltanto reagisce al predestinato, “elegante” infilzamento sacrificale, ma è addirittura capace d’incornare il suo boia. L’ennesima sospensione dei concianti killer d’api è esito tutt’altro che scontato; che ha richiesto grande impiego d’energie e risorse!
Api e apicoltori riescono ancora a imporsi nella guerra di lunga durata che li vede, fino a ora, vincenti: in due pronunce giudiziarie e cinque amministrative! Api e apicoltori guadagnano, almeno nelle terre del mais, un altro anno di vita; gli invisibili spiritelli alati della fertilità del vivente riescono a intralciare, una volta di più, l’arrogante passo dell’oca dei giganti della chimica.
Ciò grazie a molteplici evidenze: miglioramento della salute degli apiari d’Italia e plateale dimostrazione in campo d’inutilità dei concianti per la produzione del mais, con, nel 2011 senza i mortiferi concianti, medie produttive record. Ma sappiamo quanto l’arma letale, la “banderilla”, delle possenti Corporation della Chimica consista nella pervasiva capacità di condizionamento d’Istituzioni, media agricoli e scientifici, e d’influenza su parte degli scienziati, soprattutto di subordinazione dei loro, affamati di risorse, enti di ricerca.
La gran novità del recente processo è però un atto d’accusa che assomma alla già nota caterva di elementi indiziari, l’individuazione del Dna che inchioda senza scampo i colpevoli. L’accertamento scientifico ha scovato una tale montagna di schiaccianti prove a carico, da rendere impercorribile qualsiasi soluzione assolutoria. Sono i molteplici e convergenti risultati della ricerca scientifica Apenet 2011, che non mancheranno d’avere grandi riflessi in campo internazionale. Non è casuale che tale crescita della conoscenza sia frutto dell’unico studio pubblico, multidisciplinare, pluriennale e indipendente di cui si abbia notizia nel Mondo intero. Quando le colossali Corporazioni non riescono a predeterminare le conclusioni, quando ciò che guida i ricercatori è solo l’onestà intellettuale, l’esito è uno solo: l’approfondimento
delle conoscenze non si limita a parlare: canta! Con tali risorse agricole si è, fra l’altro, effettuata la prima ampia indagine epidemiologica sanitaria degli allevamenti apistici nazionali. Una reiterata attività denigratoria è però “scesa in campo”, in affiancamento dell’implacabile tentativo delle Corporazioni, per sminuire rilievo e importanza delle conclusioni dello studio Apenet. Con esponenti di una delle tante corporazioni d’Italia, prodighi nel diffondere la falsa “notizia” per cui l’U.e. stessa avrebbe censurato l’attività di conoscenza del settore realizzata nell’ambito di Apenet.
Ovvio il quesito: “tale convergenza di fuoco e contiguità, quali interessi comuni sottende?” Per quanto attiene, invece, la “definizione delle competenze” tra Salute e Agricoltura, nel groviglio d’inadempienze pubbliche che variamente riguardano il nostro comparto, l’Unaapi avanza con forza l’esigenza che si riesca a realizzare la massima collaborazione tra tutte le attività e intrecciate competenze, specie qualora le reciproche “offese” di ruoli mal praticati rischi di comportare dilapidazione delle poche risorse disponibili.
Ma le sfide… come gli esami… non finiscono mai!
Non è più come ai tempi dei nostri padri, quando l’arte di coltivare, allevare e vendere era basata sulla sapienza cumulata nelle generazioni.
Ora tutto corre veloce e… cambia! E tutti sono tenuti a stare al passo dell’evoluzione del contesto di riferimento. Recentemente la normativa d’insieme europea sull’immissione al consumo d’alimenti d’origine animale è stata resa, motivatamente, più restrittiva e cogente.
Oltre alle caratteristiche intrinseche dell’alimento, per poterlo commercializzare, è indispensabile seguire, documentare e tracciare le procedure, in particolare sanitarie, seguite per produrlo. Questo ha costituito un’ennesima difficoltà per un comparto sprovvisto sia di adeguate e specifiche politiche veterinarie, sia d’efficaci farmaci. In Italia, dopo anni, se non decenni, di deficienza totale, si è finalmente concretizzata per l’apicoltura un’inusuale capacità d’iniziativa del Ministero della Salute, per rendere accessibile quantomeno l’ossalico, “senza obbligo di ricetta” nelle due possibili tipologie di somministrazione. Una creativa “interpretazione” veterinaria ha quindi provveduto, almeno per il nosema, a correggere una delle storiche aberrazioni normative.
Sta a noi produttori di alimenti apistici, ora cogliere questa come una prospettiva cui deve e può corrispondere analogo impegno degli apicoltori nel rispondere agli obblighi sostanziali e documentali che il mercato degli anni a venire pretende. S’intravede, infatti, uno scenario per cui non saranno più ammessi sconti e giustificazioni di sorta.
Né l’obiezione dell’incremento del costo per la disponibilità del principio attivo può trovare alcun avvallo. Non c’è specificità d’allevamento che tenga: l’incremento di costo del principio attivo e il relativo profitto privato è, nel bene come nel male, il contrappeso alla possibilità d’utilizzo per fini sanitari di tutti i farmaci, a partire dalla corteccia del salice, o giust’appunto dal miele per la cura delle umane scottature!
Nel contrasto della peste americana abbiamo individuato e condiviso scelte che ci hanno portato a una “felice conversione”, che distingue e valorizza la parte migliore dell’apicoltura italiana e dei suoi prodotti nel Mondo.
La scommessa è ora riuscire a costruire analogo percorso nella difficile lotta sanitaria acaricida. A partire dall’obbligo documentale d’approvvigionamento, in quantità e tempistica plausibile, di preparati e farmaci utilizzati. “A las cinco de la tarde” ci attende un’altra sfida.
E’ una sfida impossibile? No! E’ un’altra scommessa assai difficile, ma se ce la mettiamo tutta… possiamo farcela… ancora una volta!
Bruxelles, 14 novembre 2011














