Novembre 2010
anno XVIII - n. 8
| Sommario
Una bella stagione...
anche nel finale!
Ci siamo lasciati con l’esito incognito per i concianti killer d’api. Certo abbiamo sviluppato molte incisive iniziative, ma quest’anno la conferma della sospensione non può che dipendere dagli elementi scientifici e dalle gravi e incontestabili evidenze raccolti dalla ricerca Apenet. Festeggiamo il grande risultato, ma non illudiamoci. Non demorderanno: è “scontato” che presto i concianti killer saranno ri-autorizzati, attenuando “forse” il solo effetto tossico in fase di semina. Nonostante sia dimostrata la sostanziale inutilità agronomica. Nonostante soprattutto i fondati rischi, se non certezze, di effetti cronici per tutti gli insetti che sulle piante di mais si abbeverano e che si approvvigionano del loro polline.
Com’è possibile una tale insensatezza? Per cercare risposta vi sottopongo un indovinello. Sapete qual è la spesa che negli USA, in vent’anni, si è moltiplicata di oltre sei volte? Che supera l’importo in dollari per l’acquisto di benzina o, persino, nei fast food? Che è pari al doppio di quanto investito per l’educazione superiore? La spesa che comporta (per effetti collaterali) oltre centomila morti l’anno, il doppio dei morti per incidente stradale? Incredibile ma vero: è la spesa in farmaci! Tale incremento è frutto di un’accorta politica con riduzione degli investimenti in ricerca scientifica, e di converso enormi investimenti in marketing. Una strategia comunicazionale incentrata sulla creazione di paura e di timori (sovente senza fondamento) e di salvifica soluzione nell’uso di farmaci, a prescindere dai conseguenti “effetti collaterali”. Insomma un sistema sanitario marcio, compenetrato dal polipo degli interessi dei fornitori, che come burattinai sono in grado di condizionare scelte e abitudini dei cittadini, come anche degli stessi responsabili sanitari. Alla faccia del Giuramento d’Ippocrate, questo è il patto con Mefistofele: profitti enormi a breve per pochi e la dannazione nel tempo per la moltitudine! Non a caso negli USA, il paese più ricco del mondo, l’aspettativa di vita umana alla nascita è di 78,2 anni, contro ad esempio quella in Italia (la cui Sanità non eccelle di certo) di 80,5 anni. Con meno farmaci e abitudini più sane: due anni in più di vita e con una miglior qualità dell’esistenza, vi sembra poco?
Questa chiave di lettura ci dice come l’esempio di Big Farma sia stato illuminante per Big Agro Farma. Che attua una similare “semina e coltivazione” dei timori e della necessità di farmaci per prevenire i pericoli. Con promesse che si liquefanno alla prova dei fatti: basti ricordare ad esempio il crollo di convenienza delle culture OGM Monsanto, sempre negli USA, per cui un terzo degli agricoltori USA ha scelto di ritornare ai semi tradizionali. E con quali “effetti collaterali”ad esempio sull’insieme degli impollinatori? A cosa altrimenti è possibile imputare, se non alle “innovative” tecniche di produzione e di difesa delle colture, un tale progressivo degrado, che l’Europa s’è appena dichiarata incapace di arrestare?
Gli apicoltori sono in prima linea a verificare sulla pelle dei loro animali l’effetto subdolo e perverso dei cosidetti fito farmaci. Sta quindi a noi, volenti o nolenti in prima linea, impegnarci per contribuire costruire a ben altre soluzioni. A tal fine l’Unaapi anima e partecipa il Coordinamento degli Apicoltori d’Europa che ha attivato varie azioni concrete ed efficaci, che presto approfondiremo.
Per intanto registriamo, per la prima volta da anni, la fine di una generalmente bella stagione, con non solo buona produzione e prezzi, ma sopratutto condizioni sufficienti se non buone delle colonie in invernamento.
Hanno influito le condizioni climatiche, nell’insieme con buoni indici quantitativi e di distribuzione della piovosità, il non utilizzo delle molecole neurotossiche quantomeno sulla coltura del mais, il ri-orientamento e la conversione, sostenuti con tutta la sua forza da Unaapi, verso metodiche diverse di lotta alla varroa.
Certo anche fra gli apicoltori molti ancora cercano e trovano, almeno per ora, la soluzione salvifica in qualche molecola, riaffermando la “cultura” dell’affidarsi alla “medicina”, a prescindere dalle conseguenze nel medio e lungo periodo. Il percorso di cui Unaapi è anima e locomotore prevede e richiede al contrario: impegno costante, metodi in “miglioramento continuo”, attenzione, prevenzione, comunicazione e collaborazione collettiva ecc…Tutti aspetti che necessitano della capacità caparbia, del “naso”, della gestione continua e puntuale dell’apicoltore e che non possono certo essere più di tanto condizionati da soggetti, “norme” e tempistiche che nulla sanno e nulla riflettono d’apicoltura in campo. Rimbocchiamoci le maniche come di consueto e avviamo l’indispensabile riflessione collettiva sulla stagione passata e sulle indicazioni da trarne per migliorare. D’altronde è risaputo che oltre il 15% dei decessi umani nei paesi occidentali è dovuto a sedentarietà e a dieta errata, prevenibili più da buoni comportamenti che da medicinali. Analogamente gran parte delle patologie apistiche, lo sta dimostrando la migliore apicoltura italiana, è fronteggiabile con scelte gestionali d’allevamento, metodi e attenzioni preventive e privilegiando l’uso tempestivo e appropriato di farmaci a bassissimo se non nullo rischio d’effetti collaterali di sorta. Continuiamo in questa direzione e possiamo da quest’anno sperare, finalmente, che gli allevatori d’api in Italia possano al meglio gestire e risolvere le problematiche veterinarie! Per i pesticidi, invece, si preannuncia una gara ben più ardua… starà a noi, l’esperienza insegna, saper trovare modo e maniera di nutrire e coltivare, nonostante tutto, speranza.
Francesco Panella











