
| Editoriale
OGM e apicoltura. Non vale più il principio per cui
“Chi rompe paga... e i cocci sono suoi…”?
Una volta di più l’estrema specificità della forma di vita e di pascolo delle api, e la peculiarietà del loro allevamento, sbatte l’apicoltura in prima linea di un grande conflitto - vaso di coccio? - su una delle scelte che incombono sul futuro della Madre Terra.
In Baviera, qualche anno or sono, l’analisi di un miele prodotto nei pressi di un campo sperimentale coltivato a mais OGM Monsanto, il Mon810, ha accertato, come prevedibile e se non scontato, la presenza di polline OGM. La giustizia ha fatto il suo – lento, ma implacabile – corso, fino alla massima istanza giuridica comunitaria. La sentenza della Corte di Giustizia europea è una pietra miliare che parte da dati di fatto, non considerati (volutamente?) e ben difficilmente aggirabili: per il polline Mon810 non è stata richiesta, dalla multinazionale, alcuna autorizzazione per il consumo umano; ai sensi della normativa vigente il polline è ingrediente del miele. Pertanto la sentenza ha stabilito che il miele contaminato da polline non autorizzato per il consumo umano non può essere venduto e consumato. D’altra parte ciò che vale per tutti gli alimenti, vale anche per tutti quelli d’origine apistica.
La presenza di organismi geneticamente modificati nei vari derivati apistici in quantità superiore allo 0,9% (nel caso di contaminazione del polline nel miele, percentuale riferita al contenuto totale di polline) comporta l’obbligo di etichettatura: "Contiene ingredienti OGM".
Ancora una volta i potenti interessi privati dell’agroindustria e delle aziende multinazionali- Monsanto, Dow AgroSciences, DuPont, Pioneer, PHI, Bayer e Syngenta – entrano in collisione con api e apicoltura. Il profitto privato di pochi contro l’interesse e il bene comune collettivo, infatti:
• tutti i derivati apistici contaminati da pollini di mais Mon810, o da altre colture non autorizzate dalla U.e., non possono essere posti al consumo. Penalizzazione che colpisce in maniera iniqua e indiscriminata gli apicoltori d’ogni parte del mondo.
• La filiera dei prodotti apistici e quindi i consumatori, sono gravati dal costo analitico per garantire l’assenza di contaminazione OGM.
• Le procedure analitiche per la varie matrici apistiche non sono, a oggi, validate e standardizzate, e quindi sono assai frequenti i casi di analisi con ”falsi positivi”. Anche a causa di una infima ma ubiquitaria contaminazione ambientale OGM: un “rumore di fondo” da cui non si può prescindere.
La sentenza, quindi, rimette drasticamente in discussione l’indirizzo seguito sino a oggi in materia di autorizzazioni di OGM dalla Commissione Europea., che ha autorizzato tali coltivazioni postulando la possibilità della coesistenza tra agricoltura OGM e Tradizionale, “scordandosi” che:
• le api, con un raggio di pastura che spazia per vari chilometri, non distinguono le colture transgeniche da quelli convenzionali. In campo non è possibile condizionare e prevenire la contaminazione proveniente da coltivazioni OGM.
• Nessuno studio serio, completo e approfondito è stato a oggi realizzato sull’effettivo impatto delle matrici botaniche transgeniche sugli alveari, sia nel lungo periodo, sia sulle varie tipologie di caste di api e sulla covata in allevamento.
E’ l’ennesima conferma che la tanto sbandierata “libertà di scegliere cosa coltivare” si concretizza non nella “coesistenza” tra colture OGM e Tradizionali ma nella contaminazione dell’insieme del vivente.
Tale "coesistenza impossibile" colpisce ora proprio quel piccolo comparto agricolo, l’apicoltura, da un lato già in crisi di sopravvivenza “sistemica” e dall’altro sempre più indispensabile per agricoltura e ambiente.
I servizi della Commissione a Bruxelles sembra pensino di provare a “risolvere” l’intricata matassa con un maquillage: la modifica della Direttiva vigente sul miele per cui il "polline sarebbe un costituente e non un ingrediente del miele". Tale espediente non dà certo risposta esauriente all’insieme di contraddizioni evidenziate dalla sentenza dell’alta corte.
Frattanto la gran maggioranza dei cittadini italiani ed europei è sempre più consapevole dell’evidente fallimento di tutte le “promesse” dei venditori di OGM, ed è più preoccupata per gli effetti a lungo termine sulla salute umana degli alimenti modificati geneticamente. Si è poi dimostrato come, una volta che gli OGM sono stati immessi nell'ambiente, non c'è modo di limitarne la diffusione in natura. Né si è realizzata, laddove si è scelta, su larga scala, l’agricoltura biotech, la tanto decantata riduzione dei pesticidi. Al contrario, la repentina evoluzione e selezione delle erbe infestanti, tolleranti agli erbicidi, sta provocando l’irreversibile deterioramento di enormi ecosistemi agricoli e naturali.
Da questa diffusa e sempre più radicata opinione negativa sugli OGM, l’apicoltura può trarre forza e ampio consenso per pretendere e imporre che sia garantita l’assenza di qualsiasi rischio di contaminazione genetica per tutti i derivati dell’alveare. Né il diritto a tale garanzia può essere contestato, anche dal più sfegatato sostenitore delle culture biotech, né si intravvede come possa essere conciliato praticamente con l’autorizzazione di coltivazioni modificate geneticamente, anche solo a scopo sperimentale.
Intanto i costi delle analisi per assicurare l’assenza di contaminazione OGM nei prodotti apistici italiani sono però, a oggi, a totale carico della filiera apistica e dei consumatori. Da qui la forte richiesta al Governo italiano affinché sia definito, al più presto, il limite analitico a garanzia di OGM FREE e per far sì che paghino i costi analitici quanti ne hanno determinato la necessità.
Albert Einstein








