Renzo Barbattini, Luigi Cremonte, Andrea Raffinetti

L’allergia al veleno di Imenotteri. Pollinosi e ambiente
di Luigi Cremonte
Questo dossier realizzato in collaborazione con il prof. Luigi Cremonte, Responsabile Struttura Semplice Dipartimentale di Allergologia Asl di Alessandria, Centro di Riferimento Regionale per le allergie al veleno di Imenotteri Ospedale San Giacomo, Novi Ligure (AL). Perché e come si diventa allergici? Come si manifestano le reazioni allergiche? Quali la diagnosi e le terapie? Come intervenire? Le reazioni allergiche al veleno di Imenotteri interessano circa il 3% della popolazione. Questo dato è di molto inferiore rispetto a quello registrato presso gruppi di soggetti particolarmente esposti, tra cui gli apicoltori, che raggiungono una prevalenza di reazioni allergiche fino al 32%. Non è però sempre vero che le persone più esposte alle punture di Imenotteri hanno maggiori probabilità di sviluppare sensibilità al veleno. Infatti, paradossalmente, bisogna considerare che un alto numero di punture (più di 50 per stagione), come accade tra gli apicoltori, può indurre uno stato di tolleranza e quindi una protezione verso successive punture di api; per questa ragione più a rischio di reazioni sistemiche sono i i familiari degli apicoltori e gli apicoltori hobbisti (che ricevono meno di 25 punture per stagione).
| pagine 2-3 |
pagina 8-9 |
Stagione 2011 Lotta alla Varroa: mantenere e assestare la rotta
| pagine 3-4-5 |
pagina 10 |

La lotta per controllare la varroa appare una strada sempre più in salita.
Questo dossier ha una finalità eminentemente pratica: proporre le attuali opzioni per la difesa dalla varroa attuabili in Italia nella stagione produttiva.
Pensiamo possa essere di non poca utilità, prima di entrare nel merito degli aspetti e delle proposte operative, riproporre alcuni concetti basilari, indispensabili per orientare la strategia di lotta alla parassitosi, frutto della riflessione del mondo apistico produttivo.
Andrea Besana e Francesco Panella
Questo Dossier propone una presentazione organica dell’evoluzione della normativa comunitaria e nazionale di regolamentazione della produzione apistica biologica.
E’ strutturato in tre parti.
1) La prima propone, integrandole, l’insieme di considerazioni, formulate qualche anno or sono in analoga pubblicazione di U.N.A.API., utili ad introdurre la tematica della produzione biologica in generale e quella specifica apistica e per evidenziare alcuni obiettivi che si prospettano per l’apicoltura italiana (a cura di Francesco Panella)
2) La seconda illustra e sottolinea le innovazioni relative alla normativa di produzione biologica apistica (a cura di Andrea Besana di Conapi)
3) La terza presenta i vari riferimenti normativi specifici per l’apicoltura fra loro integrati, così come formulati nei due nuovi regolamenti comunitari e nel decreto applicativo dello Stato italiano (a cura di Andrea Besana e Francesco Panella).
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| pagine 8-9 | pagine 14-15 | |
Francesco Panella
Il bottino delle api e le mappe del tesoro
Ai fini produttivi apistici è di significativa utilità la mappatura nettarifera?
E’ ancora diffuso non solo tra gli apicoltori, ma anche tra i ricercatori, un concetto di limitatezza delle risorse nettarifere presenti nell’ambiente, che contrasta con l’esperienza di campo che vede invece le possibilità di raccolto condizionate non tanto da “quanta” fioritura è presente, ma da un insieme di fattori che deve prendere in considerazione soprattutto le condizioni microclimatiche, pedologiche della zona e, per quanto riguarda le colture di interesse agrario, anche ed in primis il discorso varietale ed agronomico. Ne deriva che le tanto decantate “Mappe mellifere”, sulla cui base si vuole regolamentare il nomadismo, non hanno alcun significato per l’apicoltore dal momento che rappresentano solo una espressione della superficie occupata da un specie di interesse apistico e non la vera capacità di produrre nettare, che dipende da ben altri fattori.
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| pagine 2-3 | pagine 10-11 | |
Giovanni Guido e Francesco Panella
16 pagine, 15 foto, 4 schede, VII capitoli
In questo momento particolare per l’apicoltura italiana è necessario cogliere la grave crisi degli allevamenti apistici nazionali quale preoccupante segnale di allarme circa la possibilità, da parte dell’ecosistema nazionale, di mantenere inalterate le caratteristiche di fertilità e di biodiversità che lo hanno naturalmente contraddistinto. Si avverte quindi l’urgenza di attivare un’adeguata e specifica politica sanitaria, che deve ovviamente tenere conto, nella definizione e gestione generale delle politiche e iniziative in agricoltura e in particolare di quelle che si riferiscono alla sanità animale, delle peculiarità dell’attività apistica, abbandonando una radicata concezione folcloristica dell’apicoltura generalmente diffusa nella cultura veterinaria e/o agronomica italiana e, soprattutto, lo scarso valore che viene dato a tale materia di studio nei vari percorsi formativi e/o di qualificazione tecnica. Specifiche iniziative del settore apistico, infatti, scontano una generale indifferenza da parte dell’insieme dei referenti istituzionali.
Da tali considerazioni è nata l’idea di realizzare il dossier dal titolo “Sanità degli alveari in Italia. Qualcuno se ne occupa? Qualcuno se ne preoccupa?”, con il quale si avanzano proposte per l’individuazione di criteri di polizia veterinaria apistica. Tale strumento si spera possa consentire l’apertura di un dialogo con i Servizi Veterinari competenti in materia, al fine anche di contrastare la diffusione di pratiche illegali, in parte proprio determinate proprio dalla mancanza di comunicazione con le istituzioni che rende difficile la messa in atto di azioni che devono basarsi su sul coordinamento delle modalità di lotta sanitaria in apicoltura.
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| pagine 10-11 |

Lo stato dell’arte della lotta alla varroa
Le scelte praticabili per una sfida impegnativa da affrontare con attenzione per evitare di bruciare le - poche - armi disponibili
Liberare un insetto sociale da un acaro è apparsa, da subito, una sfida non facile. In effetti, le procedure di tipo biomeccanico sono utili, ma insufficienti e le molecole utilizzabili sono poche se non pochissime, sempre le stesse; anzi il rischio è che se ne riduca progressivamente disponibilità ed efficacia. Riporre la speranza nell’aspettativa di nuove “medicine” miracolose o ancor peggio nella crescita dei dosaggi e nella somministrazione di micidiali miscelazioni chimiche rischia di tradursi in un immane disastro.
L’alveare è una forma vitale basata su una relazione, inscindibile, tra materia animata e inanimata. L’interazione dell’insieme degli elementi costitutivi dell’alveare determina un metabolismo unico e particolare sia sotto il profilo della somministrazione e sia della vita e durata dei preparati chimici.
Tali notevoli fenomeni di fissazione e di accumulo di molte molecole nelle materie costituenti l’animale, hanno rilievo sia rispetto al perdurare della loro efficacia acaricida e/o sanitaria, sia perché tali presenze residuali possono essere causa di stress/intossicazione nel tempo delle famiglie d’api, così come possono indebolirne le difese immunitarie.
E’un dato non adeguatamente considerato, con il rilievo che merita: tra le -poche- armi e molecole di cui disponiamo, alcune non comportano residui nell’alveare, mentre altre è certo lascino traccia che dura, che si accumula e che può nel tempo esplicare sempre più pericolosi effetti.
Se davvero il nostro obiettivo non si limita al mero interesse quotidiano, ma è di sperare che l’apicoltura possa essere praticata anche dalle generazioni future, dobbiamo nella lotta alla varroa guardare anche e soprattutto al domani.
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| pagine 4-5 |
Giugliano Stracci 
Migliorare le api e l’apicoltura per la produttività e l’ambiente.
La selezione genetica: una proposta per salvare l’apicoltura
La sfida di Aspromiele da sempre è promuovere la crescita delle capacità imprenditoriali e di categoria, c o s t ruendo un sapere collettivo attraverso la comunicazione e la condivisione della conoscenza. Aspromiele non limita la propria ragion d’essere alla sola e semplice rappresentanza “sindacale” del settore, ma ha quale obiettivo il mettere insieme le conoscenze ed i “segreti del mestiere” per farli divenire un patrimonio comune per l’ulteriore crescita dell’apicoltura.
Questa è in estrema sintesi la missione portata avanti sia con “L’Apis”che con i “Dossier” allegati al mensile.
Ben quattro i “Dossier” editi ogni anno su tematiche specifiche ed inviati a tutti gli abbonati senza alcun aggravio di costo.
Sino ad oggi gli autori dei dossier via via editi erano riconducibili direttamente alla redazione di L’Apis o a collaboratori di una “rete”che di volta in volta fa squadra con l’“U.N.A.API” o partecipa alle sue iniziative.
Il dossier “Migliorare le api e l’apicoltura per la produttività e l’ambiente” è invece stato interamente realizzato da Giuliano Stracci, apicoltore di Nugola Nuova (LI). Non si pone alcun obiettivo di carattere produttivo mentre affronta tematiche importanti forte di tanta osservazione e senza alcuna pretesa di “scientificità”.
Alcune ipotesi sono forse solo parzialmente condivisibili e possono presentare il limite di una verifica limitata, ma hanno l’innegabile pregio di sollecitare l’apicoltura italiana a fare, finalmente, qualcosa anche nel campo della selezione. Agli attenti lettori non sfuggirà pertanto un messaggio non sempre in sintonia con l’impostazione tecnica ed il pensiero della redazione. Ci auguriamo che il testo possa essere di stimolo per l’avvio di un fattivo confronto sul tema della selezione delle api, almeno per coloro che concretamente provano a calarsi nei panni dell’allevatore/selezionatore.
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| pagine 12-13 | |

Api grasse Api magre
Il manuale sulla nutrizione delle api.
Questo dossier è la traduzione di un lavoro realizzato dal Governo Australiano pubblicato nell’anno 2005 e curato da Doug Somerville, veterinario (apicoltura) del NSW Department of Primary Industries Goulburn. E’un documento di notevole e grande interesse.
Non essendo possibile la sua pubblicazione intera, Aspromiele ha affidato a Paolo Faccioli e Giovanni Guido l’incarico di procedere alla sua traduzione e successiva libera e ampia sintesi. In merito all’insieme dello studio è opportuno sottolineare che:
1. le considerazioni proposte, anche se riferite al contesto ambientale, botanico e normativo australiano, possono -con solo un piccolo sforzo- essere ripensate anche per la nostra situazione.
2. Tanti interrogativi (irrisolti) sono onestamente ammessi in questa complessa ricerca. Essi caratterizzano un modo di condurre ricerca e comunicazione molto diversi dalla tendenza riduttiva e semplificante a cui siamo stati abituati.
3. Da questo lavoro si capisce come l’apicoltura pratica e produttiva sia in gran parte del mondo un riferimento ed un partner importante, se non indispensabile, per le attività di ricerca.
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| pagine 4-5 | pagine 18-19 | |
Francesco Panella, Roberto Barbero
E’ indispensabile e urgente la sospensione d’autorizzazione d’uso di tutti i pesticidi a base di neonicotinoidi!
•Diffusione di patologie e parassitosi (in Italia: Varroa destructor e varie forme di nosema).
•Riduzione delle zone e delle risorse di pastura per l’“appiattimento” del paesaggio rurale e della varietà floreale.
La principale ragione è tuttavia da ricercarsi nell’inquinamento crescente delle fonti di nutrizione delle api. Dagli anni ottanta l’uso crescente di erbicidi estremamente efficaci ha comportato un impressionante impoverimento delle disponibilità di nettare e di polline in natura.
La principale insidia deriva dall’utilizzazione, iniziata nei primi anni ’90, di una nuova generazione di insetticidi detti sistemici: la molecola e i suoi metaboliti vengono assorbiti dalla pianta e, tramite la linfa, veicolati a tutte le sue parti, organi floreali compresi. In molti casi questi prodotti vengono usati anche per la concia delle sementi. Le api si intossicano per contatto quando il trattamento è effettuato in periodo di semina e/o di bottinatura o per ingestione, quando raccolgono nettare, acqua o pollini contaminati con il pesticida sistemico.
Questo dossier è stato realizzato al fine di fare il punto della situazione sulle attuali problematiche connesse ai neonicotinoidi.
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| pagine 2-3 | pagine 14-15 | |
Paolo Faccioli, Roberto Barbero, Silvana Curti
Le terre dei mieli
Un incontro con le apicolture del mondo
Questa pubblicazione nasce dagli incontri con apicoltori di tutto il mondo all’edizione di “Terra Madre”, l’ottobre 2006 a Torino. Organizzata da Slow Food,“Terra Madre”è il grande momento di ritrovo di tanti appartenenti a diverse “comunità del cibo”, confluiti coi loro costumi, linguaggi, strumenti e prodotti, da ogni parte della terra.
“Comunità del cibo” è un’espressione nuova, che è stata coniata per indicare quanti su uno stesso territorio concorrono alla produzione dello stesso alimento (e chiaramente si sta parlando di un alimento “con un’anima”), o quanti danno espressione alla particolare forma di cultura alimentare legata a un territorio.
A questa edizione hanno partecipato 1600 di queste “comunità”, appartenenti a 150 paesi di tutti i continenti. 5000 contadini, allevatori, pescatori e produttori artigianali di alimenti costituivano più della metà delle persone intervenute. Le diverse sfaccettature dell’apicoltura nel mondo che abbiamo pensato di offrirvi in questo dossier, sono in parte date da alcuni degli interventi al “laboratorio”sul miele tenutosi il 29 ottobre (e sono quelli “tra virgolette”).
In altri casi -e avrebbero potuto essere tanti di più- sono frutto di contatti avvenuti spontaneamente all’interno dello spazio, vibrante di persone e di colori, dell’Oval, al Lingotto, e sviluppatisi successivamente. E questo è proprio il dono di Terra Madre, le decine di possibilità di incontrarsi faccia a faccia, scambiare racconti, percepirsi in una dimensione più vasta di quella tecnica o sindacale dei convegni di settore.
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| pagine 12-13 | pagine 22-23 | |
Paolo Faccioli, Roberto Barbero, Francesco Panella
Nella produzione mondiale di miele si confrontano due metodologie di lotta e di gestione delle api ma senza regole comuni…
Dalla concorrenza sleale… alla capacità di costruire la migliore qualità dei prodotti apistici italiani.
Altri Dossier di Aspromiele
Varroa sotto controllo: istruzioni per l'uso 1998 (pdf 1.330 kb)
Varroa 1999 (pdf 1.001 kb)
Varroa 2000 (pdf 1.550 kb)
Regine italiane: tecniche di allevamento (pdf 1.290 kb)
Meccanizzazione (pdf 1.300 kb)
Varroa 2001 (pdf 1.340 kb)
Meccanizzazione 2 (pdf 1.630 kb)
Cera d'api 1° parte (pdf 782 kb) - 2° parte (pdf 1.090 kb)
La nutrizione zuccherina degli alveari (pdf 827 kb)
Aethina tumida: il piccolo scarfaggio dell'alveare (978 kb)
Alimentazione delle api: considerazioni e prove in campo (pdf 452 kb)
I Quaderni dell'Apicoltore 
Collana realizzata da Unaapi nell'ambito del “Progetto di iniziative di assistenza tecnica per la realizzazione produttiva nel settore apistico" finanziato dal Ministero per le Politiche Agricole e Forestali.
Marketing e comunicazione in apicoltura (Quaderno n. 0)
Apicoltura biologica (Quaderno n. 1)
16 pagine, a cura di Francesco Panella e Luca Allais
Patologia apistica (Quaderno n. 2)
32 pagine, a cura di Massimiliano Gotti
24 pagine, a cura di Andrea Fissore
Flora apistica (Quaderno n. 4)
40 pagine, a cura di Barbara Leida, Giorgia Della Valle, Lucia Piana
Lotta alla varroasi (Quaderno n. 5) ESAURITO
24 pagine, a cura di Roberto Barbero, Francesco Panella, Barbara Leida
Norme e Regolamenti (Quaderno n. 7)
40 pagine, a cura di Vanni Floris
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