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LA TAVOLA ROTONDA IGP DEL MIELE DI AGRUMI D'ITALIA

L'Apis n.3 - 2003

Un possibile strumento per la promozione quali/quantitativa della apicoltura da reddito meridionale.

Tra i possibili mezzi per rendere più remunerativa la professione di apicoltore, la valorizzazione delle produzioni è forse il sistema più adatto alle condizioni produttive e commerciali di molte zone del nostro paese, in quanto le possibili alternative (aumentare le produzioni e ridurre i costi o l'utilizzo di modalità commerciali più redditizie) risultano spesso molto difficilmente praticabili. Un processo di valorizzazione richiede che i produttori, una volta identificati gli elementi di specificità, applichino delle strategie che permettano al consumatore di apprezzare e preferire il prodotto, nonché di riconoscerlo e distinguerlo inequivocabilmente dagli analoghi. I possibili mezzi per valorizzare le produzioni sono molti: se G. Castiglione (secondo da destra) Assessore Agricoltura Regionele poche grandi aziende del settore possono utilizzare strategie individuali (marchi commerciali sostenuti dalla pubblicità), la maggior parte dei produttori utilizza meccanismi collettivi di differenziazione del prodotto (denominazioni botaniche, geografiche, vergine integrale) o dell'azienda stessa (biologico, equo e solidale, socialmente o ecologicamente corretto, certificazione di qualità). Le basi giuridiche di queste azioni sono fornite da norme molto diverse tra di loro, quali la direttiva europea sul miele e il suo recepimento nazionale, i diversi regolamenti europei destinati alla valorizzazione delle produzioni agricole europee e norme volontarie degli enti di normazione o di altri enti.

Un'opportunità importante è offerta dal Regolamento CE 2081/92 sulle denominazioni di origine (DOP) e indicazioni geografiche (IGP), in quanto si tratta del sistema individuato dalla Comunità Europea per sostenere i produttori europei attraverso la valorizzazione delle produzioni agricole e alimentari. Questo meccanismo di valorizzazione è aiutato economicamente dalla CE, anche attraverso la promozione dei segni distintivi DOP e IGP. Inoltre, per assicurare una corretta protezione del consumatore, le altre forme di indicazione geografica sono destinate a sparire. La denominazione geografica non appare oggi un meccanismo di valorizzazione molto usato, perlomeno molto meno della denominazione botanica, ma in realtà ogni volta che il consumatore acquista direttamente dal produttore lo fa anche con una motivazione in cui il concetto di legame con il territorio è presente (l'acquisto presso il produttore è determinato dal fatto che il consumatore considera che ciò che acquista sia un prodotto "artigianale", locale ed economico). In questo senso si può pensare che possa valer la pena svilupparlo, anche in virtù del fatto che si tratta di un sistema di valorizzazione molto adatto alla commercializzazione diretta e della possibilità di beneficiare di un effetto promozionale trasversale da parte di altri prodotti della stessa zona o di quelli che utilizzano lo stesso sistema di valorizzazione (DOP e IGP).

In sintesi si tratta di un approccio collettivo in cui il prodotto viene definito attraverso un disciplinare di produzione, che deve essere approvato a livello nazionale e comunitario. Deve essere definito anche un sistema di controllo che prevede, da parte del produttore, un sistema di autocontrollo e tracciabilità e da parte di un organismo terzo di certificazione, la garanzia che i requisiti sono stati rispettati. Il consumatore può identificare il prodotto attraverso il nome, che, una volta registrato, diventa di uso esclusivo per il prodotto in questione e viene informato del meccanismo di garanzia attraverso il marchio europeo, costituito da un logo (blu e giallo) comune a tutti i prodotti.

A questo meccanismo di promozione si sono rivolti necessariamente tutti i prodotti che già beneficiavano di meccanismi di protezione nazionale, che, dopo l'entrata in vigore del regolamento 2081/92, sono stati registrati come DOP o IGP attraverso una procedura speciale semplificata (480 prodotti in tutta la Comunità, soprattutto formaggi e salumi, ma anche 13 mieli: Miel de Sapin des Vosges - Francia, Meli Elatis Menalou Vaniglia - Grecia, Miel luxembourgeois de marque nationale - Lussemburgo, nove denominazioni portoghesi e Miel de La Alcarria - Spagna). Al momento attuale molti altri prodotti sono stati registrati (erano in tutto 550 a marzo 2001): per il miele si è aggiunta ai 13 prodotti registrati con la procedura accelerata, una sola DOP, il "Miel de Corse - Mele di Corsica".

Maria Rosa Battiato dell'Unità Operativa locale dell'assessorato regionale all'agricolturaL'Italia non ha ancora nessun miele DOP o IGP, ma molti gruppi stanno raccogliendo la documentazione necessaria a presentare la domanda di registrazione e esistono tre pratiche attive presso il MIPAF: "Miele dei colli delle Marche", "Miele d'Abruzzo" e "Miele della Lunigiana". Per quest'ultimo prodotto l'istruttoria è già più avanzata, e la denominazione è già in regime di protezione transitoria nazionale (la pratica è già stata trasmessa alla Commissione CE e la denominazione, pur non essendo ancora una DOP, è riservata al miele prodotto secondo il disciplinare). Il meccanismo del Reg. CE 2081/92 si presta sia alla valorizzazione di prodotti che non sono sufficientemente conosciuti dal grande pubblico, sia a sfruttare le potenzialità promozionali di un territorio (si pensi all'effetto del nome "Miele di Toscana" nel commercio internazionale), sia alla protezione di un prodotto dalla concorrenza di analoghi di altre zone (è questo il caso della possibile IGP miele d'agrumi d'Italia). La limitazione principale dell'applicazione delle DOP e delle IGP al miele è rappresentato dalle ridotte dimensioni economiche della maggior parte delle produzioni apistiche tipiche.

Il miele d'agrumi rappresenta una delle produzioni più significative dell'Italia meridionale (500-600 tonnellate all'anno) e anche a livello del mercato nazionale costituisce una quota importante (10% dei volumi di vendita al dettaglio). La superficie coltivata ad agrumi in Italia, pur in regressione, rappresenta comunque una superficie non trascurabile del territorio (178.000 ettari) e interessa le regioni meridionali (Campania, Basilicata, Puglia, Calabria) e insulari (Sicilia e Sardegna) e un piccolo lembo della regione Lazio (Fondi, Formia): Sicilia e Calabria assieme rappresentano l'85% della superficie. Le caratteristiche dell'agroecosistema agrumeto, con un elevato numero di specie vegetali e animali associate a questo tipo di coltura, si presta bene a coltivazione con sistemi di lotta integrata e biologica. Nel mondo i paesi che producono le maggiori quantità di agrumi sono: Brasile, Stati Uniti, Cina, Messico, Spagna, Italia e Israele. Sul mercato mondiale del miele sono presenti mieli uniflorali di agrumi provenienti soprattutto da Spagna, Israele, California e Messico. Il miele italiano di agrumi si differenzia da quello di provenienza estera, mentre, all'interno delle diverse zone di produzione nazionale, le differenze non sono tali da permettere una sicura distinzione in caso di controllo di campioni di origine ignota. Le sue caratteristiche peculiari (colore chiaro, profumo e aroma florale) lo rendono un miele molto apprezzato dal consumatore.
Una serie di motivi rendono la strada dell'IGP interessante quale mezzo di valorizzazione del miele di agrumi d'Italia:
- l'importanza che la produzione del miele di agrumi ha per l'Italia e in particolare per il suo meridione;
- il valore economico complessivo di tale produzione, che può giustificare l'intraprendere un meccanismo di valorizzazione complesso;
- l'apprezzamento che il consumatore dimostra per le caratteristiche di questo prodotto;
- la tendenza, da parte del consumatore, a privilegiare sempre di più la specificità dei prodotti alimentari;
- la sostanziale differenza del miele di agrumi italiano rispetto a quelli prodotti negli altri paesi, e in particolare in Spagna, nostro principale concorrente;
- la sostanziale similitudine e indistinguibilità, dal punto di vista analitico, dei mieli di agrumi delle diverse zone d'Italia.

E' importante sottolineare che l'uso di una strategia comune di valorizzazione non implica necessariamente l'abbandono degli altri meccanismi analoghi (miele vergine integrale STG, biologico), anzi è possibile prevedere una sinergia tra i diversi sistemi. Inoltre l'uso di una denominazione territoriale così ampia non deve essere visto come un annullamento delle specificità locali o microambientali, che possono invece essere recuperate con un'opportuna regolamentazione nell'ambito del disciplinare.
L'innesco di un processo di valorizzazione complesso come la costituzione di una DOP o IGP richiede la convergenza di volontà e risorse molto diverse, per un obiettivo che può apparire lontano, non ben definito e tutt'altro che sicuro. La fase iniziale, quella di reperimento delle volontà e delle risorse, può quindi richiedere più tempo e più maturazione di tutte le altre. In questo processo esistono tre ruoli principali:
- I produttori, dai quali deve scaturire la volontà di attivare un processo di valorizzazione del prodotto e che devono essere i responsabili delle scelte da operare;
- La ricerca, che ha il compito di mettere in evidenza gli elementi di specificità delle produzioni da valorizzare;
- I tecnici, che devono essere in grado di tradurre nei documenti dell'istanza di registrazione e nei sistemi di autocontrollo, controllo e verifica i contenuti evidenziati dalla ricerca e le volontà dei produttori.
Nel corso della tavola rotonda, la discussione seguita agli interventi programmati ha permesso di gettare le basi per la costituzione di un Comitato promotore per l'Indicazione Geografica Protetta "Miele d'agrumi d'Italia".

Lucia Piana

Uno, nessuno e centomila
Se Maometto va alla montagna un qualche motivo ci deve pur essere. La nostra associazione (AAPI) non è mai riuscita a capire perché una regione quale la Sicilia non sia mai riuscita ad esprimere un numero di soci corrispondente alla sua capacità produttiva ed alla sua significatività d'aziende. La Professionisti ha voluto lanciare quasi una sfida ai soci siciliani che, attivandosi con le istituzioni locali, sono riusciti a mettere in moto la macchina burocratica e logistica. Il tutto è pronto; ora non resta che aspettare gli arrivi ed iniziare i lavori.
Chi scrive queste impressioni è un siciliano, socio AAPI da sempre. Io non dubitavo che gli amici e colleghi delle altre regioni partecipassero; non dubitavo nemmeno che i colleghi siciliani sarebbero venuti a curiosare su cosa succede all'interno di questo gruppo così intraprendente e capace di organizzare un convegno dell'apicoltura a Zafferana, culla dell'apicoltura regionale, comune di mille intrighi professionali. Giunta la data prestabilita, si inizia con un po' di storia dell'apicoltura, si comincia con i tradizionali banchi siciliani di smielatura, per poi passare al meno romantico ma indispensabile acciaio delle moderne aziende al passo coi tempi, all'intraprendenza commerciale, per concludere con la più grande realtà cooperativistica dell'isola. Il tutto corredato da dibattiti d'elevato interesse e spessore professionale. Va ricordata la presenza tecnica e professionale della sezione operativa di Giarre, che ha saputo con eccellenza tenere le fila organizzative. Un grande successo. Ora tocca a noi, noi apicoltori siciliani, capaci di mettere in campo il meglio di noi stessi quando siamo chiamati a dimostrare al resto d'Italia che ci siamo anche noi a far parte di questo settore, che anche noi possiamo dare il nostro contributo a soffiare su quella nuvola che in una mattina di maggio si è fermata davanti a quel raggio di sole; con questo stesso animo si potranno affrontare le mille problematiche di un settore che ci chiama ad essere sempre più protagonisti del nostro futuro, coscienti della nostra storia, ma aperti ad ogni confronto con tutti coloro che si riuniscono in quell'unico fiato che spinge solo, e solo, da una unica parte: l'associazionismo, unico strumento capace di interloquire con chi può decidere della buona o cattiva sorte nostra e delle nostre api.
Chissà che non siano maturati i tempi e che sia giunto il momento per agire e mettere in campo l'orgoglio di una regione che tanto ha dato e tanto ha ancora da dare all'apicoltura della nostra lunga Italia.

Uno di voi, Michele Barbagallo


ultima modifica:24 Aprile, 2004 -