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I viaggi di apistoria: apicoltura tradizionale dei Monti Iblei, Sicilia

La ricerca delle tradizioni ed origini dell'apicoltura moderna. L'incontro con alcuni importanti testimoni e accaniti custodi della memoria quale indispensabile ingrediente per un futuro della nostra attività.

La Sicilia, la più grande isola del Mediterraneo è bagnata da tre mari: Tirreno, Ionio e Mediterraneo. Terra di vulcani e di ciclopi, forgia e crogiolo di antiche civiltà, die- de asilo, tra gli altri personaggi mitologici, a Dedalo che, sfuggito alle ire del Minotauro, si rifugiò nell'isola dove, da grande specialista della cera che era, trasformò un favo di miele in un lingotto di oro.
Una leggenda che costituisce un interessante preludio per coloro che vogliono fare delle ricerche sulla grande storia di un'apicoltura tre volte millenaria.
Questa apicoltura fu fondata probabilmente dai navigatori fenici che si installarono molto prima dei greci sulla costa ovest dell'isola.
Caso unico nella storia si è poi sviluppata per 3000 anni su un solo tipo di arnia fabbricata con bastoncini di Ferula communis, una pianta mitica che, secondo Esodo, fu scelta da Prometeo per la sua lenta combustione per sottrarre il fuoco dall'Olimpo e portarlo agli uomini.
Per verificare ciò che resta oggi di questa apicoltura molto particolare, il 1.° giugno 2003 un gruppo di aderenti ad Apistoria è sbarcato in Sicilia per incontrare Michele Oliva, un apicoltore erudito e molto appassionato, residente a Solarino, in provincia di Siracusa.
Il professore. Oliva ha accettato di accompagnarci per effettuare delle ricerche sulle arnie in ferula (fasceddi) ed i tipici apiari siciliani (poste-ê-fasceddi) che si trovano nella regione dei Monti Iblei partendo dalla necropoli di Pantalica, una zona archeologica depositaria di antiche memorie, ma anche di una forte tradizione apistica (Fig.1).

apicoltura monti iblei
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Fig. 1: Alcune tombe della necropoli di Pantalica
Fig. 2 - La posta -ê- fasceddi di Sebastiano Pulvirenti in un riparo sotto roccia
apicoltura monti iblei
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Fig. 3 - Pantalica: Sebastiano con due arnie sul banco di lavoro
Fig. 4 - Cugni - Una seconda "posta-ê -fasceddi" di Sebastiano
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Fig.5 - Cugni: uno dei 5 ripari diroccati vicino alla fattoria abbandonata


Perché cominciare la nostra visita della Sicilia orientale dalla necropoli di Pantalica? La risposta si trova in un articolo del grande scrittore Vincenzo Consolo apparso recentemente sulla Rivista "Traveller" (n° 49,2003 - pag. 87):
Pantalica è il simbolo dell'insetto dorato, dell'ape che ci dà la cera ed il miele, la luce ed il nutrimento, dell'ape che sciama in questo luogo.
Sull'altipiano di Pantalica, si trovano ancora le pietre dell'Anàktoron, il lussuoso palazzo del re Hyblon, dove si trovava Hybla della leggenda, la città di capanne che accolse gli emigranti di Grecia. Su tutti i pianori dei Monti Hiblei, di tutti i tempi si è coltivato il miele: il celebre miele degli Iblei cantato dai poeti.
Le api che si trovano nei blasoni di due villaggi che si chiamano Melilli (nome che viene da Mel) e Avola (derivazione di Apicula), ed ancora nella scultura in pietra sul portale della chiesa di San Sebastiano a Melilli, ci parlano di questa fiorente industria dei Monti Iblei, nel territorio che comprende le province di Siracusa e di Ragusa.
All'entrata di questa valle abbiamo incontrato Sebastiano Pulvirenti, uno degli ultimi fasciddari (apicoltori) e portabandiera dell'apicoltura tradizionale dei Monti Iblei. Buon apicoltore e buon conoscitore del maneggio tradizionale delle api, questo uomo di 63 anni possedeva nel 1970 circa 1500 arnie di ferula, che davano circa tre kg di miele l'una per ogni raccolto.
Oggi possiede solamente un centinaio di fasceddi che ha avuto l'idea di sistemare in un riparo sotto roccia nel cuore della riserva naturale della Valle dell'Anapo, vicino alla vecchia stazione di Pantalica (Fig. 2).
Sebastiano non si è limitato a mostrarci il suo apiario, ma ci ha dato una lunga dimostrazione sul maneggio dei suoi alveari che sono abitati da api molto calme e laboriose. Per questo ha prelevato due arnie per aprirle, senza protezione alcuna, sul banco di lavoro (maniaturi) che si trova a fianco dell'apiario (Fig.3). Finita la visita di questa "posta-ê-vasceddi" Sebastiano ci ha fatto fare un giro nel comune di Sortino per mostrarci altri apiari localizzati nella zona di Cugni.
Durante un prima sosta abbiamo potuto vedere sul versante di una collina un riparo in muratura chiuso su tre lati, largo circa 7 m e con un'altezza ed una profondità di circa 2 m dove si trovano ancora molte arnie di ferula.
Questo riparo poteva contenere, su sei file sovrapposte, circa 180 alveari (Fig. 4).
Ad alcuni kilometri di distanza, sempre in località Cugni, abbiamo visitato un recinto dove si trova una fattoria, oggi in rovina, che disponeva di un pozzo chiuso e di un forno per il pane.
Evidentemente si trattava di una masseria che viveva con un sistema più o meno autarchico. Sulla sinistra della fattoria ci sono cinque grandi ripari in muratura, adesso vuoti e parzialmente distrutti (Fig 5), che potevano contenere circa 120 fasceddi per un totale di 600 arnie in ferula. Nel pomeriggio Sebastiano ci ha accompagnati al Passo di Lanza dove abbiamo visitato due grotte che erano utilizzate anticamente come "poste-ê-fasceddi". In una di queste si puo' vedere l'antica raffigurazione di un cavallo, mentre nell'altra abbiamo trovato dei resti di arnie in ferula contrassegnate con le iniziali di GG (Giuliano Giuseppe) e PG (Pulvirenti Giuseppe), parenti di Sebastiano Pulvirenti.
Prima di chiudere la cronaca di questa interessante visita nel comune di Sortino, vogliamo dire ancora due parole sulla grande passione che anima il collega Sebastiano che ci ha mostrato, durante una visita fugace del suo laboratorio, una bella collezione di foto ed oggetti come piccole arnie in miniatura, due carrette siciliane ed un cavallo in polistirolo in grandezza naturale che rappresentano la vecchia tradizione della transumanza apistica.
In serata il gruppo di Apistoria è stato accolto dal Sindaco e dalle autorità di Solarino, nonché da una delegazione di apicoltori locali, per una simpatica cerimonia di benvenuto seguita da una proiezione di diapositive sull'apicoltura tradizionale da parte del professore Oliva, di Nino Masetti e di Gaby Roussel.


Luigi Nino Masetti,
Route de Berghe, 06540 Fontan, Francia

Estratto dalla relazione presentata alla 2.a Sessione di Autunno di Apistoria a Digione (Francia)
il 17.10.03


(Da L'Apis n.9 - 2004)

11 Settembre, 2010 -