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Alla scoperta della Grecia

L'apicoltura produttiva in Europa si concentra in prevalenza nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Seconda puntata del viaggio nell'apicoltura greca con le visite alle aziende più significative.


Finalmente! Qualche tempo è passato… ma quanto ho da raccontare è sempre lì, pronto ad essere rispolverato nel momento in cui torna utile.
Il racconto lasciato in sospeso è relativo all'apicoltura greca.
Va posto in risalto che questo viaggio d'esplorazione non è stato il primo e, mi auguro, non rimanga nemmeno l'ultimo! L'iniziativa s'inserisce nel programma annuale d'attuazione del Reg. CE 1221/97 della Regione Abruzzo, che si caratterizza per la sua capacità di sostegno, per l'incremento delle conoscenze e del confronto, per lo sviluppo dell'apicoltura produttiva. Progettazione ed organizzazione sono state curate dall'Istituto Zooprofilattico G. Caporale di Teramo, ed in particolare da Silvano Calvarese in collaborazione con Nikola Kontolemos (che si occupa del settore apicoltura in Grecia). Al viaggio ha partecipato un folto gruppo d'apicoltori abruzzesi, "vecchi" compagni di viaggio già in altre occasioni.
Il nostro itinerario ha inizio a Ioannina, in visita all'azienda d'apicoltura Batsis.
Ioannina è una città molto bella, che ha conservato, fino ad oggi, un carattere medioevale molto marcato. E' situata sulle rive del Lago Pamvotis, nella Regione montagnosa d'Epiro, a nord-ovest della Grecia. E' un territorio con clima temperato. Vegetazione e colture sono particolarmente indicate per l'allevamento delle api. Grandi estensioni sono coltivate ad agrumi.
L'azienda si trova a pochi chilometri dal centro abitato. Il Signor Batsis conduce, con sei componenti della sua famiglia, circa 1000 alveari, dai quali ricava miele, polline, pappa reale e propoli. Una parte consistente dei prodotti è venduta direttamente nello spaccio aziendale, il rimanente viene conferito ad una cooperativa che si occupa della commercializzazione nella grande distribuzione. Ci spiega però che, dal 1985, l'indirizzo aziendale si è concentrato, soprattutto, sull'allevamento d'api regine. Lavorano con svariate razze d'api (cecropia, macedonica, carnica, caucasica, buckfast, ligustica), puntando ad ottenere dal loro incrocio ibridi F1 interessanti dal punto di vista produttivo. I migliori risultati sono stati ottenuti impiegando incroci tra razza cecropia e ligustica.
Sono interessati alla razza d'api italiana, della quale commentano i buoni risultati che hanno ottenuto, anche per il soddisfacente adattamento ambientale che ha dimostrato. Per mantenere incontaminato il patrimonio genetico delle "regine madri" appartenenti alle diverse razze, utilizzano l'inseminazione strumentale. Spendiamo più di un'ora di "interrogatorio" sulle tecniche particolari utilizzate per tale pratica e, in conclusione, mi porge in regalo la cassettina che loro utilizzano per mantenere le regine subito dopo averle sottoposte a fecondazione strumentale. Mi chiama "collega", e quest'appellativo, oltre al dono, mi lusinga molto! (Foto 4).

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Gruppo di apicoltori abruzzesi in visita all'azienda Batsis L'apicoltore Batsis a destra, con Nikola Kontolemos a sinistra
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Batsis ci illustra i prodotti che commercializza nello spaccio aziendale Il laboratorio dell'azienda Batsis: il momento della consegna del dono!
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L'alloggiamento che accoglie gli alveari delle regine madri ed i finitori dell'allevamento
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Disposizione degli alveari con le regine madri e dei finitori all'interno dell'edificio ad essi dedicato

La flora e la fauna della Grecia comprendono un numero assai elevato di specie rare e particolarmente interessanti. Basta pensare che delle oltre 6.000 specie di piante indigene, circa 685 sono endemiche e soggette a protezione. Il numero è impressionante ed è dovuto alla particolare posizione geografica, posta tra l'Africa e l'Europa. Innumerevoli sono i vigneti, gli alberi di mezza altezza come pini, querce, abeti, ulivi, gelsi, agrumi, alberi da frutto e palme.
Non occorre soffermarsi sulla sua ricchezza dal punto di vista storico e monumentale.
I monumenti "dell'Antichità classica" attraggono turisti da tutto il mondo; gli scavi archeologici continuano, ancora oggi, a portare alla luce lo splendido passato ellenico. Evidente è la fusione tra le tradizioni folkloristiche, l'eredità classica e l'era moderna. (Foto 1)
In tema di apicoltura, la cultura e la storia greca hanno influenzato in modo evidente il suo evolversi. Aristotele, filosofo greco studioso della storia del pensiero, vissuto nel IV secolo a.C., fu uno dei primi che cercò di capire il comportamento delle api in modo obiettivo, attribuendo un'origine divina al fenomeno "naturale". Le api, con il loro re, la complessa organizzazione e l'incessante lavoro, non facevano che confermare le sue teorie. E' per questo che, nei testi antichi, le osservazioni pratiche erano, spesso, accompagnate da paragoni antropomorfi, da note filosofiche e da molteplici leggende.
Ciò che più colpisce delle osservazioni di Aristotele è la minuziosità e l'accortezza nella descrizione delle parti visibili nell'anatomia dell'ape. Non disponeva di apparecchiature d'ingrandimento (il microscopio non esisteva), ma le descrizioni erano molto dettagliate. Scriveva "l'ape è un insetto a sei zampe e quattro ali formate da membrane senza liquidi e senza tumento. Le ali, una volta strappate non crescono più! Il pungiglione, dopo aver punto, non ricresce e l'ape muore. L'ape gusta e sorbisce il cibo grazie ad una tromba estroflessa curva, di natura spugnosa. Inoltre, non si vede mai nascere un'ape in un alveare dove manca il re; possono invece nascervi dei fuchi". Che dire? Aristotele aveva enunciato il principio della "partenogenesi" semplicemente attraverso le sue attente osservazioni!
Gli scritti dei naturalisti greci che si occuparono delle api (Aristotele, Plinio, Elenio, Catone, ecc), riportati nei particolari dai "compilatori medioevali", fecero testo per lungo tempo ed in tutto il mondo indicarono la via ai primi grandi studiosi in materia.
Anche dal punto di vista dell'evoluzione storica dell'arnia, il contributo dei vecchi apicoltori greci è inestimabile. Se si considera, infatti, l'evoluzione della costruzione dell'arnia, diventa evidente come già nella Grecia classica a questo allevamento venisse attribuita una considerevole importanza. Nel lunghissimo lasso di tempo che ha visto il susseguirsi di molte culture rurali, l'arnia era sempre stata presente, seppure con aspetti molto diversi. La conseguenza fu che il prototipo, da cui prese avvio il processo di razionalizzazione dell'arnia occidentale, è da ricercarsi nell'arnia greca, ancora oggi esistente. Si tratta di un cesto di giunchi intrecciati, sagomato a tronco di cono, alto cm 58, col diametro maggiore posto in alto di cm 38 ed uno inferiore di cm 30. Il cesto è chiuso al disopra da listelli di legno di circa cm 3,8 ai quali sono fissati i favi, che assumono forma trapezoidale arrotondata. Quest'arnia, oggi più che millenaria, aveva l'eccezionale caratteristica di consentire una discreta mobilità dei favi, con la semplice elevazione dei listelli e, inconsapevolmente, rispettava "lo spazio d'ape". Arnie così concepite vengono ancora oggi utilizzate da alcuni apicoltori, soprattutto alla fine della stagione, per la realizzazione di sciami artificiali o la raccolta di quelli naturali, che dovranno sostituire o costituire nuove famiglie.
Unica variante oggi impiegata è l'involucro che contiene il cesto in giunchi: sacchi di carta, con il compito di coibentare le api all'interno e di facilitarne il trasporto.
Al momento della riunione o dell'inserimento nell'arnia, il cesto verrà posto al disopra e le api spinte, con del fumo, nel nuovo alloggiamento. I favi in cera vengono staccati dai listelli di legno e posti nel copri-favo. Quando tutta la covata sarà nata, verranno nuovamente reinseriti sui listelli e riutilizzati per la costituzione di nuovi sciami artificiali o naturali.
Quanto è stato finora detto ci aiuta a capire perché l'apicoltura in Grecia sia così diffusa. E' una pratica con origine lontanissime; molto spesso si possono ascoltare gli apicoltori citare la frase: "come tradizione vuole!".

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Mininuclei in polistirolo utilizzati per la fecondazione delle api regine: loro disposizione nella stazione di fecondazione
Famiglia d'api ospitata nel mininucleo di fecondazione
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Il padre di Costantino. E' lui che ha trasmesso al figlio la passione per le api e la tecnica di produzione della pappa reale.
L'esecuzione delle normali attività. Anche in assenza di particolari attrezzature, tutti i lavori sono svolti al meglio!
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Non disponendo di energia elettrica, gli innesti vengono fatti alla luce del sole, e con il sorriso sulle labbra!
La rimozione delle larve è fatta con l'impiego di una pinzetta. La filtrazione con una "garza"

Sono presenti più di 1.380.000 alveari, distribuiti su tutta la nazione. Un dato rilevante se rapportato all'estensione del territorio (circa i 2/5 del territorio italiano) e se posto a confronto con il numero di alveari rilevati in Italia nell'ultimo censimento (il 20% in meno di quelli presenti in Grecia). Il tipo d'arnia oggi utilizzato è la Langstroth. La produzione annuale di miele non è sufficiente a coprire il consumo interno. Le importazioni avvengono soprattutto dalla Spagna. La produzione di miele si concentra, per circa il 70%, nel mese di luglio. Le varietà prodotte sono svariate ma, per la maggior parte, riconducibili a melate. Gli altri mieli sono agrumi, girasole, eucalipto e timo, quest'ultimo molto rinomato per le sue caratteristiche organolettiche.
Per quanto riguarda la razza d'api indigena, gli apicoltori affermano che si trovava, soprattutto ed in modo evidente negli anni passati, una sottospecie locale con caratteristiche molto marcate, determinate sia dalla pratica dell'uomo, vecchia d'anni, che dal clima. Questa interessante sottospecie, naturalmente originatasi, è l'Apis mellifera cecropia, sviluppatasi negli anni a partire dall'Apis mellifera carnica.
La cecropia, rispetto alla carnica, se ne differenzia per molti aspetti essenziali, tanto da costituire, come diceva Padre Adam, una razza a parte. Di quest'ultimo, esiste una dettagliata descrizione dei viaggi fatti in Grecia per studiare gli ecotipi locali interessanti per le sue ricerche. Esistono svariati ecotipi di cecropia, che differiscono per il comportamento e per l'aspetto morfologico (soprattutto il colore). Aristotele aveva già osservato che: "le api greche non hanno tutte lo stesso colore".
In generale, i caratteri apprezzabili nella cecropia sono la docilità, la bassa propensione alla sciamatura, la prolificità, la secrezione di cera d'opercolo di colore chiaro, la scarsa produzione di propoli e la previdenza nello stoccaggio delle scorte. Quasi sempre riduce la camera di covata dalla metà del mese di giugno. E' meno sensibile della carnica al nosema. Sverna con molte api, ma in primavera è lenta nello sviluppo e quindi non è adatta alle bottinature precoci. Possiede in ogni caso la maggior parte delle caratteristiche che si ritrovano nella razza carnica, con in più l'elevata prolificità e la bassa propensione alla sciamatura (tipici difetti della carnica). Gli apicoltori, in passato, sostenevano che i migliori risultati si ottenevano quando la cecropia veniva incrociata con altre razze, soprattutto, con fuchi di ligustica selezionati. E' stata così incrociata con la carnica, la caucasica, la buckfast, la ligustica, nella convinzione di ottenere una maggiore redditività attraverso l'impiego d'ibridi F1. Solo negli ultimi tempi gli apicoltori si sono accorti che la razza d'ape locale potrebbe fornire, se ben selezionata, migliori risultati perché predisposta dalla natura a lavorare in periodi dell'anno molto concentrati. Stanno quindi cercando di organizzarsi per recuperare e salvaguardare il loro "antico" patrimonio genetico!
Che cosa dire delle aziende apistiche in Grecia? Molto… almeno sulle aziende che abbiamo visitato
Tuttavia, anche in questa occasione, lo spazio a disposizione è limitato e la sola possibilità che ci rimane è di darci appuntamento su uno dei prossimi numeri di L'Apis!

Maria Teresa Falda

(Da L'Apis n.4 - 2004)

31 Luglio, 2010 -