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UN VOLO APISTICO LUNGO L'ITALIA

Fatto da Luigi Sartori nell'inverno dell'anno 1872

Con il benemerito Signor Borgogna di Vercelli
"Per conciliare il diletto che reca sempre un viaggio in questa nostra bellissima Italia, la quale ben a ragione si appella a giardino del mondo, trovandosi sempre tra l'alpi e il mare una continua primavera, per conciliare dico il diletto coll'utile dell'apicoltura, l'illustre e benemerito signor Domenico Borgogna di Vercelli volle e per conto proprio e per l'interesse dell'apicoltura, prescegliere me generosamente, a preferenza di tanti altri, per suo compagno, per un viaggio in Italia, credendo così di meglio cooperare al perfezionamento dell'apistica carriera ed insieme poter con precisione pel bene generale, dire quanto si può e si deve fare in apicoltura. (…)"

La fine della Società Apistica veronese
"Insieme arrivammo il giorno 18 gennaio a Verona ove i primi nostri passi furono diretti al signor direttore Bednarowitz (…). Con dolore ci raccontò che la Società Apistica Veronese terminava con dicembre '71 il suo quinquennio, e che pur troppo va a cessare. Per cui tutto colà trovammo in abbandono, sospesa da ottobre la pubblicazione del giornale ("L'ape italiana", N.d.R.). (…).
"Il 21 arrivammo a Monselice e non vi è nulla da esagerare se diciamo aver quivi trovato il più numeroso e ben ordinato apiario d'Italia, poiché si vedono 28 arnie gemelle Sartori, popolate ora con 50 famiglie, più 246 alveari villici preparati per le mute dopo aver ricevuto i primi sciami che popoleranno 200 arnie gemelle Sartori, ossia la bella cifra di 400 arnie, che sono quasi ultimate, e fabbricate precisamente dietro il modello dell'arnia Sartori (…).
Vedemmo un carro apposito da adoperarsi nell'apicoltura nomade come, con felice risultato, già si praticò l'anno scorso. (…). Continui il signor Fiorino a seguire fedelmente le ricevute istruzioni e continui pure con sicurezza ad essere di buon esempio degli altri apicoltori, essendo sicuro che avendo già fatte le piccole perdite necessarie per acquistare esperienza, ne raccoglierà ora largamente il frutto. (…).

A Pistoia dal Signor Geuerinoni
"Arrivammo a Pistoia città che ancora non ha pensato a far provvedere di ricovero i viandanti che varcano l'Appennino ed arrivano di notte, e se la sorte non ci faceva incontrare un buon uomo, certo signor Luigi Rossi Piacentino, frenatore della ferrovia, che generosamente ci offerse il suo letto, avremmo dovute restare sul lastricato di quelle vie, deserte e sorde alle nostre clamorose istanze. (…). La mattina dopo ci recammo dal signor dottor Isidoro Guerinoni, che, pur troppo, anche questa volta, era assente (…). Non si può far a meno di deplorare che tutto questo sia specializzato, e non si abbia voluto colà adottare l'unità per l'apicoltura, come si adottò il principio dell'invidiata unità nazionale. Sarebbe perciò desiderabile che anche da quello stabilimento, sortissero degli oggetti, non solo razionali, ma anche nazionali (....).
Giunti a Firenze cominciammo la nostra visita al sig. marchese Ridolfi, che in anticamera e sala di ricevimento ci fece vedere, invece del soliti gingilli, vasi ripieni di uno squisito miele, ottenuto in varie epoche, dal bianchissimo di primavera, assai duro e tutto cristallizzato come zuccaro. al colorito caffè autunnale di un gusto e fragranza tutto particolare della città dei fiori.

Roma: come vendere due smelatori per ogni alveare
"Da Firenze ci recammo a Roma, dove con molta fatica ci fu dato di poter trovar la sede del Comizio Agrario, ove però ci attendeva un disinganno da non immaginarsi. (....). Ci furono colà i predicatori apistici e moltissimi si vollero subito dedicare a questa industria, però, mal consigliati, si affidarono al primo capitato che avesse a fornire di 2 a 6 arnie ciascun apicoltore insieme agli attrezzi puramente necessari pel primo impianto.
L'arsenale apistico non si fece aspettare, e per servire quegli Illustrissimi Signori, si cercò di trattarli da Principi come lo erano anco di fatto, per cui vennero serviti di 40 o 45 arnie non solo, ma di 45 smelatori a mano, 45 smelatori a ruota con corda, di oltre 200 differenti coltelle, e così tutto il resto in N. di 45 e 90, per ogni attrezzo, da fornire un conto di 3500 lire (....). Non vi è alcun dubbio che Roma e contorni siano assai propizi all'apicoltura, ma certo non saranno quei luoghi capaci di tal produzione da abbisognare 2 smelatori per ogni arnia, come pare credesse il fornitore di quegli attrezzi.

A Napoli, ove l'apicoltura cambia completamente
"Il 28 arrivammo a Napoli ove trovammo nel gentile avvocato sig. Ferdinando Bracale, un bravo, attivo e diligente apicoltore che meritatamente è stato nel decorso settembre prescelto a ricevere un premio di L. 500 che dal quel Comizio veniva, con bando di febbraio 1870, destinato al più bravo apicoltore napolitano (…).
Facemmo visita al signor professar Costa, che poco ci poté mostrare. L'apicoltura quivi in pratica cambia quasi completamente; la flora è intieramente diversa dalla nostra, l'inverno per le api è la siccità dei mesi di luglio e settembre. Però anche questi possono venire benissimo usufruiti per far lavorare le api con surrogati al miele; del resto, tranne i giorni di pioggia, non vi è giornata in cui le api non portino qualche cosa a casa, basti il dire che dal signor Bracale il 28 gennaio aprimmo un'arnia, che disse essere assai meschina di popolo ed era anche stata rovinata nei favi dalla tarma, ma ad onta di ciò non solo trovammo polline e miele nuovo, ma un favo di cera nuovissima, alto 12 cm. Gli alveari popolati li vedemmo come da noi nel maggio. Peccato che le api se non intieramente, come sinora si riteneva, di razza tedesca, sono, ed anco più della metà, d'incrociamento; speriamo che, si vorrà, finché facile per lo scarso numero di arnie, nobilitare la razza da diventare in pochi anni puro sangue italiano. (....)"

Infine la morale
"(....) Riassumeremo la morale che abbiamo cavata da un tal viaggio (....)."
Il primo grave danno....
"Il primo grave danno e quasi generale che abbiamo trovato, si è quello che l'apicoltura vien presa in gran entusiasmo nei primi momenti, e appena si è sentito qualcuno a parlarne o letto qualche libro, si pretende di cavarne non il 100 per cento, ma il 100 per uno; di farla da maestri, e si comincia coll'esser tutti i giorni e tutte le ore a disturbare le api in ogni maniera; poi, per una cagione qualunque, si lasciano in abbandono e quello che è fatto è fatto, ci pensino le api."

Un consiglio pei signori
"Invece specialmente pei signori che vogliono trar profitto dall'apicoltura, c'è bisogno, non solo di apprender bene la partita, sia per coltivare le api da sé, sia per sorvegliare i propri dipendenti, ma c'è bisogno, e questo senza eccezione, di un manuale che faccia quello che non può, non vuole o si dimentica di far il padrone. Questo manuale sia pur il cuoco, il cocchiere, lo spazzino, il giardiniere o contadino non importa, ma questo ci vuole e ben istruito praticamente almeno per un mese in qualche scuola apistica.
Se si vuole estendere molto la coltivazione si scelga a preferenza un giovine falegname, l'occupazione è di pochi momenti, 15 a 20 minuti al giorno, bastano per tener regolato e bene un apiario, mentre che abbandonato non si trovano che illusioni e dispiaceri.
Quasi tutti gli apiari che abbiamo visitati hanno questi due difetti; o che son nuovi, ed allora troppa cura, continui disturbi e tutte le minuzie; o è vecchio ed allora noncuranza e mancanza totale di un apicoltore.

Quel che succede alle Società Apistiche
"Ciò che succede pur troppo anche alle Società Apistiche costituite; in principio, zelo, spreco di denaro, Presidenti, Consiglieri, ecc., e poi un po' alla volta tutti si scaricano dell'onorevole peso e per una scusa o per l'altra, o meglio per il solo motivo della mancanza dell'uomo responsabile che dovrebbe essere ben istruito ed operatore, tutto va a male con danno della Società, del pubblico e del privato, che certo non ponno animarsi nel vedere che un gran capitale è andato in fumo."

Ciò che dovrebbero fare i maestri di campagna....
"I maestri delle scuole di campagna dovrebbero, come in Germania, venir istruiti in apicoltura, avere ognuno, specialmente nei villaggi, un pezzo di terra per tenere un piccolo apiario e per la coltura degli alberi da frutto, sia per l'insegnamento come per propagare i buoni metodi. (…)"

.... ed i casellanti delle ferrovie
"Grandissimo vantaggio e buon esempio porterebbe il progetto che da tanti anni è per me un pio desiderio, e che in un viaggio di tante e tante ore di ferrovia si consolida maggiormente; se si potesse vedere cioè ogni casellante delle ferrovie con 3 a 10 alveari. Il vantaggio sarebbe incalcolabile, sia per la direzione delle ferrovie, sia per i singoli casellanti che potrebbero godere mezz'ora di distrazione dalle tante che sono costretti di star oziando, e questa procurerebbe loro circa 200 lire d'aumento di salario, che darebbero le api, senza pensiero di chicchessia.
La Direzione che darebbe a metà prodotto l'impianto oltre al pensare al benessere de' suoi dipendenti, pagherebbe in pochi anni il capitale d'impianto che resta pur sempre capitale suo, e ne incasserebbe una somma incalcolabile e di sicura rendita, perché essendo così sparsa l'apicoltura, è impossibile che possa riescire male, tanto più che un Direttore con altri 2 o 3 impiegati basterebbero a tutto, istruzione, sorveglianza, amministrazione, ecc., non avendo da calcolare le spese di trasporto, avrebbe un reddito netto favoloso, ricavato da un'azienda che menomamente disturba il buon andamento, ma anzi coopera al benessere di quella, in oggi, si grande e solinga famiglia di operai.
Le tante e si ben coltivate ville parchi, giardini reali, dovrebbero avere il loro numeroso apiario, anche qui un Direttore generale ed un manuale, istruito dal Direttore, per ogni villa basterebbe.
Se questi pii desideri divenissero realtà, e venissero affidati a persona capace, un tale esempio da sé solo basterebbe a propagare ovunque un ramo interessante d'industria, che da noi, a preferenza di ogni altro paese, può dare un'entrata di cui ancora è impossibile calcolare i confini."
(Pubblicato su "L'Apicoltore", pag 115-122, anno 1872.)


ultima modifica: 31 Luglio, 2010