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UNA
VISITA A QUATTRO DEI NOSTRI PIU' STRENUI ALLEVATORI DI API REGINE
ITALIANE
Fatta
dal Dott. Angelo Dubini nel 1881
Dal
Prof. Agostino Mona di Locarno
"Il 28 settembre di quest'anno, partito alle 10 ant. da Arona
col piroscafo, scesi a Locarno verso le ore 3 e un quarto e mi recai
al Ginnasio di San Francesco, ove dimora l'egregio Prof. Agostino
Mona, ed ove in un giardino dello stesso Ginnasio trovasi una delle
diverse poste di api ch'egli tiene per il commercio delle api-regine.
Nel giardino trovai varie delle sue grandi arnie a soffitta mobile,
rivestite esternamente di paglia, com'egli le usa; più, sparse
sul prato, molte arniette di allevamento, esse pure a soffitta mobile
e contenenti quattro, cinque e più favi coperti da api, con
Regine a quest'ora già
tutte fecondate. Aperto lo sportello delle arnie grandi, si trova
nell'interno un diafragma cieco che nell'estate serve a diminuire
la capacità; ma nell'inverno vi sostituisce un altro grosso
diafragma fatto con listelli di paglia, per mantenere calda la colonia,
diafragma ch'egli chiama restringitore, non garbandogli il vocabolo
diafragma, che per verità indicherebbe spartitore fisso,
piuttosto che restringitore mobile. (....)
Ai nuclei dà quasi sempre celle reali mature; ma qualche
volta anche Regine vergini, se appena nate, oppure Regine già
fertili.
Un espertissimo giovane, Ernesto Ruffy di Baulmes nel cantone di
Vaud, lo coadjuva nelle operazioni, e il Professore lo mise a parte
degli utili ritraibili, vista la sua grande perspicacia ed abilità.
Stava il Ruffy, in quel momento, chiudendo un'arnietta da spedirsi
a Parigi, e contenente una bella Regina con tre libbre di api, e
ne doveva preparare un'altra simile per la stessa destinazione.
(....)
Sarebbe un'aspirazione del Professore di piantare, in qualche punto
di produzione nettarea della Lombardia, un apiario di 200 o 300
alveari, coll'intenzione di trasportarli sul monti del Lago Maggiore
nel mesi di scarsa fioritura al piano, perché approfittino
di quella del castagno, del grano saraceno e dell'erica (…).
Dal
signor Giovanni Pometta di Tenero
"Il giorno appresso, di buon mattino, partii da Locarno colla
ferrovia di Bellinzona, fermandomi a Gordola. A certa distanza da
questa stazione, si trovano due delle poste d'api del signor Giovanni
Pometta, ardito quanto ingegnoso montanaro che tempo fa aveva dimorato
per alcuni anni nell'America del Sud, e che ultimamente si è
recato nel centro degli Stati Uniti a Chicago, con 240 regine italiane.
Egli vide ciò che gli americani sanno fare, si procacciò
molti nuovissimi attrezzi, e tornò in patria con una sega
a disco e pedale che lavora egregiamente ed occupa poco spazio,
un trapano (girabacchino), più una macchina a cilindri cesellati,
del costo di 100 dollari, per ottenere fogli cerei faccettati (…).
Non trovai a Tenero il Sig. Pometta (…).
Allontanatomi da Tenero e passando a fianco della stazione di Gordola,
dove la ferrovia volere a destra, percorsi la retta strada carrozzabile
che conduce al paesello di Gudo. Qui mi fu indicato un sentiero
per le capre, erto, sassoso e fiancheggiato da una cascata, per
il quale in una buona mezz'ora, salii all'abitazione del signor
Pometta, che stava vendemmiando i suoi vigneti. Avvicinandomi, ho
dovuto accorgermi che non era lontano dalla posta, nel vedere carichi
di api ronzanti i fiori dell'erica, sparsi a profusione sulla montagna.
Il signor Pometta, fu con me cortesissimo nel mostrarmi i suoi 100
alveari sparsi sul prato davanti alla sua abitazione (.... ).
Egli manda nella Svizzera, in Germania, e soprattutto in Inghilterra
le sue bellissime Regine (....).
Mi mostrò le sue Regine di selezione con quattro larghi anelli
gialli, che tanto piacciono agli Inglesi ed Americani. Le loro figlie
le trovai grosse e con tre anelli gialli. Egli mi disse che in primavera
toglie da un alveare, non ottimo, ma mediocre la Regina e tutti
i favi con covate non operculate e li dà alle colonie deboli,
ed ai favi tolti, sostituisce favi con covate scoperte di una Regina
di selezione. Così le api dell'alveare mediocre non hanno
altro mezzo per edificare le celle reali, che la progenie dell'ottima
regina (…).
Non usa dare ai nuclei le celle reali operculate. Egli suole esaminare
la colonia, fornita di buone covate, ogni giorno, e, subito che
verso l'undicesimo o dodicesimo giorno vede nata una delle Regine,
se ne impossessa e la lascia cadere in uno dei nuclei, in cui, alcune
ore prima, aveva disposto tre o quattro favi, uno con un po' di
miele, uno con covate opercolate ed uno o due vuoti. Le api adulte
del nucleo sono, in quelle ore, già uscite per rivolare al
loro domicilio consueto, e nel nucleo non rimangono che le api giovani,
le quali accolgono sempre senza contrasto una Regina appena nata,
quantunque vergine. Le porticine di questi nuclei le restringe con
due pezzi triangolari di legno, posti sul davanzalino.
Egli dà regine, come dicemmo, e non celle reali, per la ragione
che vuol vedere se son belle e se rappresentano la madre. Non si
serve delle celle, se non quando deve assentarsi dalla posta per
qualche giorno, quando cioè non può più spiare
le nascite al momento in cui avvengono. (…).
Come
spedire regine per posta
"Mi mostrò pure in che modo egli spedisce le Regine
per la posta, come campione senza valore.
Prende un pezzo di legno A (vedere figura) di 6,5 cm ne' suoi quattro
lati e grosso 3,5 cm. Pratica in esso col trapano una cavità
cilindrica B del diametro di 5 cm e delle profondità di 3
cm. Nella cavità cilindrica e dall'alto in basso penetra,
per un foro laterale C del diametro di 12 mm un tubetto di latta
D chiuso in alto e aperto in basso, ove viene a trovarsi una grande
cavità. Nell'estremità aperta del tubetto si fa penetrare
un piccolo tappo di sughero che la chiuda, ma che abbia da un lato
una fine scanalatura, la quale dia ricetto ad un filo di cotone
E. Riempito il tubetto di acqua, vi si fa pescare il filo, che sporge
poi dal turacciolo. Si capovolge il tubetto stesso e lo si insinua
nel piccolo foro laterale, per modo che il filo, che si mantiene
da se stesso sempre umido, sporga in basso e da un lato in E nella
grande cavità. In questa e dal lato opposto al filo, si fa
colare dello zuccaro sciolto prima a fuoco con pochissima acqua,
sì che si solidifichi in una massa appianata E Il filo umido
non deve toccare lo zuccaro, altrimenti lo scioglierebbe a poco
a poco; ciò che faranno invece le 12 a 15 api che si imprigionano
nella cavità insieme alla Regina. (....).
Una rete metallica G viene allora inchiodata sull'apertura della
cavità, si avvolge il legno in carta consistente che abbia
fenditure per il passaggio dell'aria, si lega il pacchetto in croce
con lo spago e lo si consegna alla posta. Per gl'invii nella Svizzera
e nella Germania non si pagano che 15 centesimi.
La piccola famiglia può viaggiare, senza perdite, per 8 giorni
e più. Il Pometta mandò infatti 16 Regine ad un apicoltore
che non le aveva richieste. Ora le Regine, rimandate, stettero in
viaggio 16 giorni, e gli furono restituite in ottimo stato, senza
che alcuna fosse perita.
Se deve traslocare a poca distanza un alveare, il Pometta segue,
con sicurezza di riuscita. il metodo americano, che consiste nell'inclinare
davanti la porticina un'asse o una tegola, che con una estremità
posi sul davanzalino e coll'altra tocchi la parete frontale. Le
api nell'uscire urtano contro tale ostacolo, si fanno strada ai
lati, e, rinnovando il volo di ricognizione, non si disperdono.
Sceso nel pomeriggio dall'alpe del signor Pometta, dopo una cordiale
stretta di mano, feci ritorno a Gordola, e, dalla ferrovia fui restituito
in pochi minuti a Locarno.
Dai
fratelli Tremontani di Porto Valtravaglia
"La mattina del terzo giorno salii alle ore 10 sul battello
Locarno che mi portò velocemente a Porto Valtravaglia. I
signori Fratelli Tremontani non risiedono a Porto, ma a Nasca, paesello
molto alto e distante da Porto una mezz'ora.
Io conosciuto di nome se non di persona, fui gentilmente accolto
da tre dei fratelli, essendo assente in quel giorno il Capitano
Domenico Tremontani, il quale attende particolarmente alle api,
sebbene anche gli altri si dimostrino allevatori di Api-regine.
Essi, che prima avevano il loro stabilimento a Bologna e successivamente
a Cremona, lo trasportarono a Nasca in un loro latifondo.
L'allevamento si fa quivi ad un dipresso cogli stessi metodi seguiti
da Mona e Pometta; solo che i Tremontani si provvedono in autunno
di pesanti alveari villici, e fanno, all'aprirsi della primavera
le mute delle colonie e delle costruzioni negli alveari a favo mobile,
coi quali montano poi le loro arniette-nuclei.
Preso commiato dai cortesi ospiti, tornai a Porto, ove mi imbarcai
alle 6 pom. sul Verbano, che mi depose alla 9 in Arona, da dove
alla 9 e mezza partii colla ferrovia per i patri lari in Cassano
Magnago presso Gallarate."
Infine
dal signor Celestino Spinedi di Mendrisio
"Pochi giorni dopo volli vedere il quarto allevatore e fare
la conoscenza di quel rubizzo e simpatico vecchietto che è
il signor Celestino Spinedi di Mendrisio. Egli possiede una sessantina
di alveari a favi mobili; ma ciò non basta al suo commercio
di Regine, che invia nella Svizzera nordica e nella Germania. Si
procura quindi molte delle colonie d'api che i contadini condannano
allo zolfo, ai quali retribuisce un modico compenso (....).
Il signor Spinedi da 70 anni, avendone ora 77, ha sempre avuto api,
e già da molti anni collo studio delle migliori opere e del
giornale L'Apicoltore, datosi al mobilismo in un paese dove la produzione
non è mai abbondante, ha dovuto approfittare della nostra
razza ambita per ismerciare le Regine, ch'egli manda in cassette
più o meno grandi, ossia con più o meno api, secondo
le richieste. (....)
Mi fece vedere, ed eravamo al 13 di ottobre, una Regina nata da
8 giorni e fecondata dai fuchi dell'alveare ove nacque, unico alveare
che possedeva ancora dei fuchi. Essa aveva già deposto alcune
uova in celle piccole."
[Tratto
da "L'Apicoltore " pag. 361-366, anno 1881]
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