|
BREVE
VIAGGIO APISTICO NEL VENETO E NEL TIROLO
fatto
nell'ottobre dell'anno corrente (1869) dal dott. Angelo Dubini
I
PARTE
Dal nobile Fr. dott. Beltramini de Casati
"Lasciata Padova il 3 ottobre alle 3 pom., mi trovava già
a Bassano alle 7 1/2 di sera.
Volendo vedere il famoso tempio eretto dal Canova e la gipsoteca
delle sue opere, cose che si ammirano a Fossagno paese alla distanza
di otto miglia da Bassano, pensai di prendere la strada per Asolo
per ivi trovarmi col nobile Fr. dott. Beltramini de Casati, già
professore di chimica ed assistente di botanica all'Università
di Padova, il quale, grande amico di De Hruschka e versatissimo
in apicoltura, possiede un 14 alveari verticali a tre piani ben
popolati e ben tenuti.(…)
Lo stesso dott. Beltramini ebbe la costanza di raccogliere in un
catalogo più di 600 autori di apicoltura, tanto italiani
che stranieri; catalogo che è per la data delle prime edizioni
e per il numero delle opere, di molto superiore a quello di Bastian.
(....)"
In
carrozza verso Primiero
"Da Bassano, ove tornai verso sera, si parte colla corriera
alle 9 pomeridiane per trovarsi verso le 12 1/2 di notte a Primolano.
Da Primolano poi un'altra corriera, partendo alle 8 del mattino,
conduce a Fonzaso, da dove a cavallo e per inospitali sentieri,
con un viaggio faticoso e pericoloso di sette ore di montagna si
può giungere a Primiero.
La Fiera di Primiero sta appunto nel centro di un'altissima, spaziosa
e ridente vallata percorsa dal torrente Cismone che va a gettarsi
nel Brenta. Fatalmente questa valle pittoresca, di 12.000 abitanti,
sparsa di molti villaggi e non inferiore per bellezze naturali ai
siti più visitati della Svizzera, trovasi da tutte le parti
chiusa da altissime montagne che la dividono dal resto del mondo;
si che, se a stento vi si giunge da Fronzaso, bisogna, per uscirne,
rifare l'aspro sentiero per tornare a Fonzaso, non essendosi per
ora altra migliore via. Veramente si potrebbe per San Martino, percorrendo
un difficile sentiero, giungere a Pedrazzo, ma questo paese dista
ancora molto da Trento. (.... )"
Ospite
del cortesissimo signor Sartori
"In Primiero mi fermai tutto il giorno 6 e lo passai in compagnia
del dotto e cortesissimo signor Luigi Sartori che, in questa stagione
già fredda, possiede centotrentadue alveari, tutti a favo
mobile, benissimo tenuti e popolati, disposti in un giardinetto
costituito da tre gradinate, che si appoggiano sulla schiena del
monte. E' difficile di vedere altrove un impianto più grandioso
di questo; eppure egli fa tutto da sé, senza l'ajuto di alcuno.
In una sala della sua abitazione trovasi una collezione degli insetti
della provincia: alcuni quadri coi diversi lavori delle api e colle
api di diversi paesi, tra le quali vidi con piacere l'ape egiziana
assai grossa, nera e col corsaletto e la parte posteriore dell'addome
di colore bianco-lucente, per folti peli che coprono queste parti.
Al solo vedere questa varietà d'ape si direbbe che ha da
produrre il doppio della nostra."
L'immensa
raccolta di miele destinata all'Austria
"Ho veduto l'immensa raccolte di miele ch'egli manda nel Tirolo
tedesco e in Germania in casse di latta della capacità di
100 libbre l'una, come pure delle casse di telajni con bei favi
bianchi, colmi ed operculati da spedire in commercio. Varie cassettine,
contenenti ognuna un solo favo, si trovano già disposte per
la spedizione. In ciascuna di esse stava un favo colmo a celle maschili
con una regina fecondata, insieme ad 80 o 100 api. Egli ci dà
poche api perché osservò che in viaggio consumano
il doppio di miele che non a casa nel loro stato di quiete."
Come
preparare in primavera regine feconde da inviare all'estero
"Non sarà discaro ai nostri lettori di conoscere com'egli
faccia per preparare in primavera molte regine feconde da spedire
all'estero.
Egli comincia dal collocare tra i favi di covata di un alveare ben
popolato un favo vuoto a celle maschili e stimola la regina a deporvi
uova di maschi dando all'alveare del miele liquido e tiepido, poco
alla volta, verso sera. Tutto questo egli lo fa una trentina di
giorni prima dell'epoca degli sciami.
Quando i maschi stanno per nascere, prende fuori da un altro alveare
un favo a celle femminili, ben popolato e che abbia delle covate
disoperculate e lo colloca in una cassettina che possa appena contenerlo
e che abbia in basso un foro per porticina. E' bene assicurarsi
che la regina non sia per caso su questo favo. Le api adulte, il
giorno dopo, rivolano in gran parte all'alveare antico; ma le giovani
restano e fabbricano 5, 8, 10 celle reali suppletive.
Allorché una delle regine è uscita dalla cella, egli
aspetta che venera fecondata, dai maschi che nacquero fuori di stagione,
poi taglia via tutte le altre celle operculate da regina e le appiccica
una per una ad altri favi popolati che colloca in altre simili amiette.
Al nascere delle diverse regine in amiette separate, se le api costruirono
altre celle reali. Le taglia via per fare altre arniette, le quali
tutte constano di un favo con una regina fecondata e di 80 o 100
api.
Dovendo spedire queste piccole colonie, egli dà a ciascuna
di esse un favo a celle maschili ripiene di miele. In viaggio il
miele viene succhiato e la regina depone uova maschili in quelle
celle. In Germania si ama di avere non solo una regina italiana
feconda, ma ancora maschi italiani che servano a fecondare le loro
regine nere, dalle quali ottengono così delle operaje di
sangue misto. (.... )"
Una
camera per conservare i telaini
"Un camera del signor Sartori è tutta piena de'suoi
telajni con favi vuoti, disposti per gli sciami, e a centinaja.
Egli li conserva senza tarme in questa camera fresca, a pian terreno,
tenendo in essa camera un buon numero di mazzi di zorfanelli ordinarii,
fatti con fosforo e zolfo. Le tarme che per caso si trovano già
nei favi mujono bentosto quando stanno esposte ai vapori di fosforo
e di zolfo che all'aria si converte in acido zolforoso."
Gli
originali telaini Sartori
"I suoi telaini fitti, come si sa, con due semplici assicelle,
una in alto e una in basso, tenute da due fili di ferro che da un
lato all'altro, alla distanza di centimetri 4 dalle pareti dell'arnia,
formano i lati verticali, fili che le api nascondono nel loro favo
prolungandolo lateralmente fino a toccar le pareti stesse, costituiscono
un telajo per verità semplice e forte, appunto per i fili
che, a favo compiuto, si trovano serrati nelle sue celle, cosicché
si può rivolgere il telajno in tutti i sensi e correggerlo,
se deviato, senza che si smuova. (.... )"
Il
modo di far stampare alle api qualsiasi cifra
"Il signor Sartori, ingegnoso sempre ne' suoi trovati, ha pensato
di costringere le api a stampare su due favi delle cifre rialzate
su di un favo e depresse sull'altro, le iniziali cioè dell'Imperatore
d'Austria, e gliele mandò. L'Imperatore in segno di aggradimento
gli fece dono di un'ape d'oro con grossi brillanti. (.... )
Taluno mi chiederà come si possono ottenere le cifre rilevate
sui favi. Ecco! Si prendono due bei favi bianchi e regolari con
celle piene di miele, ma non operculate. Sopra uno dei favi con
degli spilli si fissano delle strette lastrine di vetro in guisa
che rappresentino qualche cifra. Contro questo favo, da lato delle
lastrine, si mette un altro favo con miele e celle non operculate;
e perché le api si risolvono ad allungare i favi che possono
allungare, giacché dove stanno le lastrine esse non possono
più continuare i loro favi, si allontana poco alla volta
un favo dall'altro. In tal guisa sul favo coi vetri si avranno le
cifre depresse, dopo tolti i vetri, e sull'altro le cifre rialzate.
(…)
Mi parlava ancora del come distinguere subito il favo su cui si
trova la regina, prima di averla scorta. Se dopo il secondo o il
terzo favo, se ne toglie uno, da cui si spiccano tosto due o tre
api che vengono diritto al viso per pungere, là vi è
la regina. (… )"
Il
non verniciare le arnie
"Egli non invemicia le sue amie, per non togliere loro la porosità.
Ne' suoi monti, dove coi molti sassi calcarei si ha la calce al
minimo prezzo, ove i sassi per fabbricare non mancano e dove ciascuna
famiglia ha il diritto di andare nei boschi comunali a tagliare
quanta legna si vuole, le sue arnie gli costano franchi 2 1/2 l'una.
Nel suo paese una bella casa a tre piani, grandissima e con molte
botteghe fu venduta giorni sono per franchi 3600, mentre da noi
potrebbe valere ben 100,000. (… )"
Commiato
"Ecco il poco che ho potuto mietere in questa breve gita di
nove giorni. Se il lettore avrà trovato alcunché di
importante e di utili, mi sia grato, se non altro, per avergli risparmiato
i disturbi e le noje di un viaggio."
II
PARTE
"Giunto
a Verona il 30 settembre coll'intenzione di trovarmi verso sera
a Sambonifacio, ebbi campo di vedervi l'arnajo modello della Scuola
apistica veronese, situato nel giardino di casa Segàla presso
Porta Nuova. Il professor Bednarovitz era assente e trovavasi probabilmente
a Sambonifacio.
La prima impressione aggradevole che provai vedendo tanti alveari
di diverso genere, disposti in bella mostra sopra un lunghissimo
arnajo a due piani coperto da una tela, una volta cerata ed ora
lurida e cadente per l'azione degli agenti esterni, venne tosto
compressa e surrogata da un'altra impressione diametralmente opposta.
Tra gli alveari villici quadrati o cilindrici ed alveari a listelli
od a telajni ne contai 32 popolati, o per meglio dire danti segni
di vita. Aprendone vari, li trovai in genere poverissimi, e tanto
da ragionevolmente presumere che ben pochi avrebbero potuto passare
l'inverno. I telajni sono tutti di legno dolce non più grosso
di cinque millimetri, sostenuti da bastoncini inchiodati alle pareti
e tenuti alla dovuta distanza da chiodetti.
Una tale disposizione porta seco un grave inconveniente, ch'io notai
anche nei telajni Fumagalli, ed è che trovandosi uno spazio
vuoto tra un'orecchietta e l'altra, le api vi portano un cumulo
di propoli, potendo passare tra l'uno e l'altro telajno. (....).
Presso l'arnajo havvi una fabbrica di arnie. I notati difetti li
trovai in tutte quelle che si stavano costruendo. Eravi, tra le
altre, un'arnia Fumagalli, mandata da Milano per modello e che,
per la pura verità, malgrado ì suoi nei si mostrava
di molto superiore a tutte le altre per l'intelligenza che ne governò
la costruzione.
Un
reverendo Parroco, vecchio apicoltore di Valcamonica, che possiede
varie arnie Fumagalli e che era diretto per Sambonifacio, visitava
con me l'arnajo veronese. Esso rimase meco sorpreso della imperfezione
di tali arnje a tre piani, le quali, sia detto ad onor del vero,
si danno ad un prezzo limitatissimo (Franchi 8).
Partito
da Verona dopo le 5 pom., mi recai a Sambonifacio ove giunsi alle
6 33. Meschino il paese, benché parato a festa con pennoni
stendardi e bandiere tricolori; pessime le osterie (ché non
oserei chiamarle alberghi); difficilissime a trovarsi in esse le
camere, essendovi di questi giorni la fiera dei cavalli e dei buoi;
nessuna cura per parte del Municipio di procurare alloggio agli
occorrenti; Mi parve di essere capitato in un paese barbaro!
Da questa esposizione (esposizione agricola, N.d.R.) passai a quella
di apicoltura, cui fu assegnato il Teatro Filodrammatico con annesso
giardino, nel quale trovavansi ben trenta arnie di forme diverse,
ma tutte a favi mobili, e delle quali varie popolate.
All'udire il mio nome, senza avermi mai prima veduto, l'amabilissimo
e dottissimo professar Bednarovitz mi corse incontro per abbracciarmi.
Nella sala degli attrezzi vi era poca cosa e scarsità di
prodotti; ma in compenso alcune cose nuove delle quali dirò
brevemente. Ho quivi parlato anche coll'ottimo signor Giuseppe Scudellari
di Verona, inventore, unitamente ai suoi fratelli ed ai signori
Boschetti di una nuova arnia, che faremo conoscere a suo tempo,
e che egli descrisse e figurò in un opuscolo stampato a Verona
("Di
un alveare pratico razionale" - Considerazioni di apicoltura
di Giuseppe Scudellari - Verona, coi tipi di Vicentino e Franchini,
1869). (.... ).
Una cosa curiosa è quella di un contadino, certo Degani Luigi
di Marano (Valpolicella), il quale, trovando che collo smielatore
a mano (vedere "Rivista di APIcoltura", dicembre 1993,
pagina 10, ) si slogava quasi l'omero, pensò di servirsi
di un bastone lungo circa un metro e mezzo ed avente una solcatura
trasversale e circolare nel mezzo, entro la quale deve girare l'anello
che trovasi nel mezzo del manico dello smielatore. Questo bastone
si articola ad una delle due estremità con un occhio entro
un altro occhio infisso in un palo. Tenendo colla mano l'altro capo
del bastone, e facendo con esso un piccolo moto di rotazione, si
ottiene che lo smielatore giri nella solcatura del bastone. (....
).
All'esposizione si mostrava il quadro del lavoro, dei nemici e degli
amici delle api. Vi figuravano inoltre i prodotti della grande cereria
Scudellari di Verona ....
In
un altro quadro si vedevano 16 ritratti fotografici dei viventi
promotori dell'apicoltura, Dzierzon, De Berle-psch, la baronessa
Lina sua moglie, Leuckart, Kalb, Hopt, Dathe, Schmid, Huber (figlio),
De Hruschka, Bednarovitz, Pedretti, Brentegani, Balsamo Crivelli,
Barbò, Visconti di Saliceto, e vi mancava il Sartori.
Sia detto, per un di più, che i signori Scudellari fanno
venire dalla Turchia e dalla Grecia enormi quantità di cere,
perché altrimenti non saprebbero come alimentare la loro
fabbrica di candele.
Partito all'imbrunire da Sambonìfacio, mi recai a Dolo, ove
giunsi alle 9 di sera col desiderio di vedervi all'indomani il Maggiore
De Hruschka e di visitare il suo arnajo. Egli era a Norimberga,
ma la gentilissima sua signora, essa pure apicoltrice, ebbe la bontà
di mostrarmi tutto il suo opificio, quanto le sue arnie numerosissime
e tutte ben popolate.
Il signor De Hruschka non è solo un distintissimo apicoltore,
ma altresì un dotto fisico ed un meccanico esperto. (....
).
Fra le arnie di sua invenzione e quelle fatte utilizzando dei cassoni
di munizioni, che un tempo si vendettero a poco prezzo a Venezia,
ne notai una popolata che componevasi di una campana di vetro. di
quelle che servono a coprire le pendole.(.. ) -
Un altro smielatore rappresenta un grande telajo da ombrello aperto
che si muove con una manovella e due pignoni dentati. Alla estremità
di ciascuno dei suoi raggi pende uno smielatore mano, il quale,
quando la macchina gira, tende a prendere una posizione semi-orizzontale.
Sotto ciascun smielatore si può collocare una tazza di vetro.
Con questo mezzo egli tiene separate le differenti qualità
di miele che i vari favi gli somministrano.
Il
miele, estratto collo smielatore, vien posto in grandi anfore di
terra invemiciata e lo si cava da un foro praticato presso il fondo
dell'anfora. Per tal modo si evita di introdurre nei vasi di vetro
la parte superiore del miele che solitamente tiene galleggianti
delle briciole di cera e sii cui si raduna la schiuma.
Egli sta pensando ad un mezzo che valga a far uscire dai favi collo
smielatore il miele tenace e soprattutto di brughiera, ma finora
non l'ha attuato. (.... ).
Ho visto anche un'arnietta tutta d'un pezzo e fatta con cemento
idraulico, ma non era popolata.
Popolate invece erano tre arnie fatte con quel larghi mattoni che
si usano per il suolo dei forni da pane. In quei mattoni si sono
praticate collo scalpello le solcature per sostenere i telajni.
(.... ). Incoraggiato da questa prima prova egli intende di far
fabbricare una specie di muro di cinta contenente un centinaio di
arnie; ma i mattoni saranno fatti appositamente colle solvature
nei luoghi opportuni. Si avrà cosi una specie di colombaja
da coprirsi con pietre che servono da tetto.
Il giardino, in cui si trovano da ogni lato arnie, è assai
vasto e costeggia il Brenta ch'egli suole attraversare in un proprio
battello per recarsi direttamente al centro della città.
Mi scordavo di aggiungere che il signor De Hruschka aveva collocato
all'aria uno sciame, sospendendolo sotto la volta di un portico,
senza alcuna difesa contro i nemici atmosferici e terrestri; eppure
lo sciame costruì i suoi favi entro i telajno che pendevano
da un unico sostegno. Non mi fu dato di vederlo perché, in
partenza, volle recarlo a Norimberga entro una cassetta.
Verso la metà della stessa giornata partii da Dolo per fermarmi
di ritorno a Padova, ove il giorno prima si era aperta l'esposizione
agricola ed industriale, e da Padova a Bassano ed a Primiero, nella
fiducia di veder a Bassano un bravo botanico ed apicoltore il signor
Dott. Beltramini, ed a Primiero il signor Luigi Sartori. A Padova
nella grande esposizione, apertasi nella Sala della Ragione, trovai
una cassettina contenente 20 lastrine di vetro sulle quali si sono
preparati a secco i visceri dell'ape operaia.
Queste microscopiche preparazione dell'anatomia dell'Apis ligustica,
Linn.. appartengono alla Società apistica di Mira. E noi
dobbiamo tributarle le maggiori lodi per essere stata la prima in
Italia a iniziare ed esporre degli studi apistici. anatomo-fisiologici.
In questi vetri, coll'aiuto di una forte lente, ho potuto, distinguere
gli organi genitali femminei, i vasi chiliferi, i due stomachi,
i gangli e fili nervosi, i sacculi aerei, le trachee, gli stomi
delle trachee, il vaso dorsale, gli occhi composti ed i semplici,
i peli, le due specie di ali, le antenne, le tre qualità
di zampe, il pungolo coi suoi componenti e tutto l'apparato della
bocca.
La vera esposizione apistica trovavasi però al Palazzo Morpurgo
presso la chiesa di S. Antonio. Ivi notavasi un gran quadro ben
ideato dall'abate Arrigoni di Peraga.
In basso del quadro si vedevano i disegni in piccolo degli smielatori
e dei torchi, più in alto i modellini delle diverse qualità
di arnie a favi fissi e a favi mobili; a metà gli organi
anatomici dell'ape in disegno colorito, gli essere componenti nell'estate
la famiglia apistica e i nemici più comuni delle api; in
alto finalmente i diversi lavori delle api, ossia pezzi di favi
di diversa foggia e di diversa età."
|