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L'IMIDACLOPRID
L'imidacloprid è il principio attivo del Gaucho,
appartiene alla famiglia dei cloronicotinili. La sua sintesi
è datata 1985.
Il suo impiego in settori molto diversi si concretizza con
un documento "imidacloprid" presentato nell'aprile
1990 alla Commissione Tossicologica.
La prima decisione (04/04/91) sull'imidacloprid riguarda
la sua formulazione commerciale "Gaucho": una
autorizzazione provvisoria di vendita (APV) è accordata
per la concia di sementi di barbabietole. In un documento
pubblicato dalla Bayer Ag. Ref D6/8002739, si legge che
"...saranno sufficienti 6 anni tra la sintesi della
molecola e la sua commercializzazione, mentre normalmente
ne sono necessari circa 10". La Francia è stato
il primo paese del mondo ad accettare, nel '91. la commercializzazione
dell'imidacloprid.
L'imidacloprid si presenta sotto diverse formulazioni. Così
per la Francia:
- La formulazione Gaucho è autorizzata per il trattamento
industriale delle sementi di grandi colture, come la barbabietola,
il mais, i cereali da paglia, il girasole.
- La formulazione Condor è esclusivamente riservata
per i trattamenti fogliari sui fruttiferi.
- - La formulazione Polyaxe è limitata ad alcune
utilizzazioni in orticoltura.
In vendita per impieghi non agricoli vi sono l'Advantage.,
in sanità animale (pulci di cani e gatti), ed il
Confidor per il giardinaggio amatoriale (trattamento di
frutteti e rosai). D'altra parte, bisogna rilevare che le
utilizzazioni non autorizzate sono molteplici in Francia,
specialmente nelle colture orticole, così come nelle
colture specializzate come cetriolo sotto serra, melone
e tabacco in pieno campo.
Nel mondo, sono utilizzate altre formulazione (p.c. Provaldo,
Admire, Merit, Premier) o sono autorizzati altri impieghi
di Gaucho o Confidor.
Così molti agrumi e legumi, proposti al consumatore
francese, sono stati prodotti in Europa del Sud, dove l'imidacloprid
è largamente usato.
Il principio attivo imidacloprid si presenta come segue:
- Insetticida a largo spettro di efficacia sugli insetti
pungenti e succhianti.
- Neurotossico, agente per contatto e per ingestione, principalmente
attivando il recettore nicotinico dell'acetilcolina.
- Sistemicità elaborata (la tossicità è
veicolata in tutte le parti della pianta attraverso la linfa).
- Una grande persistenza di azione (per la sua formulazione
l'azione letale del Gaucho, impiegato come conciante delle
sementi di girasole, sui pidocchi, sulla base delle pubblicazioni
della Bayer, è di 60 giorni).
- Poco degradabile sotto l'azione dei diversi agenti esterni,,
salvo che per l'azione dei raggi ultravioletti.
- Molto tossico per l'ape. Si ammette che piccole quantità
del principio attivo rimangono presenti nella pianta in
fiore, più in particolare nei nettari e nelle antere
bottinate dalla entomofauna, specialmente dall'ape. E' una
della principali ragioni che ha spinto la ditta Bayer a
sollecitare e ad ottenere "l'esenzione da ogni classificazione
tossicologica".
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EFFETTI
DELL'IMIDACLOPRID NEI CONFRONTI DELLE API
a cura di Porrini Claudio e Monaco Lorenzo
Ist. di Entomologia "G. Grandi", Università degli
Studi di Bologna
(1/2001)
Imidacloprid è una molecola
neurotossica derivata dalla nicotina, con la differenza, rispetto
a questa, che il neonicotinoide riesce a distinguere l'NAChR (recettore
neuronale nicotinico dell'acetilcoelina) degli insetti da quello
dei vertebrati. In altre parole, l'Imidacloprid non mostra una
particolare tossicità nei confronti di vertebrati mentre
agisce con efficacia sul sistema nervoso centrale degli insetti
dimostrando, inoltre, un effetto maggiormente penetrante della
nicotina e un'azione insetticida 12 volte maggiore. Ma con quali
effetti nei confronti delle api?
Secondo
uno schema sviluppato da Johansen e Mayer (1990), l'Imidacloprid,
puro al 95.8%, è definito "altamente tossico"
per Apis mellifera, in quanto caratterizzato da DL50< 2g/ape.
Altri indici, che tengono conto della dose di prodotto utilizzabile
in campo, si pronunciano, invece, favorevolmente sull'uso del
principio attivo (Stark et al.1995). Mayer et al. (1994) tramite
sperimentazioni in gabbie, riferiscono che l'Imidacloprid 240
FS (0.168 kg/ha) ha provocato dopo 24 ore una mortalità
del 14% con residui di due ore, e del 19% con residui di otto
ore. Gli Autori concludono che l'insetticida, se applicato verso
la sera tardi sulle colture, provoca un rischio minimo per A.
mellifera. Mayer e Lunden (1994) riportano che addizionando l'adiuvante
Sylgard 309 silicone all'Imidacloprid 240 FS (Admir, 0.11 kg p.a./ha)
si riduce la mortalità delle api, dopo 24 ore, già
con residui di due ore (da 33% a 11%) e che tale diminuzione diviene
significativa con residui di otto ore (da 34% a 8%). I medesimi
Autori (1997), hanno poi osservato che la mortalità delle
api, dopo 24 ore, cresce con l'aumentare delle concentrazioni,
con residui di due ore (da 6% con 0.028 kg/ha a 97% con 0.28 kg/ha),
mentre residui di otto ore, con le medesime concentrazioni, provocano
una mortalità oscillante fra il 9% e il 78%. In un'altra
prova, le api di dodici differenti colonie hanno potuto scegliere,
per 1600 ore, tra sei diversi alimentatori (con sciroppo addizionato
a varie concentrazioni di Imidacloprid). Gli Autori hanno riscontrato
una diminuzione delle visite del 7% rispetto al controllo con
le concentrazioni più basse (2 ppm) e dell'85% con quelle
più alte (500 ppm). Analogamente diminuiva la percentuale
di sciroppo consumato (dal 45% con 2 ppm di Imidacloprid a 2.3%
con 500 ppm). In campo, le api sui fiori di Taraxacum officinalis
trattati con il prodotto in esame (Imidacloprid 240 FS, 0.112
kg/ha), riducono le visite del 60% fino ad un'ora dopo il trattamento
ma non dopo quattro ore. Dopo tale lasso di tempo, anzi, le bottinatrici
osservate sono in maggior numero rispetto al controllo. In altre
prove di campo condotte su melo con il 10% di fioritura, non sono
state osservate differenze significative, nei tre giorni successivi
al trattamento, fra appezzamenti trattati (0.112 kg/ha) e controlli,
rispetto al numero di visite e alla mortalità delle api.
Gli Autori concludono che Imidacloprid a varie concentrazioni
(esclusa 0.28 kg/ha) può essere usato verso tarda sera
o di notte. Ambolet et al. (1997) hanno compiuto sperimentazioni
di semicampo (tunnel) e in pieno campo, trattando le sementi di
girasole con Imidacloprid (Gaucho). Nel primo tipo di prova (0.7
e 0.35 mg/seme), gli Autori non hanno notato alcun effetto negativo
su bottinamento, mortalità delle api e percentuale di fecondazione.
Anche nella prova di campo (0.7 mg/seme) nulla si è rilevato
in riferimento a bottinamento, attività di volo e peso
di alveari posti nelle adiacenze di un appezzamento di girasole.
Quest'ultima sperimentazione, effettuata per conto della ditta
produttrice dell'Imidacloprid (Bayer), è stata fortemente
contestata dagli apicoltori francesi per diversi motivi. I principali
sono i seguenti: le prove erano state condotte in zone non vocate
alla coltivazione di girasole, la metodologia impiegata non permette
di mettere in evidenza i fenomeni di disorientamento delle api
al momento del ritorno all'alveare, le prove non prevedevano la
ricerca di residui di Imidacloprid nel nettare, ecc.
In risposta a queste contestazioni la Bayer ha promosso altre
prove di campo e in tunnel nel 1995 e nel 1997 (Schmuck, 1999).
In tali prove (condotte con 0.35 e 1.05 mg p.a./pianta) non è
stato osservato alcun effetto sul bottinamento dei fiori di girasole
e sull'attività di volo (numero di api entranti nella colonia).
Nel 2000, ulteriori sperimentazioni hanno riconfermato i precedenti
risultati (Curé et al.. 2000). Da tali dati, secondo gli
Autori, l'ape avverte la presenza della molecola solo alla soglia
di 50 100 ppb.
Nel 1998, il Ministero dell'Agricoltura francese ha supportato
e finanziato un programma di ricerca riguardo agli effetti di
questa molecola nei confronti delle api. In questo contesto DeCourtye
(1998, cit. in Schmuck, 1999) ha sottoposto le api di 15 giorni
d'età a dei test di condizionamento in laboratorio per
valutarne le capacità di apprendimento. Tra le api trattate
e quelle di controllo non vi è stata alcuna differenza
significativa ma le api alimentate con il fitofarmaco per più
di 11 giorni (4, 8 e 40 g/l), hanno avuto minore risposta ad uno
stimolo condizionato che avrebbe dovuto provocare di riflesso
l'allungamento della ligula. La Bayer contesta il risultato avanzando
l'idea che le api trattate non siano rappresentative in quanto
già a priori esse rispondevano con minor frequenza allo
stimolo diretto, ossia una soluzione zuccherina, e in ogni caso
successive prove non hanno riconfermato il dato. Un altro aspetto
considerato dal programma di ricerca del Ministero è stato
l'effetto di Imidacloprid su capacità di orientamento e
relativa attività di bottinamento delle api. Kirchner (1998,
cit. in Schmuck, 1999) ha alimentato delle bottinatrici marcate
con varie concentrazioni del principio attivo in soluzione zuccherina
(10, 20, 50 e 100 g/l). Gli alimentatori erano posti a 500 m dalla
colonie sperimentali. I trattamenti hanno influenzato solo leggermente
la precisione della direzione angolare della fonte di cibo espressa
dalla danza, mentre la comunicazione della distanza della stessa
è stata alterata con le soluzioni da 50 e 100 g/l. Le api
alimentate con il prodotto mostrano, dalla concentrazione di 20
g/l, una diminuzione della danza dell'addome (waggling dances)
ed un aumento di danze tremolanti (trembling dances). I due comportamenti
hanno come effetto una diminuzione dell'attività di foraggiamento.
Contrariamente a quanto immaginabile però, non vi sono
state differenze significative fra l'attività delle bottinatrici
che si sono alimentate solo con soluzione zuccherina trattata
e quelle di controllo, con l'eccezione della concentrazione di
100 g/l. Se la soluzione possiede questo tasso di Imidacloprid,
dopo 30 60 minuti viene visitata in minor misura dalle api ma
comunque solo transitoriamente. Alveari più grandi hanno
moderato la propria attività bottinatrice, sempre temporaneamente,
già a 50 g/l. In ogni modo, non vi è alcun effetto
del prodotto sulla forza della colonia e sulla longevità
dei suoi individui nel corso dei tre mesi successivi alla sperimentazione,
durata dieci giorni. La soglia di 20 ppb è stata considerata
il livello di riferimento di sotto al quale si può affermare
che non avvengono eventi nocivi per le api. Sia la Bayer che il
Ministero dell'Agricoltura francese (Pham Delegue e Cluzeau, 1999,
cit. in Schmuck, 1999) non hanno mai riscontrato il superamento
di tale soglia in diverse matrici (fiori di girasole, nettare
e polline di girasole, miele di girasole e api) relativamente
a Imidacloprid e a due suoi metaboliti (Olefin e OH imidacloprid),
con alcune eccezioni trascurabili. Identici risultati sono emersi
in analisi effettuate su polline di mais e matrici associate alla
colza. Inoltre, non si è evidenziato alcun effetto negativo
dell'uso del Gaucho su produzione di miele e mortalità
delle api anche in prove di campo e semi campo sviluppate dal
suddetto Ministero.
In prove di campo, Guez et al. (2000) hanno constatato che la
somministrazione di 1 ppm di principio attivo in soluzione zuccherina
altera l'attività bottinatrice, la qual cosa non avviene
invece per i 0,1 ppm, almeno durante il periodo dell'esperimento.
Suchail et al. (2000 a) hanno invece investigato la tossicità
orale (acuta e cronica) dell'Imidacloprid e dei suoi principali
metaboliti. L'intossicazione con tali sostanze provoca rapidamente
nell'ape (ca. in 30 min) gravi sintomi di neurotossicità
(problemi di coordinazione del movimento, cadute, tremiti). Nelle
sperimentazioni di tossicità acuta le api sono state trattate
con varie concentrazioni delle sostanze in esame. I due principali
metaboliti, 5 OH imidacloprid e Olefin, sono risultati altamente
tossici per le api. L'Olefin ha un valore di DL50 simile a quello
della molecola madre, ma dopo 96 h diviene maggiormente tossico
dell'Imidacloprid. Il 5 OH imidacloprid appare al contrario meno
tossico della stessa molecola a parità di tempo. L'urea,
altro importante metabolita, possiede circa il 50% della tossicità
dell'Imidacloprid. Nelle prove di tossicità cronica le
api sono state alimentate per dieci giorni con una soluzione zuccherina
addizionata con il principio attivo in studio.
L'Imidacloprid ed i suoi metaboliti sono risultati tossici, dato
che inducono mortalità 72 ore dopo la somministrazione.
In un altro lavoro sempre Suchail et al. (2000 b) constatano l'obiettiva
difficoltà di diagnosticare un'intossicazione da Imidacloprid
a 24 ore dall'ingestione, per la veloce metabolizzazione della
molecola.
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