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EFFETTI
DELL'IMIDACLOPRID NEI CONFRONTI DELLE API
a cura di Porrini Claudio e Monaco Lorenzo
Ist. di Entomologia "G. Grandi", Università degli
Studi di Bologna
(1/2001)
Imidacloprid è una molecola neurotossica
derivata dalla nicotina, con la differenza, rispetto a questa, che
il neonicotinoide riesce a distinguere l'NAChR (recettore neuronale
nicotinico dell'acetilcoelina) degli insetti da quello dei vertebrati.
In altre parole, l'Imidacloprid non mostra una particolare tossicità
nei confronti di vertebrati mentre agisce con efficacia sul sistema
nervoso centrale degli insetti dimostrando, inoltre, un effetto
maggiormente penetrante della nicotina e un'azione insetticida 12
volte maggiore. Ma con quali effetti nei confronti delle api?
Secondo
uno schema sviluppato da Johansen e Mayer (1990), l'Imidacloprid,
puro al 95.8%, è definito "altamente tossico" per
Apis mellifera, in quanto caratterizzato da DL50< 2g/ape. Altri
indici, che tengono conto della dose di prodotto utilizzabile in
campo, si pronunciano, invece, favorevolmente sull'uso del principio
attivo (Stark et al.1995). Mayer et al. (1994) tramite sperimentazioni
in gabbie, riferiscono che l'Imidacloprid 240 FS (0.168 kg/ha) ha
provocato dopo 24 ore una mortalità del 14% con residui di
due ore, e del 19% con residui di otto ore. Gli Autori concludono
che l'insetticida, se applicato verso la sera tardi sulle colture,
provoca un rischio minimo per A. mellifera. Mayer e Lunden (1994)
riportano che addizionando l'adiuvante Sylgard 309 silicone all'Imidacloprid
240 FS (Admir, 0.11 kg p.a./ha) si riduce la mortalità delle
api, dopo 24 ore, già con residui di due ore (da 33% a 11%)
e che tale diminuzione diviene significativa con residui di otto
ore (da 34% a 8%). I medesimi Autori (1997), hanno poi osservato
che la mortalità delle api, dopo 24 ore, cresce con l'aumentare
delle concentrazioni, con residui di due ore (da 6% con 0.028 kg/ha
a 97% con 0.28 kg/ha), mentre residui di otto ore, con le medesime
concentrazioni, provocano una mortalità oscillante fra il
9% e il 78%. In un'altra prova, le api di dodici differenti colonie
hanno potuto scegliere, per 1600 ore, tra sei diversi alimentatori
(con sciroppo addizionato a varie concentrazioni di Imidacloprid).
Gli Autori hanno riscontrato una diminuzione delle visite del 7%
rispetto al controllo con le concentrazioni più basse (2
ppm) e dell'85% con quelle più alte (500 ppm). Analogamente
diminuiva la percentuale di sciroppo consumato (dal 45% con 2 ppm
di Imidacloprid a 2.3% con 500 ppm). In campo, le api sui fiori
di Taraxacum officinalis trattati con il prodotto in esame (Imidacloprid
240 FS, 0.112 kg/ha), riducono le visite del 60% fino ad un'ora
dopo il trattamento ma non dopo quattro ore. Dopo tale lasso di
tempo, anzi, le bottinatrici osservate sono in maggior numero rispetto
al controllo. In altre prove di campo condotte su melo con il 10%
di fioritura, non sono state osservate differenze significative,
nei tre giorni successivi al trattamento, fra appezzamenti trattati
(0.112 kg/ha) e controlli, rispetto al numero di visite e alla mortalità
delle api. Gli Autori concludono che Imidacloprid a varie concentrazioni
(esclusa 0.28 kg/ha) può essere usato verso tarda sera o
di notte. Ambolet et al. (1997) hanno compiuto sperimentazioni di
semicampo (tunnel) e in pieno campo, trattando le sementi di girasole
con Imidacloprid (Gaucho). Nel primo tipo di prova (0.7 e 0.35 mg/seme),
gli Autori non hanno notato alcun effetto negativo su bottinamento,
mortalità delle api e percentuale di fecondazione. Anche
nella prova di campo (0.7 mg/seme) nulla si è rilevato in
riferimento a bottinamento, attività di volo e peso di alveari
posti nelle adiacenze di un appezzamento di girasole. Quest'ultima
sperimentazione, effettuata per conto della ditta produttrice dell'Imidacloprid
(Bayer), è stata fortemente contestata dagli apicoltori francesi
per diversi motivi. I principali sono i seguenti: le prove erano
state condotte in zone non vocate alla coltivazione di girasole,
la metodologia impiegata non permette di mettere in evidenza i fenomeni
di disorientamento delle api al momento del ritorno all'alveare,
le prove non prevedevano la ricerca di residui di Imidacloprid nel
nettare, ecc.
In risposta a queste contestazioni la Bayer ha promosso altre prove
di campo e in tunnel nel 1995 e nel 1997 (Schmuck, 1999). In tali
prove (condotte con 0.35 e 1.05 mg p.a./pianta) non è stato
osservato alcun effetto sul bottinamento dei fiori di girasole e
sull'attività di volo (numero di api entranti nella colonia).
Nel 2000, ulteriori sperimentazioni hanno riconfermato i precedenti
risultati (Curé et al.. 2000). Da tali dati, secondo gli
Autori, l'ape avverte la presenza della molecola solo alla soglia
di 50 100 ppb.
Nel 1998, il Ministero dell'Agricoltura francese ha supportato e
finanziato un programma di ricerca riguardo agli effetti di questa
molecola nei confronti delle api. In questo contesto DeCourtye (1998,
cit. in Schmuck, 1999) ha sottoposto le api di 15 giorni d'età
a dei test di condizionamento in laboratorio per valutarne le capacità
di apprendimento. Tra le api trattate e quelle di controllo non
vi è stata alcuna differenza significativa ma le api alimentate
con il fitofarmaco per più di 11 giorni (4, 8 e 40 g/l),
hanno avuto minore risposta ad uno stimolo condizionato che avrebbe
dovuto provocare di riflesso l'allungamento della ligula. La Bayer
contesta il risultato avanzando l'idea che le api trattate non siano
rappresentative in quanto già a priori esse rispondevano
con minor frequenza allo stimolo diretto, ossia una soluzione zuccherina,
e in ogni caso successive prove non hanno riconfermato il dato.
Un altro aspetto considerato dal programma di ricerca del Ministero
è stato l'effetto di Imidacloprid su capacità di orientamento
e relativa attività di bottinamento delle api. Kirchner (1998,
cit. in Schmuck, 1999) ha alimentato delle bottinatrici marcate
con varie concentrazioni del principio attivo in soluzione zuccherina
(10, 20, 50 e 100 g/l). Gli alimentatori erano posti a 500 m dalla
colonie sperimentali. I trattamenti hanno influenzato solo leggermente
la precisione della direzione angolare della fonte di cibo espressa
dalla danza, mentre la comunicazione della distanza della stessa
è stata alterata con le soluzioni da 50 e 100 g/l. Le api
alimentate con il prodotto mostrano, dalla concentrazione di 20
g/l, una diminuzione della danza dell'addome (waggling dances) ed
un aumento di danze tremolanti (trembling dances). I due comportamenti
hanno come effetto una diminuzione dell'attività di foraggiamento.
Contrariamente a quanto immaginabile però, non vi sono state
differenze significative fra l'attività delle bottinatrici
che si sono alimentate solo con soluzione zuccherina trattata e
quelle di controllo, con l'eccezione della concentrazione di 100
g/l. Se la soluzione possiede questo tasso di Imidacloprid, dopo
30 60 minuti viene visitata in minor misura dalle api ma comunque
solo transitoriamente. Alveari più grandi hanno moderato
la propria attività bottinatrice, sempre temporaneamente,
già a 50 g/l. In ogni modo, non vi è alcun effetto
del prodotto sulla forza della colonia e sulla longevità
dei suoi individui nel corso dei tre mesi successivi alla sperimentazione,
durata dieci giorni. La soglia di 20 ppb è stata considerata
il livello di riferimento di sotto al quale si può affermare
che non avvengono eventi nocivi per le api. Sia la Bayer che il
Ministero dell'Agricoltura francese (Pham Delegue e Cluzeau, 1999,
cit. in Schmuck, 1999) non hanno mai riscontrato il superamento
di tale soglia in diverse matrici (fiori di girasole, nettare e
polline di girasole, miele di girasole e api) relativamente a Imidacloprid
e a due suoi metaboliti (Olefin e OH imidacloprid), con alcune eccezioni
trascurabili. Identici risultati sono emersi in analisi effettuate
su polline di mais e matrici associate alla colza. Inoltre, non
si è evidenziato alcun effetto negativo dell'uso del Gaucho
su produzione di miele e mortalità delle api anche in prove
di campo e semi campo sviluppate dal suddetto Ministero.
In prove di campo, Guez et al. (2000) hanno constatato che la somministrazione
di 1 ppm di principio attivo in soluzione zuccherina altera l'attività
bottinatrice, la qual cosa non avviene invece per i 0,1 ppm, almeno
durante il periodo dell'esperimento. Suchail et al. (2000 a) hanno
invece investigato la tossicità orale (acuta e cronica) dell'Imidacloprid
e dei suoi principali metaboliti. L'intossicazione con tali sostanze
provoca rapidamente nell'ape (ca. in 30 min) gravi sintomi di neurotossicità
(problemi di coordinazione del movimento, cadute, tremiti). Nelle
sperimentazioni di tossicità acuta le api sono state trattate
con varie concentrazioni delle sostanze in esame. I due principali
metaboliti, 5 OH imidacloprid e Olefin, sono risultati altamente
tossici per le api. L'Olefin ha un valore di DL50 simile a quello
della molecola madre, ma dopo 96 h diviene maggiormente tossico
dell'Imidacloprid. Il 5 OH imidacloprid appare al contrario meno
tossico della stessa molecola a parità di tempo. L'urea,
altro importante metabolita, possiede circa il 50% della tossicità
dell'Imidacloprid. Nelle prove di tossicità cronica le api
sono state alimentate per dieci giorni con una soluzione zuccherina
addizionata con il principio attivo in studio.
L'Imidacloprid ed i suoi metaboliti sono risultati tossici, dato
che inducono mortalità 72 ore dopo la somministrazione. In
un altro lavoro sempre Suchail et al. (2000 b) constatano l'obiettiva
difficoltà di diagnosticare un'intossicazione da Imidacloprid
a 24 ore dall'ingestione, per la veloce metabolizzazione della molecola.
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