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SILVIO
GARDINI: GENIALE INNOVATORE E PADRE DELL'APICOLTURA MODERNA
Nella storia dell'apicoltura italiana sono da segnalare alcuni grandi
personaggi, che oggi rischiano l'oblio, dai quali discende la moderna
apicoltura.
Il nome di Silvio Gardini, agli apicoltori
di oggi, non dice nulla, ma è stato uno dei più grandi maestri
del primo 900, che ha tracciato le linee fondamentali dell'apicoltura
moderna, purtroppo oggi completamente dimenticato.
Gardini non ci ha lasciato scritti apistici, ma in questo articolo credo
di tracciare un profilo molto reale, basandomi su documenti, libri e foto
messe gentilmente a disposizione dalla Signora Germana Morigi Spagnoli
che conserva ancora tanti cimeli dell'apicoltura dei fratelli Gardini.
I protagonisti sono i due fratelli Silvio e Pietro, complementari fra
loro: il primo geniale innovatore, il secondo più pragmatico. Di
Pietro parlerò in un prossimo articolo. Il contesto dove si svolge
l'attività dei Gardini è quello agricolo della Romagna di
fine 800, fatto di proprietari terrieri, mezzadri, braccianti in cui l'imprenditoria
iniziava lentamente ad organizzarsi.
Silvio Gardini nacque a S. Pierino di Ravenna il 30 Aprile 1872, figlio
del fattore Ignazio che aveva prestato la sua opera presso l'azienda Ghezzo,
una delle più avanzate e moderne di quel tempo. Il giovane Silvio
frequenta la Regia Scuola Pratica di Agricoltura "Filippo Re"
di Cesena, oggi Istituto Agrario "G. Garibaldi"; notevole propulsore
di nuove tecnologie agrarie, basti pensare alla grande vocazione ortofrutticola
di Cesena. Nel 1888 a voti altissimi esce con la licenza di agronomo;
diventa successivamente anche docente ma non vi sono documenti per sapere
di quali materie. Nel 1895 a 23 anni assieme al fratello Pietro, inizia
l'attività in apicoltura, acquistando un alveare Sartori dal quale
trassero i primi sciami. Questa arnia era la mascotte dei fratelli Gardini;
è stata, fortunatamente, conservata fino ai giorni nostri ed ho
avuto la soddisfazione di poterne curare il restauro. Successivamente
è stato, però, messo a punto un alveare razionale, ispirato
probabilmente all'arnia marchigiana ma con telaini alti 22 cm identici
sia nel nido che nel melario, con l'utilizzo dell'escludi regina, molto
funzionale, chiamata arnia Gardini. Ancora oggi alcuni apicoltori romagnoli
utilizzano questo modello che reputano il tipo d'arnia migliore per produrre
miele. La foto 1, riprodotta su molti manuali di apicoltura di quel tempo,
illustra il carico dei melari su di un carro molleggiato e a ruote di
legno con traino animale e il giovane Silvio che tiene in mano l'escludi
regina, attrezzo ultra moderno per l'epoca. Sono i primi passi di un'attività
che incontra un successo senza precedenti e nel 1900 l'azienda conta 200
alveari razionali e un allevamento di api regine. Viene acquistato un
"carro automobile" Fiat 18BL (vedi foto 2) modificato nel cassone
per il trasporto alveari, utilizzato anche per attività collaterali
e trasporto conto terzi. II 1902 è un anno straordinario: i Gardini
intuiscono la potenzialità del "carro automobile" per
rapidi spostamenti e riescono a trasportare 100 alveari per il raccolto
della sulla nelle colline di Meldola e subito dopo anche nei medicai del
prato di Classe.
II raccolto di miele fu impressionante per quei tempi (vedi foto 3).
Questo risultò il primo trasporto nomadista effettuato con "carro
automobile" come documentarono il Prof. Carlo Carlini e il Conte
Zappi Recordati. E' interessante notare come negli Stati Uniti la famiglia
Dadant, di cui tutti conoscono il valore in apicoltura, solo nel 1918
trasportò alveari con camions, 16 anni dopo i Gardini. Quello della
transumanza su autocarro realizzata dai Gardini nel 1902 è stato,
forse, un primato mondiale?
Questo successo non passa inosservato e assieme ad altri giovani ed intraprendenti
apicoltori viene fondato a Ravenna il primo consorzio apicoltori in Italia,
sempre nel 1902.
Un altro consorzio sorse nello stesso periodo ad Udine, dove vi era una
notevole attività apistica, in territorio allora Austriaco. Nel
1904 si presenta una grande occasione per l'apicoltura: a Ravenna viene
organizzata una grande fiera, cui partecipò tutto il mondo produttivo
di quei tempi. Furono dedicati due giorni all'apicoltura e il neo consorzio
apistico si adoperò per trasformare l'evento in un congresso nazionale
perché era dal 1873 che non ne veniva fatto uno; Silvio Gardini
era tra i promotori e organizzatori e al terzo congresso nazionale, parteciparono
300 apicoltori provenienti da tutta l'Italia.
Fra le varie relazioni, quella del Prof. Carlini che propose di unificare
lo standard dei favi per tutti gli alveari italiani a misura Dadant, misure
tutt'ora in uso generalizzato. Fu fondata la Federazione Apicoltori Italiani
in forma di cooperativa, con sede ad Ancona per la commercializzazione
del miele e come organo direttivo dell'apicoltura italiana. Del congresso
non furono mai pubblicati gli atti per mancanza di fondi: fu speso tutto
per l'organizzazione. Con lo sviluppo del nomadismo in quegli anni si
pensò che fossero necessarie delle regole, e l'esperienza dei fratelli
Gardini in quanto a distanza fra apiari e loro consistenza, venne raccolta
dal Prof Carlini, che se ne servì 0 per la proposta di legge sull'apicoltura,
la prima del settore, del 1925. La personalità di Silvio Gardini
e i suoi successi lo resero un punto di riferimento per gli apicoltori
di allora e lui si prodigava in consigli ed in focalizzazione di indirizzi
operativi. I giovani apicoltori venivano invitati a fare pratica nei suoi
apiari e nel suo laboratorio, la trasmissione delle capacità con
l'informazione e l'impegno sul lavoro, oggi diremmo "training"
e "stage". Venne venduto per molti anni il miele alla FAI, spedito
ad Ancona con il treno. La foto 4 ritrae il carico del miele in latte
anche se apparentemente sembrano sciami; in effetti le latte di miele
venivano imballate in casse di legno. Un estimatore di eccezione fu Gaetano
Piana, che frequentò Gardini (vedi foto 5) e ne trasse utili indicazioni
per l'allevamento di api regine e ispirazione per la fondazione del Consorzio
Apistico Bolognese. La sua attività di apicoltore d'avanguardia
si svolse fino al 1928-30. In seguito lasciò l'attività
apistica al fratello Pietro e si trasferì a Ravenna dove i suoi
interessi prenderanno altri indirizzi come l'acquisizione di terreni,
la nuova politica agraria, la bonifica della valli, che in seguito furono
il trampolino di lancio del più famoso nipote Raul Gardini.
Spero di aver onorato la sua memoria con questo articolo, che mi auguro
sia una prima occasione perché questo grande maestro di apicoltura
non venga dimenticato, con l'auspicio che i cimeli di questa esperienza
d'avanguardia non siano dispersi, ma utilizzati per raccontare il passato
pionieristico dell'apicoltura Italiana.
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| Foto del 1989. Il giovane Silvio in posa, in
un immagine fortemente promozionale |
Il succeso del nomadismo con carro automobile
è sintetizzato in questa foto, in fondo i due fratelli Gardini |
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Il carro automobile FIAT 18BL modificato per
il trasporto alveari. Va immaginata la perplessità del lento
mondo agricolo di quei tempi, vedere le api "portate a spasso"
con il camion
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Da sinistra verso destra: Gaetano Piana, Silvio
Gardini, in compania di due sconosciuti
in apiario |
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| Trasbordo di un carico di miele imballato in
casse di legno su di un vagone ferroviario |
Nell'apiario, a destra, l'arnia Sartori da
cui provenneroi primi sciami della apicoltura
F.lli Gardini. Arnia da me recentemente restaurata |
(Da
L'Apis n.4 - 2004)
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ultima modifica:2 Agosto, 2006
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