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Flavescenza dorata: qualche motivo
di speranza?
Nel 2006 Aspromiele e gli apicoltori
del Piemonte si sono attivati per denunciare l’ennesima moria successiva
ai trattamenti nei vigneti e hanno collaborato per l’identificazione del
formulato responsabile.
La Regione Piemonte nello scorso mese di febbraio, prima di definire le
nuove linee guida, ha convocato un incontro fra tutti i soggetti della
filiera vite.
Dopo
due/tre anni di relativa calma, almeno in Piemonte, con limitata segnalazione
di avvelenamenti a seguito dei trattamenti contro lo scafoideo vettore
della flavescenza dorata nei vigneti, nel corso della campagna 2006 il
fenomeno è riesploso in tutta la sua drammaticità. Estese
mortalità sono state segnalate in zone dell’albese e del doglianese,
ma casi meno diffusi si sono verificati anche in provincia di Asti e Alessandria.
Il danno sofferto dalle sole aziende che hanno presentato una denuncia
ufficiale alle autorità competenti, è quantificabile in
oltre 75.000,00 euro. Il danno reale è tuttavia superiore, probabilmente
almeno il doppio, dal momento che la maggior parte degli apicoltori è
portato a subire passivamente le morie degli alveari. Del resto, almeno
sino ad ora, come si può dar loro completamente torto dal momento
che la speranza del riconoscimento del danno non era neppure pensabile?
Perché nel 2006 si sono nuovamente verificate morie di alveari?
Vari gli elementi che hanno concorso.
Un nuovo principio
attivo
Il programma di lotta obbligatorio, proposto ai viticoltori nella campagna
2006, ha avuto nel principio attivo tiametoxan, appartenente alla plurisospettata
famiglia dei neonicotinoidi, il cardine principale. Il prodotto commerciale
principalmente utilizzato è così stato l’Actara, commercializzato
dalla Syn-genta, che, se da un lato è caratterizzato da una elevata
efficacia nei confronti delle scafoideo, dall’altro ha dimostrato di possedere
una analoga azione nei confronti dell’ape. Peccato che la ditta lo dichiari
non ecotossico… Aspromiele, non appena i nostri associati ci hanno segnalato
le prime morie di api, si è immediatamente attivata per cercare
di capirne la causa. In pochi giorni la risposta analitica, che suffragava
le prime sensazioni di campo, dal momento che erano in corso i primi interventi
chimici contro lo scafoideo: tiametoxan, il responsabile del danno alle
api. In occasione degli incontri organizzati con gli apicoltori abbiamo
subito reso pubblico il sospetto sul killer delle api. Per tutta risposta
la Singenta, venuta nel frattempo a conoscenza delle nostre iniziative,
ci ha inviato con raccomandata una lettera di diffida dal continuare a
sostenere le fondate preoccupazioni inerenti l’utilizzo di tiametoxan.
Non abbiamo obbedito ed in ogni occasione abbiamo denunciato il colpevole.
Certamente non ci hanno messo il bavaglio! A margine dell’articolo presentiamo
l’originale della lettera che ci è stata inviata affinché
tutti i lettori possano prendere coscienza del comportamento e dell’atteggiamento
di una importante casa produttrice di fitofarmaci a fronte di possibili
gravi responsabilità. Indifendibile.
Un messaggio ambiguo
Se è vero che il prodotto non si è rivelato certamente “non
ecotossico”, ma assai pericoloso per le api e l’ambiente, non bisogna
tuttavia dimenticare altre responsabilità. Il piano di lotta obbligatorio
fissa infatti due criteri che possono esser tra loro in contrasto. Da
un lato, infatti, viene definito per l’intero territorio della regione
Piemonte un rigido calendario di intervento, all’incirca di una settimana,
e nel contempo si riafferma il divieto di trattamento in fioritura della
vite. Peccato che la fioritura della vite, in considerazione dei diversi
areali geografici piemontesi in cui si coltiva, delle esposizioni dei
vigneti e dei diversi vitigni, finisce giocoforza per potersi sovrapporre
alla canonica settimana fissata per gli interventi contro lo scafoideo.
In questo caso prevale il divieto di intervenire in fioritura o l’obbligatorietà
del trattamento? Dipende… direte voi, dai punti di vista.
L’anello debole
Solo una parte delle aziende viticole viene oggi seguita da specifici
programmi di assistenza tecnica; queste dovrebbero essere in grado di
utilizzare correttamente i prodotti ed intervenire nei giusti momenti
(non sempre è avvenuto…).
Molte aziende sono però al di fuori di questi programmi. Inoltre
è ancora diffusa una viticoltura a “carattere famigliare” (la vigna
per il vino di autoconsumo) che sfugge a qualsiasi controllo. Questi ultimi
soggetti nella scelta dei prodotti e dei momenti di intervento rispondono
esclusivamente al commerciante di zona. L’informazione di tutti i soggetti
coinvolti nella filiera vite può e deve essere ulteriormente migliorata.
Le
nuove linee guida
Alla luce dei gravi avvelenamenti avvenuti nella scorsa stagione, ad inizio
febbraio la Regione Piemonte ha convocato una riunione con tutti soggetti
interessati (organizzazioni sindacali agricole, associazioni dei viticoltori
e degli apicoltori) al fine di rimettere mano alle nuove linee guida.
Aspromiele ha avanzato le seguenti richieste:
• l’eliminazione del p.a. tiametoxan, a motivo della sua non veritiera
“non ecotossicità”;
• una ridefinizione del calendario di lotta;
• una più energica e capillare azione di informazione;
• il miglioramento del programma di monitoraggio sugli avvelenamenti,
anche con l’individuazione di laboratori analisi più attendibili
e più tempestivi;
• un programma di risarcimento (analogamente a come avviene per le aziende
viticole) per le aziende apistiche che subiscono danni conseguenti ai
trattamenti insetticidi contro lo scafoideo.
La Regione Piemonte, a motivo sia della sua efficacia sia di essere acquistabile
senza necessità di patentino, non ha ritenuto opportuno bandire
dal nuovo programma di lotta il tiametoxan. Ha invece condiviso la rimodulazione
del calendario di lotta che finalmente non individua più la “settimana”
in cui sull’intero territorio regionale tutti dovranno intervenire ma,
molto più semplicemente, indica la possibilità di intervenire
in prefioritura solo con i limitatori di crescita ed in postfioritura
con i prodotti abbattenti. Condivisa inoltre anche la necessità
di potenziare e migliorare la campagna di informazione. Le pagine allegate,
tratte dal numero di aprile dei “Quaderni della Regione Piemonte”, ne
sono un ottimo e significativo esempio. Siamo invece in attesa di risposte
certe per quanto riguarda sia il migliorameanto del programma di monitoraggio,
sia il piano di indennizzo delle aziende apistiche che hanno denunciato
e subito danni.
Quaderni della Regione
Piemonte
Cliccare sulle immagini per ingrandirle |
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Gli apicoltori
Sono indubbiamente i soggetti che subiscono il danno, ma troppe volte
palesano un atteggiamento sbagliato nel non denunciare alle autorità
preposte l’avvelenamento. “Tanto non serve a niente” è la loro
osservazione. Non è proprio vero. La possibilità che abbiamo
avuto di ridiscutere il programma obbligatorio di lotta allo scafoideo
è dovuta anche alla collaborazione e all’attivazione di un gruppo
di aziende danneggiate che, con l’appoggio di As-promiele, han-no voluto
far sentire la loro voce.
Sono
purtroppo una eccezione; pensare che ancora in inverno trovavamo aziende
che lamentavano morie di api in occasione dei trattamenti in vigneto.
Peccato che non servisse più a nulla. E’ necessaria una maggiore
attenzione e tempestività degli apicoltori!
Nelle zone a vigneto ricordiamoci quindi sempre di controllare giornalmente,
o quantomeno con la massima possibile frequenza, i nostri apiari nel momento
in cui vengono effettuati i trattamenti insetticidi contro lo scafoideo;
di prelevare, in presenza di morie, un campione di api (almeno 100 grammi)
e di conservarlo in congelatore in un sacchetto pulito; di richiedere,
e se è necessario imporre, l’effettuazione di prelievi ufficiali
da parte dei Servizi veterinari delle ASL; di denunciare immediatamente
l’accaduto alle forze dell’ordine; di avvisare e coinvolgere l’associazione
che può aiutarvi in tutte queste operazioni.
Sulle modalità
di prelievo dei campioni si veda anche quanto riportato sul sito www.mieliditalia.it
Solo con l’attiva partecipazione e il coinvolgimento di tutti potremo
dare forza alla nostra protesta e sensibilizzare le autorità competenti
sulla reale dimensione del problema.
Roberto Barbero
(Da
L'Apis n.5 - 2007)
31 Luglio, 2010
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