|
|
APICOLTORI
FIGLI DI UN DIO MINORE?
OVVERO ... i danni
patiti dall'apicoltura in seguito ai trattamenti contro la flavescenza
dorata.
(tratto dalla lettera inviata dal presiente
di Unaapi, Francesco Panella, al direttore dell'Informatore agrario)
(14 aprile 2002) Da vari anni gravi morie e spopolamenti
d'apiari, in zone molto ampie, sono segnalati, in particolare in Emilia,
Veneto e Piemonte.
Nel giugno scorso, in occasione del primo trattamento, in alcune zone
il vigneto risultava ancora in fiore e la fioritura veniva, particolarmente,
bottinata, a polline, dalle api. Molti agricoltori non ponevano alcun'attenzione
alle fioriture sottostanti e circostanti il vigneto. Non pochi casi di
grave intossicazione sono poi, probabilmente, derivati dalla bottinatura
di rugiada sulle foglie, in un momento di carenza d'acqua.
La secrezione di melata in luglio (non considerata, neppure, dalle varie
regolamentazioni regionali), in occasione del secondo trattamento, di
converso attirava le api su i vigneti trattati con conseguenze più
che immaginabili.
I pochi vigneti trattati con piretro naturale non sembrano aver dato luogo
ad alcun problema d'intossicazione. La somministrazione dei principi attivi
con formulati microincapsulati avrebbe comportato fenomeni d'intossicazione
dalle caratteristiche meno puntuali ma non per questo meno devastanti
anzi, nel tempo, con danni alla covata d'api nascente tali da non permettere
(in vari casi) il ristabilimento delle colonie nel corso dell'intera stagione.
Ovvero interi a reali rischiano d'essere incompatibili con la sopravvivenza
delle peraltro utili ed indispensabili, api.
Ciò che colpisce e lascia profondamente addolorati e l'insufficiente,
se non nulla, considerazione dal settore apistico.
Il dato del prevalente interesse economico vitivinicolo non dovrebbe comportare
il totale disinteresse per il disastro inflitto ad un'attività
zootecnica minore ma non per quest'indegna di vivere.
Si conferma quanto già avvenuto con la lotta all'Erwinia. Gli unici
a subire restrizioni e divieti, senza alcuna forma di considerazione e
compensazione, risultano gli apicoltori.
Siamo a proporre che:
- Siano adeguatamente informati i viticoltori sulle conseguenze della
strategia di lotta prescelta e siano attivamente proposte tutte le possibili
opzioni di "riduzione del danno".
- Sia considerata la mortalità delle api quale punta dell'iceberg
e segnale evidente di un grave squilibrio ambientale indotto dalla lotta
alla flavescenza sulla varietà delle forme viventi presenti nell'ambito
del vigneto.
- Sia valutato appieno l'elemento dell'impatto ambientale nella ricerca
così come nella predisposizione di piani per la lotta alla flavescenza
dorata.
- Siano predisposti tempestivi ed accurati piani di monitoraggio sulla
salute delle api con piani di prelievo campioni ed analisi d'api in tutte
le zone soggette a trattamento.
- Siano informati Asl, Agenzie ambientali, ed apicoltori sulle modalità
e tempistiche per il prelievo di campioni d'api morte.
- E, ultimo ma non meno importante, siano indennizzati, adeguatamente,
gli apicoltori per il danno subito sia sotto il profilo del mancato raccolto
di miele sia per le perdite del patrimonio zootecnico aziendale.
L'apicoltura, se si considera, solo, la produzione di miele, risulta un
microsettore economico ma, la valutazione complessiva dell'attività,
in primis dello stesso Ministero dell'Agricoltura, è che l'attività
impollinatrice concorre, per migliaia di milioni d'euro, alla PVL agricola
nazionale.
Ciò nonostante il miele e gli apicoltori non godono d'alcuna misura
di sostegno comunitaria sul mercato. Il grado d'autoapprovigionamento
comunitario e insufficiente ed importiamo oltre il 50% del fabbisogno
europeo e nazionale. Siamo un settore da sempre oltre il 2006! Per i produttori
apistici la sfida e la competizione su un mercato globale senza protezioni
è, oramai, consuetudine.
Una politica agricola, degna di questo nome, impone quantomeno che siano
considerati tutti i soggetti implicati e penalizzati dalla flavescenza
dorata e che siano predisposte specifiche misure di sostegno per tutti
coloro la subiscono quale calamità.
Non siamo curati di campagna (con tutto il rispetto per gli stessi) ma
un settore produttivo agricolo (indispensabile e multifunzionale per eccellenza)
e come tale contiamo di essere considerati, prima o poi.
|
|
ultima modifica:4 Luglio, 2002
-
|
|
|