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lavori in apiario
 
calendario febbraio

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A fine gennaio le temperature possono ancora essere molto rigide ed il mese di febbraio, poi, è spesso il più freddo dell'anno. Si respira però un'aria nuova e, quando splende il sole, si avverte come le giornate siano ormai sensibilmente più lunghe. Lasciate alle spalle le vacanze, le migrazioni in Sardegna per il convegno dell'apicoltura professionale possiamo finalmente rimboccarci le maniche o meglio infilarci i guanti..
In realtà se a fine stagione i lavori in apiario erano sempre meno piacevoli, ora le prime visite di primavera sono molto più invitanti. Siamo curiosi di vedere come le api hanno svernato e già cominciamo a programmare la stagione futura e a provare ad immaginare ciò che potrà accadere.
Le api in quasi tutte le situazioni climatiche hanno ripreso la deposizione della covata perché trovano i primi pollini. Negli ambienti più caldi le covate sono su più favi ed estese, dove fa più freddo compaiono solo piccole rose al centro o meglio spostate in avanti verso il caldo. A gennaio era già fiorito il nocciolo, ma spesso improvvise gelate hanno bruciato i fiori man mano che comparivano ed il raccolto si è esaurito velocemente, lasciando un vuoto di approvvigionamento che ha costretto poi le api a consumare le scorte immagazzinate nei favi nell'autunno. In febbraio il polline può già essere abbondante in alcuni ambienti, come la macchia mediterranea, ma altrove può essere un grave fattore che limita lo sviluppo delle famiglie.
Proprio sul polline e sulla nutrizione proteica vorrei spendere due parole in più, anche in relazione a quanto è stato detto all'ultimo appuntamento della commissione Sanitaria dell'UNAAPI in dicembre a Rimini. La carenza di polline si è manifestata più volte in questi ultimi anni in molte località italiane anche in relazione alle condizioni climatiche anomale con periodi siccitosi molto lunghi. L'estate e l'autunno 2003 sono stati molto scarsi per la raccolta del polline e solo in certi ambienti le piogge autunnali hanno poi favorito raccolti abbondanti. Il polline è fondamentale per l'allevamento della covata ed eventuali carenze sono causa di malattie della covata (peste europea sicuramente) e di una serie di patologie che coinvolgono anche le api adulte (nosemiasi) e che comunque provocano situazioni di "stress" che si ripercuotono poi negativamente sullo sviluppo delle famiglie. Esistono surrogati alle nutrizioni proteiche?
Rimedio antico sono i favi da nido immagazzinati, anche quelli delle famiglie orfane o fucaiole nei quali, per mancanza di covata, il polline è stato immagazzinato in eccesso, ma attenzione al riutilizzo di favi che potrebbero provenire da famiglie infette! Questa situazione, inoltre, non è la norma e consente in genere solo di rinforzare il singolo nucleo indebolito.
Si è provato con canditi proteici, presenti in commercio o fabbricati in azienda. Non sono in grado di presentare dati sicuri di efficacia, ma la loro scarsa diffusione ed utilizzo, anche quando le necessità invece sono impellenti, mi fa supporre risultati poco evidenti. Anche il ricorso alle farine più proteiche usate per l'alimentazione del bestiame non ha sortito esiti eclatanti: la soia che è la più proteica deve essere disoleata per non dare tossicità alle api; il lievito di birra, che è estremamente interessante per la qualità delle proteine ed il contenuto in vitamine del gruppo B, fondamentali per lo sviluppo delle larve, presenta problemi di conservazione e quindi di distribuzione; il latte in polvere presenta anch'esso grassi in eccesso e poca appetibilità da parte delle api; anche la farina di mais spesso viene bottinata dalle api in tempi di carestia, come la scorsa estate, ma è certamente ben povera in proteine ed aminoacidi essenziali. Esistono farine apposite prodotte all'estero con prezzi ad oggi esorbitanti, ma quando non ci sono alternative può venir la voglia di provare.
E una volta visto cosa stanno facendo le api, cosa deve fare in febbraio l'apicoltore?
Spostare i primi telai con la leva non è sempre semplice perché la propoli ha inchiodato ogni cosa. Le api sembrano tranquille, ma già la prima puntura ci ricorda sensazioni dimenticate. E' forse vero che le punture delle api che hanno svernato sono più cariche di veleno?
In febbraio non ci si limita solo a curiosare, ma cosa si deve controllare e quali sono le operazioni più urgenti da fare?
Innanzitutto occorre verificare che ci sia presenza di covata e valutare le dimensioni delle famiglie in base al numero di favi occupati. Si osserva il comportamento delle api che, se tranquille e ben addossate ai favi di covata, manifestano buona salute. Si valutano le scorte come quantità totale presente e soprattutto come distribuzione. Se le api sono state in grado di spostarle dall'esterno al centro a ridosso della covata, la situazione è ottimale. Se i favi con covata presentano cornici di miele e polline si può veramente essere soddisfatti, mentre preoccupano le covate che si spingono sino contro il legno dei telaini. Si osservano ancora i predellini di volo per guardare l'importazione di polline e controllare la presenza di diarrea, di api morte o di api che si arrampicano sui fili d'erba. Se ci sono nutritori o candito, se ne controlla il consumo regolare. Se ci sono api morte nello sciroppo o il candito non viene consumato è bene controllare più a fondo. Terminati i controlli si possono eseguire i primi interventi; non si tratta ancora di lavori finalizzati alla preparazione delle famiglie al raccolto che saranno il lavoro del mese di marzo, ma si devono recuperare le situazioni più delicate. Le famiglie orfane vanno eliminate riunendole alle famiglie più deboli, mentre non è conveniente realizzare altre riunioni eliminando regine che in questo momento dell'anno sono un patrimonio importantissimo. E' possibile, invece, aiutare le famiglie più deboli che possono stentare a svilupparsi fornendo loro un favo con api e scorte di polline e miele sottratto ad una famiglia esuberante. Non è invece quasi mai opportuno aggiungere covata ad una famiglia debole che può non essere in grado di allevarla. E' spesso conveniente estrarre i favi che non sono occupati dalle api e stringere le famiglie fra i diaframmi. I favi in esubero vengono spesso lasciati oltre il diaframma per essere poi reintrodotti quando la famiglia comincerà a crescere. E' questa l'occasione per eliminare i favi da scartare.
Le nutrizioni zuccherine? Non sono ancora strettamente necessarie perché è presto per le stimolazioni, possono essere controproducenti se e dove scarseggia il polline. A mio parere sono necessarie solo quando le scorte scarseggiano.
Dovendo nutrire spesso si predilige l'utilizzo del candito che è di più facile distribuzione e fornisce maggiori garanzie di durata, ma lo sciroppo è più economico e stimola di più, ma ne parleremo ancora con il mese di marzo… che, senza dubbio, è più impegnativo.

Carlo Olivero


ultima modifica: 31 Luglio, 2010