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DAI
VECCHI TRATTATI DI APICOLTURA
Nel volume "Delle api e loro utile" del Tannoja
abbiamo trovato interessanti notizie sul miele di timo.
"Anche colla qualità delle piante si specifica
il mele nella sua varia qualità. Certe piante di
propria natura sono aromatiche, e spiritose; ma maggiormente
si rendono tali coadjuvandole il terreno. Quanto più
queste sono aromatiche, e piene di sale, tanto migliore
è il mele: mel diveram naturam acquirit, così
contestalo il nostro Cirillo prout variant inter se planctae.
Tali sono la salvia, il ramerino, la ruchetta, il nardo,
il serpillo, e simili. Il miele d'Imetto, così celebre
presso gli antichi, e lo è di presente, è
tale, perché prodotto da queste piante. "Non
è punto acre - scrive il Morieri - né altre
apunto, come le altre sorti di mele; ha un bel colore di
oro, e porta più acqua degli altri, quando se ne
vuol fare il sorbetto, o idromele. La bontà di questo
mele proviene dalla gran quantità di timo serpillo,
ed altre erbe odorifere, che sul monte vi nascono".
Per lo stesso motivo avevasi in pregio de' nostri maggiori
anche il mele del Monte Ibla in Sicilia. Ognun sà
quanto presso gli antichi fosse in pregio col mele d'Imetto,
il mele Ibleo. Marziale fa menzione di tutti e due.
Mella jube Hyblea, vel Hymetica nasci.
Quest'Ibla, come scrive Antonio Zicari, era in quel sito
appunto, dove di presente stanno Aula, e Spaccaforno nella
Valle di Noto in Sicilia. Scrive il medesimo, chè
un mele il più eccellente, più paro, più
salubre, più dolce di qualunque altro, anche di quello
di Spagna.
Troppo decantato, tra noi italiani, il mele di Francia.
Non è; che questo mele si raccolga in tutto il dominio
francese. Questo è un prodotto, che si ha in un villaggio
detto la Corbiera, tre leghe distante da Narbona. Così
squisito, perché vi regna in quel villaggio il timo,
ed il ramerino; ma è conosciuto questo mele, sotto
il nome di mele di Narbona."
Dalla "Flora dell'apicoltore lombardo" riportiamo
la seguente simpatica considerazione.
"I nostri lettori che conoscono la fame del miele del
Monte Imetto e dell'isola di Favignana ricorderanno anche
che il timo vi entra in gran parte. Noi che non abbiamo
la fortuna di avere spontanea questa pianta, accontentiamoci
di bordare le ajuole del nostro giardino allo scopo almeno
di dare aroma e fragranza al nostro mele comune.
Columella ritiene che la più prelibata qualità
di miele è quella di Timo. "
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Timo
è il nome italiano delle piante, circa venti, del genere
Thymus, in particolare del Thymus vulgaris, specie indigena dei
paesi del Mediterraneo che cresce su pendici assolate, rocciose
e luoghi aridi dal mare alla zona montana e viene spesso coltivata
negli orti come pianta aromatica.
Le specie appartenenti al genere Thymus hanno solitamente portamento
cespuglioso, fusto più o meno lignificato. La corolla,
tipica delle labiate, è tubulosa inferiormente e suddivisa
superiormente in due "labbra" di cui il superiore intero
ed eretto e l'inferiore disposto orizzontalmente ed adatto per
l'appoggio degli insetti pronubi.
Sistematica
Il genere Thymus è di difficilissima classisicazione: le
17 specie presenti in Italia risultano, ad un esame superficiale,
quasi uguali, ma in realtà presentano caratteri che danno
origine ad una serie estesa di tipi. Nel secolo scorso furono
descritte numerosissime specie. In questo secolo uno specialista
viennese, Ronniger, ha elaborato un criterio sistematico unitario.
Più recentemente Jalas ha proposto un nuovo schema che
semplifica notevolmente lo schema di Ronniger; è comunque
poco specifico per il materiale italiano e richiederebbe un'attenta
critica applicazione. Diamo, quindi, una descrizione sommaria
delle specie presenti in Italia.
Th.
vulgaris L. - Timo maggiore. Fusti generalmente eretti, ramosissimi,
con corteccia bruna, alti da 1 a 3 dm. Foglie minute, di forma
ovale, con margini ripiegati in sotto e tomentose nella pagina
inferiore, più larghe nei rami fioriferi. I fiori minuscoli,
di colore rosa pallido, sono riuniti in apicastri formati da diversi
verticilli. Diffuso tipicamente nelle zone vicine al mare, su
terreni aridi e rocce, prevalentemente in ambienti collinari,
spesso coltivato.
Gruppo
di Th. serpyllum. A questo gruppo appartengono 13 specie fra
di loro assai simili e che spesso vengono confuse. Tutte le specie
hanno fusti legnosi alla base, più o meno prostrati o striscianti
e spesso radicanti in nodi, con apici fioriferi eretti. Foglie
coriacee, da arrotondate a lineari a margini non revoluti. Infiorescenze
dense, sferiche, ovali, più o meno allungate. Calice di
3-4 mm. Corolla purpurea o rosea. Diffusione nei prati aridi steppici,
pietraie e rupi soleggiate. Di seguito i nomi delle 13 specie:
Th. pannonicus All. - Timo lanoso;
Th. humifusus Bernh - Timo nervoso;Th. glabrescens Willd. - Timo
glabrescente;
Th. oenipontanus H. Braun - Timo di Innsbruck;
Th. longidens Velen. - Timo dentato;
Th. kerneri Borbàs - Timo balcanico;
Th. longicaulis Presl - Timo con fascetti;
Th. alpigenus (Kerner) Ronn. - Timo alpino;
Th. polytrichus Kerner - Timo a peli variabili;
Th. alpestris Tausch - Timo alpestre;
Th. praecox Opiz - Timo precoce;
Th. froelichianus Opiz - Timo di Froelich;
Th. pulegioides L. - Timo goniotrico.
Th.
capitatus (L.) Hofmgg et Lk. - Timo arbustivo. Rami legnosi
con corteccia biancastra, portamento a pulvino. Foglie molto fitte
picchettate di ghiandole puntiformi, carenate ed un pò
revolute sui margini. Infiorescenze ovoidali. Corolla roseo purpurea.
Piccolo arbusto diffuso nelle aree più aride del Mediterraneo,
con prevalenza nella zona orientale. Costituisce cenosi estese,
nelle quali predomina. Spesso associato a piante xerofile ed arbusti
di piccole dimensioni (Mirto e Cisti).
Th.
Striatus Vahl - Timo bratteato. Fusti legnosi, striscianti
o radicanti ai nodi, con rami acendenti. Foglie lineari con fitte
ghiandole puntiformi. Infiorescenze subsferiche. Corolla generalmente
biancastra o rosea. Si tratta di un gruppo polimorfo: il timo
bratteato descritto corrisponde con la forma diffusa nel meridione
d'Italia, dal Napoletano al Pollino; più a Nord, dal Lazio
alla Romagna, prevale una forma a foglie più sottili; in
Toscana ed Emilia esiste poi una terza forma endemica delle rocce
serpentinose.
Th.
spinulosus Ten. - Timo spinosetto. Fusti legnosi suberetti
o striscianti. Foglie lineari o lineari-spatolate. Infiorescenze
subsferiche. Specie diffusa sui pendii aridi pietrosi dell'Italia
Meridionale e Sicilia.
Th.
herba-barona Loisel - Timo erba-barona. Fusti legnosi suberetti
o striscianti. Foglie linaeri-lanceolate. Infiorescenze ovoidali.
Diffuso sui pendii aridi ventosi della Sardegna e della Corsica.
Th.
richardii Pers. Timo di Marettimo. Fusti legnosi ascendenti
pelosi tutt'attorno. Foglie lanceolate. Infiorescenze subsferiche.
Corolla purpurea. Diffuso sulle rupi calcaree dell'isola di Marettimo.
Utilizzi
Del timo si utilizzano la pianta fiorita o le foglie. Il contenuto
in essenza, influenzato geneticamente, è massimo nelle
prime ore del pomeriggio e nelle piante al secondo taglio. L'essenza
contiene dal 20% al 40% di fenoli, principalmente timolo il cui
contenuto ne stabilisce il valore, poi da carvacrolo, linalolo,
geraniolo, ecc. L'essenza si ottiene da specie diverse di Thymus
e da sue varietà, particolarmente in Spagna.
Noto fin dall'antichità il timo deve la sua importanza
alla presenza dell'essenza e trova impiego come stimolante, coleretico,
balsamico, anticatarrale, antispasmodico, antibatterico per via
interna. Inoltre Th. vulgaris e Th. serpyllum sono utilizzati
per conferire gusto ai cibi.
Interesse
apistico
Th. vulgaris ha fioritura precoce tra marzo e giugno, Th. serpyllum
fiorisce in epoche diverse in base all'altitudine, tra maggio
e settembre, mentre Th. capitatus e Th. striatus fioriscono nei
mesi estivi.
Il tessuto nettarifero si trova sotto l'ovario, da cui sporge
un poco lateralmente. La produzione di nettare per fiore sembra
sia di 0,11-0,20 mg al giorno, ma i dati sono divergenti notevolmente.
I granuli pollinici nel genere Thymus presentano sei colpi che
ricordano i meridiani, sono esagonali in visione polare ed ovalari
in visione equatoriale. Le dimensioni dei granuli pollinici sono
di 24-25 per 28-31 millesimi di millimetro.
Le api sui fiori delle diverse specie di timo raccolgono con intensità
soprattutto nettare. Nell'Italia meridionale Th. capitatus può
fornire mieli uniflorali, Th. serpyllum entra normalmente nella
composizione dei mieli di montagna, Th. vulgaris è presente
nei mieli primaverili di zone della macchia mediterranea. In Spagna,
Sud della Francia e Grecia si ha una buona produzione di mieli
di timo. Il potenziale mellifero del Th. serpyllum è di
159-220 kg di miele per ettaro, Th. vulgaris 80-120.
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