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L'INTERVISTA

Nell'Italia del Nord la possibilità di raccolti estivi dopo la fine di luglio è limitata ad alcune zone circoscritte. mi vengono in mente i raccolti di erba medica della Padania che vanno però via via diminuendo con i più puntuali sfalci operati dagli agricoltori o gli ultimi prati a trifoglio ladino sempre più nascosti tra mais, soia e ...
Vi è, poi., chi benedice o maledice la metcalfa, o chi in montagna si attarda con la "manna" dei larici ed infine c'è chi raccoglie la verga d'oro.
Il nome è senza dubbio invitante ed oltre tutto quest'anno è stato buono il raccolto per i fortunati apicoltori delle zone umide. Soprattutto i piemontesi (astigiani, alessandrini, novaresi e vercellesi), i pavesi ed i piacentini che han potuto mettere anche due mielari riempiendoli con l'ultimo chiaro nettare di stagione.
Ho chiesto ad alcuni di essi informazioni su questo raccolto poco conosciuto.
A Riccardo Civarolo, apicoltore professionista astigiano, ho domandato qual era, dal punto di vista della conduzione tecnica l'importanza della verga d'oro. "La verga d'oro non è quel raccolto che sfrutti quando c'è, devi cercarla lungo le sponde dei fiumi e verso le zone più umide. La postazione infatti non può solitamente essere quella dello svernamento anche se non è lontana da casa. Questo fatto merita quindi una considerazione economica, tenendo presente che il raccolto è, comunque, sempre molto aleatorio. Generalmente la verga d'oro viene utilizzata per formare nuclei e dare scorte alle famiglie. I nuclei preparati a fine luglio-inizio agosto riescono ancora a "tirare" la cera e a prepararsi per l'invernamento".
A Dino Da Paolis, simpatico apicoltore novarese, ho posto la stessa domanda. "Molti hanno un'immagine non troppo positiva del miele di verga d'oro. Come tutti i raccolti di fine stagione presenta il problema dell'elevata umidità (è raccolto nel periodo più afoso quando le api non possono disidratarlo). Inoltre il miele di verga d'oro è molto ricco d'enzimi e quindi le fermentazioni si possono avere anche a valori di umidità intorno al 18%. con l'impianto di deumidificazione ho risolto il problema. Superata questa difficoltà ecco un miele chiaro non particolarmente delicato ma senza odori e sapori troppo marcati, un discreto millefiori chiaro (cosa non tanto comune in Piemonte) oppure, per un mercato ristretto, un monoflora che può trovare i suoi acquirenti affezionati"
Per Francesco Panella, apicoltore professionista di Novi Ligure "il miele monoflora di verga d'ora è difficilmente commerciabile per le non favorevoli caratteristiche organolettiche, ma si presta a fornire un buon millefiori se opportunamente miscelato. La verga d'oro è utilissima per un'altra ragione: le famiglie che dopo aver raccolto il nettare di verga d'oro bottinano su piante pollinifere (topinambur ecc.) svernano in condizioni ideali ed, in particolare gli alveari soggetti a nosema, difficilmente presentano questa grave patologia nella primavera successiva"
di Carlo Olivero
 

 
solidago
(Solidago spp.)

Il genere Solidago venne fondato nel 1735 da Linneo, individuando la forma tipica in Solidago virgaurea, unica specie del genere originaria dell'Europa e conosciuta fin dall'antichità per le sue proprietà curative. Il termine solidago, infatti, deriva dal latino "rendere forte, rendere valido".
Le numerose specie del genere, circa ottanta, sono originarie dell'America settentrionale; alcune di esse furono introdotte in Europa per scopi ornamentali, adattandosi ai diversi climi e terreni.
Due di esse, Solidago canadensis L. e Solidago serotina Ait. si sono diffuse spontaneamente lungo i fiumi, negli incolti, ai bordi delle strade e nei pioppeti del Nord Italia e vengono facilmente confusi con l'autentica verga d'oro molto meno diffusa.

DESCRIZIONE BOTANICA
Precisiamo i caratteri botanici di S. virgaurea, elencando, alla fine del paragrafo, i caratteri che permettono di identificare le altre due specie diffuse, S. canadensis e S. serotina. Solidago è pianta erbacca perenne.
FUSTO: il fusto fiorifero eretto misura da pochi centimetri ad oltre un metro. Prende origine da un fusto sotterraneo orizzontale e provvisto di numerose radici avventizie. Nei boschi fitti non riesce a produrre che poche foglie direttamente dal fusto sotterraneo; dopo l'eventuale diradamento del bosco si sviluppa rapidamente producendo un fusto fiorifero.
FOGLIE: sono di forma ovale-lanceolata, semplici, a disposizione alterna, a margini più o meno dentati. Le foglie inferiori sono provviste di picciolo (peduncolate), mentre le superiori sono prive di piccioli (sessili).
FIORI: di colore giallo sono riuniti, da 6 a 12, in capolini lunghi 7-10 cm e larghi 8-15 cm. All'interno di ciascun capolino i fiori periferici sono femminili (dotati di pistillo), mentre i centrali sono ermafroditi. L'involucro dei capolini è formato da brattee lanceolate disposte in più serie. I capolini formano un racemo (grappolo) composto e sono mescolati a foglie.
FRUTTI: sono di forma quasi cilindrica, si assottigliano alle estremità e sono percorsi da coste.
FIORITURA: da metà luglio ad ottobre.
NETTARI: si trovano attorno all'ovario. La produzione di nettare è molto variabile.
POLLINE: i granuli di polline sono simili nelle diverse specie. Sono di forma quasi circolare e presentano evidenti spine appuntite. Le dimensioni sono di 20 x 21 millesimi di millimetro.

S. CANADENSIS e S. SEROTINA
Queste due varietà differiscono da S. virgaurea per le ridotte dimensioni dei capolini (5 mm) e per la disposizione dei fiori in grappoli molto arcuati e formanti una pannocchia.
In S. canadensis il fusto è coperto di peli, mentre in S. serotina i peli coprono il fusto nella parte superiore.

INTERESSE APISTICO
I mieli cosiddetti di "verga d'oro" sono invece da attribuirsi, dal punto di vista fiorale, alle due specie nord americane, in particolare a S. serotina, in quanto S. virgaurea è abbastanza rara.
Le grandi estensioni incolte sono normalmente fittamente occupate da S. serotina e S. canadensis. Il miele di solidago è prodotto in estate nelle zone adiacenti i fiumi della pianura padana.

UTILIZZI IN ERBORISTERIA
Solidago virgaurea possiede fondamentali virtù diuretiche ed astringenti ed esercita una complessa azione sull'apparato escretore e sul fegato. Ridà limpidezza all'urina carica di sedimenti, disinfetta ed allevia l'ipertrofia prostatica e facilita l'eliminazione dell'acido urico.
Le proprietà astringenti la indicano nella cura delle diarree in generale.
Per gli adulti la dose è al 3% in decotto da prendere due volte al giorno lontano dai pasti.
Si può anche preparare una soluzione di vino, aggiungendo 60 grammi di fiori ad un litro di vino bianco e lasciando a macerare per almeno otto giorni. Per la cura è sufficiente un bicchierino al pasto.

LA VERGA D'ORO NEI VECCHI TRATTATI
Poche e telegrafiche le notizie sulla verga d'oro, peraltro citata in tutti i testi da noi consultati.
Su "L'Apicoltore" del 1874 viene semplicemente detto che le varietà tardive, che fioriscono in settembre, sono più prodighe di miele.
Dubini nel 1898 riferisce che, nell'Ossola, la si vede frequentata dalle api dopo la fioritura dell'erica.
Fossati scrive che una grande fioritura si verifica nei canali e nei fossi emiliani e che a trasportarvela sono stati gli uccelli acquatici, portandovi i semi. "Da questo simpatico fiore, dalla testa scorpioide, china come in orazione le api traggono beneficio da maggio in poi e per questo siamo grati alla pianta".


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ultima modifica: 9 Guigno, 2002 - Credits

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