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INTERVISTA

Per approfondire l'esperienza apistica sul salice abbiamo rivolto alcune domande al collega Claudio Cauda che conduce, con il fratello, una delle aziende professionali a maggior vocazione innovativa del Piemonte.
Parlare di salice equivale a parlare di primavera e di sviluppo delle famiglie?
Le problematiche relative allo sviluppo primaverile degli alveari rivestono da sempre una importanza notevole nell'economia apistica, specie nelle zone che dipendono economicamente dalla fioritura dell'acacia. Noi sverniamo in clima continentale, sulle colline del Roero, ad una altezza di circa 200m. e con un clima che definiremmo medio: senza notevoli nevicate, appena sopra la linea della nebbia e con una ripresa primaverile accompagnata da una certa variabilità di flora.
In questo contesto gioca un ruolo molto importante la presenza del salice caprea, pianta che più di ogni altra aiuta le api e soprattutto indica all'apicoltore l'evolversi del calendario apistico e la strategia da mettere in atto.
La partenza della deposizione è dettata dalla fioritura del nocciolo a fine gennaio; la covata tuttavia non si espande troppo, sia per il freddo sia perché il polline di nocciolo è poco proteico. Solo con l'arrivo del polline del salice caprea si verifica una intensa espansione della covata; nelle ore più calde le piante di salice sono letteralmente prese d'assalto dalle api. Il salice si sviluppa in terreni umidi, posti a nord, soprattutto in quegli areali in cui le api avrebbero maggiori difficoltà a sopravvivere: un magnifico gioco di compensazione naturale.
Ci sembra che il salice sia sensibile alle gelate tardive e alle nevicate, cosa in parte compensata dalla scalarità della fioritura. Va da sé che le famiglie, negli anni in cui bottinano adeguatamente sul salice, hanno uno sviluppo più regolare. Quando manca, lo sviluppo della popolazione è frenato.
Cosa fate voi durante la fioritura?
La data di fioritura del salice scandisce la partenza della stagione apistica: da noi varia dal 10 febbraio, alla fine di febbraio nelle stagioni tardive. Se la stagione è precoce si verifica una maggior scalarità nella fioritura, ma una maggior possibilità di ritorni di freddo.
Nei primi giorni di fioritura distribuiamo un pane di candito di circa 2 kg a tutti gli alveari. Alla fine di febbraio è già possibile somministrare del nutrimento liquido molto denso, ma il nostro orientamento attuale è di posticipare molto più avanti le nutrizioni liquide. Credo, anzi, che in futuro alimenteremo sempre meno in primavera e sempre più tardi.
La dislocazione delle piante di salice caprea è di grande importanza; infatti, se fa freddo, le api non possono fare dei lunghi voli a cercare il polline; spesso i giorni buoni sono 1 su 7. In questo caso avere delle piante vicine aiuta molto. Anche la consistenza dell'apiario è da considerare in rapporto alle risorse disponibili: da noi il numero massimo ottimale è di 50-60 arnie per postazione nelle zone più svantaggiate; di 100-130 in quelle più favorite con un raggio di bottinatura di 500-600 metri. Credo che ogni apicoltore debba certamente piantare tralci di salice caprea nelle vicinanze degli apiari per poter aumentare il numero delle arnie per postazione e rendere più produttivo il nostro lavoro.
A cavallo tra la fine di marzo e gli inizi di aprile dislochiamo gli alveari in pianura per la produzione di miele di tarassaco. Nella zona fiorisce in concomitanza un altro importante salice, molto diffuso sugli argini dei fossi e lungo le linee di confine: il salice alba. Questo, più che ad un raccolto monospecifico, contribuisce notevolmente a quello che, semplificando, chiamiamo "effetto tarassaco", effetto che assume notevole importanza oltre che per la produzione di "miele di tarassaco", anche per la preparazione equilibrata e ottimale delle famiglie per il raccolto successivo dell'acacia.

a cura di G.B.

 

IDEE SULl'ORIGINE DEI SALICI
I salici si sarebbero definiti verso la fine dell'Era Terziaria in una zona attualmente identificabile con una regione dell'Asia Centrale nella quale sono ancora presenti i tre generi appartenenti alla famiglia delle Salicaceae e cioè Salix, Populus e Chosenia.
Da quelle regioni i salici si spinsero verso nord in quanto incapaci di competere con altre angiosperme. I botanici concordano nel ritenere, pertanto, le specie a portamento arboreo più primitive rispetto a quelle arbustive delle zone temperate e fredde.
I salici sono ritenute piante alquanto evolute in ragione dei fiori diclini portati su amenti ben organizzati e degli stami in numero limitato. L'entomofilia rafforza questa ipotesi; i fiori dei salici non sono particolarmente appariscenti ma attirano le api per la presenza di nettari fiorali ed extrafiorali e per gli stami vistosamente
colorati.

DOVE TROVARE I SALICI
I salici tendono ad invadere i territori di nuova formazione disertando, tranne qualche eccezione, le foreste.
* In riva ai fiumi è diffuso un bosco ripariale composto da S. alba e Populus nigra affiancati da alberi ed arbusti igrofili quali ontani, frassini ed altri salici.
* Nelle zone paludose, lungo i fossi ed i canali con acque a lento deflusso si diffondono numerosi salici arbustivi (S. cinerea, S. triandra, S. purpurea, ecc.).
* Lungo i fiumi ed i torrenti delle Alpi e degli Appennini sono costantemente presenti S. purpurea, S. elaeagnos, S. nigricans.
* Le scarpate ed i terreni incolti, nelle zone di pianura e di montagna, sono spesso colonizzati da S. caprea.
* Nei terreni alluvionali dei tratti medio e superiore dei torrenti delle Alpi si rintracciano in particolare S. purpurea e S. elaeagnos, oltre a molti altri. Spesso ai salici si associano il pino silvestre ed anche il peccio.
* Attorno agli stagni di alta montagna si riscontrano l'ontano bianco oltre al S. pentandra, S. nigricans, ecc.
* Nella zona compresa tra il limite del bosco e la prateria alpina i salici sono abbondantemente presenti e rappresentano impenetrabili protezioni del suolo: in particolare S. helvetica, S. glaucosericea, S. hastata.
* Nelle vallette nivali, dove la neve perdura fino all'inizio dell'estate ed il suolo è impregnato di acqua gelida, è presente S. reticulata.
* Sui suoli nivali silicei invece prospera S. herbacea, il salice più piccolo, tipico per il fusto sotterraneo, che emette un cespo di foglie e di infiorescenze che in estate sporgono appena.
* Le creste più esposte sono il regno del S. serpyllifolia, il tipico salice prostrato che divide gli angusti spazi con l'azalea nana.

L'ASPIRINA...
Nella corteccia dei salici, è contenuto un particolare glucoside, la salicina, ad azione febbrifuga che aveva portato a far largo uso della cortex salix, fino a che non si diffuse il chinino.
Dalla salicina si ottiene l'acido salicilico, componente dell'aspirina; a quest'ultima abbiamo voluto dedicare un intero articolo.

I SALICI NEI VECCHI TRATTATI
Abbiamo trovato poche notizie.
Nell'ormai famosa "Flora dell'apicoltore lombardo" pubblicata su "L'Apicoltore" nell'anno 1873:
"Tutte le varie specie di Salici sono abbondanti di polline e di miele, così dice l'illustre Langstroth. Il polline di salice è di colore giallo. La ruggine delle foglie di salice secondo il Berlepsch può surrogare il polline."
Sui "Saggi di flora apistica della provincia di Parma", di A. Nicoletti: "E' pianta nettarifera e pollinifera di grande importanza non solo per la sua larga diffusione e per l'abbondanza del pascolo che fornisce alle api, ma anche per la sua precoce e lunga fioritura."
Sulla "Flora nettarifera" del Fossati: "E' invalso l'uso nel paese di piantare nei giardini, come ornamento, i salici piangenti che per le api sono buoni non meno del salice bianco.
Nei canali d'altra parte, si possono osservare altri salici selvatici; tra questi è possibile riconoscere il Salicone, per le api più utile ancore del salice bianco.
Di solito però si tratta di pochi esemplari provenienti da semi portati dagli uccelli o dalle alluvioni, sui quali non si può fare, a riguardo delle api, alcun assegnamento. Pure inutile per l'apiario sono i numerosi salici da legare (Salix viminalis), che, essendo potati ogni anno, non offrono mai fioriture."

GLOSSARIO
Amento: infiorescenza con asse allungato e fiori solo staminiferi o solo pistilliferi. Sinonimo di gattino.
Brattea: foglia modificata alla cui ascella si sviluppa di solito un fiore o un'infiorescenza.
Diclino: fiore che ha solo stami o solo carpelli (foglia metamorfosata che produce ovuli). Detto anche unisessuale.
Igrofila: pianta terrestre che vegeta bene in ambienti permanentemente umidi.
Perianzio: l'involucro del fiore composto dalle foglie fiorali sterili.
Policormica: pianta con più fusti.
Suffrutici: pianta perenne legnosa i cui getti annui, dopo la fruttificazione, persistono solo nella parte basale, seccandosi nelle parti distali più o meno estese.
Xerofila: pianta in grado di sopportare lunghi periodi di siccità, mantenendo in equilibrio il bilancio idrico grazie a particolari adattamenti fisiologici.

salice
(Salix spp.)

il miele di salice

salice Oltre 300 specie, in massima parte distribuite nell'emisfero boreale, delle quali 61 solo in Europa; la variabilità del portamento, da cespuglioso ad arboreo; la presenza nello stesso ambiente di numerose specie; la diffusa presenza di ibridi nati dalla fecondazione tra specie diverse; la tendenza delle foglie a cambiare aspetto nei diversi stadi vegetativi; inoltre il fatto che individui maschili assomiglino più ai rappresentanti maschili di altre specie che non agli individui femminili della stessa specie. Ce n'è quanto basta per spingere alla disperazione lo studioso.
Racconta S. Pignatti, nella presentazione del libro "I salici d'Italia", che nel 1953, durante un sopralluogo di studio della vegetazione dello Stelvio, alla sera, al momento della classificazione, si constatava con disappunto che tante volte le piante più difficili erano i salici. Fu così impegnativo il lavoro di classificazione che, alla fine, la soddisfazione per i risultati convinse lo studioso a redigere una chiave analitica dei salici delle Alpi, inserita poi nella sua opera "Flora d'Italia". Nonostante la complessità e l'importanza del genere i salici sono stati poco studiati in Italia; recentemente alcuni importanti lavori hanno messo ordine nella materia.
Il nome risale ad epoca romana e la classificazione a Linneo: il genere Salix L., assieme al genere Populus L., ed al genere Chosenia Nakai (rappresentato quest'ultimo da 4-5 specie diffuse tra la Siberia orientale, la Manciuria e la Cina nord-orientale), compone la famiglia delle Salicaceae.
E' un genere tra i più evoluti, presente anche in habitat boschivi, ma soprattutto colonizzatore di terreni nuovi o impossibili per altre piante. I salici si spingono a nord ed in alto più di ogni altra specie legnosa. Solo la betulla nana ed alcune ericacee possono competere con i salici.

DESCRIZIONE
Tra i salici esistono specie arboree con alberi alti fino a 30 metri, specie arbustive e specie che lungo le vallette nivali delle Alpi si presentano come suffrutici nani a rami striscianti, talora addirittura erbacei. Si tratta sempre di latifoglie perenni.
Le foglie semplici, generalmente alterne, sono di forma varia, sempre più lunghe che larghe, spesso con le due superfici di colore diverso, con un breve picciolo; il loro margine è raramente intero, spesso dentato.
Le stipole sono presenti nella maggior parte delle specie.
I fiori sono riuniti in infiorescenze unisessuali erette ad accento. Il perianzio, mancante per riduzione, è sostituito da una brattea più o meno pelosa, con uno o due nettari. I fiori maschili, vivaci per il colore delle antere che va dal giallo al rosso-porpora, hanno da due a cinque stami; i fiori femminili, di colore verdastro meno appariscente sono costituiti da un unico ovario supero. Il frutto è una capsula piccola che a maturità si apre in due valve e libera i semi, numerosi, piccoli, avvolti in un ciuffo di peli, privi di albume e con una capacità germinativa spesso di breve durata.
I nettari, 1 o 2 sia nei fiori femminili che in quelli maschili, si trovano generalmente tra la base della brattea e l'asse dell'amento. La produzione di nettare è abbondante; la composizione zuccherina può variare tra i fiori maschili e femminili della stessa specie.
La concentrazione zuccherina in Europa va dal 12% al 20%, mentre in America raggiungerebbe il 60%. Il polline è piuttosto piccolo, 25-40 millesimi di millimetro in asse polare e 15-20 in asse equatoriale. L'impollinazione può essere sia anemofila che entomofila e la fioritura, in relazione alle specie, avviene prima, durante o dopo la fogliazione.

SISTEMATICA
Alla classificazione dei salici si sono dedicati, da Linneo in poi, numerosi botanici, ma il totale delle 300 specie descritte non rappresenterebbe ancora la definitiva sistemazione del genere.
Uno schema recente organizza le entità in sottogeneri e sezioni.
1) Sottogenere Humboldtiana: comprende alberi e arbusti delle zone tropicali dell'Africa, America meridionale ed Asia.
2) Sottogenere Amerina: riunisce alberi ed arbusti delle zone temperate e temperato-calde dell'Europa, Asia ed America settentrionale.
3) Sottogenere Chamoetia: vi fanno parte arbusti striscianti tipici delle zone alpine o artiche a clima freddo.
4) Sottogenere Caprisalix: arbusti eretti e piccoli alberi diffusi dalle zone meridionali a clima temperato-caldo a quelle settentrionali a clima freddo, inclusa l'area alpina e nordeuropea.
In Italia, oltre ad alcune specie introdotte per scopi ornamentali (S. babylonica e S. viminalis) sono state segnalate 35 specie autoctone raggruppate nei seguenti gruppi in base alle caratteristiche fisiologiche ed ecologiche:
+ specie a portamento arboreo, tipiche delle pianure e delle vallate alpine, come S. alba;
+ specie a portamento arboreo od arbustivo ad ampia diffusione, dalla pianura fino al limite superiore del bosco, quali S. pentandra;
+ arbusti poco sviluppati o prostrati presenti nelle zone alpine oltre il limite della vegetazione delle aghifoglie, come S. alpina;
+ arbusti nani con habitat specifici artico-alpini, come S. retusa.
Non potendo descrivere tutti i salici presenti in Italia, ci limitiamo ad una scelta alquanto arbitraria.

Salix alba L.
Specie diffusa in tutta Italia predilige i terreni alluvionali freschi, a falda freatica superficiale, tra il livello del mare ed i 1.000 metri delle vallate alpine più interne. I rami sono eretti e le foglie, serico-pelose particolarmente nella pagina inferiore, di forma lanceolata e con il bordo seghettato.

Salix triandra L.
Specie presente in tutta Italia. ad eccezione delle isole, predilige i terreni alluvionali e le aree golenali soggette a periodiche inondazioni. Si rintraccia anche attorno a laghi e paludi, raramente oltre i 400 metri di altezza. Si distingue per i rami eretti e la corteccia che si stacca in lembi.

salix capreaSalix caprea L.
Arbusto o alberello collinare e montano che si spinge anche in pianura. Diffuso in tutta Italia, ad eccezione della Sardegna, si ritrova nelle radure e negli incolti fino a 1.500 metri di quota. E' una pianta per eccellenza pioniera, indifferente al substrato e sicuramente la più xerofila tra i salici.

Salix apennina A. Skv.
Specie di recente costituzione presente sulla catena appenninica. Le foglie sono caratteristicamente verde scuro sopra e biancastre sotto.

Salix elaeagnos Scop.
Arbusto eretto diffuso nell'area mediterranea. Occupa le pianure alluvionali, dal livello del mare fino ai 2.000 metri di altezza. Forma tipici popolamenti lungo i corsi d'acqua richiedendo terreni molto umidi.

Salixpurpurea L.
Arbusto policormico, diffuso in Italia in modo analogo a S. elaeagnos.

LE UTILIZZAZIONI DEI SALICI
1) Produzione legnosa
La rapidità di accrescimento e lo sviluppo vegetativo vigoroso rendono i salici adatti alla produzione di diversi assortimenti legnosi.
Nell'economia rurale del passato i salici, oltre a legna da ardere, fornivano pali vari, vimini, e materia per la realizzazione di utensili domestici; la forma di governo più diffusa era il ceduo a ceppaia o a capitozza. Erano rare le coltivazioni.
Attualmente i salici forniscono una gamma di prodotti limitata: alcuni sono ormai obsoleti (carbone, corteccia per l'estrazione dei tannini e prodotti medicinali, paleria, ecc.), mentre si sta diffondendo la coltura industriale per la produzione di cellulosa e truciolato. Gli incrementi legnosi sono infatti elevati: in terreni alluvionali del Piemonte la letteratura cita incrementi annui medi variabili tra 8 e 15 mc per ettaro.
2) Scopi ornamentali
Il gran numero di specie presta i salici anche a scopi ornamentali. A volte vale il portamento: la varietà S. alba "tristis" ha i rametti piangenti, S. babylonica "annularis" ha le foglie curvate ad anello, S. matsudana "tortuosa" ha i rametti piangenti con foglie arricciate. A volte il colore della corteccia: S. purpurea x triandra, ha rametti di un colore rosso scuro, S. alba subsp. vitellina ha i rametti giallo arancio, S. nigricans ha i rametti neri, S. daphnoides ha i rametti verdi bluastri. In altri casi è apprezzabile la chioma: S. pentandra ha le foglie verde lucenti, S. alba subsp. coerulea ha le foglie di colore bianco-bluastro. La fioritura può essere spettacolare per il colore degli amenti giallo dorato in alcune specie (S. viminalis, S. alba,ecc.), argenteo vistoso in S. caprea, S. cinerea, per le antere porpora in S. purpurea o per la precoce fioritura in S. daphnoides.
3) La protezione del suolo
I salici si prestano ad essere utilizzati per la protezione del suolo, specialmente in alta montagna, grazie alla sicura riproduzione vegetativa e grazie all'adattabilità a qualsiasi tipo di terreno e di clima. Graticciate e cordonature vive, realizzate con i salici, sono estremamente efficaci per la sistemazione dei suoli franosi. Le coperture con salici in pochi anni si estendono a tutta la superficie interessata per la spiccata attività pollonifera e la sorprendente produzione di radici: S. triandra in soli tre mesi può sviluppare radici lunghe fino a tre metri. Per una buona riuscita dell'opera di consolidamento è importante conoscere il periodo migliore per l'impianto e la moltiplicazione delle talee: ad esempio la capacità di radicazione è limitata in primavera tra la sfioritura e la maturazione dei semi ed, in autunno dal momento in cui le foglie iniziano a cambiare colore al momento della loro totale caduta.

INTERESSE APISTICO
I salici sono specie mellifere importanti, in quanto fioriscono rapidamente mettendo a disposizione delle api abbondante nettare e polline in un periodo dell'anno povero di fioritura. Le api lavorano attivamente sui fiori di salice per tutta la giornata. Il polline (uno dei più ricchi, contenendo il 4% in azoto) è ammassato in pallottole grosse, di colore normalmente giallo-chiaro.
ape su fiore di saliceIl polline viene considerato di tipo normale in quanto l'elevata rappresentatività dovuta alle piccole dimensioni del granulo pollinico è bilanciata dalla bassa rappresentatività dovuta al fatto che si tratta di una pianta dioica. La percentuale di questo polline nei mieli varia in relazione al periodo di fioritura: se questa si verifica alla fine dell'inverno, come nelle regioni a climi più temperati, il nettare bottinato è destinato quasi totalmente all'alimentazione della colonia e, quindi, la sua rappresentatività nei mieli raramente supera il 5%. Viceversa, nelle regioni settentrionali e sulle Alpi, dove le fioritura sono più tardive, esiste la possibilità di produrre mieli monoflora di salice.
Tra i salici utili all'apicoltura si ricordano: S. caprea, S. cinerea e S. daphnoides nelle aree di pianura e collinari; S. daphnoides, S. nigricans, S. elaeagnos e S. purpurea nelle zone montane. I salici arborei (S. alba, S. triandra, S. caprea e S. daphnoides) sono anche ritenuti utili per le produzioni di mieli uniflorali, in relazione alla durata della fioritura.
I mieli uniflorali di salice non risultano essere prodotti in Italia: in realtà molti mieli definiti di tarassaco all'esame pollinico si rivelano mieli di salice. Comunque, i mieli di salice sono di colore giallo chiaro, cristallizzano in maniera grossolana e presentano un aroma intenso e gradevole.

TANTI O POCHI IBRIDI?
Già nel 1772 Scopoli descrisse gli ibridi del salice e, successivamente. molti altri botanici si dedicarono al fenomeno.
La ragione per cui i salici si ibridano tra di loro, cioè si incrociano, dando origine a prole feconda, individui appartenenti a specie diverse, dipende dal fatto che sono dioici: i fiori sono unisessuali e portati da individui differenti. Ne deriva che quando due individui di specie differente e di sesso complementare si trovano vicini si realizza facilmente la fecondatone incrociata e dai semi prodotti nascerà un ibrido.
Gli ibridi, caratterizzati da una elevata eterozigosi, originano all'interno del genere Salix una elevata differenziazione di forme e non poche difficoltà nel lavoro di classificazione. Pignatti, nella sua recente "Flora d'Italia", precisa che in Italia risultano descritte 200 combinazioni ibride tra le specie indigene.
Più recentemente alcuni botanici hanno affacciato l'ipotesi che forse il numero di ibridi sia inferiore a quanto ritenuto, poiché gran parte di quelli descritti non potrebbero essere altro che varianti morfologiche delle diverse specie. In particolare si sottolineano alcune specificità: l'ibridazione sarebbe possibile solo in alcune direzioni, peraltro non ancora del tutto chiarite; il fenomeno è più appariscente in talune regioni geografiche ed in precise condizioni ambientali: ad esempio le morene glaciali nel piano subalpino delle Alpi; anche dove gli ibridi sono frequenti non superano mai le specie originali; in taluni casi, comunque, l'ibridazione è un fenomeno comune, come nel caso di S. alba e di S.fragilis che hanno alleati di distribuzione sovrapposti.
L'ibridazione ha anche applicazioni pratiche in quanto gli ibridi, a causa della eterozigosi, sono più vigorosi dei loro genitori.
Singolare è il caso dell'Argentina. Da tempo immemorabile il salice locale, S. humboldtiana Willd., viene utilizzato per assortimenti legnosi; all'inizio di questo secolo l'introduzione di nuove specie da parte degli immigrati, inizialmente S. babylonica e successivamente S. alba, rilanciò la coltura dei salici. Dall'incrocio tra i salici europei e quello autoctono presero origine numerosi ibridi usati ancora in vaste piantagioni. I successivi imboschimenti del Delta del Paranà vennero realizzati con ibridi ottenuti da individui maschili del salice locale detto "criollo" ed individui femminili del salice piangente. Questo ibrido, nominato S. x argentinensis venne poi incrociato con un altro ibrido ottenuto incrociando S. alba con S. babylonica.
Gli ibridi più diffusi in Europa sono:
- S. x entroflexuosa, introdotto in Francia nel 1961, è un arbusto rustico e vigoroso. con rami contorti. rossastri e piangenti;
- S. x rubens, un ibrido spesso inselvatichito e con una notevole varietà di forme;
- S. x ehrhartiana, ibrido ornamentale;
- S x sepulcralis, ibrido resistente al freddo, rappresenta la maggioranza dei salici piangenti coltivati nell'Europa centrale;
- S. x penduliana, salice piangente di cui esistono numerose varietà.

SEMI ADATTI
I salici sono piante colonizzatrici per eccellenza, sono in grado cioè di conquistare velocemente i terreni di nuova formazione. Un numero ragguardevole di essi si trova, pertanto, sui terreni scoperti e sui suoli alluvionali.
Una palese conferma di questa tendenza è data dalla struttura dei semi: piccoli, privi di albume, con una germinabilità rapidissima (germinano già al primo giorno), e diffusi dal vento. Se sono avvantaggiati nella colonizzazioni di terreni scoperti e con falda acquifera superficiale, un terreno non sufficientemente umido o coperto da erbe risulta loro fatale.
A questa regola si oppongono alcune eccezioni: i semi di S. pentandra, che vive in zone palustri ricche, quindi, di vegetazione, maturano in estate ma sono in grado di germinare solo nella primavera successiva. Per ragioni analoghe i semi dei salici che vivono nelle zone artiche non hanno nessuna ragione di germinare prima dell'inverno; più sicura è la germinazione all'inizio dell'estate successiva.

DELLE FORME NANE
Le specie di salici presenti negli ambienti artico-alpini presentano caratteristiche di alta specializzazione dovute alla severità dei loro habitat.
Il portamento prostrato e la forma nana garantiscono a questi salici di proteggersi sotto lo strato nevoso e di limitare gli effetti abrasivi del vento. Inoltre permettono alla pianta di svilupparsi in un ambiente dove la temperatura è più alta e più favorevole all'attività metabolica. Una parte consistente di questa attività è dedicata allo sviluppo riproduttivo (numerosi e vistosi fiori), piuttosto che a quello vegetativo.
Nei tessuti epidermici delle foglie è tipicamente presente una quantità elevata di antociani, che conferiscono un tipico colore rosso-porpora alle foglie ed ai giovani germogli. Questi pigmenti innalzano la capacità di assorbimento delle radiazioni incidenti. I colori scuri riflettono e/o trasmettono meno luce e le foglie di salice possono presentare una temperature superiore a quella dell'aria. Si ipotizza anche che l'alta presenza di antociani serva a proteggere i tessuti inferiori dalle radiazioni ultraviolette.
Le foglie dei salici di alta montagna presentano uno strato di cera sulla cuticola fogliare: riduce la traspirazione fogliare, favorisce lo scorrimento dell'acqua dalla superficie fogliare, eliminando il pericolo di rapidi congelamenti, ed avrebbe anche lo scopo di proteggere dalle radiazioni particolarmente intense.
In questi salici è elevata la resistenza alle basse temperature; sostanzialmente si realizza abbassando il punto di congelamento dell'acqua nel vacuolo e nel citoplasma, tramite la concentrazione delle soluzioni. Una prima fase protegge la pianta da temperature fino a -5°C; in una seconda fase, collegata al passaggio alla dormienza, la pianta riesce a sopportare temperature fino a -4°C. Secondo un ricercatore i rami di alcune specie possono sopportare la temperatura dell'azoto liquido (-196°C).


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ultima modifica: 9 Guigno, 2002 - Credits

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