mieli d'italia

HOME PAGE SITO 2001-2010
Apicoltura | Indirizzi utili | Miele e prodotti alveare | Servizi

Questa pagina è estratta dal vecchio sito di mieliditalia.it.
Per navigare all'interno del vecchio sito utilizza i link di colore marrone.
Se vuoi navigare nel nuovo sito utilizza i link di colore arancio o VAI AL SITO NUOVO


 

 



Altre specie:

acacia/robinia
acetosella
agrumi
calluna
ciliegio
colza

edera
enula
erba medica
erica
eucalipto

girasole
lavanda
lupinella

rododendro
rosmarino
salice

solidago
tarassaco
tiglio

timo
trifoglio

 
esagono arancio torna a FLORA
 

 
L'INTERVISTA

all'Isola d'Elba…
Nella geografia botanica della penisola rosmarino evoca con immediatezza la Riviera Ligure, la litorane toscana, i Monti dell'Uccellina, ma, in particolare, l'isola d'Elba. Nello schedario mnemonico degli amici apicoltori balza subito il nome di Roberto Ballini; già ciclista affermato ed oggi allevatore professionale di api regine in quel di Cavo sull'Elba.
Ci sentiamo in un momento particolare della sua vita: si accinge a sottoporsi ad un impegnativo intervento chirurgiche il che non gli impedisce di parlare a lungo, con passione, di uno dei suoi "amori":
la "RUGIADA DI MARE".
Raramente ricerca etimologica è più utile per aiutarci a comprendere: in questa definizione del rosmarino quanta realtà, quanta poesia!
Sull'Elba, si dice, sono presenti molte, se non tutte, le varietà di questa essenza: bianca, rosa, pendula, obliqua, strisciante, ecc.; in alcune areali e versanti è il vegetale prevalente.
La fioritura inizia alla fine di gennaio e si prolunga in modo scalare per molti mesi, dando luogo ad un ricco raccolti sia di nettare che di polline che ne fa la risorsa apistica principale sull'isola. In particolare, è basilare per l0'attività di allevamento delle celle reali, nonché per il mantenimento dei nuclei di fecondazione.
L'intelligenza apistica di Giulio Piana, già molti anni fa, lo portò ad impiantare una propria sede di allevamento precoce proprio sull'Elba.
Le api bottinaio sul rosmarino in tutte le ore del giorno, anche con forte vento; l'isola è attraversata dalle perturbazioni che vanno a scaricare il loro fardello di acqua sulla terraferma. Il fastidio provocato dal vento e la conseguente limitatezza di acqua penalizzano le produzioni nettarifere. Nella recente stagione invernale le precipitazioni sono state abbondanti e Roberto nutre fondate speranze di buon raccolto per la prossima primavera. Con l'aiuto dei figli conta, da questo anno, di poter allevare un maggior numero di alveari destinati alla produzione di questo miele pregiato che non pone certo problemi di commercializzazione in una piazza turistica.
Nei mesi estivi l'arbusto assume la coloritura arsa rossastra brunastra e sembra vada in quiescenza, ma se si verificano abbondanti precipitazioni tardi estive, o se vi è un elevato tasso di umidità relativa, nei primi mesi autunnali la seconda fioritura annuale può dar luogo a significativi raccolti.
Il miele, dalla cristallizzazione fine e pastosa, presenta sovente un percentuale di umidità molto elevata (fino al 21%); è quindi d'obbligo, per il produttore di questo raro miele, provvedere ad anticipare la smelatura con la deumidificazione.
I turisti, specie tedeschi, che si avventurano sui crinali dell'Elba sono molto colpiti da questa pianta aromatica, specie quando è in fioritura e, sebbene protetta, ne raccolgono grandi quantità. A parere di Ballini, però, la riproduzione della pianta è particolarmente difficoltosa, ed è sua impressione che il rosmarino possa ben attecchire e crescere in modo diffuso solo nelle zone battute dal salmastro.
Il gusto dei rametti di "ramerino" (nome dialettale) varia a seconda della zona e dell'esposizione e sull'Elba vi è chi in relazione al piatto da cucinare, va ad approvvigionarsi nei luoghi ove l'aroma è più confacente.
Concludiamo con i migliori auguri che l'amico Roberto Ballini possa gustare molti altri raccolti di buon miele di rosmarino elbano.
(a cura di G.B.)

…ed a Marettimo
Nel secolo scorso la produzione del miele di rosmarino era una consuetudine per gli apicoltori dell'Italia meridionale. Oggi no. Solo pochissimi luoghi presentano estensioni adeguate di questa pianta. In particolare due isole: l'Isola d'Elba e Marettimo.
Da pochi anni l'apicoltura è ritornata a Marettimo. E' una storia che vale la pena di raccontare.
L'apicoltura sulle isole Egadi vanta una tradizione secolare. Solo una cinquantina di anni fa Marettimo ospitava oltre 1.000 alveari tradizionali. Negli ultimi decenni l'attività decadde, finché, negli anni ottanta, l'arrivo della varroa la cancellò definitivamente. Ma fino a pochi anni fa, fino a quando O. Parisi decise di dedicarsi all'apicoltura, date le circostanze un'idea non solo economica e, sicuramente, non priva di difficoltà.
In estate l'isola non offre sufficienti pascoli e le api, dall'inizio di aprile, vengono spostate in Sicilia. Ritornano a Marettimo alla fine di agosto per sfruttare prima la fioritura dell'erica e quindi, da dicembre in poi, la lunga fioritura del rosmarino. Nonostante il tempo non sempre clemente, il lungo periodo di raccolto garantisce una produzione costante, per quanto non abbondante: 15 kg per alveare. Ripagati, comunque, dagli alti pressi di vendita.
Parisi ci racconta che non è facile gestire gli alveari in questo periodo, in particolare a causa dei repentini abbassamenti di temperatura e dei forti venti. Da quest'anno sono in produzione alveari grattacielo. Inoltre, per gli spostamenti sull'isola ci si muove su strade sterrate che si snodano sui versanti montuosi (Pizzo Falcone, il punto più alto dell'isola, raggiunge i 686 metri).
Gli acquirenti del miele di rosmarino sono soprattutto gli abitanti dell'isola, peraltro alcune centinaia. In estate affluiscono numerosi turisti, potenziali acquirenti. Tra le iniziative promozionali è prevista la caratterizzazione del miele: all'Istituto Nazionale di Apicoltura di Bologna si analizzeranno da questo anno campioni di miele di rosmarino provenienti da Marettimo.

 

 
rosmarino
(Rosmarinus officinalis L.)

il miele di rosmarino

rosmarinoAl genere Rosmarinus, descritto dal Toumefort e, pochi anni dopo, nel 1753, da Linneo, appartiene un'unica specie: Rosmarinus officinalis L.
Dumont, Bosc ed altri attribuirono al genere Rosmarinus una seconda specie, Rosmarinus chilensis, propria della flora spontanea del Cile, ma attualmente questo inserimento non è ritenuto corretto.
Il termine Rosmarinus deriverebbe da "ros" = rugiada e "marinus" = marino, in riferimento al fatto che queste piante vivono in prossimità del mare. Il significato è stato mantenuto in numerose lingue: in spagnolo è chiamato "romero", in francese "romarin", in inglese "rosemary" ed in tedesco "Rosmarin".

Diffusione
Le piante di rosmarino sono diffuse spontaneamente nel continente europeo, in Africa ed in Asia, tipicamente nei luoghi sassosi, sulle rupi, sulle arene marine in prossimità del mare. Cresce tutt'attorno al Mediterraneo ed in Italia si trova sui litorali, dalla Liguria e dal Veneto sino alla Sicilia. Allo stato spontaneo cresce anche nella Francia Meridionale, nella Spagna e nelle nazioni africane ed asiatiche affacciate sul Mediterraneo. E', quindi, una delle più rappresentative piante della flora mediterranea, ma, naturalizzato, il rosmarino si è alquanto spinto all'interno, ad esempio attorno ai Laghi del nord Italia, nella Svizzera meridionale, sul Plateau- Central nella Francia, sui Pirenei.
Coltivato ha raggiunto le nazioni più settentrionali d'Europa, localizzato in posizioni riparate e soleggiate, oppure coltivato in vaso e fatto svernare in serra fredda.

Caratteristiche morfologiche
E' un arbusto che nelle zone a clima caldo si espande facilmente in larghezza (da 1 a 4 metri in relazione alle varietà botaniche), ha i rami prostrato-ascendenti, e può superare i due metri di altezza.
foto fiori rosmarinoLe foglie sono sessili, assai coriacee, persistenti durante l'inverno, lineari intere, a margini rivoltati verso il basso, di colore verde intenso e lucide sulla pagina superiore e biancastre per tomentosità su quella inferiore.
I fiori, ermafroditi ed irregolari, sono disposti in falsi verticilli pauciflori ed ascellari, localizzati nella parte superiore dei rami. Il calice, il cui tubo ha forma campanulata, è piuttosto tomentoso, persistente ed ha fauce nuda. La corolla ha tubo imbutiforme e saliente oltre il calice; il labbro superiore ha forma di elmo e bilobo, mentre il labbro inferiore ha tre lobi di cui quello mediano è concavo e molto largo. Gli stami fertili sono solo due, hanno alla loro base un piccolo dente e si distaccano dal tubo corollino verso la sommità; hanno antere allungate a loggia singola e con un'unica fessura di deiscenza. Esistono anche due stami superiori sterili. I granuli pollinici appaiono esagonali in visione polare per la presenza di sei colpi distribuiti irregolarmente. Le dimensioni medie sono di 30 millesimi di millimetro in sezione polare e 38 in sezione equatoriale.
L'ovario è composto da quattro porzioni arrotondate all'apice. Lo stilo è semplice e termina con un solo stigma che, normalmente, si sviluppa solo dopo la maturazione degli stami.
Il nettario è assai sviluppato e composto da un disco indiviso che circonda la base dell'ovario. Produce circa 1mg di nettare al giorno, con una concentrazione zuccherina elevata, variante dal circa 25% al 60%, con valori medi attorno al 40%. Lo zucchero più abbondante presente nel nettare è il saccarosio (61%); il glucosio prevale leggermente sul fruttosio.
I fiori del rosmarino hanno colore blu pallido, raramente biancastro.
La fioritura nelle zone calde si verifica durante tutto l'anno, altrove dalla primavera all'autunno.

Morfologia fiorale e miele
Il polline di rosmarino è scarsamente presente nei mieli a causa della tipica morfologia del fiore: gli insetti pronubi che si appoggiano sul labbro inferiore del fiore per suggere il nettare pongono il loro dorso a contatto con i due stami fertili; di conseguenza fanno da schermo alla caduta del polline nel nettare che, normalmente, è provocata dallo sfregamento degli insetti contro le antere.
Nei mieli uniflorali di rosmarino il contenuto di granuli pollinici varia dal 9% all'80%; il tenore di elementi figurati vegetali (granuli pollinici ed elementi di melata) è solitamente inferiore a 20.000/10 g di miele; tali mieli appartengono alla prima classe.

Interesse apistico
L'ape è il può assiduo insetto pronubo di R. officinalis; i suoi fiori esercitano una forte attrazione e forniscono alle api grandi quantità di nettare e di polline.
Particolarmente in Spagna, Nord Africa e sud della Francia si producono ingenti quantitativi di mieli uniflorali di rosmarino. In Italia è molto diffuso ma non al punto da garantire la produzione di mieli uniflorali, se non in areali specifici.
Il potenziale nettarifero si valuta in 101-200 kg di miele per ettaro.

Coltivazione
La pianta di rosmarino si moltiplica per seme, più facilmente per talea e per margotta. Le radici producono non di rado gemme avventizie che possono formare polloni utilizzabili per la moltiplicazione. Per via sessuata si semina in marzo in semenzaio e, dopo due anni, le piantine si pongono a dimora ad una distanza tra le file e le piante di 50-80 cm. Pianta rustica il rosmarino può essere utilizzato per formare siepi in luoghi non altrimenti occupatili, a condizione che il terreno sia leggero, sabbioso, asciutto ed in posizioni soleggiate e ventilate. La pianta patisce solo l'umido ed il freddo.
Attualmente il rosmarino è coltivato prevalentemente come pianta aromatica.
Nei giardini viene utilizzato nella formazione di bordure e di macchie di arbusti in cui occupa le posizioni anteriori. Posto in posizioni esposte al sole manifesta il massimo effetto ornamentale.

Utilizzi
Il rosmarino ha una ricca tradizione medica. Gli egiziani lo utilizzavano per curare i vizi di stomaco, le congestioni epatiche ed il vomito. Per i romani il rosmarino assicurava ai morti una serena permanenza nell'aldilà; veniva deposto nelle tombe e bruciato come i rametti di incenso. Nei Capitolari di Carlo Magno la specie è presente nell'elenco delle piante che non devono mancare mai negli orti del regno. Nel Medioevo il rosmarino veniva piantato in tutti i giardini, soprattutto in quelli dei conventi dove si coltivavano i semplici. Venne introdotto nella mitologia cristiana: durante la fuga in Egitto la Vergine Maria avrebbe appeso ad un ramo di un cespuglio di rosmarino le fasce del Bambino Gesù; da allora i fiori hanno il colore del cielo; inoltre il rosmarino non supera mai l'altezza raggiunta da Gesù Cristo nel corso della sua esistenza umana.
La moderna fototerapia ha stabilito che i preparati a base di rosmarino favoriscono la secrezione biliare, hanno proprietà antisettiche, balsamiche, utili nelle affezione dell'apparato respiratorio ed al fegato. Si utilizzano le foglie con cui si prepara un infuso al 5% da bere a tazze. Lo stesso infuso serve anche per impacchi, lavaggi e colluttori.

Alla ricerca del rosmarino perduto
Viaggio effettuato dal Sig. Alfonso Castriota di Galatina nel Salento nell'anno 1885. Dalla relazione, pubblicata sulla rivista "L'Apicoltore", riportiamo alcuni stralci.
"(.... ) Cotesta parte dell'agro brindisino che per la sua giacitura col mare e per la natura dei suoi terreni, allontana l'uomo e l'aratro in tutte le stagioni, dà il posto invece ad una infinità di piante, le quali crescono rigogliosissime mercé la grande fertilità di quei terreni. Ma le piante che più signoreggiano su cotesta vasta pianura, sono appunto quelle utili alle nostre api, quali sono: l'Erica, la Ginestra, il Citiso, il Rosmarino, la Dulciaria, il Timo e mille altre ancora. Però il Rosmarino s'incontra un po' più avanti sulla strada ferrata, cioè verso il litorale, ché mano a mano viene allargando la sua zona fino a penetrare nel territorio di Melendugno, il quale dista dal mare Adriatico circa dieci chilometri. Da questo punto il Rosmarino passa ad estendersi ancora nell'interno, ad ovest, vicino Carpignano, da dove poi si ritira verso il mare a sud-est, per rendere così maggiormente ridente la bella contrada degli Alimini; ove pare che la Natura non abbia voluto risparmiar nulla di quanto potesse concorrere a render bello quel panorama. (.... )
Però il bisogno che si ha della legna in molti centri popolati di questa provincia, procura un potente nemico alla preziosa pianta della nostra Flora apistica. Infatti, quasi quotidianamente nella città di Lecce, ed in altri luoghi, la cottura del pane si fa bruciando nei forni il Rosmarino. (.... )
Ma ritorniamo al nostro argomento per non istancare di troppo i cortesi lettori. Il Rosmarino comincia a fiorire a novembre e termina ai primi di aprile; sicché immaginate voi, o miei cari lettori, quanto potrebbero fare le nostre api, se il tempo si mantenesse favorevole in quella cruda stagione!
Le api nella regione a Rosmarino, cominciano le nuove costruzioni nel mese di febbrajo; ai primi di marzo gli alveari son pronti a sciamare, essendo allora tutti gli spazi pieni dei favi bianchissimi, che contengono molte covate e sono riboccanti di miele.
Il miele di Rosmarino è di color bianco, di sapore soave e delicato; granula presto, anco nell'estate. Le località più stimate per mele bianco di primavera sono: le macchie di San Cataldo presso Lecce; quelle di Roca presso Melendugno; quelle degli Alimini presso Otranto; tutte nel versate Adriatico. Nel versante Jonio poi vi sono quelle della Bufalaria presso Ugento e finalmente quelle di Arneo.
L'altro vantaggio che ha l'apicoltore di cotesti luoghi si è, di ottenere l'allevamento delle Regine molto precoce. Ho notato parecchie volte che le Regine allevate nelle contrade del Rosmarino riescono di una fecondità prodigiosa; sono più belle, per color giallo dorato, ed in generale mi sembrano un po' più grosse delle altre allevate in altre contrade meno ricche di fioriture, astrazione facendo dallo sviluppo maggiore delle ovaje nelle prime in confronto alle seconde. (.... ).


ultima modifica: 31 Luglio, 2010