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L'INTERVISTA
all'Isola d'Elba…
Nella geografia botanica della penisola rosmarino evoca con
immediatezza la Riviera Ligure, la litorane toscana, i Monti
dell'Uccellina, ma, in particolare, l'isola d'Elba. Nello schedario
mnemonico degli amici apicoltori balza subito il nome di Roberto
Ballini; già ciclista affermato ed oggi allevatore professionale
di api regine in quel di Cavo sull'Elba.
Ci sentiamo in un momento particolare della sua vita: si accinge
a sottoporsi ad un impegnativo intervento chirurgiche il che
non gli impedisce di parlare a lungo, con passione, di uno dei
suoi "amori":
la "RUGIADA DI MARE".
Raramente ricerca etimologica è più utile per
aiutarci a comprendere: in questa definizione del rosmarino
quanta realtà, quanta poesia!
Sull'Elba, si dice, sono presenti molte, se non tutte, le varietà
di questa essenza: bianca, rosa, pendula, obliqua, strisciante,
ecc.; in alcune areali e versanti è il vegetale prevalente.
La fioritura inizia alla fine di gennaio e si prolunga in modo
scalare per molti mesi, dando luogo ad un ricco raccolti sia
di nettare che di polline che ne fa la risorsa apistica principale
sull'isola. In particolare, è basilare per l0'attività
di allevamento delle celle reali, nonché per il mantenimento
dei nuclei di fecondazione.
L'intelligenza apistica di Giulio Piana, già molti anni
fa, lo portò ad impiantare una propria sede di allevamento
precoce proprio sull'Elba.
Le api bottinaio sul rosmarino in tutte le ore del giorno, anche
con forte vento; l'isola è attraversata dalle perturbazioni
che vanno a scaricare il loro fardello di acqua sulla terraferma.
Il fastidio provocato dal vento e la conseguente limitatezza
di acqua penalizzano le produzioni nettarifere. Nella recente
stagione invernale le precipitazioni sono state abbondanti e
Roberto nutre fondate speranze di buon raccolto per la prossima
primavera. Con l'aiuto dei figli conta, da questo anno, di poter
allevare un maggior numero di alveari destinati alla produzione
di questo miele pregiato che non pone certo problemi di commercializzazione
in una piazza turistica.
Nei mesi estivi l'arbusto assume la coloritura arsa rossastra
brunastra e sembra vada in quiescenza, ma se si verificano abbondanti
precipitazioni tardi estive, o se vi è un elevato tasso
di umidità relativa, nei primi mesi autunnali la seconda
fioritura annuale può dar luogo a significativi raccolti.
Il miele, dalla cristallizzazione fine e pastosa, presenta sovente
un percentuale di umidità molto elevata (fino al 21%);
è quindi d'obbligo, per il produttore di questo raro
miele, provvedere ad anticipare la smelatura con la deumidificazione.
I turisti, specie tedeschi, che si avventurano sui crinali dell'Elba
sono molto colpiti da questa pianta aromatica, specie quando
è in fioritura e, sebbene protetta, ne raccolgono grandi
quantità. A parere di Ballini, però, la riproduzione
della pianta è particolarmente difficoltosa, ed è
sua impressione che il rosmarino possa ben attecchire e crescere
in modo diffuso solo nelle zone battute dal salmastro.
Il gusto dei rametti di "ramerino" (nome dialettale)
varia a seconda della zona e dell'esposizione e sull'Elba vi
è chi in relazione al piatto da cucinare, va ad approvvigionarsi
nei luoghi ove l'aroma è più confacente.
Concludiamo con i migliori auguri che l'amico Roberto Ballini
possa gustare molti altri raccolti di buon miele di rosmarino
elbano.
(a cura di G.B.)
…ed
a Marettimo
Nel secolo scorso la produzione del miele di rosmarino era
una consuetudine per gli apicoltori dell'Italia meridionale.
Oggi no. Solo pochissimi luoghi presentano estensioni adeguate
di questa pianta. In particolare due isole: l'Isola d'Elba
e Marettimo.
Da pochi anni l'apicoltura è ritornata a Marettimo.
E' una storia che vale la pena di raccontare.
L'apicoltura sulle isole Egadi vanta una tradizione secolare.
Solo una cinquantina di anni fa Marettimo ospitava oltre 1.000
alveari tradizionali. Negli ultimi decenni l'attività
decadde, finché, negli anni ottanta, l'arrivo della
varroa la cancellò definitivamente. Ma fino a pochi
anni fa, fino a quando O. Parisi decise di dedicarsi all'apicoltura,
date le circostanze un'idea non solo economica e, sicuramente,
non priva di difficoltà.
In estate l'isola non offre sufficienti pascoli e le api,
dall'inizio di aprile, vengono spostate in Sicilia. Ritornano
a Marettimo alla fine di agosto per sfruttare prima la fioritura
dell'erica e quindi, da dicembre in poi, la lunga fioritura
del rosmarino. Nonostante il tempo non sempre clemente, il
lungo periodo di raccolto garantisce una produzione costante,
per quanto non abbondante: 15 kg per alveare. Ripagati, comunque,
dagli alti pressi di vendita.
Parisi ci racconta che non è facile gestire gli alveari
in questo periodo, in particolare a causa dei repentini abbassamenti
di temperatura e dei forti venti. Da quest'anno sono in produzione
alveari grattacielo. Inoltre, per gli spostamenti sull'isola
ci si muove su strade sterrate che si snodano sui versanti
montuosi (Pizzo Falcone, il punto più alto dell'isola,
raggiunge i 686 metri).
Gli acquirenti del miele di rosmarino sono soprattutto gli
abitanti dell'isola, peraltro alcune centinaia. In estate
affluiscono numerosi turisti, potenziali acquirenti. Tra le
iniziative promozionali è prevista la caratterizzazione
del miele: all'Istituto Nazionale di Apicoltura di Bologna
si analizzeranno da questo anno campioni di miele di rosmarino
provenienti da Marettimo.
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Al
genere Rosmarinus, descritto dal Toumefort e, pochi anni dopo, nel
1753, da Linneo, appartiene un'unica specie: Rosmarinus officinalis
L.
Dumont, Bosc ed altri attribuirono al genere Rosmarinus una seconda
specie, Rosmarinus chilensis, propria della flora spontanea del
Cile, ma attualmente questo inserimento non è ritenuto corretto.
Il termine Rosmarinus deriverebbe da "ros" = rugiada e
"marinus" = marino, in riferimento al fatto che queste
piante vivono in prossimità del mare. Il significato è
stato mantenuto in numerose lingue: in spagnolo è chiamato
"romero", in francese "romarin", in inglese
"rosemary" ed in tedesco "Rosmarin".
Diffusione
Le piante di rosmarino sono diffuse spontaneamente nel continente
europeo, in Africa ed in Asia, tipicamente nei luoghi sassosi, sulle
rupi, sulle arene marine in prossimità del mare. Cresce tutt'attorno
al Mediterraneo ed in Italia si trova sui litorali, dalla Liguria
e dal Veneto sino alla Sicilia. Allo stato spontaneo cresce anche
nella Francia Meridionale, nella Spagna e nelle nazioni africane
ed asiatiche affacciate sul Mediterraneo. E', quindi, una delle
più rappresentative piante della flora mediterranea, ma,
naturalizzato, il rosmarino si è alquanto spinto all'interno,
ad esempio attorno ai Laghi del nord Italia, nella Svizzera meridionale,
sul Plateau- Central nella Francia, sui Pirenei.
Coltivato ha raggiunto le nazioni più settentrionali d'Europa,
localizzato in posizioni riparate e soleggiate, oppure coltivato
in vaso e fatto svernare in serra fredda.
Caratteristiche
morfologiche
E' un arbusto che nelle zone a clima caldo si espande facilmente
in larghezza (da 1 a 4 metri in relazione alle varietà botaniche),
ha i rami prostrato-ascendenti, e può superare i due metri
di altezza.
Le
foglie sono sessili, assai coriacee, persistenti durante l'inverno,
lineari intere, a margini rivoltati verso il basso, di colore verde
intenso e lucide sulla pagina superiore e biancastre per tomentosità
su quella inferiore.
I fiori, ermafroditi ed irregolari, sono disposti in falsi verticilli
pauciflori ed ascellari, localizzati nella parte superiore dei rami.
Il calice, il cui tubo ha forma campanulata, è piuttosto
tomentoso, persistente ed ha fauce nuda. La corolla ha tubo imbutiforme
e saliente oltre il calice; il labbro superiore ha forma di elmo
e bilobo, mentre il labbro inferiore ha tre lobi di cui quello mediano
è concavo e molto largo. Gli stami fertili sono solo due,
hanno alla loro base un piccolo dente e si distaccano dal tubo corollino
verso la sommità; hanno antere allungate a loggia singola
e con un'unica fessura di deiscenza. Esistono anche due stami superiori
sterili. I granuli pollinici appaiono esagonali in visione polare
per la presenza di sei colpi distribuiti irregolarmente. Le dimensioni
medie sono di 30 millesimi di millimetro in sezione polare e 38
in sezione equatoriale.
L'ovario è composto da quattro porzioni arrotondate all'apice.
Lo stilo è semplice e termina con un solo stigma che, normalmente,
si sviluppa solo dopo la maturazione degli stami.
Il nettario è assai sviluppato e composto da un disco indiviso
che circonda la base dell'ovario. Produce circa 1mg di nettare al
giorno, con una concentrazione zuccherina elevata, variante dal
circa 25% al 60%, con valori medi attorno al 40%. Lo zucchero più
abbondante presente nel nettare è il saccarosio (61%); il
glucosio prevale leggermente sul fruttosio.
I fiori del rosmarino hanno colore blu pallido, raramente biancastro.
La fioritura nelle zone calde si verifica durante tutto l'anno,
altrove dalla primavera all'autunno.
Morfologia
fiorale e miele
Il polline di rosmarino è scarsamente presente nei mieli
a causa della tipica morfologia del fiore: gli insetti pronubi che
si appoggiano sul labbro inferiore del fiore per suggere il nettare
pongono il loro dorso a contatto con i due stami fertili; di conseguenza
fanno da schermo alla caduta del polline nel nettare che, normalmente,
è provocata dallo sfregamento degli insetti contro le antere.
Nei mieli uniflorali di rosmarino il contenuto di granuli pollinici
varia dal 9% all'80%; il tenore di elementi figurati vegetali (granuli
pollinici ed elementi di melata) è solitamente inferiore
a 20.000/10 g di miele; tali mieli appartengono alla prima classe.
Interesse
apistico
L'ape è il può assiduo insetto pronubo di R. officinalis;
i suoi fiori esercitano una forte attrazione e forniscono alle api
grandi quantità di nettare e di polline.
Particolarmente in Spagna, Nord Africa e sud della Francia si producono
ingenti quantitativi di mieli uniflorali di rosmarino. In Italia
è molto diffuso ma non al punto da garantire la produzione
di mieli uniflorali, se non in areali specifici.
Il potenziale nettarifero si valuta in 101-200 kg di miele per ettaro.
Coltivazione
La pianta di rosmarino si moltiplica per seme, più facilmente
per talea e per margotta. Le radici producono non di rado gemme
avventizie che possono formare polloni utilizzabili per la moltiplicazione.
Per via sessuata si semina in marzo in semenzaio e, dopo due anni,
le piantine si pongono a dimora ad una distanza tra le file e le
piante di 50-80 cm. Pianta rustica il rosmarino può essere
utilizzato per formare siepi in luoghi non altrimenti occupatili,
a condizione che il terreno sia leggero, sabbioso, asciutto ed in
posizioni soleggiate e ventilate. La pianta patisce solo l'umido
ed il freddo.
Attualmente il rosmarino è coltivato prevalentemente come
pianta aromatica.
Nei giardini viene utilizzato nella formazione di bordure e di macchie
di arbusti in cui occupa le posizioni anteriori. Posto in posizioni
esposte al sole manifesta il massimo effetto ornamentale.
Utilizzi
Il rosmarino ha una ricca tradizione medica. Gli egiziani lo utilizzavano
per curare i vizi di stomaco, le congestioni epatiche ed il vomito.
Per i romani il rosmarino assicurava ai morti una serena permanenza
nell'aldilà; veniva deposto nelle tombe e bruciato come i
rametti di incenso. Nei Capitolari di Carlo Magno la specie è
presente nell'elenco delle piante che non devono mancare mai negli
orti del regno. Nel Medioevo il rosmarino veniva piantato in tutti
i giardini, soprattutto in quelli dei conventi dove si coltivavano
i semplici. Venne introdotto nella mitologia cristiana: durante
la fuga in Egitto la Vergine Maria avrebbe appeso ad un ramo di
un cespuglio di rosmarino le fasce del Bambino Gesù; da allora
i fiori hanno il colore del cielo; inoltre il rosmarino non supera
mai l'altezza raggiunta da Gesù Cristo nel corso della sua
esistenza umana.
La moderna fototerapia ha stabilito che i preparati a base di rosmarino
favoriscono la secrezione biliare, hanno proprietà antisettiche,
balsamiche, utili nelle affezione dell'apparato respiratorio ed
al fegato. Si utilizzano le foglie con cui si prepara un infuso
al 5% da bere a tazze. Lo stesso infuso serve anche per impacchi,
lavaggi e colluttori.
Alla
ricerca del rosmarino perduto
Viaggio effettuato dal Sig. Alfonso Castriota di Galatina nel Salento
nell'anno 1885. Dalla relazione, pubblicata sulla rivista "L'Apicoltore",
riportiamo alcuni stralci.
"(.... ) Cotesta parte dell'agro brindisino che per la sua
giacitura col mare e per la natura dei suoi terreni, allontana l'uomo
e l'aratro in tutte le stagioni, dà il posto invece ad una
infinità di piante, le quali crescono rigogliosissime mercé
la grande fertilità di quei terreni. Ma le piante che più
signoreggiano su cotesta vasta pianura, sono appunto quelle utili
alle nostre api, quali sono: l'Erica, la Ginestra, il Citiso, il
Rosmarino, la Dulciaria, il Timo e mille altre ancora. Però
il Rosmarino s'incontra un po' più avanti sulla strada ferrata,
cioè verso il litorale, ché mano a mano viene allargando
la sua zona fino a penetrare nel territorio di Melendugno, il quale
dista dal mare Adriatico circa dieci chilometri. Da questo punto
il Rosmarino passa ad estendersi ancora nell'interno, ad ovest,
vicino Carpignano, da dove poi si ritira verso il mare a sud-est,
per rendere così maggiormente ridente la bella contrada degli
Alimini; ove pare che la Natura non abbia voluto risparmiar nulla
di quanto potesse concorrere a render bello quel panorama. (....
)
Però il bisogno che si ha della legna in molti centri popolati
di questa provincia, procura un potente nemico alla preziosa pianta
della nostra Flora apistica. Infatti, quasi quotidianamente nella
città di Lecce, ed in altri luoghi, la cottura del pane si
fa bruciando nei forni il Rosmarino. (.... )
Ma ritorniamo al nostro argomento per non istancare di troppo i
cortesi lettori. Il Rosmarino comincia a fiorire a novembre e termina
ai primi di aprile; sicché immaginate voi, o miei cari lettori,
quanto potrebbero fare le nostre api, se il tempo si mantenesse
favorevole in quella cruda stagione!
Le api nella regione a Rosmarino, cominciano le nuove costruzioni
nel mese di febbrajo; ai primi di marzo gli alveari son pronti a
sciamare, essendo allora tutti gli spazi pieni dei favi bianchissimi,
che contengono molte covate e sono riboccanti di miele.
Il miele di Rosmarino è di color bianco, di sapore soave
e delicato; granula presto, anco nell'estate. Le località
più stimate per mele bianco di primavera sono: le macchie
di San Cataldo presso Lecce; quelle di Roca presso Melendugno; quelle
degli Alimini presso Otranto; tutte nel versate Adriatico. Nel versante
Jonio poi vi sono quelle della Bufalaria presso Ugento e finalmente
quelle di Arneo.
L'altro vantaggio che ha l'apicoltore di cotesti luoghi si è,
di ottenere l'allevamento delle Regine molto precoce. Ho notato
parecchie volte che le Regine allevate nelle contrade del Rosmarino
riescono di una fecondità prodigiosa; sono più belle,
per color giallo dorato, ed in generale mi sembrano un po' più
grosse delle altre allevate in altre contrade meno ricche di fioriture,
astrazione facendo dallo sviluppo maggiore delle ovaje nelle prime
in confronto alle seconde. (.... ).
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