|
|
|
| |
torna a FLORA |
| |
|
| |
L'INTERVISTA
Nel Nord la produzione di miele di Lupinella, in particolare
nelle zone appenniniche, era una risorsa di notevole rilievo
alcuni decenni orsono. Oggi gli areali ove tale produzione
è ancora significativa, da sola o in concorso con altre
essenze, si sono ridotti notevolmente.
Produzioni di monoflora, seppure in calo progressivo, si trovano
nel centro Italia.
Ci siamo pertanto indirizzati alla zona apistica per eccellenza
dell'Abruzzo: a Tornareccio e dintorni, là, ove nel
raggio di pochi chilometri si trova un numero di aziende apistiche
e di alveari superiore a quello di intere regioni Italiane.
Nicola Tieri, giovane apicoltore professionale, gestisce,
insieme ai familiari, una azienda con un ragguardevole parco
alveari ed in continua evoluzione.
Il raggio di azione dell'azienda, come per svariati altri
apicoltori della zona, copre diverse regioni ed arriva sino
alla Calabria.
Ci dice Nicola:
"Fino alla chiusura delle stalle la lupinella veniva
coltivata quale foraggiera nella zona dell'alta collina e
della montagna dagli 800 metri s.l.m. in su, limite estremo
della Sulla.
Negli ultimi decenni, cessando progressivamente la coltivazione,
la si ritrova in quantità significativa spontanea nei
prati da sfalcio.
Le produzioni non sono quantitativamente enormi. La media
produttiva degli anni migliori (buono il 1994) si aggira intorno
ai 20/25 Kg per arnia.
Ovviamente a quella quota l'andamento climatico è determinante:
quest'anno il ritorno del freddo in giugno compromette la
produzione.
Su questa costa se tira forte il vento caldo da sud est chiamato
Garbino, la buttata nettarifera ne risente.
Gli apiari collocati su agrumi sovente sono debilitati se
non compromessi da avvelenamenti e fitofarmaci. Al ritorno
dagli agrumi la lupinella e le essenze di campo, anche se
non riempiono i melari, consentono di superare agevolmente
la situazione di stress; con risultati evidenti quando poi
portiamo le api su girasole ed eucalipto".
Salutiamo l'amico Tieri, con l'augurio di un buon raccolto
sulle fioriture estive, che ben se lo merita, e rivolgiamo
altri quesiti ad Enzo Santeusanio responsabile di una delle
colonne organizzative storiche dell'apicoltura abruzzese ed
Italiana: la Cooperativa Apistica Abruzzese.
Le considerazioni di Enzo partono da una osservazione estetica:
".. prima della crisi dell'allevamento bovino i campi
coltivati di questa leguminosa formavano un insieme cromatico
unico ed inusuale in natura con distese compatte di rosa intenso
che ornavano i nostri monti. Oramai i prati di questa tonalità,
solo rosa lupinella, sono rarissimi e portano alla mente la
giovinezza.
Il conferimento in Cooperativa del miele di questa essenza
è, effettivamente, in calo negli ultimi decenni ed
oggi si misura nell'ordine delle decine, non delle centinaia
di quintali.
Come quello di sulla è un miele che si presta al confezionamento,
con cristallizzazione fine e pastosa, colore chiaro, sapore
delicato (con sentore di fieno).
Nel dopoguerra era ricercato per i suoi pregi da chi seppe,
intelligentemente, creare una miscela stabile ed equilibrata
di mieli abbinandovi il proprio cognome e convincere gli smemorati
e sradicati dalle proprie origini consumatori italiani, che
quello era il miele.
Nella proposta commerciale della Cooperativa vi è l'offerta
della referenza nonoflora di lupinella e trova un suo affezionato
numero di consumatori, che ne apprezzano le qualità
indiscutibili. Alcuni piccoli trasformatori confezionatori
se ne approvvigionano costantemente.".
Concludendo: mucca pazza permettendo ci resta da sperare che
l'ennesima giravolta della politica comunitaria, dopo le oleaginose,
rivitalizzi la coltivazione di questa pianta così legata
alle sorti delle zone ad agricoltura povera e marginale. |
| |
|
| |
Nei
vecchi trattati
Contrariamente alle aspettative abbiamo trovato scarso materiale.
Sulla rubrica di flora apistica della rivista "L'apicoltore"
pubblicata nell'anno 1873: "E' pianta mellifera e pollonifera;
fiorisce da maggio a tutto luglio".
Dal libro di Angelo Dubini "L'ape", pubblicato nel
1898: "La lupinella delle leguminose come trifoglio,
fiorisce da maggio a tutto luglio. Si crede che i suoi fiori
diano asilo al Meloe variegato, la cui prima larva si aggrappa
ai peli del corsaletto dell'ape. In molti dipartimenti della
Francia è una risorsa per le api e da molto foraggio.
La si può seminare in autunno col frumento o coll'orzo.
Tagliata col frumento anche la lupinella, questa ricaccia
e dura otto anni".
Dall'opuscolo "Saggi della flora apistica della provincia
di Parma" pubblicato nel 1932 "..nella nostra provincia
è comunemente coltivata nell'alta collina ed in montagna
ove copre una superficie complessiva di circa 3.200 ettari.
Da un fieno buono e saporito. per le sue limitate esigenze
prospera bene anche nei terreni magri ed asciutti. Fiorisce
da maggio a luglio ed è pianta nettarifera e pollinifera
di grande importanza. Da un miele bianco e molto pregiato".
Giorgio Della Valle |
|
|
La
lupinella assieme ad un centinaio di specie dello stesso genere,
spontanee e coltivate, utili e indifferente all'uomo, porta la
denominazione generica di Onobrychis, un vocabolo utilizzato da
Dioscoride oltre due mila anni fa e successivamente da Plinio
che nella sua etimologia sembra indicare un foraggio gradito in
particolare agli asini.
I greci ed anche i romani non conoscevano la lupinella quale pianta
da foraggio: Dioscoride evocava probabilmente un'altra specie
di Onobrychis, la O. caput-galli, spontanea in tutto il bacino
del Mediterraneo, ma non coltivata. Originarie della regione mediterranea
le specie del genere Onobrychis si sono diffuse nell'Europa centrale
e nell'Asia temperata.
Alcune di esse crescono spontanee anche in Italia e tra esse la
lupinella, avendo un elevato valore alimentare, si è diffusa
nella formazione di prati avvicendati di breve durata sia in pianura
che in montagna. E' entrata nel novero delle piante agrarie solo
da poco diffondendosi inizialmente, nel secolo XV nel sud della
Francia. In Inghilterra, nel 1640 il Parkinson la descrisse erba
preziosa in grado di far aumentare la produzione lattifera delle
vacche. In Italia e nei paesi dell'Europa centrale apparve solo
nel XVII secolo.
Descrizione
Le piante del genere Onobrychis presentano la seguente caratteristiche
strutturali:
piante erbacee, perenni, cespugliose, spesso lignificate alla
base, con aspetto talvolta arbustivo;
foglie imparipennate alterne, con foglioline intere;
fiori color porpora, rosa oppure bianchi, in spighe o in racemi
ascellari peduncolati;
calice a lobi subulati e simili tra di loro;
carena troncata obliquamente;
stami diadelfi a filamenti filiformi;
frutti in legume compressi ed indeiscenti e coriacei;
semi reniformi e lisci.
Sistematica
In Italia sono presenti otto specie appartenenti al genere Onobrychis.
Diamo una breve descrizione per ognuna di esse.
Onobrychis saxatilis (L.) Lam.
Lupinella con fusti abbreviati e legnosi, portanti rami fioriti
erbacei eretti. Foglie composte da 15-31 foglioline. Corolla bianco-giallastra
con venature rosee. Rintracciabile sui pendii rupestri in Valle
d'Aosta e sull'Appennino Parmigiano.
Onobrychis supina (Chaix) DC.
Simile alla lupinella coltivata, ma di colore verde-glauco. Presente
nei calanchi della Val Staffora e della Val Tidone.
Onobrychis alba (W. et K) Desv.
Fusto legnoso coperto di guaine rossastre. Foglie composte da
15-21 foglioline mucronate all'apice. Corolla bianca. Diffusa
nei pascoli aridi e sui pendii franosi, nell'Italia centrale e
meridionale.
Onobrychis montana DC.
Simile alla lupinella coltivata, ma di dimensioni inferiori. Foglie
con 11-15 foglioline. Corolla di colore purpureo intenso. Presente
nei pascoli aridi Montani (1000-2000 metri) dell'Italia settentrionale
e centrale. E' pianta rara e distribuita frammentariamente. Non
è ritenuta una modificazione della lupinella coltivata
a causa dell'altitudine, ma una specie distinta, caratterizzata
dal vessillo breve e rivolto verso l'alto in piena antesi.
Onobrychis arenaria (Kit) DC.
E' simile alla lupinella coltivata, ma ha esigenze xeromorfe.
Foglie a 19-21 foglioline lanceolate. Corolla di colore pallido
o biancastro con venature purpuree. Si trova nei pascoli aridi
esclusivamente dell' Italia settentrionale, nella vallate aride
e sulle pendici meridionali dal Carso triestino alla Valle d'Aosta.
Onobrychis caput-galli(L.) Lam.
Fusti ramosissimi, prostati ed ascendenti. Foglie composte da
9-13 foglioline. Presente negli incolti aridi da 0 a 800 metri
in tutta la penisola ed in Sicilia.
Onobrychis nequidentata (S. et S.) D'Urv.
Simile alla precedente, ma con corolla maggiore. Diffusa negli
incolti aridi dell'Italia Settentrionale.
Onobrychis viciifolia Scop. (= sativa Lam.).
Lupinella da foraggio di cui diamo una descrizione estesa.
La comune lupinella da foraggio è pianta perenne cespitosa.
Ha un apparato radicale profondo con una lunga radice fittonante,
non paragonabile comunque a quello della Medica.
Il fusto è legnoso, bruno-scuro, con rami ascendenti o
eretti, striati, subglabri in basso, pubescenti in alto, alti
40-60 cm e non di rado anche 100 cm.
Le foglie sono composte ed imparipennate, formate da 13-25 foglioline,
le inferiori ellittiche, le superiori strette. Sono inserite per
paia e quindi opposte sul rachide, ad eccezione della terminale
e presentano la pagina inferiore pubescente. Nel complesso ricordano
le foglie della Veccia, da cui il nome specifico di O. viciifolia.
I
fiori sono riuniti in infiorescenze portate da lunghi peduncoli.
Ogni fiore è composto da un calice avvolgente composto
da 5 sepali fusi insieme e dotato di alcuni denti lunghi 3-4 mm;
la corolla, di un purpureo intenso, è composta da 5 petali:
il vessillo largo, disposto verso l'alto e con la parte anteriore
poco raddrizzata, due ali disposte lateralmente e più brevi
dei rispettivi denti calicini e da una carena assai sviluppata,
lunga quanto il vessillo e formata da due petali fusi tra loro
a contenere gli organi riproduttivi.
Gli stami sono 10, di cui nove uniti a formare un tubo in mezzo
al quale si trova l'organo femminile (pistillo) con ovario supero,
stilo incurvato ed un unico stimma. Il nettario si trova in fondo
al fiore, tra l'ovario e la base degli stami, all'interno del
tubo composto dagli stami. Gli insetti raggiungono l'ovario tramite
due fessure del tubo staminale poste ai lati dello stame libero.
Il frutto è un legame compresso, circa rotondo, con creste
sul dorso, spesso spinoso, con un solo seme reniforme.
La lupinella fiorisce in maggio-giugno nelle zone calde; in montagna
la fioritura inizia in giugno e prosegue fino in agosto. Il polline
della lupinella è raggiungibile dagli insetti per tutta
la giornata. Di colore marroncino chiaro, ha un alto contenuto
di azoto (5%). I granuli pollinici sono circolari visti dall'alto
ed ovali visti di fronte, con tre solchi. Misurano 25x37 millesimi
di millimetro.
Interesse
Già più di quattro secoli orsono un certo Anguillara
mise in evidenza la lupinella quale pianta preziosa per terreni
poveri e per le pregevoli proprietà foraggiere. Non a caso
la lupinella porta, come poche altre piante, numerosi nomi volgari:
lupinella cedrangola, fieno sano, fieno santo, erba crocetta,
sanafieno.
In certe regioni la lupinella occupa una posizione importante
tra le foraggiere in quanto è apprezzata dagli animali
(sia allo stato secco che verde), presenta qualità nutritive
elevate, prospera in terreni difficili quali quelli calcarei,
siccitosi, caldi e permeabili. Sopporta il freddo a sviluppo avanzato,
sicuramente più dell'erba medica, tollera per molto tempo
la neve e notevoli abbassamenti di temperatura e la sua area di
diffusione si sovrappone approssimativamente a quella della vite;
la si ritrova nel Giura svizzero, nel Palatinato, nella Foresta
Nera, in Moravia. Resiste alla siccità meglio dei trifogli
e del prato alterno, ma è sensibile agli eccessi di umidità
nel suolo, anche temporanei.
E' meno produttiva dell'erba medica ed ha il difetto di avere
una longevità variabile e di rivegetare in modo stentato
dopo il taglio maggengo, formando solo rosette fogliose che si
sfalciano male e danno un prodotto modesto. Viene quindi coltivata
solo per un triennio, utilizzando l'ultimo anno per la produzione
della semente. I semi sono ricercati per l'alimentazione degli
uccelli negli allevamenti domestici.
Coltivazione
Vengono generalmente distinte due forme di lupinella, lupinella
comune, o a taglio singolo, e lupinella gigante, o a taglio doppio.
La lupinella comune (O. sativa var. comune Ahlefeid) è
molto longeva; generalmente raggiunge la massima produzione al
terzo quarto anno ed è alquanto raro che rimanga molto
produttiva oltre i sette-otto anni. Nell'anno di semina questa
varietà di lupinella resta prostrata, senza la formazione
di steli e semi. Negli anni successivi fornisce un solo taglio
ed il ricaccio viene utilizzato con il pascolo. Ha crescita poco
rapida e poco lussureggiante rispetto all'altra specie.
La lupinella gigante (O. sativa var. bifera Hort) cresce più
velocemente della comune ed anche nell'anno di semina fornisce
un abbondante taglio. Esistono diversi tipi di lupinella gigante,
alcuni in grado di fornire ogni anno due-tre apprezzabili tagli.
La lupinella è particolarmente idonea alla formazione di
prati monofiti. Viene mantenuta in coltura per due-tre anni, ritenuti
il limite di convenienza economica.
Nell'avvicendamento sostituisce il trifoglio violetto, con il
quale condivide la preparazione del terreno, l'eventuale consociazione
a cercali tipo grano e l'epoca della semina (autunno nelle zone
meridionali e primaverile nelle altre zone ad inverno più
rigido). Può consociarsi al trifoglio pratense, al lino
da olio, non essendo attaccata dalle cuscute.
Entra in rotazione quadriennali del tipo: lupinella-lupinella-grano-grano
(o avena), o quinquennali, con tre anni di lupinella e due di
cereale, o anche del tipo: sarchiata-frumento (con lupinella)-lupinella-lupinella-frumento.
Sia in coltura isolata che consociata può essere seminata
a spaglio a righe distanti 20-50 cm, utilizzando 50-60 Kg di seme
sgusciato oppure 120-150 Kg di seme vestito per ettaro.
Importante intervenire con erpicature e concimazioni complementari
fosfatiche, ed eventualmente potassiche, accompagnate all'occorrenza
da gessature.
Lo sviluppo è lento: se è seminata in privavera
fornisce un taglio abbondante nel secondo anno di coltura; se
seminata in autunno da un taglio buono l'anno dopo ed uno analogo
il successivo.
Si raccoglie quando è in piena antesi e si destina al pascolo
il ricaccio. Avendo steli poco acquosi e ricchi di foglie, produce
un foraggio alquanto nutritivo che si essica rapidamente. Tuttavia
a causa della facilità con cui si perdono le foglioline
la lupinella non è particolarmente indicata per la fienagione.
La produzione di foraggio si aggira sui 200-300 quintali per ettaro,
pari a 50-60 quintali di fieno; a circa metà si valuta
il prodotto del ricaccio.
La raccolta dei semi si effetua sul taglio dell'ultimo anno di
vita del lupinellaio; le piante vengono falciate quando i legumi
sono in massima parte imbruniti e possibilmente di mattina, con
la rugiada, per limitare la dispersione di baccelli.
Essiccata sull'aia si battono gli steli e si raccoglie il seme
vestito. Per la produzione di semi nudi si ricorre a speciali
sgusciatori.
Il prodotto per ettaro oscilla da 4 ad 8 quintali di semi vestiti,
la metà dei quali si considera costituita da semi nudi.
I semi vestiti hanno un peso unitario ( 1.000 semi) di 15-20 grammi
e quelli nudi di 13-16 grammi. Il peso di un ettolitri di semi
vestiti varia da 32 a 35 Kg, mentre quello dei semi nudi da 65
a 70 Kg.
Interesse
apistico
La lupinella è bottinata dalle api sia per il nettare che
per il polline; è forse la leguminosa più ricercata
dalle api per il nettare concentrato (42-55% di zuccheri). Essendo
la lupinella soggetta a sfalci periodici consente la produzione
di miele monoflora, in quantità anche consistenti, solo
nelle zone in cui viene lasciata per la produzione del seme. L'entità
della raccolta di nettare dipende anche dalla presenza della varietà
precoci che danno due o tre tagli all'anno.
L'impollinazione della lupinella, svolta in modo predominante
dalle api, non si realizza mediante meccanismo a scatto: il peso
dell'ape, posandosi sul fiore, fa fuoriuscire le antere e lo stimma
dalla carena che, dopo la partenza dell'insetto, ritornano nella
posizione iniziale. Lo stimma sporge oltre le antere, per assicurare
la fecondazione incrociata.
Soprattutto nelle zone appenniniche dell'Italia Centrale la lupinella
è un importantissima fornitrice di polline. In talune zone,
da maggio ad agosto non è raro che le api raccolgano polline
quasi esclusivamente da questa specie.
|