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IO E LA LAVANDA

La lavanda era sempre stata per me solo il profumo preferito da mio padre nel famoso flacone della ditta inglese, sinonimo di profumi per uomini.
Ma un giorno di luglio 1974, con mio marito e mia figlia, arrivai a Castel San Pietro a comperare regine nuove per il nostro apiario e scoprii che la lavanda era un fiore che in quei giorni azzurrava le colline della zona attirando tutte le api dei molti apicoltori della regione. La Signora Piana ci permise di portare a casa alcune vecchie piante che avevano estirpato per ringiovanire il lavandeto.
Mi procurai quella che è la Bibbia della lavanda in Italia, il libro dell'Universale Edagricole di Augusto Rinaldi Ceroni "Lavanda e lavandini". Imparai a produrre talee e le piantammo nel terreni dove si trova il nostro apiario che intanto si andava ingrandendo.
Tenendo conto di quanto fosse gradito il fiore di lavanda alle nostre api, tra giugno luglio, mesi spesso poveri di flora nettarifera, decidemmo di ampliare il nostro lavandeto.
Tornammo in Emilia Romagna dove scoprimmo quell'angolo di Paradiso umanamente ed apisticamente parlando che è il Comune di Casola Valsenio dove si trova il Giardino Officinale, fondato da Augusto Rinaldi Ceroni, dove c'è una zona riservata alle piante interessanti la bottinatura delle api. Ci procurammo talee di cultivar di Lavandino con fioritura scalare. Il lavandino è un ibrido di lavanda che nelle varie cultivar è particolarmente ricco di nettare e successivamente di essenza.
Il binomio lavandeto e apicoltura è molto interessante. Il miele che le api ricavano dalla lavanda è pregiatissimo. La lavanda visitata dalle api produce il 20% in più di essenza.
E' nato così il nostro miele migliore, quello di lavanda, issopo, tiglio ed erba medica. E' una pianta perenne purtroppo poco conosciuta con fiori azzurri e foglie profumatissimi, molto apprezzata dalle api.
Abbiamo regalato piante di tiglio ai vicini ed insieme alle nostre forniscono nettare alle api. Se poi qualche agricoltore lascia andare in fiore l'erba medica, un pranzo completo e prelibato è pronto per le nostre api, in un periodo dell'anno in cui altrove non trovano pascolo. Arricchita dalla visita delle nostre api, quando queste non le visitano più cogliamo la lavanda e la portiamo dal distillatore.
La nostra essenza di lavanda è particolarmente apprezzata. Massobrio da due anni la cita nella Guida Critica e Golosa al Piemonte, insieme al nostro miele e alle altre cose di casa nostra.
L'essenza di lavanda è una delle più utili alla nostra salute, alla nostra bellezza, alla nostra casa, ai nostri amici animali. E' efficacissima per il raffreddore, è un energico, ecologico, profumato antitarme e tante altre proprietà ancora.
La coltivazione della lavanda è abbastanza semplice. I terreni collinari del Piemonte sono adatti: vecchi vigneti non più produttivi possono tornare a dare un reddito, in essenza di lavanda o come pascolo per le api, così indispensabili per ogni tipo di agricoltura. Con la scomparsa degli insetti pronubi ad opera dei pesticidi usati, restano solo le nostre amiche api a svolgere l'importantissimo lavoro di impollinatura: chi è stato all'APIMELL ha potuto sentire le conferenze su questo argomento e credo nessuno abbia più dubbi sulla importanza dell'apicoltura per agricoltura.

A cura di Benito e Anna Maria Merlo

 

 
lavanda
(Lavandula spp.)

il miele di lavanda

Sulle montagne del versante tirrenico delle Alpi e degli Appennini, dalla Liguria alla Sicilia, tra gli 800 ed i 1500 metri di altitudine nelle zone più degradate, è facile riconoscere i fusti lavanda latifoliacespitosi di una o dell'altra specie di lavanda. Le spighe bluastre e violacee e l'intenso profumo aromatico che emana durante la fioritura fanno della lavanda una delle piante più tipiche delle nostre Alpi occidentali. La si trova qua e là in distribuzione discontinua, nelle zone corrose, brulle ed acide a formare quella caratteristica forma vegetativa detta "gariga".
La lavanda appartiene al genere Lavandula, composto da circa 40 specie originarie del bacino del mediterraneo e diffuse dalle Canarie all'India.
Il genere venne istituito da Tournefort e confermato nel 1740 da Linneo. La sua etimologia è chiara: risale al latino "lavare" e si riferisce all'abitudine degli antichi greci e romani di profumare l'acqua delle abitazioni e delle terme con l'estratto alcoolico di questi fiori (acqua di lavanda).
Le specie di questo genere hanno avuto un importante ruolo in ambito orticolo, medicinale e profumiero fin dall'antichità. Il des Serres, al termine del XVI secolo, insegnava il modo di coltivare la lavanda per la distillazione dell'essenza di profumo ed è noto che alcune specie, come L. spica e L. abrotanoides, entrarono nella vita economica europea nel XVI secolo.

Caratteristiche del genere
Piante erbacee, vivaci o arbustive, alte 30-40 cm, ramificate dalla base, con rami eretti, tetragoni.
Le foglie sono opposte, sessili, acute, per lo più fitte alla base, lineari o lanceolate, intere o dentate.
Le brattee fiorali sono ovato-triangolari o lineari, membranose, bruno rossastre o verdastre, con nervature divergenti o parallele.
Le spighe sono peduncolate, cilindriche semplici o ramificate alla base, sormontate talvolta da un ciuffo di brattee sterili.
I fiori sono in verticilli di 2-10; il calice è tubuloso, striato, a 5 denti; i lobi corollini quasi uguali o il labbro posteriore bifido e l'anteriore trifido; gli stami sono inclusi nel tubo. Il frutto è formato da 4 acheni oblunghi, racchiusi nel calice persistente.

Le principali specie in Italia
Lavandula stoechas L. (lavanda selvatica o steca)
lavanda stoechasPiccolo arbusto densamente ramoso, con altezza tra i 30 ed i 90 cm. Ha foglie dentate, lineari, a margini increspati, le superiori verdastre. Le spighe sono lungamente peduncolate; le brattee fertili sono di colorazione pallida. La corolla è di colore azzurrino pallido. Gli acheni sono minutamente cosparsi di punteggiature. La steca è un tipico componente della vegetazione mediterranea ampiamente diffusa nelle garighe su substrati acidi. Particolarmente presente nelle zone ripetutamente battute dal fuoco. Manca nel versante orientale della Penisola. In Toscana è frequente nella fascia costiera e si rarefà verso l'interno; la si può trovare attorno a Firenze.
Lavandula dentata L. (spiga-nardo)
Pianta lignificata in basso, ramosa dalla base. Ha foglie dentate, a margini increspati o rivoltati. Le spighe sono lungamente peduncolate. La corolla è di colore azzurrino-pallido. In ogni altro aspetto questa specie è molto simile alla precedente. Viene coltivata per profumeria e raramente è inselvatichita.
Lavandula angustifolia Miller (= L. spica L., L. officinalis Chaix, L. vera DC.) (lavanda vera)
La lavanda comunemente conosciuta. Ha odore forte ma gradevole, legnosa e densamente cespugliosa quando la sua taglia raggiunge il metro di altezza. Ha foglie lineari e strettamente lanceolate, rivoltate al margine. Le spighe sono lungamente peduncolate, provviste di brattee persistenti e di brattee caduche. Il calice è tubuloso, bluastro. La corolla è pelosa e violacea. Ha caratteristiche di rusticità ed è diffusa spontanea in tutta l'area mediterranea. Si è spontaneizzata fin oltre i confini della vite.
Lavandula latifolia Medicus (spica, spigo)
E pianta più piccola della precedente e la cui essenza è meno lavanda spicapregiata. Le foglie alla base sono oblunghe, mentre le altre hanno forma più stretta; tutte sono argentine e farinose. Questa specie, ad eccezione dei fiori più piccoli e persistenti, assomiglia in ogni altro suo aspetto alla specie precedente, tanto che il figlio di Linneo ne aveva fatta una subspecie con il nome di L. spica beta: latifolia, mentre aveva chiamata l'altra L. spica, alfa: angustifolia.
Lavandula multifida L. (lavanda dell'Egitto)
Ha fusti legnosi alla base, con rami ascendenti. Spighe sottili. Corolla dei fiori violacea. Si ritrova spontanea nelle garighe e negli incolti aridi della Calabria a Capo dell'Armi, ed in Sicilia Orientale a Scaletta e S. Alessio.

Lavandino
Questa specie venne trovata casualmente in Francia nella regione delle lavande ad una altitudine intermedia tra quella della lavanda e quella dello spigo, che ne sono i genitori. Lo straordinario vigore ed il rapido sviluppo della specie, chiamata Lavandula hybrida Reverchon, spinsero a sperimentare l'ibridazione che venne realizzata fecondando lo spigo con polline di lavanda. Dopo un attento lavoro di selezione dei tipi che mostravano una concentrazione di essenza simile a quella della lavanda ebbero inizio le piantagioni: dalle poche tonnellate degli anni Venti si giunse alle quasi mille degli anni Sessanta. In Italia ha sostituito dopo la seconda guerra mondiale la lavanda in quanto è più resistente e dà una resa unitaria più elevata, per quanto meno pregiata. L'essenza di lavandino contiene tutti i costituenti della lavanda, sebbene in rapporto diverso, ma contiene anche canfora e maggiori quote di borneolo e di cineolo che ne diminuiscono la finezza. Sembra che l'intensità di tale nota diminuisca salendo in quota.

Gli aspetti biologici di questa pianta oggetto di particolare studio sono relativi alla fioritura in relazione al momento piò opportuno per la raccolta dei fiori in funzione della resa in essenza. In genere la fioritura dura dai 35 ai 40 giorni, fino a 60-70 in qualche clone; in ogni spiga procede dal basso verso l'alto; le singole spighe continuano ad allungarsi in questo periodo ed a produrre nuovi fiori in misura tale che, complessivamente, ogni pianta porta, in media, 245.000 fiori; nel corso della fioritura le cellule secretrici di olii essenziali si accrescono ampiamente fino all'appassimento della corolla. Si è accertato che l'impollinazione è operata prevalentemente dalle api, come nella lavanda, e che nei fiori bottinati si ha un aumento del 16-20% di resa in essenza rispetto a quelli non visitati dall'insetto.
La piantagione si effettua per mezzo di talee radicate; la raccolta dei fiori ha inizio fin dal primo anno in anticipo, quindi, rispetto alla lavanda, raggiunge i 30-40 quintali per ettaro al 3°-4° anno e decresce gradualmente fino al 9°-10° anno.
L'essenza è ottenuta per distillazione con la stessa tecnica utilizzata per la lavanda; la resa varia dall'1% all'1,5%, ma può raggiungere in tipi selezionati il 2,5%.
Sostituisce l'essenza di lavanda nelle preparazioni a costi bassi. Viene molto utilizzata nei saponi, ai quali dà un profumo fresco e tenace.

Essenza di Lavanda
Si ottiene per distillazione in corrente di vapore, in apparecchi nei quali i fiori vengono attraversati da vapore che sposta l'essenza dai tessuti vegetali, la vaporizza e la trascina verso un condensatore. Il rendimento varia dallo 0,6% all'1%.
Le essenze di lavanda si distinguono in rapporto alla zona di provenienza.
In Francia sono molto apprezzate le lavande del tipo "Barrème" e del tipo "Vesubie". Fino agli anni Venti i fiori di lavanda in Francia venivano quasi totalmente raccolti da piante selvatiche e la rarefazione della vegetazione spontanea fu probabilmente causata dalla vandalica raccolta. Da allora si iniziarono a diffondere progressivamente le coltivazioni ed oggi la raccolta da piante spontanee è pressoché nulla.
In Italia le essenze piemontesi sono più ricche in acetato di linile rispetto a quelle della Liguria, che peraltro possiedono una tonalità delicata.
In Inghilterra la lavanda viene coltivata nei distretti di Mitcham, Ampthill, di Hitchin, di Canterbury e sembra dia le produzioni migliori. Questa pianta migliora, infatti, sensibilmente quando viene coltivata lontano dai luoghi originali; diminuisce la concentrazione di essenza, ma le produzioni sono di qualità più fine e delicata. Tutto ciò è determinato sicuramente da fattori climatici e pedologici, tanto che il trapianto delle piantine inglesi nella Francia meridionale non ha dato i risultati che i francesi si aspettavano.
La qualità dell'essenza distillata è migliore se ottenuta dal fiore fresco o seccato, ma liberato da ogni altra parte dell'infiorescenza che lo porta. La raccolta viene effettuata quando i fiori sono tutti aperti sulla metà o sui due terzi della spiga, da giugno a settembre, secondo la regione, l'altitudine e l'esposizione.
Anche lo spigo fornisce un'essenza apprezzata che ha in comune con la lavanda i costituenti principali, ma differisce per una nota aspra canforacea. Questa specie è diffusamente presente in Spagna, che rappresenta il solo Paese di approvvigionamento, in particolare nelle regioni di Cuenca e di Guadalajara.

Coltivazione della lavanda
Nei vecchi giardini era impossibile non trovare la lavanda, perché profumata, per la fioritura lunga, ma anche perché ritenuta pianta insettifuga. In Italia resiste ancora oggi l'usanza di tenere negli armadi della biancheria e dei cappotti di lana i mazzetti di lavanda legati stretti. Nei giardini, oltre alla lavanda vera, si coltiva anche la Lavandula dentata per formare siepi sempreverdi fiorite in primavera.
Le lavande da profumo preferiscono i terreni secchi, calcarei, anche se pietrosi e si collocano in folti cespi sotto i fabbricati, sulle rupi, tra cespuglio e cespuglio di viottoli posti a mezzogiorno. Hanno una differente resistenza alle temperature basse, per cui alcune richiedono la copertura delle radici a protezione dal gelo.
Si potano molto corte poco prima che la fioritura iniziale sia interamente appassita per farle rifiorire.
Se si vuole realizzare un lavandeto bisogna scegliere un luogo ben soleggiato, permeabile, non calcareo e nemmeno fertile per abbondanza di sostanza organica. Quindi si prepara il semenzaio e poi si trapiantano le piantine nel terreno che è stato preventivamente arato un paio di volte e sovesciato con loto giallo o trifoglieto di montagna; i cespi si collocano alla distanza di 30-40 cm l'uno dall'altro. La raccolta delle spighe va fatta con tempo secco, ricorrendo sempre alle forbici, evitando quindi di strapparle, e lasciando ad esse un breve peduncolo. I fiori vanno portati alla distilleria appena raccolti per evitare che la fermentazione possa alterare la qualità dell'essenza. Se destinati all'erboristeria i fiori vanno fatti seccare all'ombra sotto veli in luoghi ben ventilati. Da un ettaro si ricavano circa 2500 kg di fiori che forniscono circa 25 kg di buona essenza.

Interesse apistico
La fioritura della lavanda vera avviene tra primavera ed estate, quella della L. latifolia tra estate ed autunno, mentre la L. stoechas fiorisce in primavera.
Il nettario nelle specie del genere Lavandula è composto da un anello di tessuto secernente situato attorno all'ovario. Il contenuto zuccherino del nettare prodotto giornalmente è di 0,1 - 0,2 mg per la L. spica, mentre per la L. hybrida sale da 0,2 a 1 mg.
I granuli pollinici di Lavandula hanno sei solchi disposti come meridiani; risultano esagonali visti da sopra, ed ovali visti di fronte e misurano 34 millesimi per 36-38 millesimi di millimetro.
In genere le lavande sono molto ricercate dalle api per l'abbondante nettare concentrato. In Francia le estese zone coltivate a lavanda e lavandino sono meta di numerosi apicoltori nomadi, mentre in Italia non si ottengono mieli uniflorali di questa specie data l'assenza di vaste superfici specializzate a lavanda.


ultima modifica: 31 Luglio, 2010