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Sulle
montagne del versante tirrenico delle Alpi e degli Appennini, dalla
Liguria alla Sicilia, tra gli 800 ed i 1500 metri di altitudine
nelle zone più degradate, è facile riconoscere i fusti
cespitosi
di una o dell'altra specie di lavanda. Le spighe bluastre e violacee
e l'intenso profumo aromatico che emana durante la fioritura fanno
della lavanda una delle piante più tipiche delle nostre Alpi
occidentali. La si trova qua e là in distribuzione discontinua,
nelle zone corrose, brulle ed acide a formare quella caratteristica
forma vegetativa detta "gariga".
La lavanda appartiene al genere Lavandula, composto da circa 40
specie originarie del bacino del mediterraneo e diffuse dalle Canarie
all'India.
Il genere venne istituito da Tournefort e confermato nel 1740 da
Linneo. La sua etimologia è chiara: risale al latino "lavare"
e si riferisce all'abitudine degli antichi greci e romani di profumare
l'acqua delle abitazioni e delle terme con l'estratto alcoolico
di questi fiori (acqua di lavanda).
Le specie di questo genere hanno avuto un importante ruolo in ambito
orticolo, medicinale e profumiero fin dall'antichità. Il
des Serres, al termine del XVI secolo, insegnava il modo di coltivare
la lavanda per la distillazione dell'essenza di profumo ed è
noto che alcune specie, come L. spica e L. abrotanoides, entrarono
nella vita economica europea nel XVI secolo.
Caratteristiche del genere
Piante erbacee, vivaci o arbustive, alte 30-40 cm, ramificate dalla
base, con rami eretti, tetragoni.
Le foglie sono opposte, sessili, acute, per lo più fitte
alla base, lineari o lanceolate, intere o dentate.
Le brattee fiorali sono ovato-triangolari o lineari, membranose,
bruno rossastre o verdastre, con nervature divergenti o parallele.
Le spighe sono peduncolate, cilindriche semplici o ramificate alla
base, sormontate talvolta da un ciuffo di brattee sterili.
I fiori sono in verticilli di 2-10; il calice è tubuloso,
striato, a 5 denti; i lobi corollini quasi uguali o il labbro posteriore
bifido e l'anteriore trifido; gli stami sono inclusi nel tubo. Il
frutto è formato da 4 acheni oblunghi, racchiusi nel calice
persistente.
Le principali specie in Italia
Lavandula stoechas L. (lavanda selvatica o steca)
Piccolo
arbusto densamente ramoso, con altezza tra i 30 ed i 90 cm. Ha foglie
dentate, lineari, a margini increspati, le superiori verdastre.
Le spighe sono lungamente peduncolate; le brattee fertili sono di
colorazione pallida. La corolla è di colore azzurrino pallido.
Gli acheni sono minutamente cosparsi di punteggiature. La steca
è un tipico componente della vegetazione mediterranea ampiamente
diffusa nelle garighe su substrati acidi. Particolarmente presente
nelle zone ripetutamente battute dal fuoco. Manca nel versante orientale
della Penisola. In Toscana è frequente nella fascia costiera
e si rarefà verso l'interno; la si può trovare attorno
a Firenze.
Lavandula dentata L. (spiga-nardo)
Pianta lignificata in basso, ramosa dalla base. Ha foglie dentate,
a margini increspati o rivoltati. Le spighe sono lungamente peduncolate.
La corolla è di colore azzurrino-pallido. In ogni altro aspetto
questa specie è molto simile alla precedente. Viene coltivata
per profumeria e raramente è inselvatichita.
Lavandula angustifolia Miller (= L. spica L., L. officinalis
Chaix, L. vera DC.) (lavanda vera)
La lavanda comunemente conosciuta. Ha odore forte ma gradevole,
legnosa e densamente cespugliosa quando la sua taglia raggiunge
il metro di altezza. Ha foglie lineari e strettamente lanceolate,
rivoltate al margine. Le spighe sono lungamente peduncolate, provviste
di brattee persistenti e di brattee caduche. Il calice è
tubuloso, bluastro. La corolla è pelosa e violacea. Ha caratteristiche
di rusticità ed è diffusa spontanea in tutta l'area
mediterranea. Si è spontaneizzata fin oltre i confini della
vite.
Lavandula latifolia Medicus (spica, spigo)
E pianta più piccola della precedente e la cui essenza è
meno pregiata.
Le foglie alla base sono oblunghe, mentre le altre hanno forma più
stretta; tutte sono argentine e farinose. Questa specie, ad eccezione
dei fiori più piccoli e persistenti, assomiglia in ogni altro
suo aspetto alla specie precedente, tanto che il figlio di Linneo
ne aveva fatta una subspecie con il nome di L. spica beta: latifolia,
mentre aveva chiamata l'altra L. spica, alfa: angustifolia.
Lavandula multifida L. (lavanda dell'Egitto)
Ha fusti legnosi alla base, con rami ascendenti. Spighe sottili.
Corolla dei fiori violacea. Si ritrova spontanea nelle garighe e
negli incolti aridi della Calabria a Capo dell'Armi, ed in Sicilia
Orientale a Scaletta e S. Alessio.
Lavandino
Questa specie venne trovata casualmente in Francia nella regione
delle lavande ad una altitudine intermedia tra quella della lavanda
e quella dello spigo, che ne sono i genitori. Lo straordinario vigore
ed il rapido sviluppo della specie, chiamata Lavandula hybrida Reverchon,
spinsero a sperimentare l'ibridazione che venne realizzata fecondando
lo spigo con polline di lavanda. Dopo un attento lavoro di selezione
dei tipi che mostravano una concentrazione di essenza simile a quella
della lavanda ebbero inizio le piantagioni: dalle poche tonnellate
degli anni Venti si giunse alle quasi mille degli anni Sessanta.
In Italia ha sostituito dopo la seconda guerra mondiale la lavanda
in quanto è più resistente e dà una resa unitaria
più elevata, per quanto meno pregiata. L'essenza di lavandino
contiene tutti i costituenti della lavanda, sebbene in rapporto
diverso, ma contiene anche canfora e maggiori quote di borneolo
e di cineolo che ne diminuiscono la finezza. Sembra che l'intensità
di tale nota diminuisca salendo in quota.
Gli aspetti biologici di questa pianta oggetto di particolare studio
sono relativi alla fioritura in relazione al momento piò
opportuno per la raccolta dei fiori in funzione della resa in essenza.
In genere la fioritura dura dai 35 ai 40 giorni, fino a 60-70 in
qualche clone; in ogni spiga procede dal basso verso l'alto; le
singole spighe continuano ad allungarsi in questo periodo ed a produrre
nuovi fiori in misura tale che, complessivamente, ogni pianta porta,
in media, 245.000 fiori; nel corso della fioritura le cellule secretrici
di olii essenziali si accrescono ampiamente fino all'appassimento
della corolla. Si è accertato che l'impollinazione è
operata prevalentemente dalle api, come nella lavanda, e che nei
fiori bottinati si ha un aumento del 16-20% di resa in essenza rispetto
a quelli non visitati dall'insetto.
La piantagione si effettua per mezzo di talee radicate; la raccolta
dei fiori ha inizio fin dal primo anno in anticipo, quindi, rispetto
alla lavanda, raggiunge i 30-40 quintali per ettaro al 3°-4°
anno e decresce gradualmente fino al 9°-10° anno.
L'essenza è ottenuta per distillazione con la stessa tecnica
utilizzata per la lavanda; la resa varia dall'1% all'1,5%, ma può
raggiungere in tipi selezionati il 2,5%.
Sostituisce l'essenza di lavanda nelle preparazioni a costi bassi.
Viene molto utilizzata nei saponi, ai quali dà un profumo
fresco e tenace.
Essenza di Lavanda
Si ottiene per distillazione in corrente di vapore, in apparecchi
nei quali i fiori vengono attraversati da vapore che sposta l'essenza
dai tessuti vegetali, la vaporizza e la trascina verso un condensatore.
Il rendimento varia dallo 0,6% all'1%.
Le essenze di lavanda si distinguono in rapporto alla zona di provenienza.
In Francia sono molto apprezzate le lavande del tipo "Barrème"
e del tipo "Vesubie". Fino agli anni Venti i fiori di
lavanda in Francia venivano quasi totalmente raccolti da piante
selvatiche e la rarefazione della vegetazione spontanea fu probabilmente
causata dalla vandalica raccolta. Da allora si iniziarono a diffondere
progressivamente le coltivazioni ed oggi la raccolta da piante spontanee
è pressoché nulla.
In Italia le essenze piemontesi sono più ricche in acetato
di linile rispetto a quelle della Liguria, che peraltro possiedono
una tonalità delicata.
In Inghilterra la lavanda viene coltivata nei distretti di Mitcham,
Ampthill, di Hitchin, di Canterbury e sembra dia le produzioni migliori.
Questa pianta migliora, infatti, sensibilmente quando viene coltivata
lontano dai luoghi originali; diminuisce la concentrazione di essenza,
ma le produzioni sono di qualità più fine e delicata.
Tutto ciò è determinato sicuramente da fattori climatici
e pedologici, tanto che il trapianto delle piantine inglesi nella
Francia meridionale non ha dato i risultati che i francesi si aspettavano.
La qualità dell'essenza distillata è migliore se ottenuta
dal fiore fresco o seccato, ma liberato da ogni altra parte dell'infiorescenza
che lo porta. La raccolta viene effettuata quando i fiori sono tutti
aperti sulla metà o sui due terzi della spiga, da giugno
a settembre, secondo la regione, l'altitudine e l'esposizione.
Anche lo spigo fornisce un'essenza apprezzata che ha in comune con
la lavanda i costituenti principali, ma differisce per una nota
aspra canforacea. Questa specie è diffusamente presente in
Spagna, che rappresenta il solo Paese di approvvigionamento, in
particolare nelle regioni di Cuenca e di Guadalajara.
Coltivazione della lavanda
Nei vecchi giardini era impossibile non trovare la lavanda, perché
profumata, per la fioritura lunga, ma anche perché ritenuta
pianta insettifuga. In Italia resiste ancora oggi l'usanza di tenere
negli armadi della biancheria e dei cappotti di lana i mazzetti
di lavanda legati stretti. Nei giardini, oltre alla lavanda vera,
si coltiva anche la Lavandula dentata per formare siepi sempreverdi
fiorite in primavera.
Le lavande da profumo preferiscono i terreni secchi, calcarei, anche
se pietrosi e si collocano in folti cespi sotto i fabbricati, sulle
rupi, tra cespuglio e cespuglio di viottoli posti a mezzogiorno.
Hanno una differente resistenza alle temperature basse, per cui
alcune richiedono la copertura delle radici a protezione dal gelo.
Si potano molto corte poco prima che la fioritura iniziale sia interamente
appassita per farle rifiorire.
Se si vuole realizzare un lavandeto bisogna scegliere un luogo ben
soleggiato, permeabile, non calcareo e nemmeno fertile per abbondanza
di sostanza organica. Quindi si prepara il semenzaio e poi si trapiantano
le piantine nel terreno che è stato preventivamente arato
un paio di volte e sovesciato con loto giallo o trifoglieto di montagna;
i cespi si collocano alla distanza di 30-40 cm l'uno dall'altro.
La raccolta delle spighe va fatta con tempo secco, ricorrendo sempre
alle forbici, evitando quindi di strapparle, e lasciando ad esse
un breve peduncolo. I fiori vanno portati alla distilleria appena
raccolti per evitare che la fermentazione possa alterare la qualità
dell'essenza. Se destinati all'erboristeria i fiori vanno fatti
seccare all'ombra sotto veli in luoghi ben ventilati. Da un ettaro
si ricavano circa 2500 kg di fiori che forniscono circa 25 kg di
buona essenza.
Interesse apistico
La fioritura della lavanda vera avviene tra primavera ed estate,
quella della L. latifolia tra estate ed autunno, mentre la L. stoechas
fiorisce in primavera.
Il nettario nelle specie del genere Lavandula è composto
da un anello di tessuto secernente situato attorno all'ovario. Il
contenuto zuccherino del nettare prodotto giornalmente è
di 0,1 - 0,2 mg per la L. spica, mentre per la L. hybrida sale da
0,2 a 1 mg.
I granuli pollinici di Lavandula hanno sei solchi disposti come
meridiani; risultano esagonali visti da sopra, ed ovali visti di
fronte e misurano 34 millesimi per 36-38 millesimi di millimetro.
In genere le lavande sono molto ricercate dalle api per l'abbondante
nettare concentrato. In Francia le estese zone coltivate a lavanda
e lavandino sono meta di numerosi apicoltori nomadi, mentre in Italia
non si ottengono mieli uniflorali di questa specie data l'assenza
di vaste superfici specializzate a lavanda.
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