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L'INTERVISTA
Ricercando in Liguria, nell'entroterra di Albenga, una pianta
di corbezzolo in fioritura per la foto di copertina del numero
del 1994 della rivista, ero accompagnato da un gentilissimo
apicoltore ligure molto noto per la sua imponente figura e la
sua simpatia, l'amico Antonio Ferrari.
Nel mese di novembre, quando in Piemonte l'autunno era ormai
brullo, egli mi ha condotto in uno stupendo angolo della macchia
mediterranea dove spiccava il corbezzolo, era abbondantemente
fiorito il rosmarino ed, insieme, si poteva notare una varietà
tale di piante ed arbusti da farmi vergognare e pentire della
mia ignoranza in botanica.
"Sì, adesso la macchia è stupenda -mi diceva
l'amico Ferrari - ma dovresti venire in primavera, nel mese
di marzo, quando è fiorita l'erica ".
Aspettando l'appuntamento, a cui non voglio mancare, cerco dì
ricordare quanto mi ha detto a proposito di questa fioritura.
Innanzitutto
in questo tratto della Liguria vi sono due specie dominanti,
l'erica arborea e l'erica cinerea; se la prima è presente
in quasi tutta l'Italia peninsulare, la seconda è caratteristica
di questa ristretta zona della Liguria occidentale.
Le due piante sono nettamente distinguibili, perché
l'erica arborea ha dimensioni maggiori, con arbusti anche
di 2-3 metri, fiori bianchi e predilige ambienti più
umidi (nel fondo dei valloni), la cinerea è pianta
di dimensioni molto più ridotte, ha fiori di colore
azzurro cinereo e vegeta nelle zone più secche. La
fioritura delle due specie è contemporanea e dunque,
dal punto di vista apistico, vanno considerate assieme.
Produrre miele di erica non è cosa facile, perché
occorre preparare le famiglie per tempo, ma ne vale la pena
in quanto si tratta di un miele pregiato.
Anche le famiglie che non vanno a melario con l'erica si preparano
nel migliore dei modi per l'acacia.
Il miele di erica richiede un'estrazione immediata al termine
della fioritura perché cristallizza ad una velocità
impressionante, è quindi difficile da filtrare e far
decantare; possibilmente va invasettato subito.
Ha colore ambrato scuro e gusto particolare, facilmente riconoscibile
dai suoi estimatori, sapore pieno aromatico, che lascia il
suo imprimatur in tutti i mieli primaverili della macchia
mediterranea o della Gariga della vicina Provenza.
Per l'apicoltore ligure che poi migra in Piemonte per la fioritura
dell'acacia e, talvolta, vi si sofferma anche su castagno
ed alta montagna, l'erica rappresenta il raccolto più
amato, il fiore all'occhiello per tutta la stagione. Dal Portogallo
e dal Marocco, fino all'Asia Minore ed alla Palestina, si
estende, conservando una notevole uniformità, la "Macchia
mediterranea", un consorzio di piante arbustive con foglie
cuoiose, sempre verdi, di modesta altezza e ricoprente il
terreno con una densità tale da essere talvolta impenetrabile.
Non deriva dalla degradazione di consorzi vegetali più
evoluti, ma costituisce una formazione vegetale spontanea
di notevole valore ambientale e paesaggistico.
Nella costituzione naturale della "macchia", oltre
alle specie arbustive (Lentisco, Mortella, Eiriche, Ginestra,
ecc.) partecipano anche essenze arboree tipiche della formazione
originaria (Leccio, Corbezzolo, Sughera, Lauro, Carrubo, Oleandro,
ecc.) ed altre piante legnose discese naturalmente dalle zone
vegetative submontane (Roverella, Cerro, Orniello, Carpinella,
Nocciolo, ecc.). In questo caso si origina la "macchia
alta", tipica delle regioni costiere della Penisola e
delle isole. In Toscana prende il nome di "forteto maremmano"
ed è, solitamente, governata a bosco ceduo per la produzione
di carbone. Allorché la macchia assume aspetto decisamente
xerofilo (condizioni di prolungata siccità), si ha
il passaggio verso una formazione steppica mediterranea, comunemente
chiamata "gariga".
Si valuta che la "macchia" ospiti non meno di 130
specie arbustive, delle quali solo una quarantina formano
la massa principale del consorzio. Le specie erbacee accompagnatrici
sono alcune centinaia, mentre poche sono le specie arboree.
Nella composizione della "macchia" le eriche sono
elemento di grande valore ecologico.
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IL
CIOCCO, OVVERO, LE PIPE DI ERICA
Abbiamo raccolto notizie sulla tecnica di utilizzo degli ericeti
che, forse, non coincide con la realtà odierna ma ha
in sé qualcosa di, almeno per noi, suggestivo.
Le migliori pipe vengono realizzate con legno di erica arborea.
O meglio con il cosiddetto "ciocco"; precisamente
quella parte del tronco che nella regione del colletto si presenta
ingrossata a forma rotondeggiante. Bene, i "ciocchi"
di provenienza italiana sono sempre stati apprezzati rispetto
a quelli di altra provenienza mediterranea ed abbondantemente
esportati in Inghilterra, Germania e Francia.
L'estrazione del ciocco avviene subito dopo il taglio del ceduo;
gli operai addetti procedono con due strumenti: uno, detto maniscure,
con il quale estraggono il ciocco e lo liberano dalle tenaci
radici e l'altro, il pennato, con cui lo ripuliscono e lo liberano
dalle parti guaste per dargli la forma rotondeggiante adeguata.
Un operaio di comune capacità può estrarre e ripulire
fino a 150 kg di "ciocco" al giorno.
Dopo una prima lavorazione viene tenuto sotto uno strato umido
di terra per prevenire screpolature e profonde.
La produzione varia moltissimo; negli ericeti della Maremma,
con rotazione di 40-50 anni, si ottiene una quantità
di prodotto grezzo per ettaro che oscilla dai 500 ai 1.500 kg.
I "ciocchi" migliori si ottengono da piante con vegetazione
aerea stentata e che crescono sui versanti esposi a sud.
In fabbrica i "ciocchi" vengono conservati in ammassi
sotto tettoie; la resa di lavorazione è del 25-30% e
da una tonnellata di "ciocchi" di media qualità,
si ottengono circa 4.000 abbozzi aventi le seguenti dimensioni:
spessore 2,8 cm, altezza 3,2 cm, lunghezza 5,5 cm.. Se il prodotto
grezzo è di buona qualità e le maestranze sono
qualificate si possono ottenere anche 5.000 abbozzi per tonnellata.
Vengono posti in commercio 25 tipi diversi di abbozzi, corrispondenti
alle diverse dimensioni delle pipe.
Dopo la preparazione gli abbozzi vengono fatti bollire per 12
ore per dare al legno una tinta più carica ed uniforme
e per eliminare parte dei tannini. |
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(Erica
spp.) |
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Il genere
Erica (nome di origine oscura, usato da Plinio) è vastissimo,
comprende circa 650 specie, si estende dall'Europa atlantica e mediterranea
ai monti tropicali africani, fino all'Africa meridionale
dove assume il massimo sviluppo. La distribuzione delle eriche intorno
al Mediterraneo è ritenuta una sorta di relitto della vegetazione
montana subtropicale del Terziario medio che si è differenziata
nelle specie più xerofile nella regione mediterranea e nelle
specie più mesofile (piante che esigono una mediocre quantità
di acqua, intermedie tra le xerofile e le igrofile) diffuse nella
regione atlantica, mentre il diffondersi delle specie sudafricane
è spiegato con una espansione più tardiva, legata
al graduale spostarsi verso sud delle zone calde.
Caratteristiche
Le piante appartenenti a questo raggruppamento si presentano come
fruttici (alberelli) di varie dimensioni, ad accrescimento alquanto
lento, non di rado con foglie piccole (microfille), persistenti,
fiori di varia foggia singoli o riuniti, frutti a capsula o a bacca.
Sono piante generalmente adatte a terreni fortemente acidi e dispongono
di una particolare micorrizia (funghi sotterranei che vivono in
simbiosi con le parti terminali delle radici delle piante) che permette
loro di trarre nutrimento da substrati particolarmente difficili,
sui quali solo i funghi sono in grado di compiere la funzione di
rimettere in circolo le sostanze nutritive.
Sistematica
In Italia sono spontaneamente presenti otto specie di erica; alcune
tipiche di delimitate zone geografiche, altre presenti in ogni regione
della penisola.
Le specie che compongono la macchia mediterranea sono di particolare
interesse per gli apicoltori.
Erica arborea L. (volgarmente scopa maschio, scopa da ciocco,
scopa da fastella, stipa maggiore).
Alberetto di altezza variabile da 1 a 6 metri, con rami eretti.
La corteccia dei fusti è di colore rossastro, mentre i rami
estremi giovani sono ricoperti da una lanugine bianchiccia. Questo
è il carattere distintivo che permette di riconoscere l'erica
arborea dalle altre eriche che si associano ad essa nella macchia
mediterranea, in particolare dall'Erica scoparia L. Le foglie sono
aghiformi e con una linea bianca di sotto. I fiori sono penduli,
raramente eretti, riuniti in racemi terminali più o meno
fitti; hanno corolle di colore biancastro, con leggere sfumature
rosee. Fioritura da marzo a maggio. L'apparato radicale è
costituito da poche diramazioni piuttosto grosse e disposte a raggiera.
Predilige i terreni silicei, quindi a reazione acida. E' presente
in tutto il territorio dell'Europa meridionale, nel Caucaso e si
spinge nell'Africa equatoriale fino alle isole dell'Oceano Indiano.
In Italia manca nella Pianura Padana; sulle Prealpi è diffusa
attorno al lago di Garda e dal lago di Corno risale fino a Colico
e Chiavenna. L'erica arborea è un tipico elemento della macchia
mediterranea.
Erica scoparia L. (comunemente scopa femmina, scopa gentile).
Arbusto
cespuglioso, alto fino a 2 metri, con chioma densa; i giovani rami,
con corteccia rossastra alternata a placche argentee, sono glabri,
(privi di lanugine). Le foglie, lucenti, sono generalmente incurvate
ed hanno il margine revoluto ricoprente parte della pagina inferiore.
I fiori, piccoli e di colore giallo verdastro, sono riuniti fino
a quattro e sono pendoli.
Fiorisce da maggio a giugno.
In Italia è presente in Liguria e nelle regioni centrali,
ove si spinge sino al limite superiore della zona dell'olivo. Più
frequente sul versante tirrenico, è stata rintracciata in
Romagna a sud di Faenza.
E' ritenuta rara, probabilmente perché viene facilmente confusa
con l'Erica arborea L., dalla quale peraltro si distingue facilmente.
Ha notevole valore protettivo quando riveste, insieme ad altre eriche
ed agli arbusti di ginestra, in formazioni compatte, i rapidi pendii
sottoposti all'azione erosiva delle acque meteoriche; viene utilizzata
per consolidare le pendici franose.
Erica sicula Guss.
Si tratta di un cespuglio a cuscinetto con rami legnosi, pubescenti
nella parte terminale. Le foglie sono lineari, verde lucido sopra,
parzialmente revolute, e con la pagina inferiore formante una linea
bianca. I fiori sono solitari, oppure in 2-4 e di colore roseo-pallido.
Fioritura in aprile maggio. In Italia è presente nel trapanese,
sul Monte Cofano e nell'isola di Marettimo. Può essere impiegata
per rivestire le pendici calcaree franose delle regioni dal clima
caldo-arido.
Le eriche che trattiamo di seguito non sono tipicamente presenti
nella macchia mediterranea.
Erica carnea L. (comunemente scopina).
Erica a fusto legnoso strisciante, di altezza compresa tra 20 e
60 cm. Foglie aghiformi, con margine revoluto. Fiori roseo carneo,
talvolta bianchi. Fioritura da febbraio a giugno; in luoghi ben
esposti fiorisce anche a dicembre.
E' diffusa nelle regioni settentrionali, da 0 a 2.400 metri s.l.m.,
spingendosi a sud fino alla Toscana.
Erica cinerea L. (comunemente scopa cenerina).
Arbusto alto da 15 a 50 cm, con numerosi rami, tomentosi quelli
giovani. Simile all'Erica terminalis Salisb., se ne distingue per
le foglie con la pagina inferiore completamente ricoperta dal margine
revoluto. I fiori sono di colore roseo o violaceo (raramente bianchi)
e fioriscono da giugno a settembre. E' presente solo nella Liguria
Occidentale, tra Oneglia e Pegli.
Erica tetrminalis Salsb. (comunemente erica tirrenica).
Simile alla precedente, se ne distingue per le foglie non completamente
revolute e per i fiori riuniti in ombrella terminale. Fiorisce da
maggio ad agosto.
Localizzata sulle rupi ombrose, umide e calcaree. Presente in Sardegna,
Corsica, Capri, Ventotene e sui Monti di Castellamare.
Erica multiflora L.
Arbusto con fusti eretti; corteccia grigio-brunastra. Le foglie,
con picciolo lungo 1 mm, sono leggermente incurvate verso l'alto
e la pagina inferiore è completamente ricoperta dal margine
revoluto. Fiori in fascetti apicali di colore roseo violetto. Fioritura
da giugno ad ottobre-novembre. Presente nelle macchie e nelle gariche,
da 0 a 800 metri s.l.m. Diffusa in tutta la penisola fino alla Liguria
ed in Val di Lima, in Toscana.
Erica manipuliflora Salisb. (comunemente erica pugliese).
Simile all'Erica multiflora, ma con fusto generalmente prostrato-ascendente
e con i fiori normalmente sui rami laterali superati dai rami portanti
solo le foglie. Presente nelle garighe e nelle macchie mediterranee
fino a 600 metri s.l.m. in Puglia, attorno a Gallipoli e nella zona
dei laghi Alimini ed in Sicilia sul Monte delle Rose e presso Castellamare
del Golfo.
Meritano un elenco le eriche del Sud Africa (Capo di Buona Speranza),
diffuse come ornamentali: Erica attonia Masson, E. bowiena Lodd.,
E. cerinthoides L., E. grandiflora L., E. hiemalis Hort., E. mammosa
L., E. massoni L., E. perspicua Wendl., E. pyramidalis Ait., E.
sulfurea Andr., E. tubiflora Willd., E. vestita Thumb., E. wilmorei
Know e Weste, E. cubica L., E. fragrans Andr., E. persoluta L.,
E. praestans Andr., E. gracilis Salisb., E. ignesens Andr., E. melanthera
L., E. nigrita L., E. ventricosa Thumb.
Interesse
apistico
La produzione di mieli monoflorali di erica è difficile,
dato l'anticipato periodo di fioritura, ma non impossibile in quanto
i fiori di erica sono assiduamente visitati dalle api e normalmente
non si hanno fioriture concomitanti. Comunque, anche se non riempiono
i melari, gli alveari che raccolgono sull'erica sbiancano i nidi
ed accumulano buone scorte di polline dal caratteristico colore
rosa.
Notizie
colturali
Le regole per una buona coltivazione delle eriche sono: terra d'erica,
con aggiunta di un terzo di ghiaietta per renderla porosa, acqua
piovana, o almeno poco calcarea ed innaffiature regolate. Le eriche
non devono patire la sete, ma nemmeno essere innaffiate troppo abbondantemente
o frequentemente. Non gradiscono le concimazioni letamiche.
Bisogna evitare di tenerle in serra, in ambienti con aria umida
o confinata e riscaldamento artificiale; in inverno sono sufficienti
temperature non inferiori ai 5-6°C. Il sistema di moltiplicazione
più usato è quello per talea, da maggio ad agosto.
Essendo gli incroci frequenti, la propagazione per seme non garantisce
la produzione delle varietà di partenza. Peraltro le piante
ottenute da seme sono vigorose e, comunque, di bella forma.
Utilizzi
in erboristeria
Abbiamo trovato notizie relative all'Erica carnea L.. Si utilizzano
i fiori o le sommità fiorite. Poiché manifestano un'azione
diuretica assai potente servono per la preparazione delle cosiddette
tisane urinarie. Inoltre hanno azione antisettica per la presenza
di arbutina; come tali si usano nei casi di cistiti, specie quelle
prostatiche, e sono da preferire ad altri preparati, quali l'Uva
orsina, specie nelle cure di lunga durata, in quanto non tossici.
La tisana per la cistite cronica si prepara distribuendo un cucchiaio
colmo di fiori di erica in un litro di acqua in decotto per 15 minuti.
Va consumata a tazze nella giornata, lontano dai pasti.
L'erica
nei vecchi trattati
Sia sul saggio "Flora dell'apicoltore lombardo" pubblicato
sulla rivista "L'Apicoltore" nel 1873, che sul libro di
Dubini "L'Ape" del 1898, non abbiamo trovato notizie sull'erica.
Ci pare che venisse trattata non separatamente dalla calluna.
Solamente sull'opuscolo "Saggi di flora apistica della Provincia
di Parma", pubblicato nel 1932, abbiamo potuto leggere, a proposito
dell'Erica scoparia L., che " .... comune nei luoghi aridi,
sassosi ed incolti tanto di pianura quanto di montagna, ma frequente
specialmente sulle rive del Po. I suoi rami servono per fare scope
e per preparare il bosco ai bachi. Fra le piante nettarifere l'erica
è senza dubbio di quelle che danno maggior copia di miele
essendo i suoi fiori una fonte quasi inesauribile di nettare. Il
suo miele però, sebbene molto dolce è dei più
scadenti perché gommoso e non smielabile, scuro e piccante
alla gola. Può servire per usi industriali e per l'alimentazione
delle api".
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ultima modifica:
31 Luglio, 2010
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