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Storia
Si ritiene che la medica sia originaria delle regioni dell'Asia
occidentale, quali la Media e la Persia, caratterizzate da un clima
di tipo continentale, con primavere tardive e estati molto calde
e brevi; in queste zone cresce spontanea. Con i nomadi delle steppe
migrò verso la Cina, il Nord Africa e l'Europa.
Estesamente coltivata nella Media fin da tempi remoti venne introdotta
in Grecia, ricorda Plinio, dai persiani nel 492-490 a.C. In Italia
giunse tra il 200 ed il 150 a.C. Gli scrittori latini ne esaltarono
le qualità. Ecco quanto scrisse Columella, che definì
l'erba medica foraggera eximia.
"La migliore foraggera è l'erba medica, primo perché
seminata una volta dura dieci anni, poi perché ogni anno
si sfalcia quattro volte ed anche sei, perché ingrassa il
campo, perché anche l'armento più patito si rimette
mangiandola, perché è un ottimo rimedio per il bestiame
malato, perché un solo iugero di erba medica basta ed avanza
per nutrire tre cavalli per tutto un anno (....)".
Nel primo secolo dell'Era volgare la medica apparve nelle oasi del
Nord Africa e, quasi contemporaneamente, nella Spagna, non si sa
se introdotta dai romani o proveniente direttamente dall'Africa.
E' verosimile pensare che i romani abbiano diffuso la coltivazione
nei paesi d'oltre Alpe.
Durante i secoli delle invasioni barbariche la coltivazione della
medica decadde in tutta Europa, tanto è vero che in Italia
rimase pressoché sconosciuta fino al '500, quando vi fu reintrodotta
importandone i semi dalla Spagna. Furono gli Arabi a diffonderla
nuovamente in Spagna nell'VIII secolo, da qui si estese nuovamente
in tutta Europa.
Nel XVI secolo gli esploratori spagnoli la portarono in Perù
e nel Messico, da dove raggiunse l'Uruguay e l'Argentina. Poco dopo
i missionari spagnoli la diffusero in California. Nel secolo XVIII
è la volta delle regioni semiaride dell'America Meridionale.
Nel primi dell'Ottocento, per merito di G. Washington fu fatta conoscere
negli Stati Uniti. Un agricoltore colonizzatore tedesco, tale Wendelim
Grimm, la introdusse nel 1857 nel Minnesota.
Herba
medica, erba spagna, alfalfa, luzerne....
L'erba medica è stata ed è conosciuta con diversi
nomi.
In Grecia Dioscoride la denominò "medikai", in
quanto proveniente dalla Media. Columella "Herba medica",
denominazione rimasta inalterata nella lingua italiana.
Nei paesi slavi, in croato, è denominata "meteljka".
Più complessa l'origine del termine "alfalfa",
usato dagli spagnoli: deriva probabilmente dal vocabolo arabo "alfachpacah"
che significa "il miglior cibo". In Italia viene anche
chiamata "erba Spagna", poiché è dalla Spagna
che la leguminosa venne reintrodotta nel XV secolo.
Sull'origine dei termini "luzerne" e "lucerne",
con i quali viene denominata in Francia, Germania ed Inghilterra,
le congetture sono varie: è ritenuto poco probabile che derivino
dal nome della città svizzera di Lucerna e neppure dai vocaboli
celtici "luzu" o "luzern" significanti "erba"
e "pascolo", mentre si dà maggior credito all'ipotesi
che il termine "luzerne" derivi dal nome catalano "userdas",
che in Francia si sarebbe trasformato in "laouzerde" e,
quindi, in "luzerne": infatti l'erba medica si diffuse,
molto probabilmente, in Francia nel Medioevo dalla vicina Catalogna.
Caratteristiche
morfologiche
Le piante di erba medica sono erbacee, perenni.
La radice, a fittone, molto robusta, è lunga 4-5 metri (può
raggiungere anche i 10 metri) ed ha sotto il colletto un diametro
di 2-3 cm.
Il fusto è eretto o suberetto, alto 50-80 cm, ramificato
e ricco, a livello del colletto, di numerosi germogli laterali dai
quali, dopo il taglio, si originano nuovi fusti.
Le foglie sono alterne, trifogliate e picciolate; la fogliolina
centrale presenta un picciolo più lungo delle foglioline
laterali. All'ascella delle foglie, soprattutto delle inferiori,
si originano nuove foglie trifogliate, mentre all'ascella delle
foglie inferiori lunghi peduncoli portano le inflorescenze.
Le infiorescenze sono racemi con in media una decina di fiori che
presentano brevi peduncoli.
Il fiore è quello tipico delle leguminose, composto da 5
petali: i due inferiori sono più o meno saldati fra loro
e formano la carena, ai lati di questa si trovano altri due petali
od ali e superiormente vi è lo stendardo composto dal quinto
petalo. Gli stami sono in numero di dieci; il pistillo è
costituito da un ovario composto da 2-7 ovuli, da uno stilo corto
e da stigma bilobato.
Il nettario è formato da un rigonfiamento del tessuto nettarifero
situato all'interno del tubo formato dagli stami e circostante l'ovario.
La quantità di nettare prodotta da un fiore in 24 ore è
di 0,2-0,8 mg, con 0,05-0,25 mg di sostanze zuccherine.
I granuli pollinici sono quasi triangolari visti dall'alto ed ovalari
visti frontalmente; presentano tre solchi muniti di pori.
Il frutto è un legume spiralato in media tre volte, con superficie
reticolata e pubescente. La sutura dorsale del legume, posta all'esterno,
presenta una costolonatura che al momento della deiscenza dei semi
origina un filamento ritorto su se stesso.
I semi sono molto piccoli, lunghi circa 2 mm e larghi 1 mm; 1.000
semi pesano circa 2 grammi.
A proposito di semi ecco quanto scritto sulla "Nuova enciclopedia
popolare italiana" pubblicata dalla Società l'Unione
Tipografico-Editrice di Torino nel 1861. "Sebbene i semi della
medica, massime custoditi nei loro baccelli, conservino la virtù
germinativa per quattro o cinque anni, devesi preferire la più
recente, di colore bruno lucido, avvertendo che la miglior semente
è quella raccolta da piante vigorose e che abbiano da tre
a sei anni. Avvertasi inoltre che questa semente sia scevra di semi
estranei e massime di quelli della perniciosissima cuscuta; per
lo che, oltre le convenienti crivellature, dovrassi immergere la
semente nell'acqua, sulla quale i sede della cuscuta galleggeranno
siccome finissimi e leggeri (….)"
L'erba medica è specie tetraploide (2n = 32) originatasi
per autopoliploidia dal diploide Medicago coerulea (2n = 16).
Sistematica
In Italia, dal Fiori, sono state classificate 30 specie di erba
medica, molte delle quali presentano alcune subspecie. E' il caso
della medica oggetto di questo articolo, alla cui specie Medicago
sativa L. appartengono:
la subspecie falcata, caratterizzata da legume diritto o incurvato
a falce, presente spontaneamente nei prati e nei pascoli aridi della
penisola, segnatamente sui rilievi;
la subspecie glomerata, il cui legume ha 1,5-3 spire.
Nella regione Caspica (probabile zona di origine della medica) i
parenti selvatici vengono identificati nelle subspecie falcata già
citata e nella subspecie coerulea, con legume avvolto in 3-5 spire.
Il
legume della subspecie sativa si presenta di aspetto intermedio
tra le due, mentre l'erba medica si differenzia per la corolla maggiore
ed il legume più grosso come conseguenza probabile della
selezione.
A puro titolo di curiosità, evitando di addentraci in una
complessa analisi, riportiamo il nome delle specie di medica classificate
in Italia.
M. lupulina L., M. secundiflora Durieu, M. sativa L., M. prostrata
Jacq., M. arborea L., M. marina L., M. carstiensis Jacq., M. pironae
Vis., M. orbicularis (L.) Bartal., M. intertexta (L.L) Miller, M.
ciliaris (L.L) All., M. scutellata (L.L) Miller, M. blancheana Boiss,
var. bonarotiana Arcang., M. rugosa Desr., M. soleirolii Duby, M.
rigidula (L.L) All., M tornata (L.L) Miller, M. truncatula Gaertner,
M. litoralis Rohde, M. aculeata Willd., M. tuberculata (Retz.) Willd.,
M. murex Willd., M. arabica (L.) Hudson, M. hispida Gaertner, M.
praecox DC., M. laciniata (L.) Miller, M. coronata (L.) Bartal.,
M. discifornis DC., M. tenoreana Ser., M. mini-ma (L.) Bartal.
Ciclo
biologico
Ci soffermeremo solo su alcuni aspetti.
Dopo la germinazione dei semi la plantula si presenta con un asse
sottile, i due cotiledoni ed un internodo che porta alla sommità
la prima fogliolina. In questa fase si realizza il cosiddetto "accrescimento
contrattile": la zona dell'ipocotile e la parte superiore delle
radici si contraggono in lunghezza e si espandono in diametro, trascinando
verso il basso, spesso interrando, i primi tre internodi. Contemporaneamente
all'ascella delle prime foglie si differenziano gemme, talune delle
quali a portamento rizomatoso. L'insieme della parti basati dello
stelo e di tali ramificazioni costituisce la corona, mai molto estesa
(15-20 cm di diametro in una vecchia pianta di medica), ma molto
ramificata. La corona svolge la funzione di riserva alimentare e
da essa si originano ali steli con regolarità.
L'apparato radicale si sviluppa in profondità in modo lineare
e rapido: in condizioni favorevoli, al termine del primo anno, può
già raggiungere i tre metri di profondità. Questa
caratteristica garantisce alla medica, in terreni profondi, una
notevole resistenza alla siccità.
L'erba medica è pianta adattabile a climi e terreni differenti.
Resiste alle basse come alle alte temperature e cresce bene sia
nei climi umidi che in quelli aridi. Predilige le zone a clima temperato
piuttosto fresco ed uniforme. In zone ad elevata piovosità
(oltre 1.000mm all'anno) il medicaio si dirada facilmente e prendono
il sopravvento le-graminacee perenni.
La medica cresce stentatamente nei terreni poco profondi, poco permeabili
ed a reazione acida. I migliori terreni per la medica sono quelli
di medio impasto, dotati di calcare e ricchi di elementi nutritivi.
Poiché l'apparto radicale si spinge negli strati più
profondi del terreno la medica non sfrutta molto gli strati superficiali
che, anzi, si arricchiscono di sostanza organica derivante dai residui
della coltura. Inoltre, come del resto le altre leguminose, l'erba
medica è in grado di utilizzare l'azoto atmosferico per mezzo
dei batteri azoto-fissatori simbionti che provocano la formazione
dei tubercoli radicali. In genere l'infezione avviene normalmente,
in quanto i batteri azoto-fissatori specifici sono presenti nel
terreno. Nel caso eccezionale ciò non si verificasse si provvede
a spargere una decina di quintali di terriccio di un buon medicaio
sul terreno soggetto alla coltivazione.
Ruolo
dell'ape nella fecondazione dell'erba medica
E'
già stato detto che la fecondazione incrociata avviene principalmente
se i pronubi causano lo scatto del fiore.
"Nell'ambito delle api sono state distinte tre categorie.
Al primo gruppo appartengono, per lo più, giovani bottinatrici
o, meglio, bottinatrici all'inizio della loro attività su
M. sativa; non conoscono ancora il meccanismo di apertura del fiore,
inseriscono la ligula alla base del vessillo, causando inconsciamente
lo scatto del fiore; vengono colpite dalla colonna staminale e,
a volte, rimangono imprigionate fra questa e lo stendardo. Queste
api imparano presto ad operare di lato; generalmente sono necessari
7-8 "tripping" perché l'ape impari a non far scattare
i fiori.
Al secondo gruppo appartengono quelle api che raggiungono i nettari
inserendo la ligula tra la carena e le ali, operando più
velocemente e visitando fino a 15 fiori al minuto, riuscendo ad
evitare l'urto della colonna staminale. Anche queste api causano
una certa quota di "tripping", generalmente nel 2% dei
casi; non sono comunque agenti di impollinazione incrociata in quanto,
posandosi sul lato, evitano il contatto con le strutture sessuali;
possono al massimo favorire una limitato quota di autoimpollinazione.
Al terzo gruppo appartengono le api che bottinano il polline e che
sono costrette a far scattare la carena, risultando quindi attive
impollinatici.
Il rapporto tra le raccoglitrici di nettare e quelle di polline
è di 100:1; questo dimostra come M. sativa, pur essendo una
ottima fonte di nettare, non lo è altrettanto per il polline,
almeno per l'ape.
Nonostante ciò l'ape svolge una non trascurabile azione impollinatrice
della medica, in quanto il basso numero di bottinatrici che aprono
i fiori viene compensato dall'elevato numero di api presente su
questa coltura: quando l'1% delle api apre i fiori sono sufficienti
7 api per m2 per avere buone rese in seme.
L'ape assume notevoli , importanza, come impollinatrice della medica,
nelle zone asciutte e aride per due motivi: ci si avvicina alla
temperatura di 32'C, considerata critica per il "tripping"
spontaneo, e, quindi, un maggior numero di api apre involontariamente
i fiori, ma, soprattutto, perché nelle zone aride vi sono
poche fioriture competitive per il polline e l'ape riuscendo ad
aprire il 20-80% dei fiori visitati, con una frequenza di 5-6 fiori
aperti al minuto, contro un tasso medio di scatti dello 0,4-6,5%,
quando le popolazioni di api sono sprovviste di raccoglitrici di
polline.
In zone aride il 17-79% del polline proviene da M. sativa, ma se
si trasportano queste colonie in zone dove si trovano fioriture
alternative, le api cessano di raccogliere il polline sulla medica.
Il numero di alveari stimato ottimale è legato alla quantità
di api che raccolgono il polline: si oscilla tra 6-15 alveari/ha;
6 se il numero di raccoglitrici di polline è elevato, 15
quando la popolazione è rappresentata quasi esclusivamente
da bottinatrici di nettare.
Particolare importanza, oltre al numero, riveste anche la qualità
della colonia: non solo colonie forti, ma anche selezionate per
l'attività su M. sativa; accanto al lavoro di selezione di
mediche più attrattive per l'ape, esiste la possibilità
di selezionare ceppi di api con maggiore attitudine a bottinare
polline sull'erba medica ( .... ).
Notevole importanza viene anche attribuita alla tecnica di rinnovare
periodicamente gli alveari portati sui campi di medica, in modo
da avere sempre non solo un elevato numero di api giovani, inesperte
a bottinare su M. sativa, ma anche colonie forti; infatti la forza
di queste ultime declina rapidamente, se costrette a bottinare esclusivamente
su tale fioritura, a causa delle difficoltà che incontrano
a raccogliervi sufficienti quantitativi di polline.
In Europa, tuttavia, l'ape non è mai stata indicata come
valida impollinatrice, anche se è presente in numero decisamente
superiore agli altri apoidei: 180-7.000 api/ha, contro 30-500 apoidei/ha.
Non esiste relazione tra la produzione di seme e la densità
di api, infatti meno dell'1 % dei fiori è aperta alle api.
L'ape diviene, anche in Europa, un valido impollinatore di M. sativa
nelle zone calde ed aride, ove apre il 20% dei fiori per raccogliervi
polline, con una velocità di 4 fiori aperti al minuto. Tuttavia
quando sono presenti fioriture alternative, quali il mais, l'ape
si rivolge ad esse per bottinarvi il polline.
[Tratto da 'Tesi di laurea: Indagine sugli insetti pronubi di leguminose
foraggere in Provincia di Alessandria', di R. Barbero, Università
degli Studi di Torino, Facoltà di Agraria, a.a. 1 983-84)
Ecotipi
e coltivar
Forse è poco noto, ma in Italia sono ancora coltivati numerosi
ecotipi di erba medica che si sono evoluti, adattati e selezionati
in ambienti particolari e circoscritti.
Indubbiamente il valore colturale della medica dipende dalla "provenienza"
del seme, concetto ecologico che riassume l'influenza delle caratteristiche
ambientali di uno specifico territorio. Secondo Bottazzi "l'adattamento
ecologico è un processo complesso di selezione naturale nel
quale intervengono numerosi fatti biologici e genetici, per mezzo
dei quali una popolazione specifica, introdotta in ambiente diverso
dall'abituale, stabilisce rapporti via via più armonici fra
gli individui che la compongono e le inconsuete circostanze del
luogo. Pertanto l'adattamento ecologico non può essere improvviso,
ma graduale, ed avviene per generazioni successive che si differenziano
sempre di più dalle originarie per la eliminazione dei biotipi
inadatti e per il continuo prevalere di biotipi dotati di meccanismi
e di dispositivo bio-morfologici atti a conferire agli individui
portatori, buona resistenza alle avversità ecologiche del
nuovo ambiente".
Recentemente sono state registrate numerose cultivar, sia nazionali
che estere, alcune delle quali non sono altro che selezioni di singoli
genotipi presenti nell'eterogenea popolazione dell'ecotipo.
In generale, nelle prove di confronto tra cultivar, gli ecotipi
tipici del particolare ambiente di prova hanno dato buone prestazioni,
superando le medie di campo, ma sono stati superati frequentemente
dalle più recenti costituzioni.
Il
raccolto
Il momento teoricamente ideale per il taglio dell'erba medica coincide
con l'inizio della fioritura (10%). E' un dato di riferimento che
cerca di mediare tra le esigenze dell'agricoltore (ottenere il massimo
raccolto) e le esigenze della pianta (accumulare sufficienti sostanze
di riserva per poter abbondantemente e prontamente ricacciare dopo
i tagli).
Non sempre è possibile rispettare tale criterio: il primo
e l'ultimo taglio cadono in un periodo in cui difficilmente le piante
riescono a raggiungere la fase riproduttiva.
Nel tagli estivi questo criterio può essere agevolmente preso
a riferimento e, poiché nel giro di circa 35 giorni si ha
nuovamente il 10% dei fiori, si eseguono, nelle annate più
favorevoli, 5 tagli.
I sei tagli sono la norma solo nelle zone irrigue del meridione.
UNA
COLTURA IN ESPANSIONE
La medica in Italia rappresenta circa il 60% del totale della superficie
investita a foraggere prative. Nel decennio 1 980-90 la superficie
investita a medica è Gradualmente scesa dagli iniziali 1.300.000
ettari a poco meno di un milione di ettari nel 1989, aumentando
leggermente nel 1990.
Le ragioni della diminuzione sono da attribuirsi alla riduzione
delle terre coltivate, al costo limitato dei concimi azotati di
sintesi in grado di sostituire l'azione azoto-fissatrice della leguminosa,
alla forte espansione del mais, alla minor richiesta di foraggi
di leguminose, a sua volta legata alla contrazione del patrimonio
zootecnico ed alla disponibilità, a prezzi favorevoli, dei
Concentrati proteici. A livello aziendale la minor coltivazione
della medica ha elevato l'acquisto di fertilizzanti azotati e di
concentrati proteici accentuando la dipendenza dell'agricoltore
dalle congiunture di mercato ed ha fatto perdere l'importante funzione
miglioratrice garantita dalle consuete rotazioni agronomiche.
Il recente miglioramento genetico e le innovazioni tecnologiche
in campo zootecnico, incrementando le potenzialità produttive
e quindi i fabbisogni alimentari delle bovine, hanno rinnovato l'interesse
degli agricoltori verso l'erba medica. Vediamone le ragioni.
La medica, in quanto pianta "miglioratrice" grazie alla
simbiosi con batteri azoto fissatori, lascia nel terreno in media
150 kg/ha di azoto disponibili per la coltura che le succede.
Generalmente, dopo la sua coltivazione, il terreno presenta un contenuto
molto ridotto in erbe infestanti, probabilmente in relazione alla
frequenza dei tagli.
Soprattutto dal punto di vista nutrizionale l'erba medica soddisfa
in maniera elevata l'obiettivo di garantire la migliore disponibilità
di elementi nutritivi per-la sintesi mammaria (produzione di latte),
senza richiedere un eccessivo ricorso a concentrati nella dieta.
La medica, per ogni kg di sostanza secca ingerita, rende disponibile
a livello del rumine 486 grammi, mentre, a titolo di esempio, la
loiessa solo 308 grammi. In altre parole la medica ottimizza l'utilizzazione
ruminale dei componenti della razione.
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