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L'INTERVISTA

Le zone pianeggianti verso il Po delle province emiliane, da Parma a Ferrara, sono conosciute dagli apicoltori per la specifica produzione di miele di erba medica.
Nonostante la crisi della zootecnia e la preferenza per altre colture erbacee, la medica tiene ancora un posto ragguardevole nell'economia agricola di questi territori.
Agli apicoltori interessano in particolare gli appezzamenti da seme, in quanto l'erba medica da foraggio viene normalmente sfalciata all'inizio della fioritura; una forma interna di nomadismo, caratterizzata da brevi spostamenti, permette di sfruttare razionalmente la fioritura.
E' il tempo, comunque, a condizionare la produzione, ci precisa il Sig. Grillenzoni, apicoltore a tempo pieno; ripetute giornate calde ed umide garantiscono i migliori raccolti. Ma raramente si realizzano e le produzioni sono continuamente oscillanti.
Altre situazioni imprevedibili possono condizionare il lavoro delle api: ad esempio quest'anno solo una parte dei produttori di erba medica ha potuto effettuare il taglio di maggio. Gli apicoltori loro vicini si sono quindi trovati involontariamente avvantaggiati.
Parlare di produzioni medie è quindi inutile.
In quanto il miele difficilmente è di sola erba medica, a causa delle concomitanti fioriture di trifogli e di erbe spontanee ed il suo mercato non è mai stato vivace; contrattazioni depresse e prezzi minimi. Solo recentemente i consumatori sembrano aver riscoperto questo miele: le richieste sono aumentate ed il prezzo all'ingrosso ha avuto un incremento del 30-40% rispetto allo scorso anno.
Tempo fa incontrammo, casualmente, un vecchio apicoltore della Provincia di Pavia il quale, tra i tanti curiosi ricordi, ci raccontò le sue esperienze con l'erba medica negli anni cinquanta. Alcune notizie, a nostro avviso, mostrano come l'evoluzione dell'agricoltura nel dopoguerra abbia influenzato l'attività apistico.
Ad esempio: la fioritura del secondo taglio avveniva tra la metà di giugno ed i primi di luglio, la pianta diventava nettarifera e siccome l'agricoltore lasciava la fioritura da semente, proprio questa sfalciata rendeva maggiormente all'apiario.
Inoltre l'agricoltore, nonostante incominciasse ad eseguire le operazioni con le macchine, a volte non riuscita a sfalciare tutto in breve tempo, diradando quindi il lavoro. Pertanto le fioriture nei vari appezzamenti erano scalate e quelle dei primi sfalci raggiungevano quasi le altre dei campi falciati tardivamente. Le fioriture del quarto e quinto taglio venivano lasciate invecchiare, dal luglio in poi, e fiori di erba medica erano a disposizione delle api per circa tre mesi.
Ancora: nelle colture irrigate da pozzi a motore quasi tutti i tagli della medica venivano eseguiti prima che la pianta sbocciasse completamente il suo fiore. Secondo il nostro interlocutore perché quando la medica ha le radici nell'umido si sviluppa molto nel fusto, mentre tarda a portare il fiore. Non a caso le api portate sull'erba medica delle colline erano più produttive: lì il fiore soffre meno l'umidità ed il freddo, sia per l'esposizione che per l'inclinazione del terreno che allontana sollecitamente le acque.
Non esiste zona agricola della terra nella quale l'erba medica non venga coltivata; pur avendo attraversato periodi poco favorevoli continua a conservare ancora oggi e, presumibilmente nel futuro, un ruolo fondamentale insostituibile nell'agricoltura mondiale.
Le ragioni per cui la medica è tradizionalmente considerata la pianta foraggera per eccellenza sono molteplici: rispetto alle altre foraggere da prato è più produttiva, longeva, ha capacità notevoli di ricaccio, si conserva facilmente, ha alti valori nutritivi ed è miglioratrice delle proprietà fisiche e chimiche del terreno. Da sempre utilizzata come coltura da fieno viene anche sfruttata come coltura da pascolo, si insila facilmente e recentemente, sotto forma di farina di medica disidratata, ha trovato largo impiego nell'alimentazione del bestiame come concentrato proteico.
Sulla "Nuova enciclopedia popolare italiana", pubblicata a Torino nel 1869, così si descrivevano le doti di questa foraggera.
"... ordinariamente la si somministra in verde nella stalla, ed in tale stato quest'erba, somministrata alla vacche, produce copioso ed ottimo latte, ai bovi e ai montoni giova a promuoverne l'ingrossamento; se non che tutti questi animali essendo avidissimi di codesto foraggio, a mano che non venga opportunamente moderata la sua somministrazione, può cagionare pericoloso meteorismo (...)
.
 

 
"Tripping": ovvero come fare lo sgambetto alle api
"Particolarmente interessante è il meccanismo di apertura del fiore: la colonna staminale ed il pistillo sono racchiusi sotto tensione all'interno della carena e, perché si possa avere l'impollinazione, è necessaria l'apertura della carena, che avviene con un meccanismo a scatto, o "tripping", operato dagli insetti pronubi. Il fiore si apre allorché questi, introducendo la ligula alla base del vessillo, esercitano una pressione sulla carena; si ha così la liberazione delle strutture sessuali che colpiranno la parte ventrale dell'insetto, ricoprendola del polline. Alcuni insetti risultano infastiditi dall'urto della colonna staminale ed imparano a bottinare su M. sativa senza causare lo scatto del fiore.
L'urto dello stigma contro il corpo dell'insetto provoca la rottura della membrana stigmatica, si viene così a formare un mezzo liquido che permette la germinazione del polline.
Avvenuto il "tripping" si può avere sia autofecondazione che fecondazione incrociata. Con l'impollinazione incrociata si ha un maggior numero di baccelli, con più semi per baccello e semi che sono di dimensioni superiori e di maggior vigore germinativo".
[Tratto da "Tesi di laurea: indagine sugli insetti pronubi di leguminose foraggere in Provincia di Alessandria", di R. Barbero, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Agraria, a.a. 1983-84}
 

 
L'ERBA MEDICA NEI VECCHI TRATTATI
Dalla spesso citata "Flora dell'apicoltore lombardo", pubblicata su "L'Apicoltore" nell'anno 1874, riportiamo le seguenti note apistiche.
"Parlando dell'Erba Medica, il Verri, celebre agricoltore, scrisse: "Il primo taglio non deve aver luogo che la Medica abbia cessato dal fiorire; parimenti i successivi tagli non-debbono mai permettere se non quando gli ultimi fiori si siano aperti. Se il primo taglio si facesse prima che tutta fosse fiorita, sarebbe lo stesso che distruggerla" Seguendo codesti precetti anche la Medica riuscirà utile alle nostre api e potremo dire d'aver preso due piccioni ad una fava."
Dai "Saggi della flora apistica della provincia di Parma" pubblicati nel 1932.
"Dal punto di vista apistico è pianta di grandissima importanza non solo per la sua diffusione e per l'abbondanza dei suoi fiori ma anche per la quantità notevole del nettare che questi secernono. Dà, come è noto, diversi tagli di erba ma purtroppo non tutti possono essere utilizzati dalle api perché qualcuno di essi, e di solito il primo che è il più abbondante, viene falciato prima della fioritura. Da noi il grande raccolto estivo che si effettua dal 20 giugno al 10 luglio si fa principalmente sulla fioritura della spagna. Il miele che se ne ricava è copioso, buono e di colore bianco sporco.
erba medica
(Medicago spp.)

il miele di erba medica

disegno erba medicaStoria
Si ritiene che la medica sia originaria delle regioni dell'Asia occidentale, quali la Media e la Persia, caratterizzate da un clima di tipo continentale, con primavere tardive e estati molto calde e brevi; in queste zone cresce spontanea. Con i nomadi delle steppe migrò verso la Cina, il Nord Africa e l'Europa.
Estesamente coltivata nella Media fin da tempi remoti venne introdotta in Grecia, ricorda Plinio, dai persiani nel 492-490 a.C. In Italia giunse tra il 200 ed il 150 a.C. Gli scrittori latini ne esaltarono le qualità. Ecco quanto scrisse Columella, che definì l'erba medica foraggera eximia.
"La migliore foraggera è l'erba medica, primo perché seminata una volta dura dieci anni, poi perché ogni anno si sfalcia quattro volte ed anche sei, perché ingrassa il campo, perché anche l'armento più patito si rimette mangiandola, perché è un ottimo rimedio per il bestiame malato, perché un solo iugero di erba medica basta ed avanza per nutrire tre cavalli per tutto un anno (....)".
Nel primo secolo dell'Era volgare la medica apparve nelle oasi del Nord Africa e, quasi contemporaneamente, nella Spagna, non si sa se introdotta dai romani o proveniente direttamente dall'Africa. E' verosimile pensare che i romani abbiano diffuso la coltivazione nei paesi d'oltre Alpe.
Durante i secoli delle invasioni barbariche la coltivazione della medica decadde in tutta Europa, tanto è vero che in Italia rimase pressoché sconosciuta fino al '500, quando vi fu reintrodotta importandone i semi dalla Spagna. Furono gli Arabi a diffonderla nuovamente in Spagna nell'VIII secolo, da qui si estese nuovamente in tutta Europa.
Nel XVI secolo gli esploratori spagnoli la portarono in Perù e nel Messico, da dove raggiunse l'Uruguay e l'Argentina. Poco dopo i missionari spagnoli la diffusero in California. Nel secolo XVIII è la volta delle regioni semiaride dell'America Meridionale. Nel primi dell'Ottocento, per merito di G. Washington fu fatta conoscere negli Stati Uniti. Un agricoltore colonizzatore tedesco, tale Wendelim Grimm, la introdusse nel 1857 nel Minnesota.

Herba medica, erba spagna, alfalfa, luzerne....
L'erba medica è stata ed è conosciuta con diversi nomi.
In Grecia Dioscoride la denominò "medikai", in quanto proveniente dalla Media. Columella "Herba medica", denominazione rimasta inalterata nella lingua italiana.
Nei paesi slavi, in croato, è denominata "meteljka". Più complessa l'origine del termine "alfalfa", usato dagli spagnoli: deriva probabilmente dal vocabolo arabo "alfachpacah" che significa "il miglior cibo". In Italia viene anche chiamata "erba Spagna", poiché è dalla Spagna che la leguminosa venne reintrodotta nel XV secolo.
Sull'origine dei termini "luzerne" e "lucerne", con i quali viene denominata in Francia, Germania ed Inghilterra, le congetture sono varie: è ritenuto poco probabile che derivino dal nome della città svizzera di Lucerna e neppure dai vocaboli celtici "luzu" o "luzern" significanti "erba" e "pascolo", mentre si dà maggior credito all'ipotesi che il termine "luzerne" derivi dal nome catalano "userdas", che in Francia si sarebbe trasformato in "laouzerde" e, quindi, in "luzerne": infatti l'erba medica si diffuse, molto probabilmente, in Francia nel Medioevo dalla vicina Catalogna.

Caratteristiche morfologiche
Le piante di erba medica sono erbacee, perenni.
La radice, a fittone, molto robusta, è lunga 4-5 metri (può raggiungere anche i 10 metri) ed ha sotto il colletto un diametro di 2-3 cm.
Il fusto è eretto o suberetto, alto 50-80 cm, ramificato e ricco, a livello del colletto, di numerosi germogli laterali dai quali, dopo il taglio, si originano nuovi fusti.
Le foglie sono alterne, trifogliate e picciolate; la fogliolina centrale presenta un picciolo più lungo delle foglioline laterali. All'ascella delle foglie, soprattutto delle inferiori, si originano nuove foglie trifogliate, mentre all'ascella delle foglie inferiori lunghi peduncoli portano le inflorescenze.
Le infiorescenze sono racemi con in media una decina di fiori che presentano brevi peduncoli.
Il fiore è quello tipico delle leguminose, composto da 5 petali: i due inferiori sono più o meno saldati fra loro e formano la carena, ai lati di questa si trovano altri due petali od ali e superiormente vi è lo stendardo composto dal quinto petalo. Gli stami sono in numero di dieci; il pistillo è costituito da un ovario composto da 2-7 ovuli, da uno stilo corto e da stigma bilobato.
Il nettario è formato da un rigonfiamento del tessuto nettarifero situato all'interno del tubo formato dagli stami e circostante l'ovario. La quantità di nettare prodotta da un fiore in 24 ore è di 0,2-0,8 mg, con 0,05-0,25 mg di sostanze zuccherine.
I granuli pollinici sono quasi triangolari visti dall'alto ed ovalari visti frontalmente; presentano tre solchi muniti di pori.
Il frutto è un legume spiralato in media tre volte, con superficie reticolata e pubescente. La sutura dorsale del legume, posta all'esterno, presenta una costolonatura che al momento della deiscenza dei semi origina un filamento ritorto su se stesso.
I semi sono molto piccoli, lunghi circa 2 mm e larghi 1 mm; 1.000 semi pesano circa 2 grammi.
A proposito di semi ecco quanto scritto sulla "Nuova enciclopedia popolare italiana" pubblicata dalla Società l'Unione Tipografico-Editrice di Torino nel 1861. "Sebbene i semi della medica, massime custoditi nei loro baccelli, conservino la virtù germinativa per quattro o cinque anni, devesi preferire la più recente, di colore bruno lucido, avvertendo che la miglior semente è quella raccolta da piante vigorose e che abbiano da tre a sei anni. Avvertasi inoltre che questa semente sia scevra di semi estranei e massime di quelli della perniciosissima cuscuta; per lo che, oltre le convenienti crivellature, dovrassi immergere la semente nell'acqua, sulla quale i sede della cuscuta galleggeranno siccome finissimi e leggeri (….)"
L'erba medica è specie tetraploide (2n = 32) originatasi per autopoliploidia dal diploide Medicago coerulea (2n = 16).

Sistematica
In Italia, dal Fiori, sono state classificate 30 specie di erba medica, molte delle quali presentano alcune subspecie. E' il caso della medica oggetto di questo articolo, alla cui specie Medicago sativa L. appartengono:
la subspecie falcata, caratterizzata da legume diritto o incurvato a falce, presente spontaneamente nei prati e nei pascoli aridi della penisola, segnatamente sui rilievi;
la subspecie glomerata, il cui legume ha 1,5-3 spire.
Nella regione Caspica (probabile zona di origine della medica) i parenti selvatici vengono identificati nelle subspecie falcata già citata e nella subspecie coerulea, con legume avvolto in 3-5 spire.
foto erba medicaIl legume della subspecie sativa si presenta di aspetto intermedio tra le due, mentre l'erba medica si differenzia per la corolla maggiore ed il legume più grosso come conseguenza probabile della selezione.
A puro titolo di curiosità, evitando di addentraci in una complessa analisi, riportiamo il nome delle specie di medica classificate in Italia.
M. lupulina L., M. secundiflora Durieu, M. sativa L., M. prostrata Jacq., M. arborea L., M. marina L., M. carstiensis Jacq., M. pironae Vis., M. orbicularis (L.) Bartal., M. intertexta (L.L) Miller, M. ciliaris (L.L) All., M. scutellata (L.L) Miller, M. blancheana Boiss, var. bonarotiana Arcang., M. rugosa Desr., M. soleirolii Duby, M. rigidula (L.L) All., M tornata (L.L) Miller, M. truncatula Gaertner, M. litoralis Rohde, M. aculeata Willd., M. tuberculata (Retz.) Willd., M. murex Willd., M. arabica (L.) Hudson, M. hispida Gaertner, M. praecox DC., M. laciniata (L.) Miller, M. coronata (L.) Bartal., M. discifornis DC., M. tenoreana Ser., M. mini-ma (L.) Bartal.

Ciclo biologico
Ci soffermeremo solo su alcuni aspetti.
Dopo la germinazione dei semi la plantula si presenta con un asse sottile, i due cotiledoni ed un internodo che porta alla sommità la prima fogliolina. In questa fase si realizza il cosiddetto "accrescimento contrattile": la zona dell'ipocotile e la parte superiore delle radici si contraggono in lunghezza e si espandono in diametro, trascinando verso il basso, spesso interrando, i primi tre internodi. Contemporaneamente all'ascella delle prime foglie si differenziano gemme, talune delle quali a portamento rizomatoso. L'insieme della parti basati dello stelo e di tali ramificazioni costituisce la corona, mai molto estesa (15-20 cm di diametro in una vecchia pianta di medica), ma molto ramificata. La corona svolge la funzione di riserva alimentare e da essa si originano ali steli con regolarità.
L'apparato radicale si sviluppa in profondità in modo lineare e rapido: in condizioni favorevoli, al termine del primo anno, può già raggiungere i tre metri di profondità. Questa caratteristica garantisce alla medica, in terreni profondi, una notevole resistenza alla siccità.
L'erba medica è pianta adattabile a climi e terreni differenti. Resiste alle basse come alle alte temperature e cresce bene sia nei climi umidi che in quelli aridi. Predilige le zone a clima temperato piuttosto fresco ed uniforme. In zone ad elevata piovosità (oltre 1.000mm all'anno) il medicaio si dirada facilmente e prendono il sopravvento le-graminacee perenni.
La medica cresce stentatamente nei terreni poco profondi, poco permeabili ed a reazione acida. I migliori terreni per la medica sono quelli di medio impasto, dotati di calcare e ricchi di elementi nutritivi.
Poiché l'apparto radicale si spinge negli strati più profondi del terreno la medica non sfrutta molto gli strati superficiali che, anzi, si arricchiscono di sostanza organica derivante dai residui della coltura. Inoltre, come del resto le altre leguminose, l'erba medica è in grado di utilizzare l'azoto atmosferico per mezzo dei batteri azoto-fissatori simbionti che provocano la formazione dei tubercoli radicali. In genere l'infezione avviene normalmente, in quanto i batteri azoto-fissatori specifici sono presenti nel terreno. Nel caso eccezionale ciò non si verificasse si provvede a spargere una decina di quintali di terriccio di un buon medicaio sul terreno soggetto alla coltivazione.

Ruolo dell'ape nella fecondazione dell'erba medica
E' già stato detto che la fecondazione incrociata avviene principalmente se i pronubi causano lo scatto del fiore.
"Nell'ambito delle api sono state distinte tre categorie.
Al primo gruppo appartengono, per lo più, giovani bottinatrici o, meglio, bottinatrici all'inizio della loro attività su M. sativa; non conoscono ancora il meccanismo di apertura del fiore, inseriscono la ligula alla base del vessillo, causando inconsciamente lo scatto del fiore; vengono colpite dalla colonna staminale e, a volte, rimangono imprigionate fra questa e lo stendardo. Queste api imparano presto ad operare di lato; generalmente sono necessari 7-8 "tripping" perché l'ape impari a non far scattare i fiori.
Al secondo gruppo appartengono quelle api che raggiungono i nettari inserendo la ligula tra la carena e le ali, operando più velocemente e visitando fino a 15 fiori al minuto, riuscendo ad evitare l'urto della colonna staminale. Anche queste api causano una certa quota di "tripping", generalmente nel 2% dei casi; non sono comunque agenti di impollinazione incrociata in quanto, posandosi sul lato, evitano il contatto con le strutture sessuali; possono al massimo favorire una limitato quota di autoimpollinazione.
Al terzo gruppo appartengono le api che bottinano il polline e che sono costrette a far scattare la carena, risultando quindi attive impollinatici.
Il rapporto tra le raccoglitrici di nettare e quelle di polline è di 100:1; questo dimostra come M. sativa, pur essendo una ottima fonte di nettare, non lo è altrettanto per il polline, almeno per l'ape.
Nonostante ciò l'ape svolge una non trascurabile azione impollinatrice della medica, in quanto il basso numero di bottinatrici che aprono i fiori viene compensato dall'elevato numero di api presente su questa coltura: quando l'1% delle api apre i fiori sono sufficienti 7 api per m2 per avere buone rese in seme.
L'ape assume notevoli , importanza, come impollinatrice della medica, nelle zone asciutte e aride per due motivi: ci si avvicina alla temperatura di 32'C, considerata critica per il "tripping" spontaneo, e, quindi, un maggior numero di api apre involontariamente i fiori, ma, soprattutto, perché nelle zone aride vi sono poche fioriture competitive per il polline e l'ape riuscendo ad aprire il 20-80% dei fiori visitati, con una frequenza di 5-6 fiori aperti al minuto, contro un tasso medio di scatti dello 0,4-6,5%, quando le popolazioni di api sono sprovviste di raccoglitrici di polline.
In zone aride il 17-79% del polline proviene da M. sativa, ma se si trasportano queste colonie in zone dove si trovano fioriture alternative, le api cessano di raccogliere il polline sulla medica.
Il numero di alveari stimato ottimale è legato alla quantità di api che raccolgono il polline: si oscilla tra 6-15 alveari/ha; 6 se il numero di raccoglitrici di polline è elevato, 15 quando la popolazione è rappresentata quasi esclusivamente da bottinatrici di nettare.
Particolare importanza, oltre al numero, riveste anche la qualità della colonia: non solo colonie forti, ma anche selezionate per l'attività su M. sativa; accanto al lavoro di selezione di mediche più attrattive per l'ape, esiste la possibilità di selezionare ceppi di api con maggiore attitudine a bottinare polline sull'erba medica ( .... ).
Notevole importanza viene anche attribuita alla tecnica di rinnovare periodicamente gli alveari portati sui campi di medica, in modo da avere sempre non solo un elevato numero di api giovani, inesperte a bottinare su M. sativa, ma anche colonie forti; infatti la forza di queste ultime declina rapidamente, se costrette a bottinare esclusivamente su tale fioritura, a causa delle difficoltà che incontrano a raccogliervi sufficienti quantitativi di polline.
In Europa, tuttavia, l'ape non è mai stata indicata come valida impollinatrice, anche se è presente in numero decisamente superiore agli altri apoidei: 180-7.000 api/ha, contro 30-500 apoidei/ha. Non esiste relazione tra la produzione di seme e la densità di api, infatti meno dell'1 % dei fiori è aperta alle api.
L'ape diviene, anche in Europa, un valido impollinatore di M. sativa nelle zone calde ed aride, ove apre il 20% dei fiori per raccogliervi polline, con una velocità di 4 fiori aperti al minuto. Tuttavia quando sono presenti fioriture alternative, quali il mais, l'ape si rivolge ad esse per bottinarvi il polline.
[Tratto da 'Tesi di laurea: Indagine sugli insetti pronubi di leguminose foraggere in Provincia di Alessandria', di R. Barbero, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Agraria, a.a. 1 983-84)

Ecotipi e coltivar
Forse è poco noto, ma in Italia sono ancora coltivati numerosi ecotipi di erba medica che si sono evoluti, adattati e selezionati in ambienti particolari e circoscritti.
Indubbiamente il valore colturale della medica dipende dalla "provenienza" del seme, concetto ecologico che riassume l'influenza delle caratteristiche ambientali di uno specifico territorio. Secondo Bottazzi "l'adattamento ecologico è un processo complesso di selezione naturale nel quale intervengono numerosi fatti biologici e genetici, per mezzo dei quali una popolazione specifica, introdotta in ambiente diverso dall'abituale, stabilisce rapporti via via più armonici fra gli individui che la compongono e le inconsuete circostanze del luogo. Pertanto l'adattamento ecologico non può essere improvviso, ma graduale, ed avviene per generazioni successive che si differenziano sempre di più dalle originarie per la eliminazione dei biotipi inadatti e per il continuo prevalere di biotipi dotati di meccanismi e di dispositivo bio-morfologici atti a conferire agli individui portatori, buona resistenza alle avversità ecologiche del nuovo ambiente".
Recentemente sono state registrate numerose cultivar, sia nazionali che estere, alcune delle quali non sono altro che selezioni di singoli genotipi presenti nell'eterogenea popolazione dell'ecotipo.
In generale, nelle prove di confronto tra cultivar, gli ecotipi tipici del particolare ambiente di prova hanno dato buone prestazioni, superando le medie di campo, ma sono stati superati frequentemente dalle più recenti costituzioni.

Il raccolto
Il momento teoricamente ideale per il taglio dell'erba medica coincide con l'inizio della fioritura (10%). E' un dato di riferimento che cerca di mediare tra le esigenze dell'agricoltore (ottenere il massimo raccolto) e le esigenze della pianta (accumulare sufficienti sostanze di riserva per poter abbondantemente e prontamente ricacciare dopo i tagli).
Non sempre è possibile rispettare tale criterio: il primo e l'ultimo taglio cadono in un periodo in cui difficilmente le piante riescono a raggiungere la fase riproduttiva.
Nel tagli estivi questo criterio può essere agevolmente preso a riferimento e, poiché nel giro di circa 35 giorni si ha nuovamente il 10% dei fiori, si eseguono, nelle annate più favorevoli, 5 tagli.
I sei tagli sono la norma solo nelle zone irrigue del meridione.

UNA COLTURA IN ESPANSIONE
La medica in Italia rappresenta circa il 60% del totale della superficie investita a foraggere prative. Nel decennio 1 980-90 la superficie investita a medica è Gradualmente scesa dagli iniziali 1.300.000 ettari a poco meno di un milione di ettari nel 1989, aumentando leggermente nel 1990.
Le ragioni della diminuzione sono da attribuirsi alla riduzione delle terre coltivate, al costo limitato dei concimi azotati di sintesi in grado di sostituire l'azione azoto-fissatrice della leguminosa, alla forte espansione del mais, alla minor richiesta di foraggi di leguminose, a sua volta legata alla contrazione del patrimonio zootecnico ed alla disponibilità, a prezzi favorevoli, dei Concentrati proteici. A livello aziendale la minor coltivazione della medica ha elevato l'acquisto di fertilizzanti azotati e di concentrati proteici accentuando la dipendenza dell'agricoltore dalle congiunture di mercato ed ha fatto perdere l'importante funzione miglioratrice garantita dalle consuete rotazioni agronomiche.
Il recente miglioramento genetico e le innovazioni tecnologiche in campo zootecnico, incrementando le potenzialità produttive e quindi i fabbisogni alimentari delle bovine, hanno rinnovato l'interesse degli agricoltori verso l'erba medica. Vediamone le ragioni.
La medica, in quanto pianta "miglioratrice" grazie alla simbiosi con batteri azoto fissatori, lascia nel terreno in media 150 kg/ha di azoto disponibili per la coltura che le succede.
Generalmente, dopo la sua coltivazione, il terreno presenta un contenuto molto ridotto in erbe infestanti, probabilmente in relazione alla frequenza dei tagli.
Soprattutto dal punto di vista nutrizionale l'erba medica soddisfa in maniera elevata l'obiettivo di garantire la migliore disponibilità di elementi nutritivi per-la sintesi mammaria (produzione di latte), senza richiedere un eccessivo ricorso a concentrati nella dieta. La medica, per ogni kg di sostanza secca ingerita, rende disponibile a livello del rumine 486 grammi, mentre, a titolo di esempio, la loiessa solo 308 grammi. In altre parole la medica ottimizza l'utilizzazione ruminale dei componenti della razione.


ultima modifica: 31 Luglio, 2010