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L'INTERVISTA

Ritorniamo in Toscana, in Maremma, per incontrare Bruno Pasini, un apicoltore romagnolo trasferitosi qui da tempo e per parlare di inula. Per me, apicoltore stanziale del nord Italia (confine con la Svizzera), era sufficiente sapere dell'esistenza dell'inula; mai avrei sospettato che potesse far produrre miele. La mia conclusione è che sappiamo poco dell'apicoltura di altre regioni ed ancor meno siamo consapevoli del fatto che essa evolve rapidamente. Fino a pochi anni fa le numerose specie di inula erano presenti ovunque in Toscana ma, confinate- nelle zone marginali. Venivano efficacemente chiamate "spacca buoi" perché il forte apparato radicale ne rendeva difficile l'eradicazione ed erano energicamente combattute. Ma, recentemente, l'abbandono da parte degli agricoltori di vaste aree e gli interventi di falciature sui terreni set-aside ne hanno garantito la diffusione su centinaia di ettari. Fiorisce dal 20 Agosto, se piove, altrimenti dai primi di Settembre, è un'essenza frugalissima da nessun animale appetita, con un deciso vigore vegetativo, se falciata emette numerosi fusti. E' estremamente attrattiva per le api: il polline è di un giallo cosi intenso che le api, che hanno bottinato sull'inula, nell'alveare sono immediatamente distinguibili; la quantità di nettare fornita è ragguardevole e, data la fioritura scalare, continua per un lungo periodo. In Maremma si dice che, sull'inula, le api "murano" i favi, cioè li intasano di miele limitando la regina nella deposizione di covata. Mediamente un anno su due dà un buon raccolto, anche più di un melario per famiglia. L'unico problema è che il miele di inula cristallizza in modo grossolano ma, soprattutto, ha un sapore poco gradevole. Per questa ragione la fioritura viene sfruttata per sviluppare gli sciami. Ne sanno qualcosa gli apicoltori che dalla pianura padana portano qui gli sciami per avere forti famiglie in primavera.
"E l'asfodelo?" ci dice Pasini mentre soddisfatti raccogliamo il materiale raccolto. " Sarà per il prossimo anno" rispondiamo. Non ci pesa certo ritornare in Maremma.
 

enula
(Inula spp.)

il miele di enula

disegno enulaIl nome di questo genere, introdotto nella sistematica da Linneo nel 1747, secondo alcuni autori coincide con l'antico nome romano, mentre secondo altri si sarebbe originato, in relazione alle proprietà medicinali di una specie, dal verbo greco "enàeim".
Delle cento specie, largamente diffuse in Europa, Africa ed Asia una quindicina sono presenti in Italia. Pur prediligendo i terreni calcarei ed argillosi le numerose specie non disdegnano alcuna situazione pedologica o climatica: si rintracciano nei luoghi erbosi ed umidi, nei luoghi boscosi, ma anche nelle località aride, sui suoli argillosi, ma anche ghiaiosi, persino sui muri e nei terreni salsi, nei suoli paludosi e sulle rupi marine più impervie.
Risulta grande anche la variabilità altitudinale: l'inula cresce tanto al piano quanto sempre più in alto, in montagna, sino ai pascoli alpini oltre i 2000 metri.
Tutte le specie appartenenti al genere Inula sono rustiche, vigorose dal punto di vista vegetativo e di aspetto grossolano; vengono impiegate come piante ornamentali da giardino e per fiori recisi.

DESCRIZIONE BOTANICA
Le specie appartenenti al genere Inula sono generalmente perenni (talvolta biennali ed annuali).
FUSTO: alto da 50 cm ad 1,5 metri, può essere robusto o fragile, ricoperto di peli o glabro.
FOGLIE: alterne, numerose, lanceolate, con bordo intero o irregolarmente dentato.
FIORI: riuniti in capolini, con involucro di brattee, di dimensioni variabili, appressati all'apice del fusto. I fiori esterni dotati di ligula, sono di colore giallo, giallo aranciato, talvolta bianco.
FRUTTI: acheni piccoli.

SISTEMATICA
Diamo indicazioni supplementari o per alcune specie.
Inula helenium. E' diffusa nell'Italia centrale e nella pianura padana, mentre è rara al sud e nelle isole. Il fusto robusto e lungo 150 cm. Le foglie inferiori sono lunghe fino a 70 cm, larghe 10-20 cm e dotate di lungo picciolo. I fiori sono gialli. I frutti sono acheni (involucri duri) dotati di un ciuffo setoloso che ne favorisce la disseminazione ad opera del vento
E' importante in campo medicinale.
Inula viscosa. E' diffusa nel climi temperati ha fusto cespuglioso alto 50-90 cm. Le foglie sono lunghe solo 10 cm circa. I capolini sono di colore giallo, con diametro di 2-3 cm. Forma rapidamente cespi legnosi che rendono difficoltosa la falciatura del fieno.
Inula glandulosa. Originaria del Caucaso, ha fusti numerosi ed eretti alti circa 60 cm, provvisti di abbondanti foglie alterne. I capolino sono molto grandi di colore giallo aranciato, a disco inizialmente piatto e, poi convesso, di diametro superiore a 4 cm. I fiori del raggio esterno sono allungati e ricurvi. Il capolino ha un diametro superiore al 12 cm.

INTERESSE APISTICO
Abbiamo raccolto sul testi solo un breve accenno all'Inula viscosa, descritta come specie attivamente bottinata dalle api, in particolare per il polline che fiorisce da agosto ad ottobre. Molte più notizie ci sono state fornite dagli apicoltori.

IMPIEGHI
La radice dell'enula campana (I, Helenium) è utilizzata per le sue proprietà balsamiche.
Le varietà a grandi fiori sono impiegate nei giardini per creare vistose macchie di colore.
L'enula campana è impiegata anche per tingere di blu e per preparare l'assenzio.

UTILIZZI IN ERBORISTERIA
Dell'enula campana viene utilizzato il rizoma (fusto sotterraneo) raccolto in primavera ed in autunno, quando la pianta non è in fioritura. E' una pianta piena di principi amari che aiutano la digestione. Ha proprietà anticatarrali e modificatrici delle secrezioni bronchiali nelle forme croniche delle vie respiratone. E' battericida per uso esterno.
Decotto anticatarrale: due grammi di rizoma essiccato e ridotto in polvere messi in 200 grammi di acqua e portati ad ebollizione. Cuocere a fuoco basso, tenendo il recipiente coperto, per 15 minuti. Filtrare il decotto a freddo e dolcificare con miele. Due o tre tazzine al giorno per almeno due settimane.
Tintura alcoolica. Macerare 25 grammi di rizoma in 250 grammi di alcool a 30°. Filtrare dopo 10 giorni. Dose di un cucchiaio al giorno addolciti con miele, in due somministrazioni
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