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L'INTERVISTA

Vedere le api che bottinano nettare sull'edera non è certo frequente.
Abbiamo faticato non poco a trovare chi potesse fornire informazioni su questa fioritura, sottovalutata dai più.
Bruno Pasini, maremmano d'adozione, apicoltore d'arte, di mestiere e di passione, si è rivelato, una volta di più, l'uomo giusto.
"Negli autunni caldi e umidi, come quello in corso nella bassa Toscana, dall'edera deriva un raccolto così copioso che le famiglie possono costruire uno o più cerei.
Il gusto del nettare è marcato ed amarognolo e può essere confuso con quello del corbezzolo (albastro in toscano).
Nel coacervo di fioriture bottinate nel periodo autunnale è facile distinguerla dal nettare di inula (ciappica) perché, quest'ultimo è più giallognolo.
La caratteristica eclatante, verificabile immediatamente, è rappresentata dalla pressoché immediata cristallizzazione fine e chiara del miele di edera; cristallizzazione che avviene ancor prima dell'opercolatura. Sono molte le famiglie e gli sciami in cui ritroviamo favi completamente cristallizzati.
Il fenomeno non è particolarmente preoccupante perché non sembra che le api abbiano difficoltà insormontabili ad utilizzare queste scorte.
Anni fa mi ritrovai con molti melari con favi parzialmente o completamente pieni di miele cristallizzato; posti sopra i coprifavi, le api spazzolarono nell'arco dell'inverno, attraverso il buco del nutritore fino all'ultimo cristallo.
Nel mare magno di risorse nettarifere di questi areali così poco deturpati dall'uomo, l'edera è una fioritura provvidenziale per tutti quegli apiari e nel loro raggio di bottinatura includono zone di macchia e di bosco mediterraneo.

A cura di G.B.

 

 
Pascoli, edera ed api

Giovanni Pascoli in una scena autunnale agreste
cantò l'ape e l'edera:

"Lasciate quell'edera! Ha i capi fioriti. Fiorisce, fedele, d'ottobre, e vi vengono l'api per l'ultimo miele."
 

 

L'edera è pianta parassita?

La caratteristica dell'edera di arrampicarsi è legata all'emissione di piccole radici aeree avventizie, lunghe pochi millimetri che, formando un intricato groviglio, aderiscono ai sostegni e garantiscono un appoggio stabile. Grazie a questo meccanismo riesce a raggiungere considerevoli altezze.
Si considera normalmente l'edera una pianta parassita, cioè in grado di succhiare la linfa delle piante tramite le radici avventizie; ma è una convinzione errata poiché le radici avventizie hanno solo funzione di sostegno. Solo nel caso in cui essa strisci sul terreno le radici avventizie si comportano come le normali radici.
L'edera può comunque arrecare danni alla pianta, a solo in quanto sviluppandosi abbondantemente sulla chioma con il suo ombreggiamento compete con i germogli nella cattura della luce. Sviluppata su edifici svolge normalmente una funzione di protezione dal freddo e dal caldo, a condizione di tenerla lontana dalle grondaie e dai tetti. Può danneggiare le superfici murarie solo se le saldature di malta sono tanto deboli da lasciar penetrare le radici.
Di fatto l'edera cresce in condizioni impossibili per tutte le altre piante, all'ombra più cupa come su terreno molto povero, sviluppando un manto verde intenso presente tutto l'anno.

edera
(Hedera helix L.)

edera Il genere Hedera è l'unico rappresentante europeo della numerosa famiglia delle Araliacee: ad esso si attribuiscono sette specie diffuse in Europa ed in Asia, fino in Giappone.
Hedera helix L., la comune edera, è la specie più nota e diffusa; spontanea in Europa si è naturalizzata in America settentrionale ed in altre zone umide.
Cresce allo stato spontaneo abbarbicandosi ai muri, alle rocce, ai tronchi, oppure strisciando per terra, sempre preferendo le località ombrose.
E' una pianta caratterizzata da elevata variabilità morfologica e se ne conoscono 25 varietà di rilevante interesse economico per i diffusi utilizzi in giardinaggio.

STORIA
A causa delle somiglianze con la vite gli antichi a lungo pensarono ad una stretta affinità tra le due piante, tanto che anche l'edera fu dedicata a Dioniso, dio greco del vino e dell'ebbrezza. Durante le feste dedicate a Bacco i festosi partecipanti si coronavano il capo, le braccia ed il petto con festoni di edera intrecciati.
Nelle persecuzioni contro gli ebrei ordinate da Antioco Epifane gli stessi furono obbligati ad abbandonare i loro riti e costretti a seguire i simulacri delle divinità per le vie di Gerusalemme agghindati di edera.
Gli imperatori ed i poeti romani venivano coronati con ghirlande di edera: si dice che Nerone avesse un capo una simile corona mentre Roma bruciava. Catone, Plinio, Columella ed altri scrittori latini citano l'edera nelle loro opere.
Non mancano nemmeno inesattezze. Bernardino di Saint-Pierre osservò che l'edera rappresenta uno dei migliori esempi delle compensazioni vegetali in natura: "non cresce sui tronchi dei pini e di quegli alberi le cui foglie durano tutto l'anno e non riveste, quindi, che quelli i quali vengono spogliati dal loro fogliame durante l'inverno." In realtà l'edera si arrampica anche sui tronchi delle conifere: nel Lazio è facile osservarla sul pino marittimo, sul pino nero e su altre conifere.

ETEROFILLIA
L'edera è tipicamente pianta rampicante, ma può vivere tranquillamente a livello del suolo. In tal caso i suoi rami rimangono sterili, non sviluppano cioè i fiori, e le radici avventizie (cosiddette in quanto prodotte dalla pianta in parti anomale) si comportano come tutte le normali radici. Le foglie di questi rami hanno forma lobata.
I rami che si innalzano verso la luce, ancorandosi ad una pianta o ad un muro, diventano fertili e producono i fiori.
Le loro foglie non sono lobate, ma intere ed ovali.
Questo fenomeno, cioè la differenza di forma tra le foglie di una stessa pianta, è definito con il termine eterofillia, che già Teofrasto osservò tre secoli prima di Cristo.

IL NOME
Il termine "hedera" è di antica origine latina e si ritrova negli scritti dei classici.
Il termine francese "lierre" è anch'esso di origine latina: deriva da "ierre" che a sua volta sembra aver origine da una radice "hend" rintracciabile nei verbi aventi il significato di "prendere", "attaccarsi", oppure dalla voce latina "adhaereo", cioè "star attaccato".

DESCRIZIONE
L'edera è una pianta arbustiva e rampicante grazie a sottili e numerose radici aeree.
foto ederaLe foglie sono palmato-lobate, con 3-5 lobi sui rami sterili, mentre i rami fertili hanno foglie intere, di forma rombica, dotate di un lungo picciolo ed acuminate. Le infiorescenze sono ad ombrella riunite in pannocchie verdastre. Il calice è coperto da una peluria bianco-grigiastra. La corolla è composta da 5-10 petali piccoli. Gli stami sono 5-10, l'ovario è infero ed il frutto è una bacca drupacea conica con 2-3 noccioli. Nella specie tipica le bacche sono nerissime.
La fioritura avviene nella tarda estate, inizio autunno, tra settembre ed ottobre. Il nettario è formato dalla parte superiore dell'ovario ed ha forma piramidale; il nettare è completamente esposto all'esterno ed è facilmente accessibile. Il contenuto zuccherino del nettare varia dal 13% al 16%; tra gli altri prevale il glucosio (80%), il fruttosio è al 6% ed il saccarosio al 14%.
I granuli pollinici sono subtriangolari in visione polare, subcircolari in visione equatoriale. La dimensione media equatoriale è di 27 millesimi di millimetro, quella polare di 25 millesimi di millimetro.

SISTEMATICA
Solo tre delle 15 specie classificate sono coltivate: Hedera Helix, Hedera canariensis, Hedera colchica ed Hedera chrysocarpa.

Hedera helix L.
L'edera comune. Il nome helix deriva dal greco "elissein", cioè avvolgersi, strisciare sinuosamente.
Le ramificazioni la portano a raggiungere anche i 30 metri in altezza, soprattutto su alberi con corteccia rugosa che favorisce l'aderenza delle radici avventizie. Le foglie dei rami sterili misurano da pochi fino a 10 centimetri; sono di colore verde chiaro le giovani e verde cupo le vecchie. La forma varia da cuoriforme, a margine quasi intero, a lobata con lobi di differente forma. Le foglie dei rami fertili sono di forma ovale e senza lobi. Persistono sui rami tre anni, rappresentano un luogo di nidificazione per gli uccelli, e sono apprezzate dalle pecore e dalle capre.
I fiori maturano in autunno e le bacche maturano l'anno seguente la fioritura, verso aprile e maggio: l'edera è una delle poche piante con fioritura e fruttificazione che si verificano in due anni differenti.
E' specie rustica, può vivere qualche secolo e si dice che alcuni esemplari con il tronco di un metro di diametro siano quasi millenari. In montagna non si spinge oltre i 1.200 metri.
Dell'edera comune si conoscono un centinaio di varietà.
Hedera canariensis
E' originaria delle Canarie, teme le temperature inferiori a -10°C, ha foglie lunghe fino a 15 centimetri. La varietà "Variegata" si distingue facilmente per il margine delle foglie di colore bianco crema. La sua forma arborescente (ottenuta per talea dalle ramificazioni fertili), viene soprannominata "albero fantasma" a causa delle foglie molto mobili al vento.

Hedera colchica
O edera del Caucaso. Specie molto vigorosa, anch'essa con numerose varietà.

Hedera chrysocarpa
Originaria dell'Asia Minore e poco diffusa in Italia si differenzia dall'edera comune in particolare per le bacche gialle e di dimensioni maggiori.

INTERESSE APISTICO
La tardiva fioritura dell'edera rappresenta l'ultima abbondante raccolta di nettare e polline per le api, prima della pausa invernale.
Raramente dà mieli uniflorali; la letteratura riferisce di produzioni di miele di edera in Irlanda, mieli che cristallizzano direttamente nei favi.
Il polline dell'edera è frequentemente presente nei mieli tardivi dell'Italia centromeridionale, mentre è alquanto raro in quelli dell'Italia settentrionale.
Crane inserisce H. helix nelle V classe di potenziale mellifero, ovverosia con una produzione da 201 a 500 kg di miele per ettaro.

NEI VECCHI TRATTATI
Dalla "Flora apistica dell'apicoltore lombardo", pubblicata su "L'Apicoltore" nel 1874.
" ....Ogni sua parte è di uso medicinale. Codesto simpatico ornamento è spontaneo già alle falde de' monti, eletto da natura a vestire l'orrore de' ruderi, in pianura non manca, ma fiorisce di rado. Del resto può essere un parassita ma falso, appoggiandosi alla corteccia de' vegetali senza penetrarvi. Si propaga per semplici getti, in ogni luogo. Ma passano vari anni prima che fiorisca.
Il miele d'edera non è giallo bruno, come pretende taluno: ma (scrive l'illustra Tannoja) bianco liquido, fragrantissimo come è appunto quello del Monte Gargano. Tiene adunque poco del sapore amaro astringente, nauseabondo delle sue foglie. Fiorisce dopo l'erica e si continua fin dopo la fraina. Secondo il Crivelli il miele raccolto tardi come quello d'edera e delle conifere è spesso causa di diarrea; perché le api non possono render duttile la cera e opercularlo.
"
Angelo Dubini nel corroso volume "L'ape" pubblicato nel 1898 così parla dell'edera.
".... Il miele prodotto dal suo nettare è creduto, da taluno, giallastro; dal Tannoja invece, bianco e fragrante. lo ho forte sospetto che nessuno abbia potuto raccoglierlo isolato, e temo che anche gli apicoltori si sieno ingannati quanto al ritenerla costantemente assediata dalle api, come si asserisce. Io passo di sovente a fianco di un castello, il cui piede è tutto un fiore di Edera per lungo tratto. Ho veduto su quel fiori ogni sorta di insetti, Vespe, Calabroni, Bombi, Farfalle, e soprattutto poi un diptero, la mosca Eristalis tenax, che tanto somiglia l'ape per la forma ed il colore, se la si vede a certa distanza sui fiori, ma che ha un volo ed un ronzio tutto diverso. Ebbene! Mai e poi mai, ebbi l'onore di vedervi un'ape. Si dice che il miele ottenuto dall'Edera, granuli in una settimana; ma se ne dicono tante!". Dal volumetto "Saggi di flora apistica della Provincia di Parma" pubblicato nel 1932 leggiamo che "....i suoi fiori sono molto visitati dalle api che ne ritraggono un miele bianco e fragrante nonostante il sapore amaro ed astringente delle diverse parti della pianta."

I MILLE USI IN GIARDINAGGIO
L'edera è sicuramente la pianta rampicante più versatile: riveste di una copertura verde compatta gli angoli trascurati, i ruderi, gli edifici degradati, i ceppi d'albero; ricopre efficacemente reti metalliche e steccati; forma splendidi tappeti verdi anche nelle zone più ombreggiate; compatta scarpate e terrapieni contro l'erosione; si presta come base per le composizioni fioristiche più disparate.
Inoltre è robusta e facile da coltivare e non necessita di particolari cure crescendo su qualsiasi tipo di terreno. Per una rapida crescita va piantata, comunque, in un terreno ricco, poco compatto, da debolmente acido a leggermente alcalino (pH 6-7,5) e si avvale di adeguate annaffiature.
Le potature vanno applicate alle edere che ricoprono muri e recinzioni all'inizio di aprile. Accorciando i getti cresciuti disordinatamente. La spuntatura dei fusti incrementa il fogliame a colori vivaci nelle forme variegate.
E' importante impedire che l'edera si avvicini alle tubature ed al tetto. Se una pianta di edera sta per avvolgere completamente la chioma di un albero, compromettendone lo sviluppo, è sufficiente tagliare i fusti legnosi alla sua base in breve si seccherà.

UTILIZZI VARI
I frutti dell'edera sono velenosi per l'uomo: contengono nei semi e nella polpa un glucoside, la ederina, di sapore acre, una materia colorante rossa, una gomma ed una resina dal sapore prima dolciastro ed alla fine acre, ed un tannino. Sembrano particolarmente velenosi un tannino contenuto nei semi e la parte resinosa della polpa. Anche le foglie contengono un glucoside di sapore dolciastro ed in passato furono usate per la medicazione delle piaghe causate da cauterio.
Diversi uccelli sono ghiotti del frutti.
Il legno molto duro viene spesso utilizzato dagli intagliatori in sostituzione di quello del bosso. La porzione più porosa del legno può servire come filtro.
Nel fusto sono presenti canali secretori nei quali circola una resina gommosa di sapore amaro ed anche rancido accompagnato da odore balsamico che, per incisioni, può essere raccolta in masse irregolari.
L'industria farmaceutica dalle foglie e dai fusti dell'edera ricava numerose sostanze, in particolare la ederina (un saponoside): ha azione emetocatartica, vasodilatatrice ed emolitica, rallentatrice dell'attività cardiaca e respiratoria. Da alcuni è ritenuta altamente tossica, mentre altri non la giudicano più tossica di altre droghe saponiniche.
Inoltre gli estratti delle foglie e dei fusti sono efficaci nella cura di nevriti, nevralgie, reumalgie, ed altro ancora.

COME RICOPRIRE UN MURO CON L'EDERA
Il metodo migliore per moltiplicare le edere è il taleaggio.
1) In settembre si prelevano talee di fusto lunghe dai 10 ai 30 centimetri e si pongono a radicare all'aperto, in posizione riparata, direttamente su un terreno a cui è stato aggiunto il 50% di sabbia. I rami rampicanti radicano con facilità, mentre è più difficile ottenere radici dai rami fioriferi. Le piante ottenute da questi ultimi originano piccoli arbusti che non producono radici rampicanti e rappresentano le forme arborescenti dell'erica.
2) In primavera la talea radicata viene posta in un terreno ricco ed umido alla base del muro, facendo in modo che i getti crescano a ridosso del muro ed evitando qualsiasi intervento potatorio.
3) Nella primavera successiva tutti i getti vanno tagliati rasoterra. Nella tarda primavera tra i nuovi getti ne vanno scelti quattro tra i più vigorosi e si fisseranno a ventaglio con eventuali fermagli. La restante vegetazione va eliminata.
4) Nella primavera seguente i rami allevati vanno accorciati di un terzo, al fine di stimolare la ramificazione laterale, mentre tutti i getti sorti tra i quattro principali devono essere eliminati.
5) Successivamente, mentre i ramoscelli laterali riempiranno gli spazi vuoti tra i getti principali, si elimineranno i nuovi getti sorti rasoterra ed i fusticini che crescono staccandosi dal muro. Ogni primavera, sistematicamente, la nuova vegetazione va accorciata di un terzo della sua lunghezza.
In tal modo, con una sola talea, in pochi anni si può ricoprire una superficie di due metri quadri di muro con un singolo strato di foglie.

L'EDERA PIANTA FITODEPURATIVA
Si stima che una persona passi il 90% del tempo in ambienti chiusi. La casa e l'ufficio non sono luoghi sterili: subiscono l'invasione di fattori tossici provenienti dall'esterno, ma contribuiscono anche direttamente all'inquinamento.
E' ragionevole supporre che, ad esempio, nei locali la concentrazione di microrganismi, di acari, di pollini e di scaglie cutanee sia maggiore che all'esterno.
Sono, comunque, più preoccupanti i danni causati dagli inquinanti chimici, in particolare dal benzene contenuto nelle benzine (sia con piombo che senza), nel fumo delle sigarette e dalla formaldeide presente in numerosi prodotti domestici quali asciugamani, panni di carta, adesivi usati per la sistemazione della moquette.
Da tempo le piante sono sperimentate ed utilizzate per trattare gli scarichi civili ed industriali e si è così scoperto che alcune di esse sono particolarmente efficaci nella depurazione dell'aria.
La Nasa (Ente Spaziale Americano) ha divulgato le caratteristiche di alcune piante con proprietà "fitodepurative" evidenti. Tra di esse l'edera (Hedera helix) ha dimostrato proprietà notevoli: secondo la Nasa assorbe il 90%, del benzene ed oltre il 10% del tricloroetilene.
Immaginando che possa interessare diamo l'elenco delle altre piante citate nel lavoro: camadorea (Chamaedorea elegans) pianta originaria del Messico, ficus (Ficus benjamina) originaria dell'Asia meridionale, dracena (Dracaena marginata e Dracaena compacta) originaria dell'Africa ed infine la spatifillo (Spatiphyllum wallisii) originaria della Colombia.


ultima modifica: 31 Luglio, 2010