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Il genere Hedera
è l'unico rappresentante europeo della numerosa famiglia
delle Araliacee: ad esso si attribuiscono sette specie diffuse in
Europa ed in Asia, fino in Giappone.
Hedera helix L., la comune edera, è la specie più
nota e diffusa; spontanea in Europa si è naturalizzata in
America settentrionale ed in altre zone umide.
Cresce allo stato spontaneo abbarbicandosi ai muri, alle rocce,
ai tronchi, oppure strisciando per terra, sempre preferendo le località
ombrose.
E' una pianta caratterizzata da elevata variabilità morfologica
e se ne conoscono 25 varietà di rilevante interesse economico
per i diffusi utilizzi in giardinaggio.
STORIA
A causa delle somiglianze con la vite gli antichi a lungo pensarono
ad una stretta affinità tra le due piante, tanto che anche
l'edera fu dedicata a Dioniso, dio greco del vino e dell'ebbrezza.
Durante le feste dedicate a Bacco i festosi partecipanti si coronavano
il capo, le braccia ed il petto con festoni di edera intrecciati.
Nelle persecuzioni contro gli ebrei ordinate da Antioco Epifane
gli stessi furono obbligati ad abbandonare i loro riti e costretti
a seguire i simulacri delle divinità per le vie di Gerusalemme
agghindati di edera.
Gli imperatori ed i poeti romani venivano coronati con ghirlande
di edera: si dice che Nerone avesse un capo una simile corona mentre
Roma bruciava. Catone, Plinio, Columella ed altri scrittori latini
citano l'edera nelle loro opere.
Non mancano nemmeno inesattezze. Bernardino di Saint-Pierre osservò
che l'edera rappresenta uno dei migliori esempi delle compensazioni
vegetali in natura: "non cresce sui tronchi dei pini e di quegli
alberi le cui foglie durano tutto l'anno e non riveste, quindi,
che quelli i quali vengono spogliati dal loro fogliame durante l'inverno."
In realtà l'edera si arrampica anche sui tronchi delle conifere:
nel Lazio è facile osservarla sul pino marittimo, sul pino
nero e su altre conifere.
ETEROFILLIA
L'edera è tipicamente pianta rampicante, ma può vivere
tranquillamente a livello del suolo. In tal caso i suoi rami rimangono
sterili, non sviluppano cioè i fiori, e le radici avventizie
(cosiddette in quanto prodotte dalla pianta in parti anomale) si
comportano come tutte le normali radici. Le foglie di questi rami
hanno forma lobata.
I rami che si innalzano verso la luce, ancorandosi ad una pianta
o ad un muro, diventano fertili e producono i fiori.
Le loro foglie non sono lobate, ma intere ed ovali.
Questo fenomeno, cioè la differenza di forma tra le foglie
di una stessa pianta, è definito con il termine eterofillia,
che già Teofrasto osservò tre secoli prima di Cristo.
IL NOME
Il termine "hedera" è di antica origine latina
e si ritrova negli scritti dei classici.
Il termine francese "lierre" è anch'esso di origine
latina: deriva da "ierre" che a sua volta sembra aver
origine da una radice "hend" rintracciabile nei verbi
aventi il significato di "prendere", "attaccarsi",
oppure dalla voce latina "adhaereo", cioè "star
attaccato".
DESCRIZIONE
L'edera è una pianta arbustiva e rampicante grazie a sottili
e numerose radici aeree.
Le
foglie sono palmato-lobate, con 3-5 lobi sui rami sterili, mentre
i rami fertili hanno foglie intere, di forma rombica, dotate di
un lungo picciolo ed acuminate. Le infiorescenze sono ad ombrella
riunite in pannocchie verdastre. Il calice è coperto da una
peluria bianco-grigiastra. La corolla è composta da 5-10
petali piccoli. Gli stami sono 5-10, l'ovario è infero ed
il frutto è una bacca drupacea conica con 2-3 noccioli. Nella
specie tipica le bacche sono nerissime.
La fioritura avviene nella tarda estate, inizio autunno, tra settembre
ed ottobre. Il nettario è formato dalla parte superiore dell'ovario
ed ha forma piramidale; il nettare è completamente esposto
all'esterno ed è facilmente accessibile. Il contenuto zuccherino
del nettare varia dal 13% al 16%; tra gli altri prevale il glucosio
(80%), il fruttosio è al 6% ed il saccarosio al 14%.
I granuli pollinici sono subtriangolari in visione polare, subcircolari
in visione equatoriale. La dimensione media equatoriale è
di 27 millesimi di millimetro, quella polare di 25 millesimi di
millimetro.
SISTEMATICA
Solo tre delle 15 specie classificate sono coltivate: Hedera Helix,
Hedera canariensis, Hedera colchica ed Hedera chrysocarpa.
Hedera helix L.
L'edera comune. Il nome helix deriva dal greco "elissein",
cioè avvolgersi, strisciare sinuosamente.
Le ramificazioni la portano a raggiungere anche i 30 metri in altezza,
soprattutto su alberi con corteccia rugosa che favorisce l'aderenza
delle radici avventizie. Le foglie dei rami sterili misurano da
pochi fino a 10 centimetri; sono di colore verde chiaro le giovani
e verde cupo le vecchie. La forma varia da cuoriforme, a margine
quasi intero, a lobata con lobi di differente forma. Le foglie dei
rami fertili sono di forma ovale e senza lobi. Persistono sui rami
tre anni, rappresentano un luogo di nidificazione per gli uccelli,
e sono apprezzate dalle pecore e dalle capre.
I fiori maturano in autunno e le bacche maturano l'anno seguente
la fioritura, verso aprile e maggio: l'edera è una delle
poche piante con fioritura e fruttificazione che si verificano in
due anni differenti.
E' specie rustica, può vivere qualche secolo e si dice che
alcuni esemplari con il tronco di un metro di diametro siano quasi
millenari. In montagna non si spinge oltre i 1.200 metri.
Dell'edera comune si conoscono un centinaio di varietà.
Hedera canariensis
E' originaria delle Canarie, teme le temperature inferiori a -10°C,
ha foglie lunghe fino a 15 centimetri. La varietà "Variegata"
si distingue facilmente per il margine delle foglie di colore bianco
crema. La sua forma arborescente (ottenuta per talea dalle ramificazioni
fertili), viene soprannominata "albero fantasma" a causa
delle foglie molto mobili al vento.
Hedera colchica
O edera del Caucaso. Specie molto vigorosa, anch'essa con numerose
varietà.
Hedera chrysocarpa
Originaria dell'Asia Minore e poco diffusa in Italia si differenzia
dall'edera comune in particolare per le bacche gialle e di dimensioni
maggiori.
INTERESSE
APISTICO
La tardiva fioritura dell'edera rappresenta l'ultima abbondante
raccolta di nettare e polline per le api, prima della pausa invernale.
Raramente dà mieli uniflorali; la letteratura riferisce di
produzioni di miele di edera in Irlanda, mieli che cristallizzano
direttamente nei favi.
Il polline dell'edera è frequentemente presente nei mieli
tardivi dell'Italia centromeridionale, mentre è alquanto
raro in quelli dell'Italia settentrionale.
Crane inserisce H. helix nelle V classe di potenziale mellifero,
ovverosia con una produzione da 201 a 500 kg di miele per ettaro.
NEI
VECCHI TRATTATI
Dalla "Flora apistica dell'apicoltore lombardo", pubblicata
su "L'Apicoltore" nel 1874.
" ....Ogni sua parte è di uso medicinale. Codesto
simpatico ornamento è spontaneo già alle falde de'
monti, eletto da natura a vestire l'orrore de' ruderi, in pianura
non manca, ma fiorisce di rado. Del resto può essere un parassita
ma falso, appoggiandosi alla corteccia de' vegetali senza penetrarvi.
Si propaga per semplici getti, in ogni luogo. Ma passano vari anni
prima che fiorisca.
Il miele d'edera non è giallo bruno, come pretende taluno:
ma (scrive l'illustra Tannoja) bianco liquido, fragrantissimo come
è appunto quello del Monte Gargano. Tiene adunque poco del
sapore amaro astringente, nauseabondo delle sue foglie. Fiorisce
dopo l'erica e si continua fin dopo la fraina. Secondo il Crivelli
il miele raccolto tardi come quello d'edera e delle conifere è
spesso causa di diarrea; perché le api non possono render
duttile la cera e opercularlo."
Angelo Dubini nel corroso volume "L'ape" pubblicato nel
1898 così parla dell'edera.
".... Il miele prodotto dal suo nettare è creduto,
da taluno, giallastro; dal Tannoja invece, bianco e fragrante. lo
ho forte sospetto che nessuno abbia potuto raccoglierlo isolato,
e temo che anche gli apicoltori si sieno ingannati quanto al ritenerla
costantemente assediata dalle api, come si asserisce. Io passo di
sovente a fianco di un castello, il cui piede è tutto un
fiore di Edera per lungo tratto. Ho veduto su quel fiori ogni sorta
di insetti, Vespe, Calabroni, Bombi, Farfalle, e soprattutto poi
un diptero, la mosca Eristalis tenax, che tanto somiglia l'ape per
la forma ed il colore, se la si vede a certa distanza sui fiori,
ma che ha un volo ed un ronzio tutto diverso. Ebbene! Mai e poi
mai, ebbi l'onore di vedervi un'ape. Si dice che il miele ottenuto
dall'Edera, granuli in una settimana; ma se ne dicono tante!".
Dal volumetto "Saggi di flora apistica della Provincia di Parma"
pubblicato nel 1932 leggiamo che "....i suoi fiori sono molto
visitati dalle api che ne ritraggono un miele bianco e fragrante
nonostante il sapore amaro ed astringente delle diverse parti della
pianta."
I
MILLE USI IN GIARDINAGGIO
L'edera è sicuramente la pianta rampicante più versatile:
riveste di una copertura verde compatta gli angoli trascurati, i
ruderi, gli edifici degradati, i ceppi d'albero; ricopre efficacemente
reti metalliche e steccati; forma splendidi tappeti verdi anche
nelle zone più ombreggiate; compatta scarpate e terrapieni
contro l'erosione; si presta come base per le composizioni fioristiche
più disparate.
Inoltre è robusta e facile da coltivare e non necessita di
particolari cure crescendo su qualsiasi tipo di terreno. Per una
rapida crescita va piantata, comunque, in un terreno ricco, poco
compatto, da debolmente acido a leggermente alcalino (pH 6-7,5)
e si avvale di adeguate annaffiature.
Le potature vanno applicate alle edere che ricoprono muri e recinzioni
all'inizio di aprile. Accorciando i getti cresciuti disordinatamente.
La spuntatura dei fusti incrementa il fogliame a colori vivaci nelle
forme variegate.
E' importante impedire che l'edera si avvicini alle tubature ed
al tetto. Se una pianta di edera sta per avvolgere completamente
la chioma di un albero, compromettendone lo sviluppo, è sufficiente
tagliare i fusti legnosi alla sua base in breve si seccherà.
UTILIZZI
VARI
I frutti dell'edera sono velenosi per l'uomo: contengono nei semi
e nella polpa un glucoside, la ederina, di sapore acre, una materia
colorante rossa, una gomma ed una resina dal sapore prima dolciastro
ed alla fine acre, ed un tannino. Sembrano particolarmente velenosi
un tannino contenuto nei semi e la parte resinosa della polpa. Anche
le foglie contengono un glucoside di sapore dolciastro ed in passato
furono usate per la medicazione delle piaghe causate da cauterio.
Diversi uccelli sono ghiotti del frutti.
Il legno molto duro viene spesso utilizzato dagli intagliatori in
sostituzione di quello del bosso. La porzione più porosa
del legno può servire come filtro.
Nel fusto sono presenti canali secretori nei quali circola una resina
gommosa di sapore amaro ed anche rancido accompagnato da odore balsamico
che, per incisioni, può essere raccolta in masse irregolari.
L'industria farmaceutica dalle foglie e dai fusti dell'edera ricava
numerose sostanze, in particolare la ederina (un saponoside): ha
azione emetocatartica, vasodilatatrice ed emolitica, rallentatrice
dell'attività cardiaca e respiratoria. Da alcuni è
ritenuta altamente tossica, mentre altri non la giudicano più
tossica di altre droghe saponiniche.
Inoltre gli estratti delle foglie e dei fusti sono efficaci nella
cura di nevriti, nevralgie, reumalgie, ed altro ancora.
COME
RICOPRIRE UN MURO CON L'EDERA
Il metodo migliore per moltiplicare le edere è il taleaggio.
1) In settembre si prelevano talee di fusto lunghe dai 10 ai 30
centimetri e si pongono a radicare all'aperto, in posizione riparata,
direttamente su un terreno a cui è stato aggiunto il 50%
di sabbia. I rami rampicanti radicano con facilità, mentre
è più difficile ottenere radici dai rami fioriferi.
Le piante ottenute da questi ultimi originano piccoli arbusti che
non producono radici rampicanti e rappresentano le forme arborescenti
dell'erica.
2) In primavera la talea radicata viene posta in un terreno ricco
ed umido alla base del muro, facendo in modo che i getti crescano
a ridosso del muro ed evitando qualsiasi intervento potatorio.
3) Nella primavera successiva tutti i getti vanno tagliati rasoterra.
Nella tarda primavera tra i nuovi getti ne vanno scelti quattro
tra i più vigorosi e si fisseranno a ventaglio con eventuali
fermagli. La restante vegetazione va eliminata.
4) Nella primavera seguente i rami allevati vanno accorciati di
un terzo, al fine di stimolare la ramificazione laterale, mentre
tutti i getti sorti tra i quattro principali devono essere eliminati.
5) Successivamente, mentre i ramoscelli laterali riempiranno gli
spazi vuoti tra i getti principali, si elimineranno i nuovi getti
sorti rasoterra ed i fusticini che crescono staccandosi dal muro.
Ogni primavera, sistematicamente, la nuova vegetazione va accorciata
di un terzo della sua lunghezza.
In tal modo, con una sola talea, in pochi anni si può ricoprire
una superficie di due metri quadri di muro con un singolo strato
di foglie.
L'EDERA
PIANTA FITODEPURATIVA
Si stima che una persona passi il 90% del tempo in ambienti chiusi.
La casa e l'ufficio non sono luoghi sterili: subiscono l'invasione
di fattori tossici provenienti dall'esterno, ma contribuiscono anche
direttamente all'inquinamento.
E' ragionevole supporre che, ad esempio, nei locali la concentrazione
di microrganismi, di acari, di pollini e di scaglie cutanee sia
maggiore che all'esterno.
Sono, comunque, più preoccupanti i danni causati dagli inquinanti
chimici, in particolare dal benzene contenuto nelle benzine (sia
con piombo che senza), nel fumo delle sigarette e dalla formaldeide
presente in numerosi prodotti domestici quali asciugamani, panni
di carta, adesivi usati per la sistemazione della moquette.
Da tempo le piante sono sperimentate ed utilizzate per trattare
gli scarichi civili ed industriali e si è così scoperto
che alcune di esse sono particolarmente efficaci nella depurazione
dell'aria.
La Nasa (Ente Spaziale Americano) ha divulgato le caratteristiche
di alcune piante con proprietà "fitodepurative"
evidenti. Tra di esse l'edera (Hedera helix) ha dimostrato proprietà
notevoli: secondo la Nasa assorbe il 90%, del benzene ed oltre il
10% del tricloroetilene.
Immaginando che possa interessare diamo l'elenco delle altre piante
citate nel lavoro: camadorea (Chamaedorea elegans) pianta originaria
del Messico, ficus (Ficus benjamina) originaria dell'Asia meridionale,
dracena (Dracaena marginata e Dracaena compacta) originaria dell'Africa
ed infine la spatifillo (Spatiphyllum wallisii) originaria della
Colombia.
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