mieli d'italia  
sito ufficiale unaapi
Home|Unaapi|Aapi|Apicoltura|Archivio|Forum|Indirizzi utili|Link|Media
Mappa del sito|Annunci|Miele e prodotti alveare|Pubblicazioni|Servizi|Faq
 
Cerca

 

 



Altre specie:

acacia/robinia
acetosella

agrumi
calluna
ciliegio
colza

edera
enula
erba medica

erica
eucalipto

girasole
lavanda
lupinella

rododendro
rosmarino
salice

solidago
tarassaco
tiglio

timo
trifoglio

 
esagono arancio torna a FLORA
 

 
L'INTERVISTA

Dalle parti di Acquaviva delle Fonti, a sud di Bari, resiste nei quartieri vecchi dei paesi una piacevolissima tradizione: le macellerie, aperte fino a tarda sera, oltre che vendere la carne la cucinano alla brace ed è, assicuriamo, con un gusto particolare, vuoi per l'originalità della situazione, vuoi per la bontà dei prodotti, che si assaporano finocchi, sedani, verdure varie, olive, vino locale fresco e l'immancabile scheggia di provolone. Soprattutto, immaginiamo, dopo una faticosa giornata dedicata alla prevenzione della sciamatura di centinaia di alveari in frenetica attività sul ciliegio. Ci siamo sempre chiesti perché Massimo Carpinteri si ostinasse a portare le api sul ciliegio in questa zona della Puglia e la ragione era così ovvia e condivisibile! Naturalmente ci sono anche i ciliegi; anzi ce ne sono per ettari ed ettari, avendo, in buona parte, sostituito i secolari mandorleti. La zona si è infatti dimostrata idonea al ciliegio per ragioni climatiche e pedologiche.
Massimo vi portava gli alveari dalla Calabria, dopo che sulla precoce fioritura del mandorlo si erano adeguatamente sviluppati, verso la fine di marzo e ve li lasciava per tutto aprile. La presenza di differenti cultivar di ciliegio garantiva una fioritura scalare continua ed, in annate buone, con una corretta gestione della sciamatura, la produzione di un buon melario di miele di ciliegio era assicurata; miele spesso miscelato a piccole quantità di miele di mandorlo. Questa scelta però presentava un inconveniente; la perdita della fioritura, quasi contemporanea, degli agrumi, solo in parte compensata da un secondo trasferimento verso le zone agrumicole interne della Puglia e della Basilicata. Normalmente Massimo, dopo la fioritura del ciliegio, trasportava infatti gli alveari al nord per sfruttare la fioritura della robinia. Ci precisa anche di non aver mai notato morie di api per trattamenti pesticidi e che, sebbene i produttori locali riconoscessero il valore delle api nell'impollinazione, mai alcun compenso gli venne offerto. Con un piacere particolare Massimo ricorda il colore rosso del miele di ciliegio prodotto ed il suo particolarissimo retrogusto al sapore di mandorla amara. Me ne ha anche promesso un vasetto ..
.
 
ciliegio
(Prunus spp.)

il miele di ciliegio

ciliegio Sotto il termine comune di "ciliegio" vengono comprese tre specie: Prunus aviurn L. (ciliegio montano o selvatico, duracina, durone); Prunus cerasus L. (visciola, amarena, amarasca, marasca); Prunus mahaleb L. (megaleppo o ciliegio di S. Lucia).
Terre d'origine del ciliegio, come del resto di molte altre piante da frutto europee, sono ritenute il Medio Oriente, le regioni del Caucaso e dell'Armenia. Sui tempi e sulle modalità della sua diffusione in Europa sono state formulate diverse ipotesi, Secondo Plinio il Vecchio la sua coltivazione occidentale risale, al massimo, ad una cinquantina d'anni prima dell'avvento di Cristo. Ma questo dato contrasta con altre testimonianze e con reperti archeologici: solo 120 anni dopo la sua presunta introduzione in Italia da parte di Lucullo il ciliegio era già presente in Britannia e si ritrovava diffuso spontaneamente in tutti i boschi d'Europa; non solo, 75 anni dopo la data fornita da Plinio il Vecchio, Plinio il Giovane enumerava già ben otto qualità di ciliege (le aproniane - dal nome di Apronius, un gaudente epulone celebre in Roma - le ceciliane, le juniane o julianee, le duracine o pliniane, le lusitaniche, le laurine, le luteziane e le macedoniche), non solo coltivate nei dintorni di Roma ma già diffuse in tutta Europa, fin agli estremi della Lusitania. E' probabile, quindi, che l'introduzione del ciliegio in Europa sia databile a periodi precedenti, ed anzi il ritrovamento nelle palafitte di alcuni insediamenti svizzeri e francesi di noccioli di ciliegio anticipa la data alla preistoria. E' pertanto probabile che sia giunto in occidente con le prime migrazioni arianiche.
Ma allo stesso modo potrebbe essersi prima, o contemporaneamente, diffuso nella nostra penisola e successivamente, trasportato dagli uccelli, aver invaso gli areali del centro nord Europa. Prova ne sia che gli uccelli sono voraci del suo frutto e che il seme, dopo aver attraversato il loro apparato digerente, viene depositato ancora vitale;. secondariamente le piante di ciliegio spontanee sono distribuite nei boschi in modo sparso raramente in gruppi omogenea, suggerendo ciò un ruolo importante degli uccelli nella distribuzione casuale dei loro semi.
Attualmente è presente nelle regioni centro meridionali dell'Europa, spingendosi fino nelle regioni meridionali della Svezia.

CLASSIFICAZIONE
Nella classificazione del ciliegio i botanici non sono concordi. Linneo contemplava tre sole specie, come da noi indicato all'inizio. Ma il De Candolle, pochi decenni dopo Linneo, fondava un genere, il Cerasus, e ad esso attribuiva quattro specie: Cerasus avium, C. duracina, C. juliana, C. caproniana, comprendendo nelle prime due specie i ciliegi a foglie pendenti e nelle ultime due quelli a foglie erette ed a frutto acido. Altri autori hanno proposto ulteriori criteri di classificazione che non riportiamo.
Al genere Prunus appartengono 120 specie. A noi interessano in questa sede solo le tre prima citate. Le loro principali caratteristiche sono:
- Prunus mahaleb: chioma globosa, portamento basso e spesso arbustivo; tronco molto ramoso e diviso dal basso; poco longevo; usato come portainnesto e per il rimboschimento di pendii erti ed aridi; diffuso nell'Europa centro meridionale;
- Prunus avium: chioma piramidale, tronco eretto ed alto; patrimonio cromosomico diploide a sedici cromosomi; esigente in fatto di ambiente;
- Prunus cerasus: simile al precedente ma di dimensioni minori; patrimonio tetraploide a 32 cromosomi; pianta rustica e con attitudine pollonifera.

CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE
Si tratta di una pianta che può raggiungere i 25 metri in altezza e che presenta un tronco diritto, il cui diametro può raggiungere i 70 cm. La corteccia si caratterizza per tipiche striature orizzontali. Le radici sono fittonanti e con micorrizie (associazione di radici di piante vascolari con ife fungine) .
Le gemme fiorifere sono distinguibili da quelle a legno per la maggior grossezza. Le foglie sono generalmente grandi, più o meno pendule, con la lamina ovale allungata, acuminate e con doppia dentellatura. I fiori, riuniti in mazzi di due-sei presentano il calice rossastro, i petali bianchi ed odorosi, gli stami da venti a trentacinque, con antere gialle.
Il ricettacolo del fiori di ciliegio è rivestito da tessuto che produce nettare ad alta concentrazione zuccherina: 55% nel ciliegio dolce e 28% nel ciliegio acido. Mentre il nettare del ciliegio dolce è ricco di saccarosio, quello di ciliegio acido ne è povero. Sui piccioli fogliari sono presenti nettari extrafiorali, peraltro raramente visitati dalle api.
I granuli pollinici appaiono triangolari in visione polare e ovalari in visone equatoriale. I granuli pollinici del ciliegio dolce misurano in media 33 x 41 millesimi di millimetro; quelli di ciliegio selvatico 39 x 46 millesimi di millimetro. In melissopalinologia il polline di ciliegio è indicato con la denominazione di "gruppo Prunus", comprendente i pollini di tutte le specie del genere Prunus. Il polline raccolto dall'ape appare di colore giallo marroncino.
Il frutto è una drupa pendula, ovoidale e cuoriforme, con la cavità di inserzione del peduncolo approfondita; il suo colore va dal giallo, al roseo, al rosso, al rosso scuro quasi moro. Il sapore della polpa può essere dolce od acidulo ed il succo talora incolore, talora fortemente colorato.
La fioritura avviene poco prima di quella del pesco (prima l'acido poi il dolce); in zone di collina e di pianura si verifica nel mese di aprile, mentre in zone montane più tardi, verso maggio giugno. Sull'epoca di fioritura influisce sia la cultivar sia il portainnesto: infatti il P. mahaleb la anticipa di 4-5 giorni. Nel ciliegio dolce la precocità di maturazione è legata alla precocità di fioritura, ma una fioritura precoce espone la piante al pericolo delle brinate tardive. Il ciliegio acido è autofertile, mentre quello dolce è autosterile. Le cultivar di ciliegio dolce sono autoincompatibili ad eccezione di alcune cultivar fra cui la Stella (canadese) e la Cristobalina (spagnola). La fecondazione del ciliegio dolce è complicata dal fatto che l'ovocellula ha vita breve, mentre il tubetto pollinico, emesso dal polline per raggiungere l'ovulo, richiede 2-3 giorni di preparazione, a 21°C, ma tempi maggiori a temperature inferiori. Per una buona impollinazione si richiedono varietà di ciliegio compatibile e con fioritura contemporanea, abbondante presenza di api nel frutteto e condizioni climatiche favorevoli.

TECNICHE DI COLTIVAZIONE
Il ciliegio acido è rustico ed adattabile in fatto di clima e di terreno.
Il ciliegio dolce richiede climi temperati perché può essere danneggiato sia dal freddi invernali che dalla brinate tardive; le temperature critiche sono -2,8°C per i bottoni fiorali e -2,2°C per l'allegagione. Il dolce è esigente anche in fatto di terreno, che deve essere fertile, fresco, permeabile e profondo. Non tollera il ristoppio e non può essere succeduto a se stesso.
Le forme di allevamento più diffuse sono in parete, in pianura, ed in volume in collina.
Il portainnesto per il ciliegio dolce deve presentare le seguenti caratteristiche: indurre un minor sviluppo della cultivar innestata, portare precocemente a frutto; affine alla maggior parte delle cultivar e che si possa facilmente moltiplicare per via agamica. I più usati sono Franco di ciliegio dolce, Ciliegio di Santa Lucia o megaleppo, ciliegio acido ed alcuni ibridi. La potatura di produzione del ciliegio si limita a pochi interventi. Importante la concimazione, sia di impianto che d'allevamento, effettuata secondo precise tabelle.
La raccolta manuale è onerosa; le rese sono basse, circa 8 kg/ora. La raccolta meccanica consente di raccogliere fino al 90% del prodotto con una riduzione dei tempo a 1/5, 1/10.

ASPETTI COMMERCIALI
Il ciliegio è una delle poche piante arboree da frutto non afflitte da problemi di eccedenza: per esso esistono interessanti spazi mercantili e si preannunziano, nei prossimi anni, numerose innovazioni tecnologiche.
La produzione italiana di ciliege è caratterizzata da una forte tipicizzazione: ogni regione possiede proprie varietà ben accette ed affermate sul piano commerciale, ma la sua espansione è limitata dal fatto che le singole superfici aziendali destinate al ciliegio sono condizionate dalla altissima e concentrata richiesta di manodopera per la raccolta del frutto. Se a ciò si aggiungono le possibili avversità atmosferiche durante la fioritura o durante la raccolta (bastano pochi giorni di pioggia) e la necessità di esitare il prodotto in pochi giorni, ci si rende conto del perché, nonostante le ciliege siano i frutti più costosi, la redditività aziendale della coltura sia più apparente che reale.
Si stanno quindi affannando nuove varietà autofertili e compatte, portainnesti nanizzanti, forme di allevamento che permettano la raccolta del frutto da terra, piante di rapida messa a frutto ecc. Ma la loro diffusione richiede una attenta sperimentazione e. quindi, divulgazione ed anche, soprattutto, un lento adattamento delle abitudini e delle preferenze del consumatore.

INTERESSE APISTICO
I fiori di ciliegio sono fortemente attrattivi per le api: offrono abbondanti quantità di nettare e di polline, in un periodo di intensa attività delle api. In annate favorevoli, in comprensori tipicamente cerasicoli e, qualora le famiglie siano state adeguatamente sviluppate per tempo, si possono ottenere mieli uniflorali di ciliegio. Normalmente, in particolare nelle zone collinari ricche di piante spontanee di ciliegio, il nettare raccolto viene utilizzato immediatamente dalle api. Il potenziale nettarifero del ciliegio è considerato di II classe, corrispondente a produzioni medie oscillanti tra i 25 ed i 50 kg per ettaro. Il polline di ciliegio, nei mieli italiani, si trova, generalmente, associato a quello di tarassaco, di salice e di vari altri fruttiferi ed, assieme a questi, può, talora, essere dominante, sebbene sia normalmente iporappresentato.

UTILIZZI IN ERBORISTERIA
Il ciliegio figura tra le principali piante medicinali per le sue grandi proprietà diuretiche.
Vengono utilizzati i peduncoli del frutto, preferibilmente quelli del ciliegio acido. Hanno proprietà diuretiche e sono considerati un sedativo delle vie urinarie. Si utilizzano come potente diuretico, come medicinale per cistiti, per insufficienze renali, reumatismi gottosi, sotto forma di decotto ottenuto facendo bollire 30 grammi di peduncoli del frutto, per trenta minuti, in un litro di acqua. Il decotto va consumato in giornata se si vuole ottenere una efficace azione diuretica, versandolo, bollente, su 250 grammi di ciliege fresche, facendo macerare il tutto per altri 30 minuti e passando poi il tutto con spremitura.

IL CILIEGIO NEI VECCHI TRATTATI
Da "L'Apicoltore" del 1874, precisamente dalla rubrica "Flora dell'apicoltore lombardo", abbiamo recuperato ampie notizie. fiore di ciliegio"Il ciliegio appartiene alla famiglia delle Rosacee, e sono tutte piante mellifere e pollinifere ... Per usufruire del fiori delle piante fruttifere bisogna rinforzare d'autunno gli alveari, e ciò allo scopo d'aver subito in primavera popolazioni forti, disponibili al lavoro... Il miele di tutte le piante da frutto è in generale liquido e bianco, saporoso e non aromatico ... Dal fatto che le sue foglie emanano una minima dose d'acido cianidrico o prussico - che è un potente veleno - taluno volle arguire che le api sfuggono codesto albero, come pure pel medesimo motivo sfuggono il Lauro ceraso, il Pesco ecc.. Il fatto dimostra il contrario, che anzi le api ronzano molto su questi fiori. - Il miele poi, quand'anche avesse assorbita dalla pianta, piccola dose d'acido prussico, detto acido volatizza lasciando il miele innocuo, appena che esso venga dalle api raccolto... Se nella stagione estiva si vedono le api visitare le foglie e i germogli del Ciliegio, ciò dipende, forse da rogiada melata, più spesso da un afide che riveste e danneggia questa pianta. Infine noteremo che il polline del Ciliegio acido è di color giallo zafferano, invece è giallo zolfino quello del ciliegio dolce". Dubini nel 1898, sul suo volume "L'Ape" così annotava: "La fioritura delle piante fruttifere precede talvolta di 10-15 giorni quella del Ravizzo. Egli è per opera delle api che queste piante vengono favorite nella loro fecondazione, perché le sole api si sono conservate in famiglie nell'inverno, e quindi possono, prime, fra gli altri insetti, uscire alla raccolta.


U.N.A.API. Str. Tassarolo 22 - 15067 Novi Ligure (AL)
tel.
0143 32 37 78 - Fax 0143 31 42 35
ultima modifica: 9 Guigno, 2002 -> - Credits

lapis