mieli d'italia

HOME PAGE SITO 2001-2010
Apicoltura | Indirizzi utili | Miele e prodotti alveare | Servizi

Questa pagina è estratta dal vecchio sito di mieliditalia.it.
Per navigare all'interno del vecchio sito utilizza i link di colore marrone.
Se vuoi navigare nel nuovo sito utilizza i link di colore arancio o VAI AL SITO NUOVO


 

 



Altre specie:

acacia/robinia
acetosella

agrumi
calluna
ciliegio
colza

edera
enula
erba medica

erica
eucalipto

girasole
lavanda
lupinella

rododendro
rosmarino
salice

solidago
tarassaco
tiglio

timo
trifoglio

 
esagono arancio torna a FLORA
 

Nei vecchi trattati

Dalla "Flora apistica dell'apicoltore lombardo", pubblicata sulla rivista "L'Apicoltore" nel 1873.
"Il più bel merito degli agrumi è d'essere in fiore tutto l'anno; talché il poeta Tasso parlando dei loro frutti disse:
Nel mentre spunta l'un, l'altro matura.
Il loro miele ricorda la fragranza dei loro frutti; ogni miele può acquistare però codesto profumo se lo si fa passare sopra alcune foglie di Agrumi.
Gli autori di cose apistiche concordano nel dare agli agrumi un'importanza mellifera di primo ordine. Se questo fatto sta pei paesi caldi, da noi la cosa corre diversa; le nostre risorse mellifere sono da aspettarsi da altro genere di piante."

 
agrumi
(Citrus spp.)

il miele di agrumi

Arancio
L'arancio ed il limone sono nella flora italiana i più diffusi rappresentanti della famiglia delle Rutaceae che, nel clima mediterraneo e nei suoli dell'Italia meridionale ed insulare hanno trovato le condizioni adatte per diffondersi e dare frutti difficilmente eguagliabili.
Il mito di Ercole che conquistò le mele d'oro delle Esperidi indusse a credere, erroneamente, di individuare in esse il frutto dell'arancio; l'introduzione nel bacino del Mediterraneo è relativamente recente e si ritiene risalga ai primi secoli dell'era cristiana sotto le vesti dell'arancio amaro, scoperto dai conquistatori romani penetrati nel regno di Alessandro Magno e nei paesi arabi. L'arancio dolce compare in Europa solo dopo il Mille e si ritiene sia stato portato dai portoghesi grazie alle spedizioni nelle Indie.
Il nome arancio troverebbe la propria origine nell'arabo "narangi", derivato a sua volta dal persiano o dal sanscrito "nagarang'a", che secondo il Pianigiani, significava " frutto favorito dagli elefanti". Secondo altri glottologi la parola "aurantium" dei latini può originare anche dal vocabolo "aureum" e quindi significherebbe "albero dai frutti aurei".
Esistono due specie del genere Citrus chiamate comunemente arancio: una è Citrus aurantium di Linneo, detta "arancio amaro" o "melangolo", e l'altra è Citrus aurantiun var sinensis L., o Citrus sinensis (L) Osbeck, chiamata arancio dolce. Date le modeste differenze morfologiche tra le due specie ne descriviamo unitamente le caratteristiche, elencando di volta in volta le peculiarità.

Caratteristiche morfologiche
Tra gli agrumi l'arancio presenta il maggior sviluppo raggiungendo i 10-12 metri di altezza; la media peraltro è di 6-7 metri. La chioma è compatta e le foglie sono ovate, a margine intero o appena dentate; il picciolo, alato in forma accennata nell'arancio dolce, è evidente in quello amaro. In quest'ultimo le foglie sono profumate. Le spine sono molto piccole nell'arancio dolce (con l'eccezione delle piante ottenute da seme) e di maggior lunghezza in quello amaro.
I fiori, di dimensioni maggiori nell'arancio amaro, sono profumati in entrambe le specie, ma il profumo dell'arancio amaro è più intensamente penetrante. Sono solitari o riuniti in fascetti o in piccoli grappoli ascellari, hanno perianzio di cinque sepali con lobi calicini arrotondati. Il numero degli stami è pari a quattro volte il numero dei petali. L'ovario è supero, costituito da nove-quindici carpelli.
Il frutto è una bacca tipo esperidio, di forma rotonda o subsferica; la buccia - liscia e di colore dal giallo al rosso vinoso nell'arancio dolce e ruvida, rugosa amarissima e di colore giallo-rossiccio in quello amaro - è costituita da un esocarpo, detto flavedo, nel quale si trovano numerose tasche lisigene ricche di oli essenziali; queste sono appoggiate al mesocarpo bianco e spugnoso, detto albedo. L'endocarpo, suddiviso in tanti settori avvolti da una sottile membrana, è formato da vescicole pluricellulari contenenti il succo. Nell'arancio amaro i semi sono numerosi, mentre quello dolce, spessissimo, ne contiene pochi e, talvolta, ne è privo. Inoltre il frutto dell'arancio amaro a maturità piena presenta il centro interamente vuoto e con piccole emergenze fusiformi.
Una specifica caratteristica dei semi di arancio è la poliembrionia: ogni seme contiene più embrioni, uno derivato dall'atto fecondativo e gli altri dal tessuto della nocella, cioè con le stesse caratteristiche genetiche della pianta madre. Le piante che si originano dall'embrione formatosi con la fecondazione sono più vigorose delle altre.
L'arancio è pianta longeva e può vivere oltre cento anni, ma economicamente dura meno e raggiunge lo stadio della piena produzione verso il ventesimo anno.

Arancio amaro
Originario dell'Asia, portato dagli Arabi nella Siria e nell'Arabia nel VIII secolo e, successivamente, durante le crociate diffuso in Africa, Spagna, Nizza ed in Sicilia. Nella storia del Delfinato si trova un accenno al mercato di Nizza sul quale, nel 1337, si vendevano arance. Esportato poi in Florida, Venezuela e nel Madagascar con la qualifica di "arancio a frutto acido".
L'utilizzazione di questa specie è di carattere industriale per la presenza nelle foglie, nei frutti e nei fiori di cellule oleifere e di principi aromatici.
Dalla scorza dei frutti si estrae la essenza di arancio amaro; dalle foglie e dai polloni si ricava, per distillazione, la essenza di Petit grain di arancio amaro; dai fiori, per estrazione con solventi volatili, si ha la essenza di Neroli, dal nome di Flavia Orsini principessa di Neroli che alla fine del sec. XVII ne introdusse la moda. Inoltre dal frutto (polpa e scorza) si ha una confettura di pregio. Il "Curacao" ed altri liquori sono a base di arancio amaro.

Arancio dolce
Originario della Cina da dove è stato introdotto nelle regioni tropicali e subtropicali del mondo. Secondo il Gallesio era conosciuto in Europa prima del XV secolo. Venne descritto da G.B. Ferrari (medulla dulci).
arancio dolceComprende un insieme di varietà classificate da diversi autori in gruppi distinti, ma i caratteri non sono costanti e le identificazioni non sono facili. Le cultivar coltivate in Italia sono numerose; ne elenchiamo sommariamente solo alcune.
Ovale o Calabrese. - La più importante tra le cultivar bionde, inizia a maturare tra la fine dell'inverno e la primavera, il frutto è di notevole pezzatura, quasi privo di semi e con buccia sottile. Può restare molto a lungo sulla pianta. Sensibile al gelo, resiste bene ai trasporti.
Belladonna. - Buona per le caratteristiche organolettiche del frutto anche resistente ai trasporti. Matura prima dell'ovale, in dicembre, ma si può conservare sulla pianta fino a marzo. Non molto produttiva.
Tarocco. - Deve il nome alla forma del frutto a "trottola". Cultivar molto pregevole. Matura in dicembre-gennaio e la polpa ha un caratteristico sapore.
Moro. - Cultivar meno vigorosa del Tarocco e di lento accrescimento. Frutto privo di semi, rotondeggiante. L'epidermide si tinge a maturità di venature rosso scuro. Matura dalla fine di novembre a gennaio.
Sanguinello comune. - Costituisce la gran parte del prodotto sanguigno. Il frutto, quasi privo di semi, è di media pezzatura e di forma oblunga.
Washington Navel. - Introdotta nel 1870, cultivar vigorosa, frutto grosso di colore arancione intenso, polpa bionda succosa quasi priva di semi. Matura da dicembre a febbraio
Valencia late. - Introdotta dalla California nei paesi del Mediterraneo nel 1870. Albero di sviluppo superiore a quello di molte altre culivar ed assai produttivo. Il frutto è provvisto di una buccia spessa di colore arancione. La polpa è bionda, di tessitura fine, succosa con pochi semi. Una delle cultivar più diffuse per le notevoli proprietà e per la maturazione tardiva, fine primavera.
Jaffa. - Molto coltivata in Israele. Produce un frutto oblungo con il peduncolo inserito in una cavità evidente. Normalmente privo di semi, polpa mediamente succosa, matura da gennaio a febbraio.

Valore biologico
L'arancia deriva il suo pregio da tre suoi contenuti: lo zucchero, le vitamine e i sali minerali. Gli zuccheri sono contenuti nelle arance mature nella misura dell 8-9%. Riguardo le vitamine le arance contengono piccole quantità di vitamina A, una modesta dose del complesso vitaminico B, mentre contengono in misura eccezionale e concentrata nel succo e nella polpa la vitamina C. A questo alto contenuto di vitamina C si deve l'azione terapeutica preventiva e curativa dell'arancia in tutti i caso di scorbuto conclamato, ed in tutte le altre forme che allo scorbuto si connettono.
Riguardo al contenuto in sali minerali si ritiene che le arance debbano la loro azione salutare sia per la presenza quantitativa, ma sprattutto per la qualità.


Limone
La zona di origine del limone (Citrus limonia Osbeck oppure Citrus limonium Risso oppure Citrus limon (L.) Burm.), anche se limonenon definita, coincide con i paesi dell'Asia orientale. Sulla sua provenienza in occidente le ipotesi sono contrastanti. Per taluni era ignoto ai greci e latini e giunse in Europa verso il 1200, ossia negli anni in cui l'arabo Abenbutirr (o Ebembitar) sciveva il primo trattato su questo alberello, tradotto da Andrea Aplago in latino e pubblicato a Parigi nel 1602. Sempre secondo tale ipotesi i limoni ragggiunsero le regioni mediterranee dell'Europa proveneinti dall'Assiria e dal Nord Africa. Ma, recentemente, dopo gli scavi effettuati a Pompei nei primi anni cinquanta, lo studio accurato degli affresci della "Casa del frutteto e del giardino" ha permesso di identificare tra le numerose piante di rara bellezza due limoni carichi di frutti e possedenti tutti i caratteri specifici. Quindi i romani già sin dal I° secolo dopo Cristo, conoscevano il limone ed altre specie del genere Citrus, raggruppate probabilmente dai Georgici latini sotto il nome di Melo di Media. Casella è giunto a concludrere, dopo attento esame degli affreschi pompeiani, che i romani conoscevano numerose varietà di limone tra cui le varietà Sorrentino, di Amalfi, Lunario o Palermitano, Arancino o Tunno, ecc.
Sicuramente è interessante notare come il vocabolo limone abbia nei paesi asiatici un suono affine al nostro: "talimun" e "stalimun" sono i vocaboli nella lingua cinese; "laimun" è parola della lingua araba; "limu" e "nimu" sono parole indonesiane. Secondo gli studiosi ciò attesterebbe come la pianta, estendendosi gradatamente dalla sua area originaria, sia stata accompagnata dal proprio nome.

Caratteristiche morfologiche
Si tratta di un piccolo albero a lunghe branche irregolari, con brevi spine forti e rigide sui rametti lignificati, a portamento aperto, procombente per i rami a frutto ed assurgente per i getti a legno.
Le gemme sono violacee, come i rametti all'inizio dello sviluppo.
Le foglie, persistenti, sono di colore verde pallido, di forma allungato-ovata, appuntiti in sommità, a margini dentati, sempre alterne.
I fiori sono isolati, talvolta accoppiati in mazzetti, piuttosto grandi, localizzati all'ascella delle foglie, di colore bianco sfumato di rosso porpora.
I frutti sono ovali allungati, isolati o raggruppati, composti da otto-dieci segmenti, contengono molti o pochi semi, talora abortiti; di colore giallo chiaro, hanno una sottile buccia (o scorza) a superficie liscia piuttosto che rugosa, sempre riccamente provvista di produzioni glandolari. La polpa è assai abbondante ed i succhi hanno acidità variabile a seconda delle varietà.
I semi sono piccoli, spesso mancanti.

Sistematica
Le varietà di limone sono numerose. Il Galli, dell'Università di Pisa, ha censito come più importanti le seguenti:
- tenue, coltivata in Spagna e Portogallo;
- striatum, pianta rustica diffusa in tutta la regione mediterranea e molto ornamentale;
- neapolitanum, frutti molto aciduli, largamente coltivata in Algeria;
- bignetta, con scorza sottile e polpa acidissina, scelta per l'esportazione;
- amalfitanum, pianta sviluppata in altezza, con frutti molto grossi, a scorza giallo-pallida e a polpa tenera ed acidula;
- ligusticum, pianta di piccola statura a fruttti mediocri, scorza liscia o rigata e sottile, polpa debolmente acida con molti semi, molto diffusa in Liguria;
- hispanicum, pianta ad elevata produttività, diffusa nel Mediterraneo, con fusto elevato, frutti piccoli, polpa a succo acidissimo e di sapore gradevole;
- florentinum, con frutti di forma e grandezza variabile, diffusa in Italia;
- ceriescum, pianta a fusto molto alto, con frutti grossi, succo abbondante e di sapore acido.
Le varietà italiane principali sono le seguenti.
- Interdonato. Pianta vigorosa; frutto grosso, allungato; succo abbondante, acido, profumato, leggermente amaro; semi non numerosi. Fu ottenuta circa un secolo fa in Sicilia. Matura i frutti a settembre-ottobre e, non essendo rifiorente, non dà produzioni speciali. Se la pianta è innestata sopra melangolo la produzione aumenta di molto ed i frutti risultano di qualità commerciale migliore.
- Femminello comune. Pianta di medio vigore; frutto oblungo di media dimensione; succo abbondante, chiaro, molto aromatico, con acidità oscillante; semi non molto numerosi, in massima parte abortiti. Si tratta della varietà più diffusa ed apprezzata per la produzione abbondante, molto adatta alla forzatura e per la resistenza dei frutti alla manipolazione ed al trasporto.
- Femminello sfusato. Pianta vigorosa; frutto allungato; succo abbondante, acido, profumato, eccellente; semi spesso numerosi. Varietà molto produttiva, adatta alla forzatura, ed all'allevamento a pergolato, preferita nella costiera amalfitana. Sostituita in Sicilia da altre varietà in quanto il frutto allungato non si presta facilmente all'impacchettatura regolare.
- Arancino. Pianta vigorosa; frutto globoso tendente allo sferico, di medie dimensioni; succo abbondante, acido, profumato; semi numerosi. Apprezzati per la rusticità, per la produzione di frutti abbondante ed uniforme, per la predisposizione alla forzatura e per la resistenza dei frutti ai trasporti.
- Lunario. Pianta di medio vigore; frutto medio, ovale o globoso; succo non molto abbondante, ma profumato; semi numerosi ed acuminati. Varietà a fioritura quasi continua, molto produttiva, sensibile alla forzatura. Meno diffusa del femminello comune per la minor produttività e la minor ricchezza in acido ed in essenze. Ha, però, il pregio di essere rifiorente e di maturare i limoni da maggio a luglio.
- Monachello. Pianta di medio sviluppo; frutto sfusato, medio, a grana fine; succo abbondante, profumato e spesso non molto acido; semi picoli o assenti. Si sottopone bene alla forzatura.
- Berna. Pianta vigorosa e molto produttiva; frutto ovaliforme o globoso. Varietà più diffusa in Spagna.
- Mesero. Pianta media; frutto sferoidale; succo abbondante, ben acido e profumato; semi da 9 a 10 per frutto. I frutti sono apprezzati per la succosità, la ricchezza in olio essenziale. Meno diffusa della varietà Berna nei limoneti spagnoli.
- Eureka. Pianta piccola; frutto medio, ellittico; succo molto acido, profumato; semi poco numerosi ed abortiti. Varietà più diffusamente coltivata in California, molto produttiva e rifiorente. Ebbe origine da seme di limone siciliano.
- Villafranca. Pianta grande, vigorosa; frutto ovale, medio o grande; succo abbondante, molto acido, aromatico; semi medi, ovali in numero di circa 30. Varietà altamente produttiva coltivata in Florida.

Polimorfismo
Il limone è specie rifiorente; in altre parole porta contemporaneamente sulla stessa pianta fiori e frutti in diversi stadi di maturazione. Si hanno frutti specifici per ogni fioritura.
Fioritura di marzo. Dà origine al marzano o malsano, frutto tozzo, con base larga, ordinariamente privo di semi, a buccia spessa e ruvida, succo acido e maturazione in settembre-ottobre.
Fioritura di aprile-maggio. Origina il limone propriamente detto, provvisto di semi, con succo fortemente acido e maturazione da settembre ad aprile.
Fioritura di giugno-luglio. Dà origine al jancuzzo o biancuzzo, che ha buccia spessa e rugosa, e matura da aprile a maggio.
Fioritura di agosto-primi di settembre. Dà il verdello, meno sfusato del limone, a buccia sottile, liscia, pochi semi striminziti, maturazione da giugno ad agosto.
Fioritura di fine settembre. Dà l'agostaro, simile al verdello, ma meno sfusato, e matura da agosto a settembre.
Fioritura di ottobre. Dà il bastardo, sferico, buccia spessa, semi abortiti, succo lievemente acido e maturazione da settembre ad ottobre.
Oltre a quelli descritti il limone dà frutti con caratteristiche intermedie come la marzanella, il limone ammarzanato, il limone jancuzzato, ecc.
Dalla medesima pianta si possono raccogliere frutti da sfusati a sferici con tutti i passagggi intermedi, frutti umbonati e privi di umbone, frutti a buccia sottile e frutti a buccia spessa, frutti apireni, frutti con semi striminziti e frutti ricchi di semi, frutti con succo molto acido, frutti isolati (limoni) e frutti a grappoli (verdelli agostari).

I verdelli
La principale fioritura del limone è quella primaverile, con maturazione dei frutti in ottobre-maggio. La fioritura estiva, che dà i frutti (verdelli) nel successivo maggio-settembre, è limitata e la maturazione coincide con il periodo di massimo consumo. Pertanto è stata escogitata la forzatura del limone allo scopo di ottenere verdelli eccellenti ed in abbondanza.
La pratica ha inizio, indicativamente, nella terza decade di giugno con sospensione dell'irrigazione per 30-40 giorni. La sospensione dell'irrigazione provoca l'avvizzimento delle foglie, attenua le funzioni di traspirazione e fotosintesi, ed arresta ogni processo di accrescimento degli organi. La pianta entra in una fase di vita latente, ed il lento ma contenuto indebolimento predispone ad una abbondante fioritura. L'abilità del limonicoltore consiste nel trovare il giusto equilibrio per evitare che la pianta soffra eccessivamente, predisponendosi ad una fioritura limitata o mancante ed alla produzione di soli bastardi ed, al contrario, soffra poco producendo un eccesso di rami a legno e limitando la fioritura. L'esame della pianta richiede notevole perizia ed è basato sulla visione dell'aspetto generale della pianta. Talvolta si esaminano, nelle prime ore del mattino, le foglie accartocciate in senso longitudinale: stringendosi nella mano non devono accartocciarsi, ma rimanere piegate.
Verso i primi di agosto si riprendono le irrigazioni (dette in Sicilia abbivirate) con quantità di acqua regolarmente crescente. Le piante riprendono vigore, le foglie riacquistano turgore e colore, i piccoli limoni riprendono l'accrescimento e compaiono nuovi germogli. Alla fioritura si sospende l'irrigazione che viene ripresa dopo l'allegagione dei fiori.


ultima modifica: 31 Luglio, 2010