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Arancio
L'arancio
ed il limone sono nella flora italiana i più diffusi rappresentanti
della famiglia delle Rutaceae che, nel clima mediterraneo e nei
suoli dell'Italia meridionale ed insulare hanno trovato le condizioni
adatte per diffondersi e dare frutti difficilmente eguagliabili.
Il
mito di Ercole che conquistò le mele d'oro delle Esperidi
indusse a credere, erroneamente, di individuare in esse il frutto
dell'arancio; l'introduzione nel bacino del Mediterraneo è
relativamente recente e si ritiene risalga ai primi secoli dell'era
cristiana sotto le vesti dell'arancio amaro, scoperto dai conquistatori
romani penetrati nel regno di Alessandro Magno e nei paesi arabi.
L'arancio dolce compare in Europa solo dopo il Mille e si ritiene
sia stato portato dai portoghesi grazie alle spedizioni nelle
Indie.
Il nome arancio troverebbe la propria origine nell'arabo "narangi",
derivato a sua volta dal persiano o dal sanscrito "nagarang'a",
che secondo il Pianigiani, significava " frutto favorito
dagli elefanti". Secondo altri glottologi la parola "aurantium"
dei latini può originare anche dal vocabolo "aureum"
e quindi significherebbe "albero dai frutti aurei".
Esistono due specie del genere Citrus chiamate comunemente arancio:
una è Citrus aurantium di Linneo, detta "arancio amaro"
o "melangolo", e l'altra è Citrus aurantiun var
sinensis L., o Citrus sinensis (L) Osbeck, chiamata arancio dolce.
Date le modeste differenze morfologiche tra le due specie ne descriviamo
unitamente le caratteristiche, elencando di volta in volta le
peculiarità.
Caratteristiche
morfologiche
Tra gli agrumi l'arancio presenta il maggior sviluppo raggiungendo
i 10-12 metri di altezza; la media peraltro è di 6-7 metri.
La chioma è compatta e le foglie sono ovate, a margine
intero o appena dentate; il picciolo, alato in forma accennata
nell'arancio dolce, è evidente in quello amaro. In quest'ultimo
le foglie sono profumate. Le spine sono molto piccole nell'arancio
dolce (con l'eccezione delle piante ottenute da seme) e di maggior
lunghezza in quello amaro.
I fiori, di dimensioni maggiori nell'arancio amaro, sono profumati
in entrambe le specie, ma il profumo dell'arancio amaro è
più intensamente penetrante. Sono solitari o riuniti in
fascetti o in piccoli grappoli ascellari, hanno perianzio di cinque
sepali con lobi calicini arrotondati. Il numero degli stami è
pari a quattro volte il numero dei petali. L'ovario è supero,
costituito da nove-quindici carpelli.
Il frutto è una bacca tipo esperidio, di forma rotonda
o subsferica; la buccia - liscia e di colore dal giallo al rosso
vinoso nell'arancio dolce e ruvida, rugosa amarissima e di colore
giallo-rossiccio in quello amaro - è costituita da un esocarpo,
detto flavedo, nel quale si trovano numerose tasche lisigene ricche
di oli essenziali; queste sono appoggiate al mesocarpo bianco
e spugnoso, detto albedo. L'endocarpo, suddiviso in tanti settori
avvolti da una sottile membrana, è formato da vescicole
pluricellulari contenenti il succo. Nell'arancio amaro i semi
sono numerosi, mentre quello dolce, spessissimo, ne contiene pochi
e, talvolta, ne è privo. Inoltre il frutto dell'arancio
amaro a maturità piena presenta il centro interamente vuoto
e con piccole emergenze fusiformi.
Una specifica caratteristica dei semi di arancio è la poliembrionia:
ogni seme contiene più embrioni, uno derivato dall'atto
fecondativo e gli altri dal tessuto della nocella, cioè
con le stesse caratteristiche genetiche della pianta madre. Le
piante che si originano dall'embrione formatosi con la fecondazione
sono più vigorose delle altre.
L'arancio è pianta longeva e può vivere oltre cento
anni, ma economicamente dura meno e raggiunge lo stadio della
piena produzione verso il ventesimo anno.
Arancio
amaro
Originario dell'Asia, portato dagli Arabi nella Siria e nell'Arabia
nel VIII secolo e, successivamente, durante le crociate diffuso
in Africa, Spagna, Nizza ed in Sicilia. Nella storia del Delfinato
si trova un accenno al mercato di Nizza sul quale, nel 1337, si
vendevano arance. Esportato poi in Florida, Venezuela e nel Madagascar
con la qualifica di "arancio a frutto acido".
L'utilizzazione di questa specie è di carattere industriale
per la presenza nelle foglie, nei frutti e nei fiori di cellule
oleifere e di principi aromatici.
Dalla scorza dei frutti si estrae la essenza di arancio amaro;
dalle foglie e dai polloni si ricava, per distillazione, la essenza
di Petit grain di arancio amaro; dai fiori, per estrazione con
solventi volatili, si ha la essenza di Neroli, dal nome di Flavia
Orsini principessa di Neroli che alla fine del sec. XVII ne introdusse
la moda. Inoltre dal frutto (polpa e scorza) si ha una confettura
di pregio. Il "Curacao" ed altri liquori sono a base
di arancio amaro.
Arancio
dolce
Originario della Cina da dove è stato introdotto nelle
regioni tropicali e subtropicali del mondo. Secondo il Gallesio
era conosciuto in Europa prima del XV secolo. Venne descritto
da G.B. Ferrari (medulla dulci).
Comprende
un insieme di varietà classificate da diversi autori in
gruppi distinti, ma i caratteri non sono costanti e le identificazioni
non sono facili. Le cultivar coltivate in Italia sono numerose;
ne elenchiamo sommariamente solo alcune.
Ovale o Calabrese. - La più importante tra le cultivar
bionde, inizia a maturare tra la fine dell'inverno e la primavera,
il frutto è di notevole pezzatura, quasi privo di semi
e con buccia sottile. Può restare molto a lungo sulla pianta.
Sensibile al gelo, resiste bene ai trasporti.
Belladonna. - Buona per le caratteristiche organolettiche del
frutto anche resistente ai trasporti. Matura prima dell'ovale,
in dicembre, ma si può conservare sulla pianta fino a marzo.
Non molto produttiva.
Tarocco. - Deve il nome alla forma del frutto a "trottola".
Cultivar molto pregevole. Matura in dicembre-gennaio e la polpa
ha un caratteristico sapore.
Moro. - Cultivar meno vigorosa del Tarocco e di lento accrescimento.
Frutto privo di semi, rotondeggiante. L'epidermide si tinge a
maturità di venature rosso scuro. Matura dalla fine di
novembre a gennaio.
Sanguinello comune. - Costituisce la gran parte del prodotto sanguigno.
Il frutto, quasi privo di semi, è di media pezzatura e
di forma oblunga.
Washington Navel. - Introdotta nel 1870, cultivar vigorosa, frutto
grosso di colore arancione intenso, polpa bionda succosa quasi
priva di semi. Matura da dicembre a febbraio
Valencia late. - Introdotta dalla California nei paesi del Mediterraneo
nel 1870. Albero di sviluppo superiore a quello di molte altre
culivar ed assai produttivo. Il frutto è provvisto di una
buccia spessa di colore arancione. La polpa è bionda, di
tessitura fine, succosa con pochi semi. Una delle cultivar più
diffuse per le notevoli proprietà e per la maturazione
tardiva, fine primavera.
Jaffa. - Molto coltivata in Israele. Produce un frutto oblungo
con il peduncolo inserito in una cavità evidente. Normalmente
privo di semi, polpa mediamente succosa, matura da gennaio a febbraio.
Valore
biologico
L'arancia deriva il suo pregio da tre suoi contenuti: lo zucchero,
le vitamine e i sali minerali. Gli zuccheri sono contenuti nelle
arance mature nella misura dell 8-9%. Riguardo le vitamine le
arance contengono piccole quantità di vitamina A, una modesta
dose del complesso vitaminico B, mentre contengono in misura eccezionale
e concentrata nel succo e nella polpa la vitamina C. A questo
alto contenuto di vitamina C si deve l'azione terapeutica preventiva
e curativa dell'arancia in tutti i caso di scorbuto conclamato,
ed in tutte le altre forme che allo scorbuto si connettono.
Riguardo al contenuto in sali minerali si ritiene che le arance
debbano la loro azione salutare sia per la presenza quantitativa,
ma sprattutto per la qualità.
Limone
La
zona di origine del limone (Citrus limonia Osbeck oppure Citrus
limonium Risso oppure Citrus limon (L.) Burm.), anche se non
definita, coincide con i paesi dell'Asia orientale. Sulla sua
provenienza in occidente le ipotesi sono contrastanti. Per taluni
era ignoto ai greci e latini e giunse in Europa verso il 1200,
ossia negli anni in cui l'arabo Abenbutirr (o Ebembitar) sciveva
il primo trattato su questo alberello, tradotto da Andrea Aplago
in latino e pubblicato a Parigi nel 1602. Sempre secondo tale
ipotesi i limoni ragggiunsero le regioni mediterranee dell'Europa
proveneinti dall'Assiria e dal Nord Africa. Ma, recentemente,
dopo gli scavi effettuati a Pompei nei primi anni cinquanta, lo
studio accurato degli affresci della "Casa del frutteto e
del giardino" ha permesso di identificare tra le numerose
piante di rara bellezza due limoni carichi di frutti e possedenti
tutti i caratteri specifici. Quindi i romani già sin dal
I° secolo dopo Cristo, conoscevano il limone ed altre specie
del genere Citrus, raggruppate probabilmente dai Georgici latini
sotto il nome di Melo di Media. Casella è giunto a concludrere,
dopo attento esame degli affreschi pompeiani, che i romani conoscevano
numerose varietà di limone tra cui le varietà Sorrentino,
di Amalfi, Lunario o Palermitano, Arancino o Tunno, ecc.
Sicuramente è interessante notare come il vocabolo limone
abbia nei paesi asiatici un suono affine al nostro: "talimun"
e "stalimun" sono i vocaboli nella lingua cinese; "laimun"
è parola della lingua araba; "limu" e "nimu"
sono parole indonesiane. Secondo gli studiosi ciò attesterebbe
come la pianta, estendendosi gradatamente dalla sua area originaria,
sia stata accompagnata dal proprio nome.
Caratteristiche
morfologiche
Si tratta di un piccolo albero a lunghe branche irregolari, con
brevi spine forti e rigide sui rametti lignificati, a portamento
aperto, procombente per i rami a frutto ed assurgente per i getti
a legno.
Le gemme sono violacee, come i rametti all'inizio dello sviluppo.
Le foglie, persistenti, sono di colore verde pallido, di forma
allungato-ovata, appuntiti in sommità, a margini dentati,
sempre alterne.
I fiori sono isolati, talvolta accoppiati in mazzetti, piuttosto
grandi, localizzati all'ascella delle foglie, di colore bianco
sfumato di rosso porpora.
I frutti sono ovali allungati, isolati o raggruppati, composti
da otto-dieci segmenti, contengono molti o pochi semi, talora
abortiti; di colore giallo chiaro, hanno una sottile buccia (o
scorza) a superficie liscia piuttosto che rugosa, sempre riccamente
provvista di produzioni glandolari. La polpa è assai abbondante
ed i succhi hanno acidità variabile a seconda delle varietà.
I semi sono piccoli, spesso mancanti.
Sistematica
Le varietà di limone sono numerose. Il Galli, dell'Università
di Pisa, ha censito come più importanti le seguenti:
- tenue, coltivata in Spagna e Portogallo;
- striatum, pianta rustica diffusa in tutta la regione mediterranea
e molto ornamentale;
- neapolitanum, frutti molto aciduli, largamente coltivata in
Algeria;
- bignetta, con scorza sottile e polpa acidissina, scelta per
l'esportazione;
- amalfitanum, pianta sviluppata in altezza, con frutti molto
grossi, a scorza giallo-pallida e a polpa tenera ed acidula;
- ligusticum, pianta di piccola statura a fruttti mediocri, scorza
liscia o rigata e sottile, polpa debolmente acida con molti semi,
molto diffusa in Liguria;
- hispanicum, pianta ad elevata produttività, diffusa nel
Mediterraneo, con fusto elevato, frutti piccoli, polpa a succo
acidissimo e di sapore gradevole;
- florentinum, con frutti di forma e grandezza variabile, diffusa
in Italia;
- ceriescum, pianta a fusto molto alto, con frutti grossi, succo
abbondante e di sapore acido.
Le varietà italiane principali sono le seguenti.
- Interdonato. Pianta vigorosa; frutto grosso, allungato; succo
abbondante, acido, profumato, leggermente amaro; semi non numerosi.
Fu ottenuta circa un secolo fa in Sicilia. Matura i frutti a settembre-ottobre
e, non essendo rifiorente, non dà produzioni speciali.
Se la pianta è innestata sopra melangolo la produzione
aumenta di molto ed i frutti risultano di qualità commerciale
migliore.
- Femminello comune. Pianta di medio vigore; frutto oblungo di
media dimensione; succo abbondante, chiaro, molto aromatico, con
acidità oscillante; semi non molto numerosi, in massima
parte abortiti. Si tratta della varietà più diffusa
ed apprezzata per la produzione abbondante, molto adatta alla
forzatura e per la resistenza dei frutti alla manipolazione ed
al trasporto.
- Femminello sfusato. Pianta vigorosa; frutto allungato; succo
abbondante, acido, profumato, eccellente; semi spesso numerosi.
Varietà molto produttiva, adatta alla forzatura, ed all'allevamento
a pergolato, preferita nella costiera amalfitana. Sostituita in
Sicilia da altre varietà in quanto il frutto allungato
non si presta facilmente all'impacchettatura regolare.
- Arancino. Pianta vigorosa; frutto globoso tendente allo sferico,
di medie dimensioni; succo abbondante, acido, profumato; semi
numerosi. Apprezzati per la rusticità, per la produzione
di frutti abbondante ed uniforme, per la predisposizione alla
forzatura e per la resistenza dei frutti ai trasporti.
- Lunario. Pianta di medio vigore; frutto medio, ovale o globoso;
succo non molto abbondante, ma profumato; semi numerosi ed acuminati.
Varietà a fioritura quasi continua, molto produttiva, sensibile
alla forzatura. Meno diffusa del femminello comune per la minor
produttività e la minor ricchezza in acido ed in essenze.
Ha, però, il pregio di essere rifiorente e di maturare
i limoni da maggio a luglio.
- Monachello. Pianta di medio sviluppo; frutto sfusato, medio,
a grana fine; succo abbondante, profumato e spesso non molto acido;
semi picoli o assenti. Si sottopone bene alla forzatura.
- Berna. Pianta vigorosa e molto produttiva; frutto ovaliforme
o globoso. Varietà più diffusa in Spagna.
- Mesero. Pianta media; frutto sferoidale; succo abbondante, ben
acido e profumato; semi da 9 a 10 per frutto. I frutti sono apprezzati
per la succosità, la ricchezza in olio essenziale. Meno
diffusa della varietà Berna nei limoneti spagnoli.
- Eureka. Pianta piccola; frutto medio, ellittico; succo molto
acido, profumato; semi poco numerosi ed abortiti. Varietà
più diffusamente coltivata in California, molto produttiva
e rifiorente. Ebbe origine da seme di limone siciliano.
- Villafranca. Pianta grande, vigorosa; frutto ovale, medio o
grande; succo abbondante, molto acido, aromatico; semi medi, ovali
in numero di circa 30. Varietà altamente produttiva coltivata
in Florida.
Polimorfismo
Il limone è specie rifiorente; in altre parole porta contemporaneamente
sulla stessa pianta fiori e frutti in diversi stadi di maturazione.
Si hanno frutti specifici per ogni fioritura.
Fioritura di marzo. Dà origine al marzano o malsano, frutto
tozzo, con base larga, ordinariamente privo di semi, a buccia
spessa e ruvida, succo acido e maturazione in settembre-ottobre.
Fioritura di aprile-maggio. Origina il limone propriamente detto,
provvisto di semi, con succo fortemente acido e maturazione da
settembre ad aprile.
Fioritura di giugno-luglio. Dà origine al jancuzzo o biancuzzo,
che ha buccia spessa e rugosa, e matura da aprile a maggio.
Fioritura di agosto-primi di settembre. Dà il verdello,
meno sfusato del limone, a buccia sottile, liscia, pochi semi
striminziti, maturazione da giugno ad agosto.
Fioritura di fine settembre. Dà l'agostaro, simile al verdello,
ma meno sfusato, e matura da agosto a settembre.
Fioritura di ottobre. Dà il bastardo, sferico, buccia spessa,
semi abortiti, succo lievemente acido e maturazione da settembre
ad ottobre.
Oltre a quelli descritti il limone dà frutti con caratteristiche
intermedie come la marzanella, il limone ammarzanato, il limone
jancuzzato, ecc.
Dalla medesima pianta si possono raccogliere frutti da sfusati
a sferici con tutti i passagggi intermedi, frutti umbonati e privi
di umbone, frutti a buccia sottile e frutti a buccia spessa, frutti
apireni, frutti con semi striminziti e frutti ricchi di semi,
frutti con succo molto acido, frutti isolati (limoni) e frutti
a grappoli (verdelli agostari).
I
verdelli
La principale fioritura del limone è quella primaverile,
con maturazione dei frutti in ottobre-maggio. La fioritura estiva,
che dà i frutti (verdelli) nel successivo maggio-settembre,
è limitata e la maturazione coincide con il periodo di
massimo consumo. Pertanto è stata escogitata la forzatura
del limone allo scopo di ottenere verdelli eccellenti ed in abbondanza.
La pratica ha inizio, indicativamente, nella terza decade di giugno
con sospensione dell'irrigazione per 30-40 giorni. La sospensione
dell'irrigazione provoca l'avvizzimento delle foglie, attenua
le funzioni di traspirazione e fotosintesi, ed arresta ogni processo
di accrescimento degli organi. La pianta entra in una fase di
vita latente, ed il lento ma contenuto indebolimento predispone
ad una abbondante fioritura. L'abilità del limonicoltore
consiste nel trovare il giusto equilibrio per evitare che la pianta
soffra eccessivamente, predisponendosi ad una fioritura limitata
o mancante ed alla produzione di soli bastardi ed, al contrario,
soffra poco producendo un eccesso di rami a legno e limitando
la fioritura. L'esame della pianta richiede notevole perizia ed
è basato sulla visione dell'aspetto generale della pianta.
Talvolta si esaminano, nelle prime ore del mattino, le foglie
accartocciate in senso longitudinale: stringendosi nella mano
non devono accartocciarsi, ma rimanere piegate.
Verso i primi di agosto si riprendono le irrigazioni (dette in
Sicilia abbivirate) con quantità di acqua regolarmente
crescente. Le piante riprendono vigore, le foglie riacquistano
turgore e colore, i piccoli limoni riprendono l'accrescimento
e compaiono nuovi germogli. Alla fioritura si sospende l'irrigazione
che viene ripresa dopo l'allegagione dei fiori.
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