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L'INTERVISTA

Acetosella!! Questa volta il compito affidatomi dalla redazione è impegnativo. Raccolgo velocemente qualche notizia dai libri di Botanica. 850 specie di acetosella! Come farò a cavarmela. Parlo con alcuni apicoltori e concludo che la cosa da fare è andare in Calabria. Telefono a Francesco Artese, apicoltore professionista della Provincia di Reggio Calabria ed una mattina di fine 1993 parto per un interminabile viaggio in treno fino a Lamezia Terme. Capito in Calabria in una giornata nevosa e ventosa: non un fiore di acetosella schiuso. Non ci resta che parlarne in un luogo chiuso. La prima faccenda di cui parliamo è proprio relativa alla sensibilità dei fiori di acetosella sia al freddo che alla pioggia. La specie di cui mi parla Artese ha i fiori gialli e, sperando di non sbagliarmi, mi arrischio a classificarla come Oxalis cernua. Fiorisce da novembre a marzo e, secondo Francesco, le api la visitano solo per il polline. Anzi mi precisa che si tratta di un polline vistoso, di colore giallo-ocra. Contemporaneamente all'acetosella fioriscono le calendule e alcune brassicacee, sulle quali le api raccolgono nettare. Grazie a queste tre fioriture le api, in questa zona della Calabria, non interrompono mai la deposizione di covata. Normalmente l'acetosella, che cresce spontanea negli agrumeti, non viene mai sfalciata od eliminata con trattamenti diserbanti. L'unico momento critico nello sviluppo delle famiglie si ha ai primi di aprile e coincide con l'intervallo di tempo che si frappone tra il termine della fioritura dell'acetosella e l'inizio della fioritura degli agrumi (indicativamente il 10 aprile). L'acetosella, quindi, nonostante l'aspetto umile dei suoi fiori svolge un ruolo essenziale nell'economia apistica calabrese: permette alle famiglie di svilupparsi precocemente e di presentarsi alla fioritura degli agrumi nelle condizioni di massimo sviluppo. Ben lo sanno gli apicoltori del Nord che, verso la fine dell'autunno, portano in Calabria alcune migliaia di alveari: dalle brume del Nord alle soleggiate giornate (così mi han detto) mediterranee.
Un'ultima cosa: Francesco ricorda che da bambino era usuale masticare il fusto dell'acetosella per il suo gradevole sapore acidulo e che il bulbo era cucinato come una castagnola.
acetosella
(Oxalis acetosella L.)

acetosellaSulla base dell'acetosella (una piantina comune in tutta Europa) Linneo fondò uno dei suoi primi generi botanici ed attribuì ad esso il nome di Oxalis, trovato già nei libri di Plinio, ma ne fece un uso improprio in quanto i romani con tale termine, sembra, si riferissero ad una pianta affatto diversa, quella che oggi è ascritta al genere Rumex (Rumex acetosella). Il termine Oxalis deriva dal greco (oxys = acido; hall = sale) in relazione al sapore acidulo, non sgradevole, delle foglie dell'acetosella particolarmente ricche di acido ossalico, legato in forma salina al potassio.
Al genere Oxalis si attribuiscono circa 850 specie, un numero decisamente vasto; nel nostro emisfero (boreale) vivono allo stato spontaneo o naturalizzato solo una trentina di queste specie e 25 di esse sono originarie dell'America settentrionale. Tutte le altre sono originarie dell'America meridionale e tropicale.
Nella nostra flora indigena si contano solo tre o quattro specie, mentre alcune ormai naturalizzate, sono state introdotte per ragioni ornamentali sfuggendo presto dalle coltivazioni dei giardinieri.
L'acetosella (Oxalis acetosella L.) per quanto comune è poco conosciuta. E' una tenera pianticella il cui fusto serpeggia negli strati superficiali del terreno boschivo, dividendosi continuamente in ramificazioni dicotomiche e formando una fitta ed intricata maglia vegetativa. A primavera, prima che gli alberi che la sovrastano emettano le foglie, spuntano dal terreno piccoli boccioli a forma di coppa con piccoli petali di colore bianco, quasi cristallino, solcati in modo irregolare da sottilissime venature rosse e screziati di giallo solo alla base. Di notte o con tempo piovoso i fiori si chiudono pendendo dal fusto come tante piccole campane. Quando le condizioni ambientali lo permettono l'intricato fusto sotterraneo esce alla luce ed origina una struttura vegetale coperta da delicatissime foglie.

CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE
Si tratta di piante erbacee annuali, biennali e perenni. Hanno spesso un fusto sotterraneo rizomatoso e carnoso o bulboso, strisciante e perenne. Raramente presentano un fusto eretto. Le foglie hanno un lungo picciolo provvisto, generalmente alla base, di due piccole stipole, in parte, aderenti al picciolo; sono comunemente trifogliate, ma anche a quattro e più foglioline. Nelle piante coltivate i peduncoli fiorali portano da uno a più fiori riuniti in un semplice ombrello. I fiori hanno colore bianco, roseo o giallo, ma anche viola e rosa scuro; alcuni sono a due o a tre colori. I petali sono in numero di cinque, generalmente liberi ma, talvolta, appena debolmente saldati sul fianco. Dieci gli stami: cinque corti e cinque lunghi.
I frutti hanno la forma di una capsula pentagonale od allungata e presentano una interessante modalità di liberazione dei semi: questi, immersi in una massa mucillaginosa, vengono sospinti dalla capsula attraverso una fessura che, essendo elastica e di diametro inferiore, li proietta lontano con una brusca contrazione.
Un altro aspetto che rende questo genere interessante è il meccanismo di fecondazione. Inizialmente avviene tramite la partecipazione di vari insetti, particolarmente di mosche, e garantisce la produzione di pochi semi. Successivamente si aprono nuovi fiori più piccoli dei precedenti le cui antere versano direttamente il polline sullo stigma. Dalla seconda fecondazione si produce una ben maggiore quantità di semi. Per quanto il ricorso all'autoimpollinazione accada anche in altre specie botaniche, appare pur sempre un fatto sconcertante poiché è noto che dalla fecondazione tra due individui diversi si ha una discendenza più robusta, più adatta alla sopravvivenza.
Ma il genere presenta un'altra particolarità che merita di essere menzionata. I petali e le foglie hanno notevoli capacità di movimento:
i primi di notte si chiudono e le seconde, in condizioni di piovosità, si contraggono assumendo l'aspetto di un piccolo ombrello. La presenza di articolazioni specifiche permette alle foglie di espandersi, contrarsi e di assumere una ordinata disposizione a mosaico (apprezzata dal giardinieri) per la massima intercettazione della radiazione luminosa.

SISTEMATICA
Le numerose specie che si incontrano nei giardini o alla stato spontaneo vengono, per comodità, riunite in due gruppi: al primo appartengono le specie che hanno le foglie composte da più di tre foglioline, mentre al secondo gruppo le specie con le foglie sempre trifogliate. Prendiamo in considerazione solo alcune specie appartenenti al secondo gruppo.

0xalis acetosella L.
pianta spontanea dei nostri boschi, alta 5-10 cm. Le foglie sono simili a quelle del trifoglio. I fiori, solitari, sono portati su lunghi peduncoli e hanno 5 petali bianchi, raramente rosa o bluastri. E' diffusa nel boschi di conifere, ma non solo, nelle zone cespugliose, nelle boscaglie. Sulle Alpi si spinge fino a 2.000 metri ed al Sud è presente solo in montagna. Fiorisce tra marzo e maggio.

0xalis cernua Thunb. (0xalis pes-caprae L.).
Specie introdotta dalla Provincia del Capo nell'anno 1757. Ha fiori gialli, talora doppi. Il fusto sotterraneo ha bulbilli di 5-8 mm. Fiorisce tra novembre e maggio ed è alta oltre 30 cm.
acetosellaHa una storia interessante. Nei territori della Liguria occidentale si è diffusa con una rapidità prodigiosa e in primavera invade tutte le zone coltivate, richiedendo dispendiosi lavori di diserbo.
E' anche diventata la pianta più comune delle Isole Maltesi. Sarebbe stata introdotta a Malta, poco dopo le guerre napoleoniche, da una signora inglese che ne donò una pianta proveniente dalla Colonia del Capo a Padre Giacinto, botanico locale che, appunto, annota l'Oxalis cernua nel suo "Index plantarum" del 1806. Si suppone (sulla base di una precisa caratteristica morfologica) che tutte le piante avventizie di Oxalis cernua presenti nel bacino del Mediterraneo si siano originate dalla piante di Padre Giacinto! In Sicilia era coltivata dal 1796, ma diventa abbondante solo nella seconda metà del XIX secolo. E' stata successivamente segnalata per la prima volta in Toscana (1923), nel Lazio (1934), a Pantelleria dopo il 1920 ed a Brescia intorno al 1950. Si diffonde per via vegetativa (bulbi) e, solo all'inizio del nostro secolo, viene indicata come fruttificante, forse per un adattamento secondario che le permette di autofecondarsi.

0xalis corniculata L. (acetosella dei campi).
Altra specie che si è spontaneizzata in Italia ed è comune in tutta la penisola. E' priva di tuberi, il fusto è prostrato ed i fiori sono piccoli e gialli. Molte le altre specie presenti in Italia che tralasciamo.

INTERESSE
Per alcune considerazioni fatte precedentemente è evidente l'importanza delle numerose specie di acetosella in ambito fioricolo per l'abbondante fioritura e la parziale rusticità. Per quanto i fiori siano delicati, siano sensibili alla pioggia e la durata della fioritura sia breve vengono ampiamente usate in aperta campagna, nei giardini per creare tappeti erbosi che in primavera si colorano fittamente. E' possibile, abbinando differenti specie, disporre di fioriture dall'autunno all'agosto. In verità l'acetosella è stata studiata, negli anni passati, anche come possibile pianta da ortaggio, in relazione alla caratteristica di alcune specie dì produrre bulbi presenti normalmente nell'alimentazione delle popolazioni peruviane e messicane. Per quanto qualche studioso sostenga l'utilità della pianta in quanto i suoi fiori si possono consumare in insalate, le foglie possono essere utilizzate come acetose e la radice come gli asparagi, queste specie hanno avuto in realtà scarsissimo successo e sono attualmente relegate a livello di curiosità orticole. Invece in Perù, nel mercati si possono regolarmente trovare tuberi di diverse forme, dimensioni e colore, chiamati "caui" cioè oche, che hanno l'aspetto ed il gusto della patata. Sono i tuberi dell'Oxalis crenata, che dopo essere estratti dal terreno vengono lasciati al sole per una settimana, per favorire la trasformazione di un principio attivo abbondantemente presente al momento della maturazione e che conferisce uno sgradevole sapore acidulo, ed assumono un sapore zuccherino dolciastro.


ultima modifica: 31 Luglio, 2010