Sulla
base dell'acetosella (una piantina comune in tutta Europa) Linneo
fondò uno dei suoi primi generi botanici ed attribuì
ad esso il nome di Oxalis, trovato già nei libri di Plinio,
ma ne fece un uso improprio in quanto i romani con tale termine,
sembra, si riferissero ad una pianta affatto diversa, quella che
oggi è ascritta al genere Rumex (Rumex acetosella). Il termine
Oxalis deriva dal greco (oxys = acido; hall = sale) in relazione
al sapore acidulo, non sgradevole, delle foglie dell'acetosella
particolarmente ricche di acido ossalico, legato in forma salina
al potassio.
Al genere Oxalis si attribuiscono circa 850 specie, un numero decisamente
vasto; nel nostro emisfero (boreale) vivono allo stato spontaneo
o naturalizzato solo una trentina di queste specie e 25 di esse
sono originarie dell'America settentrionale. Tutte le altre sono
originarie dell'America meridionale e tropicale.
Nella nostra flora indigena si contano solo tre o quattro specie,
mentre alcune ormai naturalizzate, sono state introdotte per ragioni
ornamentali sfuggendo presto dalle coltivazioni dei giardinieri.
L'acetosella (Oxalis acetosella L.) per quanto comune è poco
conosciuta. E' una tenera pianticella il cui fusto serpeggia negli
strati superficiali del terreno boschivo, dividendosi continuamente
in ramificazioni dicotomiche e formando una fitta ed intricata maglia
vegetativa. A primavera, prima che gli alberi che la sovrastano
emettano le foglie, spuntano dal terreno piccoli boccioli a forma
di coppa con piccoli petali di colore bianco, quasi cristallino,
solcati in modo irregolare da sottilissime venature rosse e screziati
di giallo solo alla base. Di notte o con tempo piovoso i fiori si
chiudono pendendo dal fusto come tante piccole campane. Quando le
condizioni ambientali lo permettono l'intricato fusto sotterraneo
esce alla luce ed origina una struttura vegetale coperta da delicatissime
foglie.
CARATTERISTICHE
MORFOLOGICHE
Si tratta di piante erbacee annuali, biennali e perenni. Hanno
spesso un fusto sotterraneo rizomatoso e carnoso o bulboso, strisciante
e perenne. Raramente presentano un fusto eretto. Le foglie hanno
un lungo picciolo provvisto, generalmente alla base, di due piccole
stipole, in parte, aderenti al picciolo; sono comunemente trifogliate,
ma anche a quattro e più foglioline. Nelle piante coltivate
i peduncoli fiorali portano da uno a più fiori riuniti
in un semplice ombrello. I fiori hanno colore bianco, roseo o
giallo, ma anche viola e rosa scuro; alcuni sono a due o a tre
colori. I petali sono in numero di cinque, generalmente liberi
ma, talvolta, appena debolmente saldati sul fianco. Dieci gli
stami: cinque corti e cinque lunghi.
I frutti hanno la forma di una capsula pentagonale od allungata
e presentano una interessante modalità di liberazione dei
semi: questi, immersi in una massa mucillaginosa, vengono sospinti
dalla capsula attraverso una fessura che, essendo elastica e di
diametro inferiore, li proietta lontano con una brusca contrazione.
Un altro aspetto che rende questo genere interessante è
il meccanismo di fecondazione. Inizialmente avviene tramite la
partecipazione di vari insetti, particolarmente di mosche, e garantisce
la produzione di pochi semi. Successivamente si aprono nuovi fiori
più piccoli dei precedenti le cui antere versano direttamente
il polline sullo stigma. Dalla seconda fecondazione si produce
una ben maggiore quantità di semi. Per quanto il ricorso
all'autoimpollinazione accada anche in altre specie botaniche,
appare pur sempre un fatto sconcertante poiché è
noto che dalla fecondazione tra due individui diversi si ha una
discendenza più robusta, più adatta alla sopravvivenza.
Ma il genere presenta un'altra particolarità che merita
di essere menzionata. I petali e le foglie hanno notevoli capacità
di movimento:
i primi di notte si chiudono e le seconde, in condizioni di piovosità,
si contraggono assumendo l'aspetto di un piccolo ombrello. La
presenza di articolazioni specifiche permette alle foglie di espandersi,
contrarsi e di assumere una ordinata disposizione a mosaico (apprezzata
dal giardinieri) per la massima intercettazione della radiazione
luminosa.
SISTEMATICA
Le numerose specie che si incontrano nei giardini o alla stato
spontaneo vengono, per comodità, riunite in due gruppi:
al primo appartengono le specie che hanno le foglie composte da
più di tre foglioline, mentre al secondo gruppo le specie
con le foglie sempre trifogliate. Prendiamo in considerazione
solo alcune specie appartenenti al secondo gruppo.
0xalis acetosella L.
pianta spontanea dei nostri boschi, alta 5-10 cm. Le foglie sono
simili a quelle del trifoglio. I fiori, solitari, sono portati
su lunghi peduncoli e hanno 5 petali bianchi, raramente rosa o
bluastri. E' diffusa nel boschi di conifere, ma non solo, nelle
zone cespugliose, nelle boscaglie. Sulle Alpi si spinge fino a
2.000 metri ed al Sud è presente solo in montagna. Fiorisce
tra marzo e maggio.
0xalis cernua Thunb. (0xalis pes-caprae L.).
Specie introdotta dalla Provincia del Capo nell'anno 1757. Ha
fiori gialli, talora doppi. Il fusto sotterraneo ha bulbilli di
5-8 mm. Fiorisce tra novembre e maggio ed è alta oltre
30 cm.
Ha
una storia interessante. Nei territori della Liguria occidentale
si è diffusa con una rapidità prodigiosa e in primavera
invade tutte le zone coltivate, richiedendo dispendiosi lavori
di diserbo.
E' anche diventata la pianta più comune delle Isole Maltesi.
Sarebbe stata introdotta a Malta, poco dopo le guerre napoleoniche,
da una signora inglese che ne donò una pianta proveniente
dalla Colonia del Capo a Padre Giacinto, botanico locale che,
appunto, annota l'Oxalis cernua nel suo "Index plantarum"
del 1806. Si suppone (sulla base di una precisa caratteristica
morfologica) che tutte le piante avventizie di Oxalis cernua presenti
nel bacino del Mediterraneo si siano originate dalla piante di
Padre Giacinto! In Sicilia era coltivata dal 1796, ma diventa
abbondante solo nella seconda metà del XIX secolo. E' stata
successivamente segnalata per la prima volta in Toscana (1923),
nel Lazio (1934), a Pantelleria dopo il 1920 ed a Brescia intorno
al 1950. Si diffonde per via vegetativa (bulbi) e, solo all'inizio
del nostro secolo, viene indicata come fruttificante, forse per
un adattamento secondario che le permette di autofecondarsi.
0xalis
corniculata L. (acetosella dei campi).
Altra specie che si è spontaneizzata in Italia ed è
comune in tutta la penisola. E' priva di tuberi, il fusto è
prostrato ed i fiori sono piccoli e gialli. Molte le altre specie
presenti in Italia che tralasciamo.
INTERESSE
Per alcune considerazioni fatte precedentemente è evidente
l'importanza delle numerose specie di acetosella in ambito fioricolo
per l'abbondante fioritura e la parziale rusticità. Per
quanto i fiori siano delicati, siano sensibili alla pioggia e
la durata della fioritura sia breve vengono ampiamente usate in
aperta campagna, nei giardini per creare tappeti erbosi che in
primavera si colorano fittamente. E' possibile, abbinando differenti
specie, disporre di fioriture dall'autunno all'agosto. In verità
l'acetosella è stata studiata, negli anni passati, anche
come possibile pianta da ortaggio, in relazione alla caratteristica
di alcune specie dì produrre bulbi presenti normalmente
nell'alimentazione delle popolazioni peruviane e messicane. Per
quanto qualche studioso sostenga l'utilità della pianta
in quanto i suoi fiori si possono consumare in insalate, le foglie
possono essere utilizzate come acetose e la radice come gli asparagi,
queste specie hanno avuto in realtà scarsissimo successo
e sono attualmente relegate a livello di curiosità orticole.
Invece in Perù, nel mercati si possono regolarmente trovare
tuberi di diverse forme, dimensioni e colore, chiamati "caui"
cioè oche, che hanno l'aspetto ed il gusto della patata.
Sono i tuberi dell'Oxalis crenata, che dopo essere estratti dal
terreno vengono lasciati al sole per una settimana, per favorire
la trasformazione di un principio attivo abbondantemente presente
al momento della maturazione e che conferisce uno sgradevole sapore
acidulo, ed assumono un sapore zuccherino dolciastro.
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