mieli d'italia

HOME PAGE SITO 2001-2010
Apicoltura | Indirizzi utili | Miele e prodotti alveare | Servizi

Questa pagina è estratta dal vecchio sito di mieliditalia.it.
Per navigare all'interno del vecchio sito utilizza i link di colore marrone.
Se vuoi navigare nel nuovo sito utilizza i link di colore arancio o VAI AL SITO NUOVO


 

PARTE DA UDINE LA NUOVA COLLABORAZIONE EUROPEA NEL CAMPO DELL'APICOLTURA

eur beeOspitiamo con piacere un primo report su un importante ed innovativo momento di confronto europeo della ricerca apistica. Un incontro segnato dalla capacità di organizzare i lavori con opportuna revisione e cernita delle comunicazionie cheè sfociato nella nascita di un nuovo soggetto associativo scientifico internazionale.

Fra il 19 e il 23 settembre l’Università di Udine ha ospitato la prima Conferenza Europea di Apidologia “EurBee”, organizzata dal Dipartimento di Biologia Applicata alla Difesa delle Piante, alla quale hanno preso parte 271 studiosi provenienti da 28 Paesi Europei oltre a 15 ospiti provenienti da 11 diversi Paesi extra-europei, per un totale di 286 partecipanti.
In questi ultimi decenni, non sono state poche le occasioni d’incontro per i ricercatori europei; tuttavia, tali riunioni sono state limitate per lo più agli studiosi dell’Europa occidentale (ossia, della “vecchia” UE) e sono state frammentate in convegni settoriali (impollinazione, varroa, genetica dell’ape…). Da tempo si avvertiva l’esigenza di far incontrare gli studiosi dell’Ovest e quelli dell’Est, favorendo inoltre scambi di idee fra esperti in ambiti diversi. Il Dipartimento di Biologia Applicata alla Difesa delle Piante dell’Università di Udine si è assunto l’impegnativo compito di avviare tale collaborazione, organizzando una conferenza che ha riunito la quasi totalità degli studiosi impegnati nella ricerca sull’ape in Europa.
Il Comitato Scientifico Internazionale della Conferenza era composto dagli studiosi europei più affermati nei diversi campi ed era coordinato da N. Koeniger (Oberursel), N. Milani (Udine) e R. Moritz (Halle).
I lavori si sono articolati in sette sessioni plenarie e tredici sessioni specializzate (simposi), su argomenti che spaziavano dalla biologia e dalla genetica dell’ape agli avvelenamenti causati da pesticidi e alla caratterizzazione dei mieli. Il programma è stato completato da escursioni e visite tecniche, fra cui quella all’azienda apistica dei Fratelli Marzona.
Il programma scientifico è stato davvero denso: sono state presentate oltre cento comunicazioni orali, e altri centoventi contributi sono stati presentati sotto forma di poster, dopo accurata selezione da parte del comitato scientifico internazionale e degli organizzatori. Pertanto, non è possibile dare in questa sede una panoramica sia pure sintetica dei risultati esposti e delle novità emerse.
Si ritiene opportuno, tuttavia, segnalare l’impulso dato alle ricerche da nuovi, potenti metodi di indagine in disparati settori; non si potrà prescindere dall’impiego di tali tecniche anche nelle applicazioni alla pratica apistica.
eur beePer esempio, grazie alle tecniche della biologia molecolare, ricercatori dell’Università di Halle, in Germania, hanno dimostrato che le larve allevate come regine non sono scelte a caso dalle operaie ma provengano quasi esclusivamente da “sottofamiglie” rare, rappresentate cioè da un esiguo numero di larve, discendenti da fuchi con caratteristiche poco frequenti nella popolazione: verrebbe da dire che solo la progenie di quei pochi fuchi ha il… sangue blu richiesto per divenire regina. Questo significa che le regine allevate da un alveare, per sostituire la regina o per la sciamatura, hanno metà del patrimonio genetico – quello ereditato dal padre – del tutto diverso da quello della maggior parte delle api della famiglia.
Un gruppo dell’Università di Würzburg, poi, ha utilizzato la microelettronica per contrassegnare le api di un alveare – operaie, regina o fuchi – mediante una “targa” costituita da un chip più piccolo di un millimetro, incollato al torace, simile alle etichette elettroniche antifurto utilizzate in alcuni negozi o nelle biblioteche; si può registrare la presenza e l’attività delle api contrassegnate, interagendo con il chip per mezzo di onde radio. È facile immaginare le possibili applicazioni: si potrà localizzare rapidamente la regina, dopo averle incollato una di queste “targhe”.
La sessione in cui il dibattito è stato più acceso è stata senza dubbio quella sugli avvelenamenti causati da insetticidi. L’indice è stato puntato – come in altre occasioni – sull’imidacloprid e su altri principi attivi di recente introduzione, e la discussione si è incentrata sull’entità delle perdite da ascrivere a tali insetticidi o ad altre cause concomitanti. Ormai in diversi Paesi si stanno costituendo reti di sorveglianza, con l’individuazione di alveari-sentinella che vengono seguiti in modo approfondito per chiarire la causa di ricorrenti morie di api.
Nella sessione di patologia, numerosi contributi hanno riguardato i virus dell’ape: le tecniche della biologia molecolare consentono oggi, per la prima volta, di eseguire diagnosi affidabili, e di far luce su questi agenti patogeni finora poco conosciuti.
La relazione plenaria riguardante la conduzione dell’apiario è stata presentata da John Kefuss, ricercatore di origine statunitense, con dottorato conseguito in Germania, da parecchi annni residente in Francia, che ha “messo su” un’azienda con oltre cinquemila famiglie d’ape, estremamente attiva anche nella produzione di regine e in altre produzioni specializzate. Kefuss ha illustrato le possibili risposte alle sfide per l’apicoltura nei prossimi decenni, mettendo in luce come queste dipendano sia da nuove acquisizioni scientifiche sia da un più rapido trasferimento di tali conoscenze alla pratica apistica.
La parola d’ordine che ormai circola nell’ambiente è “collaborazione”, anche e soprattutto a livello internazionale. La complessità delle sfide che ci stanno davanti richiede una specializzazione sempre più spinta se si vogliono raggiungere risultati veramente innovativi. Diventa allora indispensabile la collaborazione fra studiosi e tecnici con competenze diverse e complementari: nessuno studioso, nessun gruppo di ricerca, per ampio che sia, può oggi vantare esperienza approfondita in tutti i settori dell’apicoltura.
eur beePer favorire la collaborazione, nel corso della Conferenza è stata fondata una Associazione Scientifica per la ricerca sull’ape, denominata EurBee, alla quale hanno aderito circa 200 studiosi di tutto il Continente. L’Associazione ha sede, per il momento, presso l’Università di Udine. Nel Comitato Direttivo è stato eletto, con oltre il 90% dei voti, il prof. Norberto Milani, del Dipartimento di Biologia Applicata alla Difesa delle Piante.
L’Associazione organizzerà ogni due anni una conferenza del tipo di quella tenutasi a Udine. Infatti si è convinti che, anche nell’era di Internet, nulla può sostituire il contatto personale, magari di fronte a un piatto di frico e a un bicchiere di vino.
Anche al di là di questi incontri programmati, l’Associazione favorirà i contatti informali: è un’opportunità straordinaria, di cui sarà opportuno approfittare fin d’ora, imparando a confrontarci con studiosi e tecnici di altre nazione europee.
Il successo dell’iniziativa potrà essere meglio valutato nei tempi lunghi. Tuttavia, ci sono già i primi risultati: l’informazione relativa alla presenza in Europa del nuovo, temutissimo parassita Aethina tumida è circolata fra tutti gli istituti scientifici europei nel giro di poche ore dalla conferma dell’individuazione del coleottero in Portogallo.
I partecipanti hanno manifestato grande e unanime soddisfazione per l’organizzazione della Conferenza e un apprezzamento per l’ospitalità ricevuta, e si sono dati appuntamento per la seconda edizione della Conferenza Europea di Apidologia a Praga, nel settembre 2006.

Dipartimento di Biologia Applicata alla Difesa delle Piante Università di Udine

(Da L'Apis n.9 - 2004)