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PARTE
DA UDINE LA NUOVA COLLABORAZIONE EUROPEA NEL CAMPO DELL'APICOLTURA
Ospitiamo
con piacere un primo report su un importante ed innovativo momento di
confronto europeo della ricerca apistica. Un incontro segnato dalla capacità
di organizzare i lavori con opportuna revisione e cernita delle comunicazionie
cheè sfociato nella nascita di un nuovo soggetto associativo scientifico
internazionale.
Fra il 19 e il 23 settembre l’Università
di Udine ha ospitato la prima Conferenza Europea di Apidologia “EurBee”,
organizzata dal Dipartimento di Biologia Applicata alla Difesa delle Piante,
alla quale hanno preso parte 271 studiosi provenienti da 28 Paesi Europei
oltre a 15 ospiti provenienti da 11 diversi Paesi extra-europei, per un
totale di 286 partecipanti.
In questi ultimi decenni, non sono state poche le occasioni d’incontro
per i ricercatori europei; tuttavia, tali riunioni sono state limitate
per lo più agli studiosi dell’Europa occidentale (ossia, della
“vecchia” UE) e sono state frammentate in convegni settoriali (impollinazione,
varroa, genetica dell’ape…). Da tempo si avvertiva l’esigenza di far incontrare
gli studiosi dell’Ovest e quelli dell’Est, favorendo inoltre scambi di
idee fra esperti in ambiti diversi. Il Dipartimento di Biologia Applicata
alla Difesa delle Piante dell’Università di Udine si è assunto
l’impegnativo compito di avviare tale collaborazione, organizzando una
conferenza che ha riunito la quasi totalità degli studiosi impegnati
nella ricerca sull’ape in Europa.
Il Comitato Scientifico Internazionale della Conferenza era composto dagli
studiosi europei più affermati nei diversi campi ed era coordinato
da N. Koeniger (Oberursel), N. Milani (Udine) e R. Moritz (Halle).
I lavori si sono articolati in sette sessioni plenarie e tredici sessioni
specializzate (simposi), su argomenti che spaziavano dalla biologia e
dalla genetica dell’ape agli avvelenamenti causati da pesticidi e alla
caratterizzazione dei mieli. Il programma è stato completato da
escursioni e visite tecniche, fra cui quella all’azienda apistica dei
Fratelli Marzona.
Il programma scientifico è stato davvero denso: sono state presentate
oltre cento comunicazioni orali, e altri centoventi contributi sono stati
presentati sotto forma di poster, dopo accurata selezione da parte del
comitato scientifico internazionale e degli organizzatori. Pertanto, non
è possibile dare in questa sede una panoramica sia pure sintetica
dei risultati esposti e delle novità emerse.
Si ritiene opportuno, tuttavia, segnalare l’impulso dato alle ricerche
da nuovi, potenti metodi di indagine in disparati settori; non si potrà
prescindere dall’impiego di tali tecniche anche nelle applicazioni alla
pratica apistica.
Per
esempio, grazie alle tecniche della biologia molecolare, ricercatori dell’Università
di Halle, in Germania, hanno dimostrato che le larve allevate come regine
non sono scelte a caso dalle operaie ma provengano quasi esclusivamente
da “sottofamiglie” rare, rappresentate cioè da un esiguo numero
di larve, discendenti da fuchi con caratteristiche poco frequenti nella
popolazione: verrebbe da dire che solo la progenie di quei pochi fuchi
ha il… sangue blu richiesto per divenire regina. Questo significa che
le regine allevate da un alveare, per sostituire la regina o per la sciamatura,
hanno metà del patrimonio genetico – quello ereditato dal padre
– del tutto diverso da quello della maggior parte delle api della famiglia.
Un gruppo dell’Università di Würzburg, poi, ha utilizzato
la microelettronica per contrassegnare le api di un alveare – operaie,
regina o fuchi – mediante una “targa” costituita da un chip più
piccolo di un millimetro, incollato al torace, simile alle etichette elettroniche
antifurto utilizzate in alcuni negozi o nelle biblioteche; si può
registrare la presenza e l’attività delle api contrassegnate, interagendo
con il chip per mezzo di onde radio. È facile immaginare le possibili
applicazioni: si potrà localizzare rapidamente la regina, dopo
averle incollato una di queste “targhe”.
La sessione in cui il dibattito è stato più acceso è
stata senza dubbio quella sugli avvelenamenti causati da insetticidi.
L’indice è stato puntato – come in altre occasioni – sull’imidacloprid
e su altri principi attivi di recente introduzione, e la discussione si
è incentrata sull’entità delle perdite da ascrivere a tali
insetticidi o ad altre cause concomitanti. Ormai in diversi Paesi si stanno
costituendo reti di sorveglianza, con l’individuazione di alveari-sentinella
che vengono seguiti in modo approfondito per chiarire la causa di ricorrenti
morie di api.
Nella sessione di patologia, numerosi contributi hanno riguardato i virus
dell’ape: le tecniche della biologia molecolare consentono oggi, per la
prima volta, di eseguire diagnosi affidabili, e di far luce su questi
agenti patogeni finora poco conosciuti.
La relazione plenaria riguardante la conduzione dell’apiario è
stata presentata da John Kefuss, ricercatore di origine statunitense,
con dottorato conseguito in Germania, da parecchi annni residente in Francia,
che ha “messo su” un’azienda con oltre cinquemila famiglie d’ape, estremamente
attiva anche nella produzione di regine e in altre produzioni specializzate.
Kefuss ha illustrato le possibili risposte alle sfide per l’apicoltura
nei prossimi decenni, mettendo in luce come queste dipendano sia da nuove
acquisizioni scientifiche sia da un più rapido trasferimento di
tali conoscenze alla pratica apistica.
La parola d’ordine che ormai circola nell’ambiente è “collaborazione”,
anche e soprattutto a livello internazionale. La complessità delle
sfide che ci stanno davanti richiede una specializzazione sempre più
spinta se si vogliono raggiungere risultati veramente innovativi. Diventa
allora indispensabile la collaborazione fra studiosi e tecnici con competenze
diverse e complementari: nessuno studioso, nessun gruppo di ricerca, per
ampio che sia, può oggi vantare esperienza approfondita in tutti
i settori dell’apicoltura.
Per
favorire la collaborazione, nel corso della Conferenza è stata
fondata una Associazione Scientifica per la ricerca sull’ape, denominata
EurBee, alla quale hanno aderito circa 200 studiosi di tutto il Continente.
L’Associazione ha sede, per il momento, presso l’Università di
Udine. Nel Comitato Direttivo è stato eletto, con oltre il 90%
dei voti, il prof. Norberto Milani, del Dipartimento di Biologia Applicata
alla Difesa delle Piante.
L’Associazione organizzerà ogni due anni una conferenza del tipo
di quella tenutasi a Udine. Infatti si è convinti che, anche nell’era
di Internet, nulla può sostituire il contatto personale, magari
di fronte a un piatto di frico e a un bicchiere di vino.
Anche al di là di questi incontri programmati, l’Associazione favorirà
i contatti informali: è un’opportunità straordinaria, di
cui sarà opportuno approfittare fin d’ora, imparando a confrontarci
con studiosi e tecnici di altre nazione europee.
Il successo dell’iniziativa potrà essere meglio valutato nei tempi
lunghi. Tuttavia, ci sono già i primi risultati: l’informazione
relativa alla presenza in Europa del nuovo, temutissimo parassita Aethina
tumida è circolata fra tutti gli istituti scientifici europei nel
giro di poche ore dalla conferma dell’individuazione del coleottero in
Portogallo.
I partecipanti hanno manifestato grande e unanime soddisfazione per l’organizzazione
della Conferenza e un apprezzamento per l’ospitalità ricevuta,
e si sono dati appuntamento per la seconda edizione della Conferenza Europea
di Apidologia a Praga, nel settembre 2006.
Dipartimento di Biologia Applicata alla Difesa
delle Piante Università di Udine
(Da L'Apis n.9 - 2004)
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