APICOLTURA
D'EGITTO
"Sul sarcofago di Mikyrinos (3.600 a. C), che trovasi nel
museo di Londra, si vedono delle iscrizioni ed in mezzo ad altri segni
vi si riscontra pure quello dell'ape. A quell'epoca, senza dubbio,
l'allevamento delle api aveva già in Egitto una notevole estensione.
Sotto questo clima felice, dove l'acqua non è mai gelata, dove
la neve è sconosciuta, dove gli alberi non si spogliano delle
loro foglie che per produrne delle nuove, la vegetazione non è
mai sospesa ed il lavoratore, appagato nei suoi voti, non disporrebbe
che di una stagione costantemente produttiva, se lo straripamento
del Nilo non limitasse la coltivazione ad una sola parte dell'anno.
In effetti il coltivatore, venendo il paese sommerso dalle acque verso
il 15 agosto, semina in gennaio su di un limo molto propizio alla
germinazione.
Qualche giorno dopo le api bottinano sui fiori della medica, della
fava, del cotone. Ma siccome la semina non si effettua ovunque nella
stessa epoca, gli egiziani possono praticare l'apicoltura nomade..."
(da "Trattato completo di apicoltura" dì E. Alphandery,
1935).
L'apicoltura vera e propria iniziò nel momento in cui l'uomo
decise di salvaguardare il futuro delle famiglie di api; al posto
degli alveari naturali, scelti dalle api, sostituì singole
arnie, le cui forme e dimensioni erano condizionate dalle situazioni
ambientali e, quindi, dal materiale disponibile.
Non si hanno elementi per definire con precisione il periodo in cui
avvenne il passaggio dalla fase dei raccoglitori di miele selvatico
alla domesticazione o allevamento delle api.
I primi documenti apistici provengono dall'Egitto e risalgono all'Antico
Impero, oltre 3.000 anni prima di Cristo. La professione di apicoltore
è menzionata in molti testi dell'epoca: le arnie in terracotta,
a forma di cilindro e disposte orizzontalmente, erano popolate con
l'ape egiziana, ancora oggi presente nella vallata del Nilo.
L'affumicatore era uno strumento diffuso e per l'estrazione del miele
non si ricorreva alla pratica dell'apicidio (uccisione delle api).
Le abbondanti fioriture lungo le sponde del fiume ed il clima favorevole,
svilupparono l'apicoltura sotto forma transumante. Un viaggiatore
del settecento descrisse in che modo veniva allora organizzato il
trasporto degli alveari, suggerendo che la tecnica si tramandasse
da epoche immemorabili: "Si raggruppano su grandi barche le api
di numerosi villaggi in ottobre.
Ogni proprietario affida loro i suoi alveari contraddistinti da un
segno particolare. Quando la barca è carica, gli uomini addetti
a condurla, risalgono lentamente il fiume e si fermano in tutti i
luoghi in cui trovano del verde e dei fiori. E così, dopo tre
mesi di soggiorno sul Nilo, gli alveari vengono riportati in febbraio
ai luoghi da cui erano stati prelevati e nei quali trovano nuove ricchezze.
Questa attività frutta agli egiziani un miele delizioso e cera
in abbondanza. Al ritorno i proprietari pagano ai battellieri una
retribuzione proporzionale al numero degli alveari che essi hanno
portato in giro da un capo all'altro dell'Egitto" ("Lettere
sull'Egitto", Savary. 1788).
Nell'Alto Egitto la transumanza era effettuata con l'uso dei muli.
In un papiro del III secolo a.C. si legge una lamentela di apicoltori
rivolta ad un funzionario che aveva loro confiscato i muli utilizzati,
appunto, per il trasporto degli alveari.
I prodotti dell'alveare erano largamente presenti nell'alimentazione
e nella medicina. Un documento, risalente a circa 2.000 anni fa, descrive
numerosi preparati curativi a base di miele che guariscono ferite
e malattie del tubo digerente, delle reni, degli occhi. La chirurgia
dell'epoca utilizzava il miele per le sue proprietà cicatrizzanti,
e per le donne si producevano creme di bellezza, paste dentifrice
e saponi a base di miele.
La
presenza nella colonia di un "re", a capo di una comunità
numerosa, laboriosa e sottomessa, spiega la presenza dell'ape nei
simboli reali.
Quasi sicuramente per questo motivo il Basso Egitto faraonico utilizzò
l'ape come emblema. Per uno scrittore latino, Orapollo, "quando
gli egiziani vogliono rappresentare un popolo che ubbidisce al proprio
re, dipingono un'ape. Ed i soldati coraggiosi si vedevano attribuire
dal Faraone un'ape d'oro, simbolo del valore e dell'ubbidienza al
re".
Gli unguenti ed i profumi erano preparati nei templi ed esisteva,
certamente, un monopolio del miele e della cera a favore dei sacerdoti.
Alle cerimonie ed al consumo reale era riservato solo il miele chiaro
e puro.
In occasione di certe ricorrenze si mangiavano ritualmente miele e
fichi ed una di queste era intitolata "la festa della vallata
dove si mangia il miele".
La cera era utilizzata in molte occasioni ed anche in cerimonie di
stregoneria.
Alcuni documenti riguardano un processo durante il quale vennero condannati
certi maghi ritenuti colpevoli di aver fabbricato statue di "cera
pura" allo scopo di nuocere a Ramsete III, 3.300 anni orsono.
Facciamo ora un salto in avanti, fin quasi ai nostri giorni. Su un
numero del 1870 de "L'Apicoltore" abbiamo scovato una dotta
ed affascinante trascrizione, a cura di Michele Balsamo Crivelli,
da un opuscoletto intitolato "L'ape egiziana". E' curiosa
l'origine della pubblicazione originale: esattamente il giorno 4 di
giugno del 1864 giunsero a Berlino, dopo 19 giorni di viaggio, alcune
colonie di api egiziane, introdotte dalla locale Società di
Acclimatazione. Responsabile delle novelle mellifere fu un distinto
apicoltore, il signor F.W. Vogel di Custrin, il quale, per l'appunto,
diede alle stampe il libricino. Ci è impossibile riportate
per intero l'articolo, per quanto meriti una simile attenzione: ci
limitiamo, quindi, ai passi più piacevoli.
".... Chi pratica attualmente nell'Egitto l'apicoltura sono
i Fella e i Copti: i Beduini dell'estremità del deserto non
se ne occupano. Le api vengono coltivate in iscodelle e in brocche,
e tostoché siano di esse popolati questi vasi, si immurano.
Sono pure molto in uso dei cilindri formati dalla melma del Nilo....
Sembra che in Egitto non sianvi arnie di paglia.
Le api traggono la loro principale nutrizione dal trifoglio (Trifolium
alexandrinum). Nel marzo sono in fiore la maggior parte delle piante
e degli arbusti. Nei giardini raccolgono le api il polline e il miele
dal Tornasole, cetriuolo, popone, dalla cipolla e fava, ecc. Nel paese
Rei il raccolto avviene nel maggio. Dopo quest'epoca molti tratti
del terreno non sono più che una morta solitudine....
Nell'Egitto superiore la sciamatura avviene nel febbrajo, nel medio
nel marzo. Per indurre uno sciame preso a costruire i favi paralleli
al disco che chiude il cilindro, si conficcano dei favi vecchi a un
biforcuto ramicello, che ha l'altezza della luce del cilindro, e si
introduce nell'alveare che verrà occupato. I favi vengono costruiti
nella parte superiore e presso il ramicello, e l'arabo, staccandoli
superiormente, li può estrarre e ritornare nel cilindro. Si
potrebbe quasi dire che gli arabi in parte abbiano il favo mobile.
Tutti i favi che le api costruiscono sono paralleli a quello che venne
introdotto. Il vendemmiare il cilindro è assai facilitato da
una tale predisposizione....
Le api operaie dell'Egitto hanno colorato in giallo rosso o arancio
il primo e il secondo segmento della parte posteriore del corpo e
il terzo segmento sino alla metà, che è poi nero, a
somiglianza delle api italiane.... Veduta l'ape egiziana dalla parte
postriore del corpo verso il corsaletto, spicca particolarmente la
bianchiccia vellosità, e volando ella sembra infarinata....
E' notabilmente minore la grandezza dei fuchi egiziani da quella degli
italiani e tedeschi....
L'ape
regina egiziana, non solo visibilmente diversifica nel colore dall'ape
tedesca, ma ben anche dalla italiana. Le prime anella dorsali dell'ape
madre africana sono assai colorate giallo rosso, e presso alcuni bei
esemplari, come sprizzate di sangue.
Le ali di tutti e tre gli individui dell'ape egizia sono più
piccole di quelle delle tedesche e italiane, e più fine sono
le nervature. Il suono prodotto dalle loro ali è più
alto e sottile che nelle altre varietà d'api conosciute. Il
tuono del loro volo è si sorprendentemente dolce, che anche
un novello apicoltore facilmente distingue se sia o no un volo d'api
egizie. Quand'anche tutte e tre le varietà volino contemporaneamente,
si ode il tuono più alto delle egizie. Anche il tuono delle
ali de'fuchi viene all'orecchio più dolce. Mai non si direbbe
che l'ape egizia canta in soprano, in basso l'italiana e la tedesca.
Le celle delle api egiziane nella materia, forma e posizione concordano
colle italiane e tedesche, ma diversificano in grandezza.... Ben inteso
le celle reali sono pure più piccole. In esse si rimarca una
particolarità, cioè l'ape egiziana le costruisce assai
sottili, mentre per esso le altre varietà di api le pareti
delle celle reali, via via le afforzano fino a che le api perfette
le abbandonano .... Sebbene le celle delle nostre api sieno considerevolmente
più grandi di quelle egiziane, tuttavia si sperimentò
che queste piccine api non si stettero dal deporvi le ova. Ma vedete,
la loro grandezza le fece cadere in errore, poiché sulle prime
vi deposero ova da fuchi, e dopo vari giorni si diedero a favorirle
quelle di api operaje....
L'attività dell'ape egizia viene comprovata bastantemente col
fatto del gran miele che ammassa. Allorché riede dal campo
impinzata del melleario succo, le prime anella addominali sono presso
che trasparenti. Le pallottoline del polline nel totale non differenziano
in grossezza da quelle raccolte dalle nostre api....
Ebbene nel cilindro di melma del Nilo contenente lo sciame d'api egiziane,
non si scontrò del propoli. Nella Germania finora non si osservò
che le api egiziane portino a casa del propoli. Elleno vi assicurano
i film e otturano le fenditure colla cera. Tra noi devieranno esse
da questo costume? .... Quanto più l'ape è ingorda del
miele altrettanto ha tendenza a procacciarsene in qualsiasi modo,
dall'istinto di levarlo dai fiori passa a rapirlo. E in proposito
ben scrisse Dzierzon, dalle api creature irragionevoli non sì
può attendere una migliore morale che bottinar del miele e
ove ne lo fiutano lo prendono.... All'ape egizia, è facile
conservar pura la di lei razza, quantunque l'alveare che la contiene
si trovi circondato da altri della razza tedesca e italiana, stante
che essendo essa più piccola della razza di queste, certamente
nel volo aereo si sceglierà un piccolo fuco appartenente alla
di lei varietà, il che riuscirà facile per la voce più
fina del fuco egizio. E il suddetto scrittore (Vogel, N. d. R.) ebbe
ad osservare, che congiuntasi l'ape egizia con un fuco italiano non
poté liberarsi delle parti dei di lui organi sessuali, troppo
voluminosi, sicché soccombette ... |