Il
Consiglio dei ministri della U.e. ha varato, definitivamente, la nuova
Direttiva
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Cronistoria
sulla Nuova Direttiva comunitaria e l'iter per il riconoscimento di
"Specialità tradizionale garantita" per il ... "
miele vergine integrale"
Nel corso del 1994, in seguito
ad un lungo lavoro d'elaborazione, di ricerca e di discussione nel
settore apistico italiano, fu elaborato un dossier sul miele vergine
integrale ai sensi del Reg. CE n. 2082. Tale dossier è costituito
dal disciplinare di produzione, da 11 allegati tecnici, da una relazione,
da una relazione storica corredata di documentazione e bibliografia. Il
dossier, corredato di domanda d'Attestazione di Specificità
Alimentare fu inviato dall'Associazione per il Miele Vergine Integrale
al Ministero dell'Agricoltura che lo trasmise alla Commissione in
data 8 settembre 1995.Per ottenere il primo giudizio positivo da parte
della Direzione Generale VI si è dovuto attendere l'inizio
del 1997, con la conseguente trasmissione alla direzione Generale
III, allora competente sul miele.Dopo diversi interventi del Governo
italiano, la Direzione Generale III Comunitaria esprime parere favorevole
alla fine d'agosto 1999, ben quattro anni dopo l'invio della richiesta
da parte del ministero alla Commissione.Il Presidente Romano Prodi
in una sua lettera,del 28 03 2000, ad alcuni parlamentari italiani,
in cui assicurava il suo interessamento in merito alla Direttiva sul
miele, affermava sulla "questione" del dossier per il Miele
Vergine Integrale:"Sono lieto di informarVi che, grazie all'avvenuta
trasmissione di tali informazioni, l'esame della pratica è
stato portato a termine e che la relativa domanda di registrazione
dovrebbe essere pubblicata nei prossimi giorni nella Gazzetta Ufficiale
delle Comunità Europee, Serie C, per consentire eventuali dichiarazioni
di opposizione come previsto dal Regolamento CEE n. 2082/92."Il
15 maggio 2000 il testo di compromesso della nuova Direttiva comunitaria
veniva approvata dal Consiglio dei Ministri della Ue; segnando un
gran successo dell'Italia, e dei paesi mediterranei, con la radicale
riformulazione della bozza di discussione originaria. In settembre
il commissario all'agricoltura Fichler, in risposta ad un'interrogazione
dell'europarlamentare Sacconi, provvedeva a raffreddare ogni speranza:
" …la domanda di registrazione del Miele Vergine Integrale sarà
oggetto di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità
Europee non appena il Consiglio, dopo il parere del Parlamento Europeo,
avrà definitivamente adottato la nuova Direttiva Comunitaria
sul miele."Come ogni compromesso di mediazione, tra interessi
diversi e divergenti, il testo della nuova Direttiva contiene, anche,
elementi negativi quali il riconoscimento del miele "filtrato".
Su tali elementi negativi si è sviluppato il tentativo da parte
della lobby degli importatori di riaprire il dibattito per evitare
che la nuova Direttiva divenisse operativa.
Gli apicoltori europei si sono mossi con l'assunto "che il meglio
è nemico del bene" e sono riusciti a rigettare quest'ennesima
manovra dilatoria, tesa a riaprire tutti i giochi.
Da quando sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale la nuova
Direttiva diverrà immediatamente operativa in ogni paese dell'Unione,
consentendo però un ampio tempo per lo smaltimento delle etichette.
E', pertanto, da mettere in conto un periodo di qualche anno prima
di verificare un effetto della nuova normativa sul mercato europeo
del miele.
Da subito è, invece, possibile la riapertura dell'iter per
il riconoscimento del Miele Vergine Integrale.
Su questo si accentrerà l'attenzione e l'iniziativa degli apicoltori
italiani e di quanti hanno a cuore la difesa della qualità
e della tipicità dei prodotti alimentari italiani.
Un commento del presidente di Unaapi, Francesco
Panella, sulla nuova direttiva
Cultura e stili di vita alimentari sono parte di una grande battaglia.
Siamo in un epoca in cui la sovranità dei paesi, gli usi, le
consuetudini le stesse differenze culturali sono messe in discussione.
L'Italia che detiene la gran parte del patrimonio artistico/culturale
mondiale è pure depositaria di un'immensa fortuna fatta di
tradizioni/cultura alimentare e culinaria che non è confrontabile
con il capitale di conoscenze e tradizioni di alcun altro paese al
mondo.
E' una grande ricchezza, di cui non siamo e non saremo mai sufficientemente
consapevoli.
La storia, la cultura da cui proveniamo ha quale elemento costante
e ricorrente la capacità dell'uomo di trasformare e valorizzare
gli elementi della natura e quali simbolici riferimenti ed elementi
distintivi: pane, olio e vino.
In cento chilometri della nostra penisola si incontrano tali e tante
tradizioni, specialità, leccornie e consuetudini alimentari
come non si trovano in diecimila chilometri negli altri paesi e continenti.
Questa immensa ricchezza è oggi in grave pericolo, l'omologazione
mondiale sembra sempre più ispirata all'incontrastato potere
d'operare senza alcuna norma, vincolo e restrizione dei grandi gruppi
economici multinazionali.
L'omologazione, anche quella alimentare, è un rischio alle
porte.
I nostri prodotti tipici stanno pagando dazio, pesante dazio di milioni
di dollari, perché pretendiamo che sia dimostrato scientificamente
che gli ormoni per produrre carni e latte non arrecano alcun danno
alla salute dei consumatori.
Il criterio sancito dal libero commercio mondiale è specularmente
opposto: libera vendita di carni e latte agli ormoni, di cibi transgenetici
fino a quando non sarà più che dimostrata e ridimostrata
la dannosità per il consumatore e per l'ambiente. Chi non accetta
tale legge viene fatto inginocchiare con la forza delle sanzioni economiche.
Il gioco è pesante e mette in discussione è la stessa
sovranità dei cittadini e degli stati.
Nella costruzione di un mondo del libero scambio, della solidarietà,
dello sviluppo dobbiamo, possiamo batterci per preservare quale essenziale
requisito il diritto alla specificità della propria storia
e cultura, il diritto alla sicurezza alimentare, il diritto all'informazione
del consumatore, il diritto alla scelta degli individui, il diritto
a differenziare la qualità ed in definitiva il diritto alla
sovranità alimentare.
Il miele, il miele di qualità, è parte integrante ed
emblematica di questo patrimonio unico al mondo.
Non a caso si vuol svilire ed infangare il miele e ridurlo al pari
di una miscela di zuccheri industriali.
Nella nostra battaglia abbiamo ottenuto un primo enorme risultato.
Il disegno della DG III comunitaria e della lobby tedesca che tradizionalmente
è interessata all'importazione di miele che voleva incassare
la nuova direttiva di sotterfugio ha trovato sulla sua strada la nostra
decisa e decisiva reazione.
L'Italia è insorta: ambientalisti con in testa Lega Ambiente,
confederazioni agricole, mondo dell'informazione, cultori del gusto
e delle tradizioni sono stati, con gli apicoltori, protagonisti di
una grande e vasta battaglia e di un'ampia iniziativa.Il testo di
norma comunitaria, cui si è pervenuti, ribalta radicalmente
quello di partenza ed apre i primi spazi per una valorizzazione della
qualità anche per il miele.
Entro breve tempo, nel mercato comunitario, dati quali: paese di produzione,
periodo di consumo preferenziale ed altri elementi qualitativi saranno
fattori d'informazione al consumatore così come saranno adeguatamente
dequalificanti il concetto di "miscele" e quello di "miele
per l'industria". La norma di base stabilisce, finalmente, che
il miele è, solo, quello prodotto dalle api e dalla sapienza
degli uomini che le accudiscono.
La sfida, ambiziosa, dell'apicoltura italiana è, ora, quella,
di consentire di distinguere, proporre, ed affermare il miele fresco
di qualità superiore così come si è definito
in Italia, e solo in Italia: il Miele Vergine Integrale.
I dossier per il riconoscimento di questa Specialità Tradizionale
Garantita potrà, finalmente, essere valutato.
Siamo fiduciosi: così come abbiamo vinto la battaglia per la
definizione dei requisiti minimi del miele speriamo di poter ottenere,
anche per il miele, il diritto alla civiltà; per difendere
e proporre nel mondo la civiltà del pane, dell'olio, del vino
e del miele.Francesco
Panella, Novi Ligure, 2 gennaio 2002 |