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La
nozione di difetto è legata in maniera indissolubile e complementare
a quella di qualità. Nel caso della cristallizzazione vengono
in genere considerati difetti quelle caratteristiche che diminuiscono
la qualità estetica del prodotto o la facilità d'uso
(si pensi ai mieli eccessivamente compatti) o la gradevolezza al
momento del consumo (cristalli troppo grossi e duri a sciogliersi).
Istintivamente, da conoscitori del prodotto, siamo portati a considerare
questi aspetti come d'importanza secondaria, in quanto, pensiamo,
un miele "brutto" non è necessariamente "cattivo".
E' anzi diffusa la convinzione contraria: i prodotti troppo belli
a vedersi fanno sospettare un inganno, una mancanza nelle qualità
fondamentali, una eccessiva manipolazione o addirittura una sofisticazione.
In realtà, come la saggezza popolare ricorda, l'apparenza
può ingannare, in un senso o nell'altro. Un aspetto brutto
non può essere considerato come una garanzia di genuinità
ed è comunque poco attrattivo per il consumatore. Viceversa,
nel caso di un bell'aspetto, che può essere casuale o voluto,
le qualità intrinseche del prodotto devono comunque essere
verificate attraverso il controllo dei parametri di composizione.
E' comunque indubbio che quando un brutto aspetto impedisce, di
fatto, una buona commercializzazione del prodotto, anche un difetto
considerato leggero assume immediatamente un'importanza economica
rilevante. Le tecniche di cristallizzazione guidata nascono proprio
dalla necessità di conferire al miele un aspetto gradevole,
una stabilità prolungata e un uso comodo, nel rispetto della
naturale tendenza del prodotto ad evolvere verso la cristallizzazione
e salvaguardando le sue componenti più labili. L'elencazione
che segue completa il dossier sulle tecniche di cristallizzazione
guidata pubblicato precedentemente: a questo si rimanda per la trattazione
dettagliata delle operazioni da eseguire per evitare questo tipo
di difetti.
Difetto:
disomogeneità temporanea
Descrizione e cause: tutti i mieli che si presentano in maniera
disomogenea sono generalmente considerati difettosi dal punto di
vista estetico. Una prima causa di disomogeneità può
essere quella transitoria che ha luogo durante le prime fasi della
cristallizzazione, quando i primi cristalli si formano preferenzialmente
in alcune zone, sul fondo, sulla parete del vaso o in corrispondenza
di inneschi prodottisi durante l'invasettamento a causa dello scorrimento
del miele e degli attriti con le parti della dosatrice o del rubinetto
di uscita. Questi cristalli in formazione prendono a volte conformazioni
bizzarre (filamenti, spirali, arborescenze) che attirano l'attenzione
in maniera negativa. Tale difetto è comunque transitorio
e destinato a scomparire col procedere della cristallizzazione,
anche se in certi mieli che cristallizzano lentamente tale fase
può essere molto lunga e restare parzialmente visibile anche
in seguito. Si verifica in genere solo in mieli che siano stati
invasettati completamente liquidi o comunque in una fase molto iniziale
del processo di cristallizzazione.
Prevenzione: invasettando miele in cui il processo di cristallizzazione
sia già decisamente iniziato o in stato avanzato tale difetto
non appare.
Correzione: non esiste una vera e propria correzione per questo
difetto temporaneo. Lo stoccaggio a temperatura fresca permette
di ridurre il tempo di cristallizzazione e quindi il periodo in
cui il miele si presenta male. Per piccolissime partite può
essere suggerito di rimuovere il contenuto dei vasi (capovolgendoli
alcune volte) per ridistribuire i cristalli in formazione. La rifusione
può essere la soluzione per mieli che vengano commercializzati
entro breve tempo, prima che ricristallizzino.
Difetto:
cristallizzazione incompleta
Descrizione e cause: in alcuni casi la cristallizzazione non si
completa mai del tutto a causa di una composizione del miele troppo
ricca d'acqua o povera in glucosio, di una temperatura di conservazione
non idonea o di una precedente fusione completa che abbia eliminato
completamente tutti i nuclei di cristallizzazione. Queste cristallizzazioni
permanentemente incomplete, molto simili per aspetto a quelle di
natura transitoria prima descritte, devono essere considerate in
maniera più severa, proprio perché durature e possibili
indicatori di difetti più gravi (eccesso di umidità,
riscaldamento eccessivo). L'esperienza e le altre informazioni relative
al miele (aspetto e dimensioni dei cristalli e limpidità
o meno della parte liquida, età, tipo e storia del campione)
permettono di distinguere una cristallizzazione incompleta transitoria
da una definitiva.
Prevenzione: per i mieli in cui il difetto è dovuto al tipo
di composizione, questo può essere prevenuto ricorrendo a
una tecnica di cristallizzazione guidata semplice. Quando invece
la causa è di tipo tecnologico occorre cambiare sistema di
lavorazione. Se il miele contenuto in recipienti di stoccaggio deve
essere invasettato si deve evitare uno scioglimento completo: un
riscaldamento senza fusione dei cristalli o una fusione parziale
è sufficiente per muovere, versare, miscelare e invasettare
il prodotto. Se invece il miele cristallizzato deve essere sciolto
completamente perché deve anche essere filtrato, è
necessario riinnescare la cristallizzazione prima dell'invasettamento
con l'inseminazione.
Correzione: la soluzione del problema attraverso la rifusione del
prodotto non è sempre consigliabile. Spesso infatti i cristalli
che si sono formati in un tempo molto lungo risultano particolarmente
difficili da sciogliere e richiedono tempi lunghi e temperature
elevate. Assolutamente sconsigliabile quando il miele si trova in
questo stato perché ha già subito un processo di rifusione;
in questo caso, infatti, è molto probabile che l'ulteriore
riscaldamento alteri il prodotto oltre il limite di accettabilità
legale.
Difetto:
separazione di fasi
Descrizione e cause: un altro difetto di cristallizzazione comune
è la cosiddetta separazione di fasi, allorché il miele
si presenta appunto separato in due strati, la parte cristallina
in basso e quella liquida sopra. La differenza con i difetti precedentemente
descritti consiste nella linea di demarcazione tra le due fasi che
in questo caso è uniforme e piatta, in quanto la separazione
è dovuta alla precipitazione per gravità dei cristalli
sul fondo del vaso. Questo difetto si produce quando la consistenza
del miele, completamente o parzialmente cristallizzato, non è
sufficiente a garantire la stabilità nel tempo. Avviene con
frequenza nei mieli che contengono un eccesso d'acqua: per questo
la separazioni di fasi deve sempre essere considerato un difetto
grave e non solo estetico, in quanto indice di altri difetti e di
possibili alterazioni. La separazione di fasi si presenta spesso
associata alla fermentazione; l'eccesso di umidità è
infatti una delle cause di entrambi i difetti. Anche mieli con contenuto
d'acqua ottimale ma con consistenza inizialmente cremosa, per naturale
composizione zuccherina o per l'applicazione di tecniche particolari,
possono separarsi a seguito di una prolungata conservazione a temperatura
ambiente superiore a 20-25°C. In questo caso la fase liquida
ha uno spessore limitato, ma questo aspetto deve comunque essere
considerato difettoso in quanto indice di invecchiamento.
Prevenzione: quando l'origine del difetto è l'eccesso di
umidità la prevenzione della separazione di fasi coincide
con la correzione di questo più grave difetto. Sui mieli
resi cremosi con qualsiasi tecnica è d'obbligo una conservazione
a temperatura non superiore a 20°C. Nel caso questo non sia
possibile occorre orientarsi verso tecniche di cristallizzazione
guidata che permettano di produrre prodotti più compatti
e stabili.
Correzione: il difetto non è rimediabile. La rifusione non
è in genere consigliabile per il rischio di oltrepassare
la soglia legale di invecchiamento, trattandosi comunque di mieli
già conservati a lungo o al caldo.
Difetto:
marezzature
Descrizione e cause: un altro tipo di disomogeneità molto
comune per i mieli completamente cristallizzati riguarda la presenza
di marezzature biancastre in superficie, lungo le pareti del vaso
e anche in profondità. Si tratta di un difetto puramente
estetico, grave solo nella misura in cui pregiudica l'accettabilità
del prodotto da parte del consumatore. E' dovuto all'evaporazione
di acqua in corrispondenza della superficie del miele o a livello
di eventuali sacche d'aria createsi per contrazione termica della
massa del miele, o di bolle d'aria inglobate. I cristalli di glucosio
così essiccati appaiono bianchi e sono responsabili dell'aspetto
disomogeneo del prodotto. Si verifica solo nei mieli cristallizzati
a consistenza compatta nei quali l'acqua si trova imprigionata tra
i cristalli e non può sostituire quella che evapora.
Prevenzione: il difetto appare più evidente nei prodotti
che hanno schiuma o bolle d'aria inglobate; occorre quindi decantare
accuratamente il miele ed evitare di inglobare aria durante i processi
di movimentazione del prodotto. Solo i mieli a consistenza cremosa
non rischiano di sviluppare questo tipo di difetto e l'unica soluzione
definitiva consiste nella produzione di questo tipo di prodotto.
L'uso di vasi non trasparenti (plastica opaca, cartone paraffinato
dei nostri colleghi svizzeri) è una soluzione adottata da
alcuni produttori.
Correzione: un riscaldamento molto moderato (30°C per un paio
di giorni) permette di attenuare le macchie bianche, senza tuttavia
cancellarle totalmente. Nel caso della vendita diretta il rimedio
più spesso adottato dai piccoli e medi produttori consiste
oggi nel fare in modo che il consumatore accetti questo modo di
presentarsi del miele cristallizzato, attraverso più o meno
approfondita spiegazione.
Difetto:
cristalli grossolani
Descrizione e cause: cristalli grossi si formano ogni volta che
la cristallizzazione si produce lentamente, quando le caratteristiche
di composizione, la temperatura di stoccaggio o le tecniche applicate
rallentano la granulazione. I grossi cristalli danno più
comunemente fenomeni di separazione di fasi e vengono in genere
percepiti come poco gradevoli dal consumatore.
Prevenzione: tutte le tecniche di cristallizzazione guidata.
Correzione: per il miele già invasettato non esistono rimedi.
Per quello nei recipienti di stoccaggio occorre effettuare una fusione
completa, seguita da una tecnica di cristallizzazione guidata.
Difetto:
consistenza compatta
Descrizione e cause: il miele forma una massa compatta, dura e difficile
da prelevare dal vaso quando ha un rapporto glucosio/acqua elevato
e cristallizza a riposo, senza movimenti o agitazioni, come accade
normalmente quando la granulazione si produce totalmente o quasi
totalmente dopo l'invasettamento. L'inconveniente principale di
tale tipo di miele è una difficoltà d'uso, associata
allo sviluppo di marezzature bianche.
Prevenzione: le tecniche di produzione di miele cremoso.
Correzione: come per attenuare le macchie bianche, un leggerissimo
riscaldamento (30°C) permette di ammollare minimamente la struttura
cristallina e di dare una maggiore plasticità alla massa.
Una eventuale rifusione anche parziale dei cristalli rischia invece
di produrre, a seguito della ricristallizzazione, un aggravarsi
del difetto.
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