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DIECI CITTÀ SI ASSOCIANO, DAL PIEMONTE ALLA SICILIA - NASCE LA LEGA DEL MIELE

Si sono radunate a Castel San Pietro, in Emilia-Romagna, e hanno fondato un'associazione che vuole tutelare e diffondere il "frutto delle api". Con marchio italiano.
Hanno in comune molte cose, oltre alla buona cucina: sono cittadine tranquille, ospitali, capaci di offrire al turista una boccata d'ossigeno tra arte e natura. Da oggi hanno deciso di unirsi sotto il segno del miele, uno dei loro tesori, per tutelare le qualità del miele vergine integrale italiano come si tutela un olio extravergine o un Brunello.
È nata a Castel San Pietro Terme l'Associazione "Le città del miele". Sono 10, dal Piemonte alla Sicilia: Ghemme e Montezemolo in Piemonte, Bagno di Romagna e Castel San Pietro Terme in Emilia-Romagna, Lazise del Garda in Veneto, Montalcino in Toscana, Foligno in Umbria, Tornareccio in Abruzzo, Sortino e Zafferana Etnea in Sicilia. Sono città che vantano una tradizione consolidata nell'apicoltura, sia per la produzione sia per la promozione. Città, insomma, che sul miele ci contano e che da anni lottano per ottenere da Bruxelles il riconoscimento della qualità dei loro prodotti.
"Il miele vergine integrale non ha niente in comune con quelli industriali", spiega Giancarlo Naldi, presidente dell'Osservatorio nazionale del miele di Castel San Pietro, "per mantenere intatta la sua purezza e la sua origine botanica deve essere confezionato secondo un determinato protocollo, mentre i mieli industriali sono lavorati, miscelati e sottoposti a riscaldamento, per risultare sempre liquidi, con odori e sapori standardizzati".
Solo il vero miele vergine integrale può chiamarsi a buon diritto miele d'acacia o d'eucalipto o di castagno o d'agrumi, tanto per citare solo alcune delle infinite qualità di mieli "monoflora". Per questo l'Osservatorio di Castel San Pietro è da anni in prima fila nella battaglia che vuole riportare sulle etichette la dizione "miele vergine integrale", oggi scomparsa perché in contrasto con le direttive comunitarie.
"Forse ce l'abbiamo fatta", continua Naldi, "dal prossimo agosto, infatti, il miele vergine integrale dovrebbe essere riconosciuto come "Specialità tradizionale garantita", ma non è detta l'ultima parola, perché le pressioni dei grandi gruppi industriali sono fortissime".
La nuova associazione non ha fini di lucro: scopo principale è diffondere la cultura del miele legandola alla salvaguardia del paesaggio e del patrimonio ambientale e storico del territorio.
La storia di Castel San Pietro, bella cittadina termale ai confini tra l'Emilia e la Romagna, nata dopo la battaglia di Legnano come fortezza del Comune di Bologna, da un certo momento in avanti è collegata al miele. Secondo la tradizione, l'apicoltura "da reddito" è nata qui, a far data dalla metà dell'Ottocento.
Già alla fine dell'Ottocento viene ricordato il sindaco Lucio Paglia, che diede all'apicoltura un impulso imprenditoriale; 50 anni dopo Giulio Piana, un apicoltore divenuto famoso nel mondo, inventò l'arnia moderna e la tecnica del nomadismo, da cui deriva la produzione e la commercializzazione dei mieli monoflora, che si ottengono spostando gli alveari sulle singole fioriture. Da allora, tanto per fare un esempio, gli apicoltori di Castel San Pietro portano le api a Varese per fare il miele di castagno e a Cosenza per il miele d'arancio.

Il primato delle api regine
Un appuntamento importante per la cittadina, a partire dal settembre del 1952, è la Borsa e fiera nazionale del miele. Nell'89 è nato a Castel San Pietro l'Osservatorio nazionale, con compiti che vanno dal rilevamento della produzione e del mercato al monitoraggio della qualità. A Castel San Pietro hanno sede anche l'Unaapi (Unione nazionale associazione apicultori italiani) e l'Associazione per il miele vergine integrale.
A Castel San Pietro, che vanta un primato per l'allevamento delle api regine, ci sono circa 3.000 alveari, con una produzione media annuale di 90-100 tonnellate di miele, mentre altre 15 tonnellate arrivano dalle zone limitrofe per essere confezionate e commercializzate.
Una realtà così importante che ha portato l'amministrazione comunale a introdurre una variante nel piano regolatore per facilitare l'utilizzo delle corti coloniche da parte degli apicoltori anche in zona collinare: una collina molto bella, dominata dai calanchi tipici di tutta la collina bolognese e per questo anche fortemente tutelata.
Anche la cucina di Castel San Pietro, famosa per la braciola di castrato, l'omonimo formaggio e la pasta fatta in casa, deve molto al miele, ingrediente base del "certosino", tipico dolce di Natale. Non va dimenticato, comunque, che il miele in cucina è un ingrediente più antico dello zucchero: se è vero che latte e miele era il cibo degli dèi e che il miele faceva da padrone nella cucina antica e rinascimentale, ancora oggi una buona parte dei dolci tradizionali di tutte le regioni italiane contengono miele come elemento insostituibile, dalla "cubbaita" siciliana alla "cicerchiata" umbra.

Italiani sotto la media
Sempre più apprezzato, poi, è l'utilizzo del miele anche nelle preparazioni salate, a cominciare dai risotti. Nell'uso quotidiano, invece, noi italiani non sembriamo privilegiare più di tanto il consumo di miele, nemmeno nella colazione del mattino. Infatti consumiamo circa 285 grammi di miele pro capite, mentre la media europea è sui 700 grammi e i greci e i tedeschi consumano ogni anno oltre un chilo di miele a testa.
Sempre secondo i dati forniti dall'Osservatorio, la produzione di miele in Italia si aggira mediamente attorno alle 10.000 tonnellate l'anno. Gli apicoltori italiani che svolgono l'attività a fini economici sono 7.500, circa il 15 per cento del totale. Gli alveari superano il milione e qualcuno ha contato persino le api, che sono 55 miliardi.
Un dato positivo: la qualità del miele italiano sembra apprezzata, se è vero che le esportazioni nel 2001 sono aumentate del 18 per cento. Nonostante tutto, noi importiamo miele, in particolare da Argentina, Germania, Ungheria e Romania. Fino a poco tempo fa anche dalla Cina, il più grande produttore del mondo: oggi l'importazione del miele cinese è bloccata in tutta la Comunità europea per la bassissima qualità e l'alto contenuto di metalli e antibiotici.

(di Simonetta Pagnotti, tratto da Famiglia Cristiana, n.26 giugno 2002)