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I
LAVORI DELLA COMMISSIONE SANITARIA U.N.A.API - Rimini, 11-12
dicembre 2002
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L'Apis
n.2 - 2003
Considerevole successo della
tavola rotonda organizzata a Rimini, presso l'hotel Mercure, dalla
Commissione Sanitaria U.N.A.API., cui hanno partecipato oltre 80
tecnici ed apicoltori leader in rappresentanza sia di istituti di
ricerca, che di varie associazioni apistiche. L'iniziativa ha consentito
non solo di fare un ulteriore passo in avanti nella conoscenza delle
problematiche sanitarie, ma anche di consolidare la metodologia
di lavoro e di allargare l'interesse e la partecipazione di tecnici
apistici e di sperimentatori. Di seguito, in estrema sintesi, viene
presentato quanto è emerso nel corso dei lavori.
Lotta
alla varroa
Nel corso del 2002 il livello di infestazione è risultato
mediamente alto. Il motivo principale sembra dovuto alle basse temperature
estive che hanno reso meno efficaci i trattamenti con preparati
a base di timolo; le elevate cadute registrate nel periodo autunno-invernale,
con i trattamenti in assenza di covata, di molto superiori alla
media, evidenzierebbero proprio la limitata efficacia degli interventi
tampone a base di timolo. E' fuori dubbio che il limite dei prodotti
evaporanti sia proprio rappresentato dalle temperature a cui vengono
impiegati e dalla necessità di dosarli in funzione dell'andamento
climatico. Tra i principi attivi utilizzabili contro la varroa è
da segnalare la ricomparsa del fluvalinate, proposto in alcune regioni
in cui è stata verificata con esami di laboratorio la riduzione
dei fenomeni di farmacoresistenza. La molecola deve essere usata
per un solo anno e, previo monitoraggio della resistenza, non prima
di ulteriori 4-5
anni. Un intervento del dott. A.
Nanetti, dell'Istituto Nazionale di Apicoltura, ha chiarito
alcune questioni sulla dinamica dell'acido ossalico. Innanzi tutto
le api non si alimentano con la soluzione di ac. ossalico, che agisce
invece per contatto. La contaminazione delle api e del miele, da
parte dell'acido ossalico, è temporanea e solo di modesta
entità. I tempi di sospensione proposti possono essere quindi
limitati.
Ipereat
Nel corso del 2002 sono state effettuate due tipi diversi di prove.
Una riguardante l'utilizzo del prodotto in stagione produttiva come
trattamento tampone, la seconda finalizzata alla verifica dell'efficacia
nel periodo invernale in assenza di covata. Nel primo caso, prova
effettuata da Aspromiele, il prodotto è stato distribuito
per tre volte a distanza di una settimana. I risultati di efficacia
sono stati variabili da un 52% ad un 62%, giudicati complessivamente
bassi per il trattamento estivo, cui si richiede un'efficacia almeno
dell'80%. Nel secondo caso le prove sono state condotte dall'Ist.
Zooprofilattico delle Venezie ed i risultati delle stesse vengono
riportati nell'articolo a pagina 19. Una valutazione sulla scarsa
competitività, rapportato al costo della somministrazione,
rispetto all'acido ossalico tal quale, è stata condivisa
dai partecipanti.
Apedin Vapor
Le prove sono state condotte dai tecnici di Aspromiele, da ricercatori
dell'Istituto Nazionale di Apicoltura e da ricercatori dell'Istituto
Sperimentale per la Zoologia Agraria Sezione di Apicoltura di Roma.
I risultati sono stati molto deludenti e in tutte le prove presentate
l'efficacia non ha superato il 25% di efficacia, contro il 19% di
caduta naturale degli alveari testimoni.
Apilife Var
Sono state effettuate prove sul prodotto per monitorarne il peso
delle confezioni e l'efficacia. Le prove sono state condotte dai
tecnici di Aspromiele e di Apilombardia. Per quanto riguarda i pesi,
le buste del prodotto sono risultate in linea con il dichiarato
in etichetta; l'efficacia è purtroppo risultata in tutte
le prove bassa: mediamente intorno al 65%. E' probabile che le basse
temperature estive abbiano condizionato negativamente l'evaporazione
del prodotto.
Cartoncini alcol e timolo
Apilombardia ha presentato una prova su una metodica di somministrazione
del timolo attraverso un preparato casalingo con l'utilizzo di alcol
e un supporto in cartone. Questa preparazione permette di risparmiare
sul costo del trattamento. Anche in questo caso l'efficacia è
risultata mediamente bassa (circa 60%) presumibilmente a causa delle
temperature che non hanno favorito l'evaporazione costante.
Varrox
Per la lotta alla varroa è stato da pochi anni proposto nel
nord Europa un apparecchio che permette di sublimare l'acido ossalico
all'interno degli alveari.
I dati riportati in letteratura risultano interessanti sia per l'efficacia
che per la metodologia del trattamento che consente di utilizzare
l'acido ossalico anche in situazioni in cui lo stesso principio
attivo non potrebbe essere somministrato per gocciolamento. E' indispensabile
premettere che l'apparecchio ed i dosaggi sono stati messi a punto
nel nord Europa, in presenza non solo di condizioni climatiche non
confrontabili con le nostre, ma anche di alveari di diversa dimensione.
Prima di proporre agli apicoltori una nuova possibile tecnica di
lotta alla varroa, è indispensabile provare nei nostri climi
e nei nostri alveari, se questa metodologia ha lo stesso successo
riscontrato nel luogo di origine. E' stato messo a punto un dettagliato
protocollo, disponibile presso la Commissione Sanitaria U.N.A.API.,
per l'utilizzo dell'apparecchio.
Nosema
La nosemiasi è una patologia dell'alveare assai più
diffusa di quanto generalmente si ritenga. Al fine di conoscere
meglio la patologia è stato invitato il prof.
Ingemar Fries, dell'Università Svedese di Scienze Agricole
Dipartimento di Entomologia, uno dei maggiori esperti in
Europa sulla malattia. Sono stati inoltre presentati i lavori di
monitoraggio del nosema effettuato a livello nazionale dall'U.N.A.API.
nel febbraio 2002. I risultati indicano l'utilità di un precoce
campionamento di api negli alveari per diagnosticare il più
velocemente possibile l'insorgenza della malattia e consentire quindi
all'apicoltore di poter intervenire in modo da contenerne lo sviluppo.
Nella maggioranza dei casi la patologia è risultata presente
senza che l'apicoltore se ne sia reso conto e, molte volte, come
indicato in letteratura, la sua presenza ha determinato cali di
produzione del 20-30%. Risulta molto importante adottare tutte quelle
misure finalizzate a contrastare la patologia o a rendere le api
fisiologicamente capaci di difendersi: sistemare gli alveari nelle
parti più calde e soleggiate, al riparo da venti, su terreno
asciutto e ben drenato; evitare i luoghi di abbeverata con acqua
stagnante e tenere gli abbeveratoi al sole, ben puliti, con acqua
corrente o spesso rinnovata; curare che le api abbiano a disposizione
molte proteine, fornendole sotto forma di succedanei quando il polline
scarseggia; favorire, in primavera, ripetuti voli di purificazione;
tenere, in inverno, le famiglie calde e strette, con fori di volo
ridotti, ma non oscurati. E' stata proposta dai tecnici Aspromiele
una metodica di indagine per testare gli effetti di tecniche apistiche
sullo sviluppo del patogeno.
Un primo lavoro è stato condotto nello scorso periodo invernale-primaverile
confrontando la gestione di alveari con la famiglia invernata su
tutti i telaini (anche quelli non popolati dalle api) e alveari
in cui la famiglia veniva ristretta sui soli favi coperti dalle
api. Quale termine di confronto si é provveduto al conteggio
delle spore nel trascorrere dei mesi da gennaio a maggio. I risultati
indicano che nelle famiglie ristrette il numero di spore cresce
maggiormente rispetto a quelle larghe ma nel mese di maggio il numero
di spore ritorna identico nelle due prove.
Malattie della covata
Nel periodo primaverile del 2002 sono stati segnalati numerosi casi
di malattie della covata un po' in tutta Italia. L'U.N.A.API. ha
elaborato un questionario dal quale si sono rilevati i sintomi di
questa patologia.
Dalla elaborazione dei questionari è emerso che:
- Vengono colpite le larve sia in
celle chiuse che aperte.
- La covata
è irregolare.
- Inizia in
poche celle e poi aumenta.
- Se la famiglia
è popolata da molte api adulte, lo sviluppo della patologia
non prende il sopravvento, rimanendo comunque presente. Sembra
che in estate regredisca. Non si sa se l'anno dopo ricompare
- Si manifesta
successivamente anche negli alveari limitrofi.
- Non sempre
la covata puzza.
- Le larve
sono liquide e non filanti.
- Le larve
si trasformano in scaglie non aderenti alle pareti.
- Si manifesta
sia in famiglie forti che deboli.
- Si manifesta
soprattutto dopo periodi di condizioni climatiche avverse (freddo
primaverile, piogge prolungate, ecc.).
- Con l'aumento
della popolazione di api e di importazione può regredire,
ma non sempre.
- Limita lo
sviluppo delle famiglie.
Del
problema sono stati interessati gli istituti di ricerca; dalle analisi
di laboratorio condotte è emerso che l'agente infettivo può
essere un batterio che non è tra quelli segnalati in letteratura
come patogeno per le api. Nell'attesa che venga determinato si è
ritenuto importante presentare immagini e sintomi caratteristici
per agevolarne il riconoscimento negli alveari colpiti.
E' stato inoltre presentato dal dott.
S. Calvarese, dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo
e del Molise, da Bruno Pasini e Maria Teresa Falda dell'Apicoltura
Pasini, un lavoro, sperimentale, sull'utilizzo dell'estratto di
semi di pompelmo quale metodo per prevenire l'insorgenza della peste
americana. Anche questo lavoro, per la sua importanza, viene presentato
a pagina 13.
Avvelenamenti
Il dott. Claudio Porrini del Dipartimento di Scienze e Tecnologia
Agroambientali, Area di Entomologia di Bologna, con alcuni suoi
collaboratori, hanno illustrato i risultati di una ricerca condotta
in campo per determinare quale influenza abbia sull'ape il principio
attivo imidacloprid, più volte accusato di recare danno all'apicoltura.
La ricerca evidenzia che al momento della semina del mais è
presente una certa dispersione del principio attivo che può
finire sulle fioriture spontanee (circa 20 ppb) e quindi essere
bottinato dalle api. Il principio attivo risulta avere un effetto
negativo sulle api alla concentrazione di 500 ppb. Le api manifestano
casualità, minor frequenza e velocità nei movimenti.
L'effetto comincia 30-60 minuti dopo l'ingestione e svanisce dopo
qualche ora. Alla dose di 100 ppb questi fenomeni di disorientamento
non sempre si manifestano.
Francesco Panella ha illustrato i dati, raccolti in Piemonte, di
analisi effettuate su api avvelenate a seguito di trattamenti insetticidi;
in tutti i campioni è stato trovata la presenza del fenitrotion,
un insetticida utilizzato in vigneto nella lotta allo Scaphoideus
titanus.
Gli apicoltori ed i tecnici apistici presenti ai lavori hanno sottolineato
come siano in significativa crescita i casi di avvelenamenti di
api a seguito dei trattamenti effettuati su vite contro lo Scaphoideus
titanus, vettore della Flavescenza dorata, e contro la metcalfa.
I Servizi Fitosanitari di varie regioni hanno reso obbligatori interventi
a calendario, senza considerare che la vite è una pianta
di interesse apistico che viene visitata dalle api per il raccolto
di polline.
Viene espressa l'esigenza di sensibilizzare i Servizi Fitosanitari
regionali ad una più corretta impostazione dei piani di lotta
allo scafoideo e ad una azione di divulgazione della inutilità
dei trattamenti contro la metcalfa.
Il dott. Claudio Porrini ha lanciato inoltre l'idea di creare, come
già avviene in altre parti d'Europa (ad esempio in Germania),
una rete nazionale di rilevamento mediante l'utilizzo di centraline
di biomonitoraggio che impieghino l'ape come bioindicatore.
Luca Allais
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ultima modifica:20 Aprile, 2004
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