LE
API PERCEPISCONO I COLORI?
Nello
studio delle api, come in qualsiasi ambito di ricerca, sono stati
escogitati ingegnosi metodi di osservazione ed in qualche caso
lo studioso è andato oltre divulgando i propri risultati
con semplicità e chiarezza.
Normalmente
questo aspetto riceve scarsa, se non nulla attenzione. Noi crediamo,
invece, che ancor più dei risultati sia affascinante scoprire
il lavoro che precede il raggiungimento di una nuova, piccola
o grande che sia, verità scientifica. Questa rubrica nasce
dalla scommessa di riuscire a divulgare in modo chiaro qualche
idea precisa circa i "metodi della scienza" ed in ciò
siamo confortati dalle parole che Kari von Frisch premise ad una
edizione del suo famoso libro sul linguaggio delle api: "Ho
deciso che il volume rimanga ciò che era in passato: una
introduzione di facile lettura ad uno dei più affascinanti
campi della biologia. Esso è stato concepito per mostrare
al profano quale genere di problemi sono in discussione e come
si può risolverli".
Ed iniziamo proprio con le esperienze che K. von Frisch eseguì
agli inizi della sua carriera di studioso delle api cercando di
rispettare la cronologia per meglio dare il senso storico dell'importanza
delle sue osservazioni.
LE
API PERCEPISCONO I COLORI?
Da tempo i biologi avevano la certezza che i fiori fossero colorati
e profumati per meglio attirare gli insetti che li visitavano.
Ma, intorno al 1910, un famoso oftalmologo diffuse i risultati
di alcuni lavori che lo portarono a concludere che i pesci, gli
invertebrati ed, in particolare, le api erano incapaci di percepire
i colori. Se ciò fosse vero il colore dei fiori non avrebbe
alcun significato biologico. K. von Frisch non ne fu convinto
e nel 1910 iniziò lo studio delle api. Realizzò
quindi alcune storiche esperienze, non nel chiuso di un laboratorio,
ma in condizioni le più possibili vicine a quelle dell'ambiente
frequentato dalle api.
1°
ESPERIENZA
Su un cartoncino azzurro deposita una ciotola contenente miele;
le api ritorneranno alla fonte di cibo parecchie volte abituandosi
ad essa.
Quindi toglie la ciotola con il miele, sposta a sinistra il cartoncino
azzurro ed aggiunge a destra un cartoncino rosso, lasciando quindi
vuoto il posto inizialmente occupato dal cartoncino azzurro. Le
api si recheranno sul cartoncino azzurro distinguendolo da quello
rosso.
Lettura dei disegni: il cartoncino azzurro è identificato
dalla presenza, su di esso, delle api.
OBIEZIONE
Questa prova non è però sufficiente: dimostra solo
che le api distinguono i colori ma non hanno la percezione del
colore. Potrebbero infatti vedere in bianco e nero, distinguendo
i colori come tonalità che dal bianco vanno al nero attraverso
le diverse intensità del grigio.
II°
ESPERIENZA
Dispone un cartoncino azzurro, provvisto di ciotola riempita di
miele, e, attorno ad esso sistema altri cartoncini colorati con
diverse tonalità di grigio, anch'essi con ciotole ma vuote.
Le api si abitueranno alla ciotola posta sopra il cartoncino azzurro.
Poiché le api ricordano i luoghi visitati, cambia spesso
la dislocazione dei cartoncini, mantenendo sempre la ciotola con
miele sul cartoncino azzurro.
Compie, quindi, l'esperienza risolutiva: sostituisce tutti i cartoncini
con altri sempre grigi ma senza ciotola e, fra essi pone il cartoncino
azzurro, naturalmente senza ciotola. Le api si poseranno sul cartoncino
azzurro, individuandolo tra tutte le tonalità di grigio.
Ciò non può non significare che le api sono dotate
di una reale percezione del colore.
OBIEZIONE
ULTERIORE
A questa esperienza viene fatta un'altra critica: il cartoncino
azzurro potrebbe avere un profumo intrinseco percepito dalle api
ed estraneo all'uomo. La traccia odorosa e non la percezione del
colore potrebbe orientare le api. Ma non è così.
Se ripetiamo infatti l'esperienza, appoggiando una lastra di vetro
sopra i cartoncini il risultato sarà il medesimo.
K. von Frisch ripeté l'esperienza addestrando le api su
cartoncini di diversi colori; i risultati, forse inaspettati,
permisero di approfondire le conoscenze sull'ape.
BIOGRAFIA
DI KARL VON FRISCH
Nacque a Vienna nel 1866 da una famiglia agiata e colta. Il padre
era medico urologo e la madre, pittrice ed amante della musica,
trasmetterà ai quattro figli queste passioni; Kari, buon
violinista, suonerà nel quartetto d'archi familiare.
Nella residenza di campagna a Brunnwinki, sull'Abersee austriaco,
ogni estate convergono insigni parenti e nella quiete non oziosa
il giovane Kari partecipa ad impegnative discussioni sui temi
della cultura e della scienza.
Nel 1905 si iscrive alla facoltà medica viennese ma, ben
presto, affascinato dalla zoologia abbandona Vienna e si trasferisce
a Monaco nel prestigioso Istituto diretto da Richard Hertwig.
Deve ritornare a Vienna e nel 1910 si laurea. Riparte di nuovo
per Monaco e vi rimane, stavolta, per parecchi anni, indirizzandosi
in un campo di ricerca nuova: lo studio della fisiologia degli
organi di senso basato sull'osservazione del comportamento.
Nel 1921 pubblica la prima memoria sul linguaggio delle api. Nel
1925, a soli 38 anni, diviene il Rettore dell'istituto di Monaco.
La massima intuizione di Kari von Frisch è stata la definizione
del linguaggio gestuale delle api, sebbene abbia lavorato in moltissimi
altri ambiti. Nel 1973 riceve il premio Nobel per la Fisiologia
e la Medicina insieme a K.Lorenz e N.Tinbergen. Si spegne nel
1982 a 96 anni.
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